SCANNER, IL MONDO inVISIBILE (il mio)
Appunti dal mio moleskine e dai miei blog

HO FATTO UN SOGNO

Questa sera ho fatto un sogno. C'era una grossa scritta blu all'entrata di un palazzo storico del centro di Roma. Quello stesso edificio che ho sbirciato per anni. Mi affacciavo alle finestre del piano terra che ormai conoscevo a memoria. Spiaccicata alla vetrata studiavo e memorizzavo quello che si vedeva: la macchinetta del caffè e gli scaffali con i libri di raccolta dei giornali degli anni passati. Questa sera ho sognato di oltrepassare l'entrata di quell'edificio, mentre sopra la mia testa la scritta blu gigante continuava a luccicare. E' la stessa scritta blu che mi emoziona ogni volta che la vedo. Non ci posso fare niente. E non so spiegare da dove nasce quell'attaccamento. La guardia mi ha fatto passare senza chiedermi nulla. Ho calpestato l'atrio con passi pesanti. Quasi a voler ''firmare' il pavimento e poter dire ''io ci sono stata''. Ascensore e poi redazione. Silenziosissima. Solo il rumore del baracchino della polizia, l'eco dei fatti che nascono. Un open space fantasma abitato da scrivanie e pc disabitati e pezzi di carta appiccicati alle mura. Qualche battutaccia scritta con pennarelli al collega vicino, articoli di giornale, ricordo di qualche vittoria, e foto. La maschera delle agenzie. Aggiornamenti ai fatti del giorno e telefonate a vigili, polizia e carabinieri. ''Successo qualcosa?''. ''No..nun se move 'na foglia''. Ho sognato di stare nella redazione, e vedere l'alba del giornale che nasce. In sottofondo, con cadenza ritmata, qualcuno ricorda a un redattore ''chiudi il pezzo!'', ''chiudi il pezzo!''. Questa sera ho sognato di vivere la mia vita parallela, quella perfetta, dove sono perché scrivo, e finalmente mi sento ''a casa''. Qualcuno ci dà anche il giornale fresco di stampa. Sopra c'è scritto ''prima edizione'' ed ha un odore particolare, più forte di quello che compri in edicola, le scritte sono più nere, perché solo poche mani lo hanno toccato. Insomma, in mano avevo il giornale appena nato e accanto a me la persona che mi ha prestato per qualche ora la sua vita rendendomi di nuovo viva. Di nuovo ascensore e prima di uscire, una saletta nascosta. La sala della macchinetta del caffè che ho sbirciato per anni, ma questa volta stavo dall'altra parte! Ho sognato una sera indimenticabile, di quelle che ti restano addosso, da archiviare e far resuscitare quando la vita là fuori non va ed hai bisogno di coccolarti.

Ho sognato e poi mi sono svegliata. Eccomi qua e mentre scrivo mi accorgo che ho i polpastrelli anneriti dalla stampa e che quel giornale appena sfornato, sta sulla mia scrivania.
(
ore 3.31, am; 6 agosto 2003)

ore 3.32

Un incontro
QUEGLI OCCHI TRISTI
Ho conosciuto un ragazzo. Diciannove anni. Capelli lunghi e neri. Jeans sporchi e calati. Scarponi anonimi marroni. Maglietta grigia e sciarpa bucata.

Ci hanno presentati. Ho allungato la mano per dirgli ''ciao''. Dimenticando che dodici anni fa, quando conoscevo qualcuno, tenevo le mani nelle tasche cercando un po' di sicurezza. Salutavo con un cenno, tirando su la testa per accompagnare un ''cià''. Lui mi ha dato comunque la mano. Senza stringere. Mi ha messo la sua mano nella mia. In un nano secondo mi sono ripresa e ho frenato la stretta che a trent'anni è il tuo biglietto da visita. Il tuo grido armato per mettere subito le cose in chiaro:''Ao...non mi fregare, che tengo gli occhi aperti''.

Niente di grave: conosco Uomini di potere, 20 milioni di stipendio, che ti danno uno straccio al posto della mano.

Mi avevano detto che quel ragazzo ''ha seri problemi...lo psichiatra dice che...''.

Mi sono presentata, ho sorriso e l'ho guardato in faccia. Una faccia, la sua, con due occhi che non hanno mai smesso di cercare il mio viso. E io mi sono persa in quegli occhi. Occhi tristissimi. Nerissimi e tristissimi. Enormi occhi neri e tristi. E allora ho riconosciuto quello sguardo. Immenso. Chiaro. Senza segreti. Che ti raccontano quell'attimo: quando ti esplode dentro una tristezza infinita. E non sai perché. Sai solo che fai fatica a restare con le palpebre alzate. Pesano. Ti senti un mantello di piombo addosso. Non riesci a muoverti. E tutto diventa faticoso. E quel botto dell'anima te lo ricorderai per tutta la vita.

Lo psichiatra dice che quel ragazzo è ''psxxxx..''..e poi ''psyyyyy..''. Gli ha dato delle medicine. L'ha pure ricoverato per un po'. Ma io ho visto solo quegli occhi tristi. E nessun termine medico puo' dirti perché. Nessuna medicina puo' aiutarti. Ci sono anime nate senza coperta che prima o poi devono fare i conti con quello che c'è là fuori.

Meglio imparare la ''matematica'' a 19 anni che a 30 o a 40.

Ci siamo messi a parlare di musica. Suona la chitarra che è la sua passione. Gli ho detto che anche io suonavo la chitarra. Gli ho chiesto di togliere la Fender dal fodero. ''E' nera?'', ho chiesto. Lui ha fatto la faccia sorpesa e ha detto ''sì'', mentre con delicatezza la tirava fuori dal fodero. L'ha imbracciata. Strimpellata. Con l'anima a posto. Lui, la chitarra e la sua musica.

(12 aprile 2003)
 


In ufficio
Globalizzazione
DA OSTANKINO A TORRE PELATA

(dalle statistiche vedo che il mio blog è visto anche dalla Russia. Posto:''devo imparare il russo per dargli il benvenuto..''. L'amico Pino mi dice che a Ost. c'è la Saxa Rubra della Russia. Alchimie mi dice che stranieri non si scrive così. Ringrazio, ma non cambio la parola. So' ignorante e il mio blog sono io..(baci a zietta...:-)). Ipa mi dice che il mio blog è diventato internazionale, il blogwide center...)


Pensi a Ostankino e dimentichi l'ombelico del mondo. Il paesetto globale ha inizio qui. Alla macchinetta del caffè. Al terzo piano di una via senza uscita di periferia, di uno stradone di periferia, in un quartiere di periferia. A Torre Pelata. Qui siamo così in periferia che anche la zona bar non è al centro dei nostri uffici. Bisogna scendere un piano (piano pero', senno' s'accodano i colleghi adessotisorrido-mapoi-conunamail-tipugnalo) e sperare di non incontrare gli impiegati seri dell'azienda seria. Quelli del piano ricco. Quelli tutti business-plan-cravattone-10euronellachievatta. Noi invece, quelli del piano di periferia, di soldi non parliamo (e che girano soldi su Internet?). Cravatte e giacche eleganti le portiamo, sì ma nella macchine (pronti a indossarle solo se ci chiamano per una riunione improvvisa con i Grandi Capi, quando il garage diventa il nostro spogliatoio). E ai 36 centesimi da infilare nella chiavetta per il caffè (che sa di cicoria) ci arriviamo scavando nelle tasche e raccogliendo gli spiccioli, tutti insieme. La scena ha inizio quando il silenzio della stanza stamo-a-fa-finta-de-lavorà viene spezzato da un coraggioso ''vabbè... annamose a pia' er caffè''. Inizia il giro. ''Nnamo a raccoglie l'altri''. Porta chiusa quella di L. Bussiamo (non si sa mai). L. sbraita ''sto pc s'è rimpallato..nun se po' lavorà cosi'…''. ''Vabbè L.... annamose a pia' er caffè''. Frase sacra alla quale nessun bug, ordine o mail urgente puo' resistere. Scendiamo. Macchinetta occupata. Da noi. Perché ci siamo prima noi. L. L. e R. Almeno qui. Alle spalle quelli dell'area tecnica. Quelli che ''se non ci fossimo noi che curiamo i server questo posto non esisterebbe''. Si vabbè…e se non ci fossimo noi che te riempimo er server, il server sarebbe voto come la testa che te ritrovi…. Pensiero random di noi non tecnici, rivolto a loro che sono tecnici. ''Che prendi?'', mi fa R….E che pio..ahh R…??? Vorrei 'na tequila sunrise, ma il barman è appena 'scito…''Solito caffè corto (che qui è il doppio di quello al bar vero), con tre lucette (e non zollette) di zucchero (zuccheraggio medio insomma)''. Giro di siga…''Voi..voi..voi…''. E iniziano a parlare. ''Montella…a moglie..er divorzio..sì ma hai visto che topa….''. Fisso il fine oratore (non vorrei, ma non riesco a staccare gli occhi da quella parola - ''topa'' - cicciottona ferma sulla sua testa mentre - la parola ''topa'' - cerca a fatica di uscire dalla finestra), il parlatore che mi guarda e mi fa:''ops..scusa..''. Ed io, unica donna in quel locale, emancipata e disinvolta…''ma no, niente (ma ancora viene definita cosi'????? Sento che Lei, sì proprio Lei è al centro dell'attenzione…parlavano di Lei, e io qui sono l'unica Lei…Inizio a passeggiare)''. E continuano….''montella, Totti…palo, arbitro…''. L., che sa bene che il calcio per me è vera fuffa da ignorare, mi dice:''Te non c'è stai a capi' già piu' niente vero?''. Vero..fino ad ora ho capito solo ''topa''.. Faccio fatica a seguire. E' proprio un'altra lingua. Altro che russo. Seguo il labiale. R., espertissimo (da professionista e appassionato da tifoso) di calcio e pure della mia ignoranza, traduce per me ogni frase con pazienza, guardandomi negli occhi e aspettando che si accenda la lucetta dentro ai miei. Accesa. Si va oltre. L. ''Mi nipote 'sta proprio rovinato…fa spendere un sacco di sordi al padre pe' stampa' a colori le foto della Roma prese da Internet''…Interviene R2 (il ''nemico'', area tecnica):''io ero così da giovane, a 14 ho conosciuto Giannini e per me è rimasto un mito''. R dice:''è vero, un mio amico, l'ho dovuto prendere in braccio alla partita XXXXXX per fargli vedere Giannini che esultava per il gol…l'amico mio era proprio frocio pe' Giannini''. Ecco, che bello, capisco di piu' anche sui maschi e sulla loro lingua. ''il mio amico è frocio per..'' è uguale a ''la mia amica impazzisce per Carmen Consoli''. E poi:''quello di dieci anni fa' era tifo…quando la curva era il dodicesimo giocatore…''. Azz..che bella frase, peccato che si parli di calcio, ma la memorizzo e la riuso per altri argomenti. E ancora, L:''invece uno ancora forte è come si chiama..., quello della Lazio…''. R, che sa tutto e pure di piu':''Plastino..si ma devi sapere che…''. Altre cento chicche e scooppetti. E poi battutaccia:''a parte quegli sfigati che hanno fatto il corso di giornalismo con Galasso..''. Rido..e che dovrei fare? E' vero…e rispondo:''a secco..era agratise…ed era l'unico modo che ho trovato per iniziare…(sì infatti, iniziare e finire)''. E continuano….Basta..non ce la faccio piu'. Lezione troppo lunga e difficile. Ho bisogno di una pausa e saluto:''A regà, io vado su'..me rimetto' a lavora'..''.
(9 aprile 2003)
 

 

Una giornata al mare
L'altra faccia della Terra

Una mattinata al mare. A Ostia. Ma c'è tempo per riprendere fiato e soprattutto per ricominciare a vedere. Ho visto che c'è un altro mondo al di fuori di queste mura. Oltre lo schermo del pc. E' scontato, lo so. Ma sinceramente me lo ero un po' dimenticato. Ho fatto anche colazione (anche quella di solito me la dimentico). Colazione molto poco sana. Ho trovato per caso un forno dove ho preso pizza bianca e mortadella. Poi al porto. E finalmente ho calpestato la sabbia. Il mare davanti a me. Nessun altro panorama mi fa sentire piu' libera del mare. Sabbia umida sotto i piedi. Vento freddo sulla faccia. Sole negli occhi. Mi sono chiesta: ma dove sono stata tutti questi mesi? Mi scappa di dire anni. Torno alla macchina. Mi accorgo di aver parcheggiato davanti a un portone bellissimo. Il primo piano della palazzina sostiene quasi a fatica una scritta gigantesca. Bianca e blu. La stessa scritta che mi dà un cazzotto allo stomaco ogni volta che esco dal Traforo Umberto a Roma. E questa volta c'era pure la mortadella sullo stomaco. Ho pensato: è' destino che debba sempre incontrare ''cose'' che mi ricordano quello ''strappo''. Distratta metto in moto e lo strappo alla frizione se lo prende la mia macchina. Mi hanno detto che non lontano c'è quel pezzo di terra dove ha finito di respirare Pasolini. Ci vado. Un fazzoletto di prato non molto curato. Separato dal ciglio della strada da una rete color ruggine. Si accede attraverso uno squarcio che fa da porta. Legato alla recinzione con 30 centimetri di filo di ferro. Quello fatto ad uncino. Sopra c'è appiccicato un foglio plastificato e sporco. A fatica riesco a leggere:''Area protetta. Lipu...in ricordo di Pier Paolo Pasolini...si prega di tenere la zona pulita..''. Entro. Pochi metri e arrivo al ''rudere'' in ricordo di Pasolini. Posso chiamare monumento un pezzo di pietra bianco sporco a forma di...? Devo ancora capire cosa rappresenti. Non c'è una targa, non c'è scritto niente. Solo un pezzo di pietra in fondo a un pezzo di prato. Ma c'è tanto spazio. Immagino già la scena: politici e amministratori ai lati del rudere in posa per la foto di gruppo il giorno dell'anniversario della morte di Pasolini. E torno sull'altra faccia della terra. Quella dove, tra le altre cose, rimpiango di non essermi ancora comprata una macchina fotografica digitale. Per fortuna ho il mio moleskine. Almeno le parole le posso fissare.
(7 aprile)
 


+2,5....
CRONACA DI UNA MATTINA FELICE


Mi sveglio, saluto il mio cane, mi vesto (a sì..prima mi lavo), corro al bar (ci sono i giornali; faccio prima al bar che a raggiungere l'edicola..)...Azz....Il Messaggero lo sta leggendo uno...Intanto ordino il cappuccino. Mi metto dietro quello che legge il ''mio'' Messaggero. Sbircio. Gli sto col fiato sul collo. Lui si gira. Lo guardo malissimo. Lui si allontana. Finalmente ho il giornale in mano. Lo sfoglio. Cerco l'articolo. Non lo trovo. Intanto il mio fidato barman mi sussurra gridando: ''a signorì...gle se fredda er cappuccino!!!''. Urlo:''un attimo! Sto' a legge!!! (e penso: sai quanto cazzo me frega der cappuccino!)''. Finalmente trovo l'articolo. Grido:'' e olèèèèèè!!!!!''. Il barista non capisce. Gli dico:''leggevo l'oroscopo..Branko dice che oggi rimorchiero'..(unico linguaggio che il mio fidato barman conosce:-)))). Capirete meglio dopo le 12.00. Capirete anche il titolone +2,5...

ecco il perché >>

(31 marzo 2003)
 

DAL PARRUCCHIERE

Oggi è una bellissima giornata a Roma. C'è il sole, fa calduccio. Mi sono svegliata presto per andare dal parrucchiere. Nonostante fossi alle 8.30 davanti alla ''bottega'' (orario di apertura 9.00) c'era già la fila: tre signorotte che dovevano fare il colore...''oddio..quando toccherà a me''..ho pensato. Per ora solo un'aggiustata. Mi siedo, cerco nella borsa (come al solito non trovo mai una mazza..mary poppins a me fa un baffo..), tiro fuori lo speciale Espresso sull'Iraq, leggo e aspetto. I capi devono ancora arrivare. Ci sono due volti nuovi, due giovani. Fanno gavetta. Arrivano i capi, tornano dal bar. Sono gli stessi che qualche mese prima arrivavano presto e aspettavano gli altri capi. Mi chiedo se i volti nuovi sappiano che prima o poi capiterà anche a loro di fare i capi e di far aspettare i volti nuovi che faranno la gavetta. Aspetto. Leggo. Stavolta non ho voglia di incantarmi davanti ai discorsi da ''signora mia''. Mi infilo le cuffiette. Finalmente è il mio turno. Cazzo che dolore! sono delicatissima con i capelli, e mi lavano la testa come se dovessero scorticare via un covo di brigatisti. O peggio come se avessero finalmente trovato la grotta di Bin Laden. Sì, perché intanto leggo l'Espresso, la storia (ancora.....) di bin Laden... quasi quasi riesco a capire come nascono certe folli posizioni anti-americane. Ajo!! Intanto quella, cazzo, continua a farmi male. Aprono pure la porta. Dicono per l'odore delle tinte. Sì, ho capito..ma io sto qui, soffro, capelli bagnati, spiffero che se me prende la febbre ve meno..Faccio chiudere la porta. Dico alla tipa: PUOI FARE PIU' PIANO...GRAzzzzzZIE! Mi trattengo, perché sto quasi per alzarmi in piedi e gridare:''MA COME CAZZO LAVORATE QUI!''. Mi trattengo. Aspetto. Pago e me ne vado. Dopo 3 ore e mezzo! Tempo sprecato. Perché ovviamente i miei capelli, decidono loro come stare. Mi fanno credere per 3 secondi di aver preso gli ordini dal parrucchiere, ma poi tornano come prima. Semplicemente tesi. Decidono sempre loro. Un po' come me. Perché continuo a sentirmi ''non nelle righe'', perché davvero stavo per esplodere dal parrucchiere. Davanti alla platea che sembrava normalissima. Normale stare ad aspettare 3 ore. Normale sentirsi tirare i capelli. Normale dover per forza scambiare frasi di convenienza con quello che ti sta asciugando i capelli. Per me non è normale. E non mi voglio sforzare. E allora faccio le smorfie se sento dolore. Ti guardo male se mi fai aspettare. E non ti do confidenza. Soprattutto quando vorresti convincermi (so tre mesi che ce provi...) a farmi qualche ciocca rossiccia..Sì vabbè, il circo in testa....
 


Chattando con un palestinese
Terre di nessuno

Ieri ho chattato con Mousa, amico palestinese profugo in Giordania. Era preoccupato per alcuni suoi parenti che vivono in Iraq. Non ha piu' loro notizie da diversi giorni. Mi ha detto che subito dopo l'attacco all'Iraq si sono rifugiati nel deserto, al confine tra la Giordania e l'Iraq. Non capivo. Gli ho chiesto sotto quale giurisdizione fosse quel territorio: irakena o giordana. Mi ha risposto che quella è terra di nessuno. Contesa tra quattro Stati: Iraq, Siria, Giordania, e Arabia Saudita. Banalmente ho detto:''dura la vita nel deserto..''. Mousa risponde:''sì, è dura, ma è l'unico modo per scappare da israeliani e americani''. Mousa ha detto così. Ha poi aggiunto:''sono bloccati lì, non possono tornare indietro perché c'è la guerra. Non possono andare avanti e entrare in Giordania perché il governo non glielo consente''.
Mousa è arrabbiatissimo. Mi ha scritto che vorrebbe andare in Iraq a combattere gli americani. Gli ho detto:''no, non farlo! Resta a casa!''. Lui dice che non ha casa, che la Giordania non è la sua casa e poi conclude:''cosa dirti cara, è difficile stare in silenzio di questi tempi''. Ci salutiamo.

(30 marzo 2003)
 

Chattando con un palestinese
5$ per un cellulare

Mousa mi dà il suo numero di cellulare. Dice che vuole svegliarsi felice ricevendo un mio Sms. Ma io non mi fido a telefonare. E glielo dico. Insiste. Gli metto una scusa, che poi è molto reale. ''Il mio cellulare non funziona bene''. Mousa mi dice ''perché non te lo compri?''. E lo ripete. ''Perché non te lo compri?''. Scoppio a ridere. Mousa mi ripete la stessa frase che tutti i miei amici mi gridano. Ogni giorno, quando cade la linea, si scarica la batteria dopo 1 un'ora e quando non riesco a inviare Sms. La stessa frase. Rido. Il cellulare continuo a non comprarlo. Non per i soldi, ma per una questione di pigrizia. Mousa incalza. ''Compratene uno che costa poco. Il mio l'ho pagato 5 dollari. Sì 5 dollari''. Rimango stupita. Stupore da stupida. Basta pensare che con 10 dollari Mousa ci campa un mese nel campo profughi in Giordania dove vive. Lui è palestinese. Palestinese e generoso. Mi dice, forse un po' scherzando, ''ti invio i soldi e ti compri il cellulare nuovo. Così potro' svegliarmi ogni mattina con il tuo Sms''. Rido di nuovo. Anche se con un po' di malinconia. Mousa dice ancora una volta le stesse frasi di un mio amico. Anche lui vuole regalarmi un cellulare. Ma lui è ricco. In famiglia sono in tre, ma di cellulari ne hanno cinque. E Mousa, peso 45, altezza 1.60, con tre figli da mantenere e la fame che lo fa piangere la notte, mi dice la stessa frase.
(6 marzo 2003)
 

LA BELLA ROMA

Busso al centro di Roma. Per dare un morso al mio sogno. Entrare, gustare di fretta il sapore amaro. E deglutire. Ancora non so se riusciro’ a rosicchiare. Ma intanto ci provo. E mi trovo a piazza Sant’Eustacchio. Dove si dà appuntamento la Roma bella. Quella magra, capelli da telenovela, borsa di pelle chiara, completo nero e faccia da primo piano. Qui sono tutti così. Anche le ‘’cose’’ sono diverse. Dall’Antica cartotecnica si paga 11 euro per una penna. Dalle mie parti ci penso 11 volte prima di comprare una pilot costo due euro. Mi metto a guardare. E trovo l’unica cosa che sento un po’ familiare. Una Fiat Marbella bianca, sporca dentro e fuori. Ha pure un finestrino mezzo aperto. E mi ci ritrovo appoggiata. A guardare questa bella Roma.

 

UN MONDO IN PIAZZA

Oggi ho conosciuto un mondo, fatto di sogni, speranze e delusioni.

C'erano le bandiere della pace, lo striscione dei ''giornalisti Rai contro il silenzio'' e gente che vendeva Il Manifesto, Liberazione e Carta.

C'era chi voleva la pace, chi il rumore e chi qualche euro. Tutti uniti da sogni e speranze.

C'era a chiusura la delusione. Perché una bandiera non ferma le bombe. Uno striscione non rompe il silenzio. E nessuno ha comprato i giornali.

''Invece delle bombe, fatevi un cannone''. ''Meglio delle bombe'', stampato sulla maglietta di una ragazza quinta misura. La marcia colorata dalle bandiere e dagli slogan.

C'era pure la musica.
Sempre la stessa: il suono dei cellulari.

(Roma, 15 Febbraio 2003, dal mio moleskine nuovo di zecca :-)

 

 

GUERRA, SI PUO' DIRE ''NO''?

La guerra delle bandiere in città. La pace dei sensi in Parlamento. E il silenzio in Tv.

Italia. Vietato issare le bandiere delle pace sui palazzi comunali. Si rischia il reato di vilipendio. Il voto sulla guerra rinviato in Parlamento. E niente diretta televisiva sabato per la marcia sulla pace.

Mondo. Bush chiama e l'Europa si spacca. A Bruxelles Francia, Germania e Belgio ripetono il loro ''no'' all'azione militare in Turchia, preludio alla guerra. Il jolly Bin Laden torna a farsi sentire nella partita della guerra a tutti i costi. Ma Berlino frena sulla veriditictà dell'ultimo grido di Osama.

Domani gli ispettori Onu riferiranno sui controlli in Iraq. Rilevate violazioni sulla gittata dei missili iracheni. Il Consiglio di Sicurezza Onu si riunirà il 18 febbraio per un dibattito pubblico, a quattro giorni dal rapporto degli ispettori. Si riunirà, ma non unito. Francia, Germania e Russia dalla parte del ''no'' alla guerra. Usa, Gran Bretagna, Spagna e Brasile per il ''si''.

Intanto la Chiesa si muove. E con l'inviato del Papa arriva fino a Baghdad. E se il Papa si trovasse a Baghdad il D-Day? Qualcuno si fermerebbe?

(14 febbraio 2003)

 

 

RINSAVITE... PRIMA DI ESSERE AMMAZZATI

Stati Uniti in prima linea. Per portare la cultura della democrazio nel mondo. E impongono alla comunità internazionale una guerra offensiva che in pochi vogliono. Rendiamo grazie agli Usa.

Stati Uniti in prima linea. Per dare stabilità al mondo. E decidono che ci sono armi nucleari buone (le loro, le coreane e le indiane) e cattive (quelle di Saddam). Rendiamo grazie agli Usa.

Stati Uniti in prima linea. Per fermare il proliferare incondizionato della produzione di armi. E famiglia Bush con uomini del presidente al seguito pilastri del mercato delle armi. Rendiamo grazie agli Usa.

Stati Uniti in prima linea. Per tutelare le nazioni. E SaddamAmmazza' per la questione curda, ma i palestinesi muoiano pure. Rendiamo grazie agli Usa.

Stati Uniti in prima linea. Per fermare la criminalità con la pena di morte. E negano l'ultima sigaretta a chi sta per essere giustiziato, dicono faccia male. Rendiamo un doppio grazie agli Usa.

Perché ora faranno anche in modo che la morte per legge, quella che si intravvede costantemente giorno e notte per dodici anni in una cella, sia ben visibile agli occhi del condannato. Anche a chi non è nel pieno delle sue facoltà mentali.

Stati Uniti, la patria della libertà e delle occasioni per tutti. Anche per chi vorrebbe essere ammazzato e non accorgersene.

Firma contro la pena di morte (un viaggio negli Usa e un'ingiustizia del sistema giudiziario potrebbe capitare anche a te): www.arte.it/caino

(14 febbraio 2003)

 

NOI, UMANI DI RITORNO

Si scambiano messaggi la notte. Come fossero ossigeno.

L’orecchio incollato ai rumori della strada e lo sguardo al pc. Per vincere la nostalgia.

Hanno sempre freddo. Un freddo sudato di tristezza. Ma si spogliano. Gettano violenti gli abiti sulla poltrona. Non ci stanno proprio nella vita di giorno. Sempre a metà. Con l’anima scolorita.

Così la notte si ritrovano. E scambiano gli ultimi spiccioli con chiacchiera e umanità. Ballano un tango nomade. Dormono su letti precari. Piangono lo zainetto pieno scartoffie.

Sono umani speciali. Sono gli umani di ritorno. Tornano ogni giorno da un viaggio. Fatto di pugni e calci. E iniziano a vivere. Qui. E ricordano chi sono. Qui. Dove le parole non saranno mai più abbattute. E gli scempi verranno compensati con sorrisi e altri abbellimenti.

(una pagina del mio moleskine. Scritta qualche tempo fa. Ve la ripropongo perché ci tengo tanto alle anime che incontro nel Web, ce ne sono tante. Vi parlo solo di quelle buone. Quelle che ancora si emozionano, che credono nelle cose giuste e ci rimangono male quando qualcuno calpesta i diritti degli altri. Besos a tutti voi..)

 

 

A MODO MIO

Il bar angolo Via Costantino, Bob il professore americano simile a Robin Williams e quello scantinato chiamato scuola del corso di Marketing nel settore degli audiovisivi. Tutto gratis, pagava la Regione. Nessun tipo pariolo a ricordarti che se nasci a certe langitudini ci cresci e ci invecchi. Tutti con la voglia di imparare qualcosa di nuovo. Qualcuno dormicchiva sul banco verde formica perché lavorava in un'impresa di pulizie. Un'altra perche' studiava per il conocorso al Senato. Scema direte voi..no! Era solo un po' ingenua. Io andavo carica di fotocopie perché fare la struttura delle tesi e trovare i materiali fa guadagnare parecchio.

I docenti del corso, devo ammetterlo, erano un po' scadenti. Ma se avevi voglia di imparare qualcosa usciva fuori. Io avevo puntato una tipa-docente che gestiva una Web Agency. Fu l'amore per il Web. Spassionato e senza condizioni.

La scintilla fu quella prima pagina fatta con Dreamweaver, qualche tabella, titolo, testo e due link. Tasto F12..e luce fu: avevo creato una pagina di giornale. Era come avere le chiavi della mia redazione.

Eravamo un gruppo affiatato. Si era creata quella strana magia tra individui che condividono una condizione: il limbo, la sospensione dopo la laurea, il ''e mo' che m'envento pe' trova' lavoro?''. Quella condizione in cui le scelte sono decisive. Come quando sparai ad un colloquio procurato da mio padre (settore assicurazioni auto) ''io amo Internet, sarebbe bene vi creaste un sito Web'' e poi ''quale sarà il mio potere decisionale?''. La scampai: definita troppo ambiziosa e qualificata per il ruolo da impiegata.

Mangiavamo al baretto angolo via Costantino. Il proprietario, detto IVANO (nick verdoniano) si informava sulle lezioni, sui test... era simile al bidello del liceo, fidato custode dei segreti degli studenti.

Ed io ogni mattina prendevo l'autobus, e mi sentivo libera. Perche' nulla era stato definito. Ero libera di crearmi a modo mio, perche' non avevo niente da perdere.

Quaranta minuti di autobus. Dieci sul primo. Trenta sul secondo. Le facce erano quasi sempre le stesse. E anche la musica sparata nelle cuffiette del mio walkman: A MODO MIO dei Negrita. Ecco il testo di quella magica canzone. L'avevo quasi dimenticata, ma l'ho ritorvata su Winmx.

A MODO MIO, Negrita

Prende bene stare fuori oggi che è primavera prende bene andare in giro con il sole che saluta la sera oggi che è primavera E ho buttato via i pensieri via la noia e il magone li ho buttati tutti quanti stamani tutti dentro a un bidone e fuoco col kerosene E a modo mio, a modo mio sono contento un poco anch'io E a modo mio, a modo mio sono contento un giorno anch'io E a modo mio, ringrazio Dio oggi la storia la faccio io, a modo mio E' che oggi sono in forma oggi è un giorno speciale di quei giorni che non vengono spesso come le eclissi di sole che le puoi quasi contare E le bambine, le bambine oggi sono gentili le bambine oggi fanno un sorriso ai fischi dei militari oggi è un giorno alla pari E a modo mio, a modo mio sono contento un poco anch'io E a modo mio, a modo mio sono contento un giorno anch'io E a modo mio, ringrazio Dio oggi la storia la faccio io, a modo mio

 



BlackPREGO, NON SI ACCOMODI


ChristmasNeanche bussa. Entra, si sbraca sul divano e cambia canale. Ogni anno sempre la stessa storia. Prepotente, egocentrico. Spinge mentre passeggi, taglia la strada mentre guidi. Sempre in mezzo. Te lo ritrovi a casa e poi per le vie e ancora a lavoro, nei negozi. Vince sempre lui. Il più amato. Tutti lo cercano, tutti pazzi per lui. E lui? Neanche ti vede. Perché o stai con lui o non esisti. E se non esisti per gli altri, sono guai, perché cominci a sentirti troppo. Senti tutto quello che pensi, non perdi neanche una parola. Senti il cuore pignorato e messo all'asta. Senti quell'infinita tristezza che di giorno cacci con l'armatura. E non hai più difese. Sei tu e basta. Perché tutte le altre scuse per non essere l'Io vestito di nero non ci sono più. Le ha cacciate lui. Puntuale come ogni anno. Decide il tempo, il passo. Il gioco lo fa lui. Mi porta nelle case che non sono mie. Tra le lucette per strada. Rosso e bianco. Diventa tutto rosso e bianco. Ha rubato i colori alla Coca Cola. Ma il sapore, no, è tutto un altro. Amaro, liscio, senza bollicine. L'indigestione te la fa venire, mica passare. Decide tutto lui. E spegne la luce. Sui programmi che consolano. Sulle librerierifugio invase da estranei. Sulla mia scrivania-ferie-obbligatorie. Spegne tutto. E’ l’uomo più potente del mondo. Spegne anche le macchine che stampano i giornali. Un giorno senza quotidiani. Incredibile, da non crederci quanto è potente. Dice ''basta'' alla vita, perché i giornali raccontano la vita, ma quel giorno..psss….silenzio… .La vita deve essere messa da parte per fare posto a lui. Lui che è capace di rovinare anche l’unica cosa che non si ferma mai. L’unica cosa che ti fa compagnia e non ti tradisce, perché sai che ci sarà sempre un fatto da raccontare. Qualcosa accade sempre. E invece no. Quel giorno non accadrà niente. Lui non ti lascerà distrarre. I giornali non usciranno. Il tempo si fermerà. Tutti in attesa. Concentrati. Liberi dalla propria vita per aspettare lui. E mi costringerà a spendere i soldi al cinema per non incontrarlo. A buttarmi per strada, irascibile, a passo veloce, verso dove non lo so mai. E smettetela di suggerirmi di distrarmi, ''leggere un libro'', ''vedere gli amici'', ''scrivere''. Ci ho già provato. Cambia tutto. Quando c’è lui ci sono solo io e basta. Tutto il resto è fuori. Tutti ad aspettarlo. Tutti. Tutti pronti a dire ''prego, si accomodi''. Ma io no. E rimango sola. E allora ti chiedo, ti guardo dritto negli occhi, neri, là dove non c’è luce, c’è freddo e nostalgia. Ti guardo negli occhi e ti chiedo: Natale, ma chi ti ha fatto entrare?.
(dicembre 2002)

 

 

Tra sogni e cazzotti
4120 BATTUTE... FUORI DAL CORO

Esco col cane e gli sussurro ‘’fai ‘sta cacca, ennamo’’. Inizia a fare freddo. In strada non c’è nessuno e dall’angolo della via potrebbe sbucare un vampiro o peggio ancora il mio vicino. Sai che colpo, per tutti e due. Mi scoprirebbe in versione nightmare, con la felpa blue gigantesca con la scritta New York indossata maldestramente anche il 12 settembre 2001 a lavoro mentre scrivevamo dei morti delle Torri e i pantaloni della tuta per le lezioni di spinning mai iniziate. Le scarpe sono quelle comprate l’altro sabato. Una soddisfazione. Fino a quando le mostro a una mia amica che commenta ‘’a La’… sono come tutte le altre’’. E no. Stavolta ho osato: ho abbandonato il nero per il marrone. E poi sono morbide, calde e cicciottelle. Sono simpatiche. Sarà strano, lo so, ma con le scarpe ho sempre instaurato un rapporto umano. Ci sono quelli che danno i nomi alle macchine, alle barche o al loro sesso. Io mi affeziono alle scarpe. Fino a qualche anno fa rigorosamente da ginnastica. Ricordo le reebok nere. Diciassette anni. Quando ti capita di innamorarti alla follia, inizi a chiederti '’perché’’, e non trovi nè risposte, nè sollievo. Quanto le ho amate quelle scarpe. Ce l’ho ancora. Bucate, aperte in punta, soprattutto la destra. E devo stare attenta e difenderle dai raid improvvisi di mio padre che decide anche quello che deve e quello che non può stare in casa. Mi chiedo cosa gliene possa fregare se in fondo a un piano della scarpiera nascondo le mie reebok. Le ho portate con me anche all’esame di maturità. Sto per entrare per l’orale e quella toscana un po’ fagotta dell’insegnante di italiano mi incoraggia con un ‘’belle scarpe.. ma non ti sei accorta che è estate? Anche oggi te le dovevi mettere?’’. ‘Sta vecchia. Facevano parte della mia divisa, quella che mi riparava dalle idioti come te, capaci di dirmi solo ‘’6- per il tema, questo non è un articolo, e comunque i giornalisti non sanno scrivere’’. Brava lei. A interrogarmi su Dante che avevo leggiucchiato la sera prima davanti alla Tv con l’angoscia che la vecchia domani mi poteva chiamare. Quell’Alighieri mai capito. Troppe parole, tutte ‘’storte’’ per pochiconcetti telecomandati dalle traduzioni dei cosiddetti Grandi della critica. Bravi. Avete già scoperto tutto voi. E allora io che la leggo a fare la Divina Commedia? Neanche posso interpretarla. Devo leggerla e dire che Dante in quel momento ha scritto A perché pensava a B. Neanche le equazioni amavo. E’ come La gabbianella e il gatto, La vita è bella, Harry Potter e l’ultimo Pinocchio, … un’inflazione da protagonismo, tutti ne parlano, lodi e lodi… E allora decido che non li vedo. Perché non potranno mai essere miei. Mai fatto un tema di letteratura. L’ultimo anno di liceo sceglievo sempre e solo temi di attualità. E quanto rosicava la fagottona toscana, parente forse dell’Alighieri. ‘’Non puoi.. non puoi… devi portare italiano come orale, così sarà più facile fare il tema all’esame. Come fai con l’attualità? Che ne sai che argomento esce?’’. Certo, meglio studiare 15 chili di libri sulla critica letteraria che comprarsi il giornale ogni giorno. E che poteva uscire come tema d’attualità alla maturità dell’estate del 1991 con la defragmentazione in corso dei due blocchi che per 40 ci avevano schiacciato? Il vicino non l’incontro. Per ora neanche il vampiro si fa vivo. La mia puzzetta gigante (‘’un cane di nome MINA’’ è il titolo) annusa, si ferma, prende la mira, la sta per fare, ma poi si rialza. Un rito che si ripete dieci volte. La sigaretta è finita, il freddo no e il vampiro può sempre aggredirmi alle spalle. ‘’Nnamo puzzetta.. fai sta’ cacca’’. Si decide e la fa. ‘’Andiamo a casa, ora l’hai fatta’’. Appena mollata l’ultima zolla riceve uno strattone. Sono stata io e me pento subito. Mi sento in colpa e penso. Ma quante volte ho rinunciato a farla perché il bagno pubblico era sporco? In autostrada un cesso senza carta igienica, un altro con la piscia sulla tavoletta o il pavimento bagnato. E non ti chiedi da cosa. Vuoi solo trattenere il respiro e uscire.
Puzzetta oggi è uscita dieci volte da dieci bagni pubblici. Potete biasimarla?


Dedicato alla prof.ssa Riccardelli... Ehi.. fagottona toscana sorellastra dell'Alighieri.. vatti a leggere pagina 15 de Il Messaggero, edizione 20 luglio 2002

 

 

 

Johannesburg. Tanta carta per niente
La nube tossica di ChernobylI titoli dei giornali italiani rincorrono Berlusconi a Porto Rotondo. Ha deciso? Non ha deciso? Sarà presente a Johannesburg? Parteciperà al vertice sullo sviluppo sostenibile che partirà il 26 agosto in Sud Africa? Qualcuno gli ha anche chiesto:''se non vuole venire lei primo ministro, porti almeno il ministro degli esteri!''. Invece Bossi si preoccupa della salute del premier e spera che nomini un ministro degli Esteri ''perché (il premier) sta lavorando troppo, salta per aria se continua a lavorare così tanto''.Le voci si sono rincorse fino al 26 agosto, quando il Premier ha finalmente sciolto le riserve, decidendo di partire alla vigilia del suo intervento, in programma per il 2 settembre. Quel che è certo è che presente o meno Berlusconi il summit non sorprenderà nessuno. La storia si restringe a dieci anni fa, quando fu inaugurato l'Earth Summit di Rio de Janeiro, il primo vertice mondiale sull'ambiente, e partorita ''l'Agenda 21'', un voluminoso promemoria per ricordarsi cosa fare in materia d'ambiente nel XXI secolo, e la Dichiarazione di Rio, 27 principi per regolare lo sfruttamento delle risorse naturali. I capi di Stato presero gusto a parlare di quello che intanto continuavano a distruggere. Fu quindi la volta della Convenzione sulla lotta alla desertificazione, quella sulla protezione delle foreste e i trattati sulla biodiversità e sul clima. Quest'ultimo sfociato nel Protocollo di Kyoto sulle riduzioni di gas, l'accordo che avrebbe dovuto impedire l'incrementarsi dell'enorme e minacciosa nube tossica che sovrasta tre quarti del pianeta, ratificato da Giappone e Unione Europea, mai entrato in vigore per l'opposizione della Russia, e rigettato lo scorso anno da Usa, Canada e Australia. Si rincontreranno tutti lunedì prossimo, schierati su posizioni diverse e divisi, tra l'altro, anche dal braccio di ferro sul coinvolgimento dei privati sui progetti ambientali. Appuntamento quindi senza sorprese. Nessuna novità per l'ambiente. E neanche per il Sud Africa, allenato com'è ad ospitare summit inconcludenti fin dallo scorso anno, quando il vertice contro il razzismo dell'Onu a Durban divenne ostaggio della diatriba arabo-palestinese, e soffocò il grido di Rigoberta Menchu, premio Nobel per la pace, mentre tentava di ricordare che l'articolo 27 della bozza di dichiarazione finale della conferenza non sanciva come principio il diritto degli indigeni a essere popoli.

(dida foto: la nube tossica di Chernobyl)
(23 agosto)

 


Osama, cinesi e Nike. Questione di marketing
In Siberia vengono sequestrate trottole made in China. Il reato è nascosto dietro l'immagine dei Pokemon stampata sui giocattoli. Staccata la pellicola, appare il volto di Bin Laden. Ognuno ha i suoi eroi: le trottole erano destinate ai bambini dell'Afghanistan. Caduto il regime dei Talebani i cinesi si adattano. R
ivitalizzano i giocattoli dandogli un nuovo volto. Morto un marchio se ne fa un altro. Negli Stati Uniti quel marchio funziona ancora e la Cnn acquista la ''videoteca del terrore'' e la dà in pasto all'audience. Intanto un diciassettenne trova il modello di business per il tanto sofferente Internet. Fa incetta su E-Bay delle popolari scarpe da ginnastica Nike a tiratura limitata. Le rivende ai collezionisti sul proprio sito (www.sneakerpimp.com). E diventa miliardario. Tutto si ricicla. Nulla si distrugge. A patto che abbia un marchio.
(22 agosto)

 

Dall'Australia per non smettere di sognare
Pubblico una e-mail di una mia amica che ha deciso di abbandonare tutto per andare da sola per un mese in Australia. Lei non lo sa, ma mi perdonerà.
Credo che tu abbia assolutamente ragione quando dici che dovrei scrivere un libro su quello che mi capita, ma da dove incominciare ? Potrei iniziare da una passaggiata su un isola semi deserta dove nel bel mezzo della via ho incontrato uno che poi ho scoperto essere un reporter del National Geographic, con cui il giorno dopo sono andata a vedere gli squali che arrivavano fin sulla spiaggia ...potrei parlare di Dale che guida un autobus su e giu per l'Australia Occidentale e che se voglio posso rincontrare a Sydney tre giorni prima di partire, potrei parlare della fattoria con le pecore merinos, di quando una caparbia australiana ha deciso di insegnarmi ad andare a cavallo, di quando un gruppo di oche selvatiche mi hanno rincorso con pessime intenzioni....o magari della gita in barca che sto per fare oggi ...

Dedicato a chi è in preda all'astinenza da nicotina e trova solo le Ms disponibili. A chi non crede alle barzellette e poi si ritrova Berlusconi come capo del governo. A chi, quando cerca nella borsa le chiavi della macchina, trova sempre quelle di casa e viceversa. A chi ascolta la sigla del Tg1, spera che ci sia Sassoli e invece c'è la Busi. A chi confonde i mohicani con gli apache. A chi parcheggia a 10 km e 4 parolacce da casa e poi si accorge che c'è un posto proprio davanti al portone. A chi prende il dessert e al posto della nutella trova l'imitazione. A chi porta sempre il casco e fa un incidente con il motorino l'unico giorno in cui non se lo è messo. A chi becca il collega vicino di scrivania mentre si mette le dita al naso. A chi ama una persona che poi confessa che la fede al dito non la mette perché gli dà fastidio. A chi non ha fatto in tempo a dare l'ultimo saluto alla nonna. A chi deve scappare a lavoro e lascia il suo cane a casa da solo che lancia sguardi da cucciolo abbandonato. A chi subisce vessazioni perché esprime le proprie idee. A chi vorrebbe fare la spesa al supermercato che fa orario 8.30-20.00 ma esce di casa prima delle 8.00 e rientra da lavoro dopo le 21.00 e resta senza cena. A chi si sente solo e beve troppa birra, guarda in tv Buona Domenica e poi vomita. Dedicato a chi ha smesso di sognare.
(20 agosto)

 


AFGHANISTAN: A LEZIONE DI GUERRA
Francia e Stati Uniti rifiutano l’appello dell’Onu: no all'aumento degli effettivi della forza di pace (Isaf) in Afghanistan (20 luglio). La palla passa all’Italia: il governo statunitense chiede al Bel Paese un incremento del numero di soldati attualmente stanziati in Afghanistan (350 o 1000? Le agenzie confondono). Berlusconi annuncia (24 luglio) che il governo italiano sta «esaminando» la richiesta. E' il minimo che il Cavaliere possa fare dopo aver omaggiato Bush di un orologio d'oro Franck Muller del valore di 10.900 dollari (il regalo più costoso donato dai ministri degli esteri in visita alla Casa Bianca lo scorso anno). Intanto nel paese occupato dalle forze di pace continuano le lezioni di guerra. Forze speciali statunitensi hanno completato l’addestramento del primo battaglione dell'esercito nazionale afgano. Trentasei ufficiali e 350 soldati, dopo tre mesi di preparazione intensiva, pronti a formare il nucleo delle forze armate afgane. Il secondo sarà addestrato da istruttori francesi entro metà agosto. Per fortuna che c’è la Mondadori. La casa editrice raccoglie l’invito dell'associazione «Sempre insieme per la pace»: invierà libri ai militari italiani impegnati in Afghanistan. Siamo curiosi di conoscere il contenuto dei 450 volumi. Forse manuali per il perfetto militare-pacifista: ‘’Come portare pace imbracciando il fucile’’.
(27 luglio)