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L'altro
Afghanistan
Intervista ad Anna Poloni, infermiera volontaria di Medici Senza
Frontiere
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Nel paese del buskashi non ci sono solo i Talebani, la repressione
e la miseria. C'è un altro Afghanistan, quello fatto di un popolo
ospitale, gentile e amante della pace. Ce lo racconta Anna Poloni,
infermiera volontaria di Medici Senza Frontiere che ha lavorato
nel paese per una anno e mezzo ed ha conosciuto i volti di bambini
uccisi dal morbillo e quelli di mamme vittime della gravidanza.
Ha operato nelle città di Mazar-I-Sharif, Taloqan e Fayzabad, partecipando
a due missioni di MSF nel 1996 e nel 2000.
Quale è la situazione sanitaria in Afghanistan?
Manca tutto. Non ci sono ospedali tranne quelli militari. Si
muore per tetano, diarrea e morbillo. Le donne non hanno accesso
alle strutture sanitarie. Il paese ha un triste primato: il più
alto tasso di mortalità per le donne che partoriscono.
E la situazione sociale?
L'Afghanistan è privo di qualunque tessuto sociale ed economico.
Ci sono solo 5 grandi città per un territorio di 652.225 kmq. Per
il resto ci sono solo villaggi rimasti al Medioevo. Non c'è acqua,
luce, le condizioni sanitarie sono pessime. Ho visto gente mangiare
una volta ogni tre giorni, ho visto bambini nutrirsi con erba.
Come è stato l'impatto con la gente?
Ottimo. Gli afghani sono persone ospitali, accolgono persone di
qualunque razza e strato sociale. Quello che più ricordo è la dolcezza
e la loro gentilezza. Gli afghani non sono solo integralismo e guerra.
Posso raccontare di quando passeggiando per il villaggio di Taloqan
la gente mi invitava a prendere un tè e a spartire il poco pane
presente in quelle tende chiamate casa.
Perché Msf è contraria ai lanci umanitari?
Vengono gettati senza una strategia e cadono in campi minati. Dall'inizio
dei bombardamenti Usa gli incidenti causati dall'esplosione delle
mine anti-uomo sono aumentati da 3 a 15 al giorno. Inoltre il contenuto
energetico dei pacchi umanitari non è adatto a persone sottoalimentate.
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Il
sito di Medici senza Frontiere
www.msf.it |
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11 settembre 2001. Ore 8 e 45. Un Boeing 767 della United
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LINK
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