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<<EMERGENCY A KABUL>> <<PARLA MSF>> <TUTTO SULL'AFGHANISTAN >
GUERRA DIMENTICATA

Palestina
GUERRE E LUCI

Riflettori puntati sull'Iraq. Luci soffuse sull'Afghanistan. Fiammele quasi spente in Palestina. Questa foto l'ha scatta Michele 10 giorni fa a Hebron. Michele teme che la situazione in Palestina venga messa da parte dai media in questo periodo. E allora mi invia questa foto e racconta: ''la foto ritrae due bimbe che si recano a scuola in Hebron vecchia, a poche decine di metri dall'insediamento ebreo nella città. Ma oggi a Hebron ci sono ancora due università, alle quali sono iscritti 7.500 ragazzi palestinesi. Il fatto è che sono chiuse da sei mesi dall'esercito israeliano (chiuse nel senso di sigillate-cementate-saldate-murate). Certo, tra quelle mura sono stati progettati attentati da parte di giovani appartenenti a organizzazioni terroristiche. Questo è vero. In questo modo, però, il numero di quei ragazzi, pronti a immolarsi, potrà solo aumentare''.

Iraq: il dossier sulle armi imbarazza l'Occidente

C'è imbarazzo negli Usa e nel mondo occidentale in genere per la lista dei nomi delle aziende che hanno aiutato l'Iraq ad armarsi contenuta nel dossier consegnato all'Onu. Le ispezioni continuano a ritmo serrato

WASHINGTON - C'è imbarazzo e attesa nel mondo dell'industria americana e occidentale in genere, dopo che il rapporto iracheno sulla lista degli armamenti di Baghdad è stato consegnato nelle mani Usa, e dopo che si è appreso che contiene i nomi delle aziende che avrebbero fornito tecnologia militare vietata al governo del Raìs iracheno. Secondo le circa 12 mila pagine del documento, divise in quattro capitoli (nucleare, chimico, biologico e missilistico), l'Iraq non sarebbe più in possesso di armi di distruzione di massa. Ma mentre gli Stati Uniti cercano il modo di dimostrare il contrario, e gli ispettori restano al lavoro a Baghdad, il mondo trema per le informazioni contenute nel dossier che riguarda proprio i progetti di armamento nucleare. Secondo Baghdad sarebbero terminati nel '91, prima della Guerra del Golfo. Nel dossier sarebbero citate tutte le compagnie e i governi stranieri che hanno contibuito alla realizzazione dei programmi atomici, ma anche dei progetti relativi alla costruzione di armi chimiche e biologiche. In più, stando a quanto riferiscono fonti interpellate dalla Cnn, nel documento vi sarebbero accenni alla costruzione di una cosiddetta "bomba sporca", ovvero un ordigno atomico realizzato con uranio impoverito e un semplice esplosivo in grado di spargere per chilometri gli effetti letali delle radiazioni. Il gioco d Saddam, in gni caso, appare chiaro: svelando i nomi dei propr fornitori occidentali, mira infatti a spaccare il già diviso fronte bellivo. Fino ad ora i nomi delle aziende private coinvolte sono rimasti segreti, ma il fatto che il rapporto circolerà tra breve in maniera integrale fra i cinque membi permamenti dell'Onu, sembra rendere pressoché inevitabile un'imbarazzante fuga di notizie. D'altronde, proprio all'interno dei cinque membri permanenti, esplodono tensioni e polemiche. Oggetto del contendere quella che Francia e Russia hanno considerato una vera e propria scorrettezza da parte degli Usa, che si sarebbero appropriati del dossier di Saddam senza avvertire, e senza autorizzazione del Palazzo di Vetro. Lo stesso segretario generale Kofi Annan ha criticato duramente il gesto. E intanto, dalla Gran Bretagna, tradizionale alleato di ferro degli Usa, giungono nuove minacce: "Se ci saranno violazioni saremo pronti a passare all'azione" spiega il premier Tony Blair in un'interivsta al Financial Times. Schermaglie sul dossier a parte, sul terreno proseguono le ispezioni degli esperti Onu. Quella di oggi è forse la giornata più intensa dalla ripresa dei controlli. In mattinata, il team di Hans Blix ha visitato quattro siti sospetti nei dintorni di Baghad, tra cui un'industria chimica e un impianto utilizzato in passato per il trattamento dell'uranio. Il lavoro degli ispettori è stato elogiato oggi dal generale Amin, incaricato di fare da tramite fra regime e Onu. "Il loro comportamento è professionale e tranquillo, al momento non c'è alcun problema tra di noi. Se manterranno le promesse, resteranno qui otto mesi".

 

 

Bush Oil Man
Ricordate la lobby che ha ampiamente finanziato la campagna elettorale di Bush?. Pensate alla Exxon Mobil e alla volontà di B. di procedere al più presto alle necessarie trivellazioni del parco nazionale dell'Alaska ricco di riserve di petrolio. E la Esso? L'89% dei fondi elargiti dall'azienda furono raccolti dai Repubblicani, più di un milione di dollari.
Pensate anche agli uomini del presidente, tutti soldati delle industrie petrolifere e delle armi.
Dick Cheney, vicepresidente - Ceo della Halliburton, la maggiori fornitrice mondiale di servizi per le industrie petrolifere
Lewis Libby, Capo dello staff del vicepresidente - membro del Cda ella Chevron
Donald Evans, segretario al commercio - ex presidente della società petrolifera Tom Brown Inc. Kathleen Cooper, sottosegretaria per gli affari economici al dipartimento di stato - ex economista capo alla Exxon Gale Norton, segretaria del dipartimento degli interni - avvocata della Delta Petroleum
Donald Rumsfeld, segretario della difesa - ex, Direttore della Gulfstream Aerospace il cui pacchetto azionario di 11 milioni di dollari è lievitato quando la società è stata acquistata dalla General Dynamics
Norman Minetta, segretario dei trasporti - ex vicepresidente della Lockheed



Usa, ipocrisia nucleare

Due pesi e due misure. Reclamano il diritto di possedere armi nucleari, ma lo negano ad altre nazioni. La decisione del Consiglio di sicurezza dell'Onu nel 1991 di distruggere, rimuovere o neutralizzare le armi di sterminio dell'Iraq è stata unica e di vasta portata, assai più dura dei tentativi passati di disarmare paesi sconfitti come Germania e Giappone

L'ex ispettore capo per il disarmo in Iraq Richard Butler ha accusato gli Usa di applicare «due pesi e due misure», affermando che neanche gli americani «più evoluti» vogliono riconoscere l'ipocrisia della posizione assunta dal loro paese sulle armi nucleari. Butler, che è stato ambasciatore australiano all'Onu e ha guidato le ispezioni dell'Onu in Iraq negli anni '90, ha detto in una conferenza all'università di Sydney che «gli americani non si rendono conto che non possono reclamare il diritto di possedere armi nucleari e negarlo ad altre nazioni».


Il sito della campagna Stop del WarLONDRA, MANIFESTAZIONE CONTRO LA GUERRA - ''Tony Blair vuole coinvolgerci in un'orrenda guerra. Un attacco all'Iraq ucciderà centinaia di persone innocenti, devasterà un Paese già messo in ginocchio da sanzioni e bombardamenti, e destabilizzerà il Medioriente". E' l'incipit di un durissimo appello contro l'attacco in Iraq, leggibile sul sito www.stopwar.org.uk , predisposto da una coalizione di attivisti e intellettuali inglesi, contrari alla politica "interventista" del premier Tony Blair.

IL SOSTEGNO DAL MONDO DELLA MUSICA - La coalizione, di cui fanno parte anche associazioni per la pace, associazioni musulmane britanniche, movimenti per i diritti dei popoli palestinesi e curdi e partiti della sinistra, è stata ulteriormente amplificata dalla presa di posizione di molti musicisti. Fra loro, Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack (divenuto promotore di una protesta formale, che richiede al Governo Britannico di non seguire Bush nei suoi piani di distruzione bellica) e Damon Albarn dei Blur (autore del recente lavoro "etnico" intitolato Mali music), che ha dichiarato: “È necessario che ci sia un dibattito pubblico su questo argomento: desidererei che questo avvenga attraverso il governo che abbiamo eletto. Abbiamo bisogno di una discussione democratica sui pro e i contro dell'andare in guerra, e capire che generi di consensi possa generare".

L'APPELLO E LA MANIFESTAZIONE - Per esprimere un formale dissenso, l'organizzazione sta preparando una grandissima dimostrazione fissata per il 28 settembre a Londra, con un corteo che partirà da Enbankment e attraverserà Hyde Park, dove sarà allestito un palco dove saranno esposti i punti di vista sulla questione Iraq, e dove – probabilmente – saliranno anche molti musicisti. Per info e adesione alla petizione online: www.stopwar.org.uk

ATTACCO ALL'IRAQ, LONDRA FRENA - All’indomani della sua dichiarazione aperta contro Saddam, la cui eliminazione sarebbe “un bene per il mondo intero”, il presidente Bush è sempre più solo nei suoi piani di guerra contro il raìs iracheno. Dopo il “no” netto della Germania, ribadito proprio ieri dal cancelliere Schroeder (oggi il ministro della Difesa tedesco ha sottolineato: "Nessun soldato tedesco inciamperà in questa avventura"), e le perplessità della Francia, anche Londra sembra adesso defilarsi dalla prospettiva di un attacco. Il ministro degli Esteri britannico Jack Straw ha infatti offerto una nuova chance al regime di Saddam: “Il problema centrale sono gli ispettori per il controllo degli armamenti”, ha detto il ministro. “Se Saddam Hussein li fa tornare senza condizioni, senza restrizioni, se possono fare il loro lavoro correttamente, allora la situazione può cambiare”. Londra lascia quindi al presidente iracheno un’altra chance e sostiene che la partita contro Saddam potrebbe essere chiusa risolvendo la questione degli ispettori e delle armi non convenzionali.
(23 AGOSTO 2002)

       Iraq 2003, Washington pensa all'invasione

28 aprile - E' l'ultimo passo della dottrina dell'Asse del Male, quella annunciata da Bush per sterminare gli altri tre Stati, oltre all'Afghanistan, iscritti nella lista di proscrizione degli Usa perché accusati di minacciare con armi di distruzione di massa la sicurezza americana: Iraq, Iran, e Corea del Nord. E' l'ora l'Iraq.

Si legge sull'edizione domenicale del New York Times che Washington pensa ad un piano per un'intensa campagna aerea combinata con un'invasione terrestre per rovesciare il regime del rais, che resiste dal 1979. Al momento, comunque, non ci sarebbe ancora un piano ufficiale, né un ordine al Pentagono perché mobiliti le forze armate. A rallentare l'operazione l'opposizione dei Paesi arabi e la riluttanza degli alleati atlantici di fronte a un attacco a freddo e senza giustificazione.
L'invasione, secondo l'articolo, è diventata un'opzione ritenuta percorribile dopo che l'amministrazione americana ha scartato due ipotesi alternative: la Casa Bianca sarebbe infatti giunta alla conclusione che un colpo di stato a Baghdad che estrometta Saddam Hussein avrebbe poche speranze di successo; analogamente, sarebbero insufficienti le forze in campo per puntare su una guerra "per interposta persona", con l'appoggio degli Stati Uniti a un esercito ribelle locale.
"Negli anni '90 - ha riferito al "New York Times" una fonte interna all'amministrazione - ci sono stati almeno sei tentativi di compiere un colpo di stato, ma sono tutti falliti". Alcuni dissidenti interni all'esercito iracheno, aggiunge il funzionario interpellato dal quotidiano, "ci hanno mandato segnali: 'Siamo pronti per un golpe'. E subito dopo, ecco che venivano uccisi, che il colpo di stato falliva, che il progetto abortiva e i ribelli riparavano all'estero. E' un orribile regime di polizia, nessuno si fida dell'altro, come si fa a organizzare un colpo di stato?".
George Bush potrebbe quindi candidarsi a portare a termine l'opera iniziata dal padre. Fu George Bush senior, nel 1991, a scatenare l'intervento degli Stati Uniti e dei Paesi alleati contro l'Iraq per liberare il Kuwait occupato. Le forze armate, tuttavia, si fermarono prima di arrivare nella capitale irachena, e Saddam Hussein restò alla guida del Paese.
LINK: www.nytimes.com



Dossier: Guerra infinita a 10 anni dal Golfo
Cia: The World Book Fact of Iraq
IraqFoundation.org
Iraq.net
IraqActionCoalition
US 'preparing Iraq strike'
news.bbc.co.uk/hi/english/world/middle_east/newsid_1881000/1881381.stm

         
            

Approfondimenti
In diretta dall'Afghanistan, la voce di Emergency Guerra a Kabul. Chi salva i bambini?
Cronaca dalla valle del Panshir. intervista a Nicola Tarantino Bombe sulla terra di bin Laden, mentre 3 milioni di piccoli rischiano la vita per malnutrizione
   
Guantanamo Gate Tutto sull'11 Settembre
Prigionieri del nulla, guerrieri fuori legge. Sono il bottino di guerra americano. Viaggio a Camp X-Ray, tra marines, cheesecake e polli 11 settembre 2001. Ore 8 e 45. Un Boeing 767 della United Airlines si schianta su una delle Torri Gemelle a New York. Dopo qualche minuto un secondo aereo colpisce la Torre Sud
   
 
 
Una bambina profuga in Lahore (Pakistan) mentre fa l'elemosina Un camion con gli aiuti umanitari dell'Unicef in Afghanistan
In attesa della distribuzione di cibo del World food Programme

 
   

Le associazioni impegnate in Afghanistan

 
   
Caritas  
 
Fornisce dal 1971 aiuti socio-sanitari agricoli,
di microcredito e sanità. E' presente con cinque osservatori internazionali impegnati nella distribuzione di viveri, tende e attrezzature sanitarie. In particolare in Pakistan, dove già si trovano almeno 2 milioni di afghani,
la Caritas locale, grazie al sostegno di Caritas Italiana e della rete Caritas,
si è attivata per aiutare circa 30.000 famiglie, 180.000 persone,
distribuendo viveri e generi umanitari


Web: http://www.caritas.it/
 
   
PER DONARE:
Caritas Ambrosiana - CONTO CORRENTE POSTALE N. 13576228 intestato a Caritas Ambrosiana Onlus - C/C BANCARIO N. 578/93 - ABI 3512 - CAB 1602 - CREDITO ARTIGIANO AG.1 MILANO intestato a Caritas Ambrosiana Onlus, Causale: Profughi e vittime della nuova guerra
 
   
Unicef  
 
Il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia chiede 35 milioni di dollari per aiutare bambini e donne afgane. L'organizzazione umanitaria ha stanziato un miliardo di lire e ha già inviato un convoglio con 200 tonnellate di cibo per gli abitanti delle zone controllate dalla opposizione afghana dell'Alleanza del nord. Un altro carico è diretto in Turkmenistan, con 33 tonnellate di aiuti tra 100 mila sacchetti di sali per la reidratazione orale, 26 mila serbatoi per l'acqua, 150 mila tavolette per potabilizzare l'acqua
Web: http://www.unicef.it/
 
   
PER DONARE:
''Emergenza Afghanistan'', c/c postale 745000; c/c bancario 894000/01 Comit, ag. 11 Roma, Abi 02002 Cab 03211; carta di credito al numero verde 800.745.000.
 
   
Emergency  
 

Presente con due ospedali a Kabul e nella Valle del Panshir,
presso il villaggio di Anabah dal 1999, gestisce una rete di
pronti soccorsi. Continua a fornire assistenza medica
con 4 membri internazionali che collaborano con oltre
100 dipendenti afgani nel centro medico di Anabah,
mentre l'ospedale di Kabul è stato chiuso.



Web: http://www.emergency.it/

 
   
PER DONARE:
c/c postale 28426203 c/c 713558 CAB 01600 ABI 5387 Banca Popolare dell'Emilia Romagna agenzia di Milano
 
   
   
   
Medici Senza Frontiere  
   
Presente dal 1980 assicura assistenza medica alla
popolazione afgana con cliniche mobili nelle province
di Takhar e Badakshan, nella valle del Panjshir, e
con un ospedale provinciale a Gahzni. Nella provincia
di Kandahar addestra il personale locale per fronteggiare
le emergenze. Dopo l'11 settembre molti volontari hanno
dovuto abbandonare il paese. Attualmente Msf è
presente con un team di 5 medici coadiuvati da personale locale
nel nord dell'Afghanistan e nei paesivicini (Iran, Pakistan, Tagikistan e Turkmenistan).

Web: http://www.msf.it/
 
   
PER DONARE:
ccp/n. 87486007 oppure con bonifico bancario presso MPS, cc/n. 14200.95, ag. 6 Roma o Banca Popolare Etica cc/n. 115000. Indicare la causale AFGANISTAN. Per donazioni con carta di credito, telefonare al n. 06.4486.9225
 
   
Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (Acnur)  
   

Ha lanciato un appello internazionale per raccogliere
268 milioni di dollari. Attualmente opera in Iran e in
Pakistan dove sta convogliando voli umanitari.
E' stato avviato un ponte aereo da Copenaghen
in Iran per l'invio di 44 tonnellate di teloni di
plastica per la costruzione di capanne di
emergenza e di aiuti. Un altro ponte aereo
è stato avviato con Quetta.

Web: http://www.acnur.org/

 
   
Programma Alimentare Mondiale (Pam)  
   
Ha ritirato le proprie delegazioni per motivi
di sicurezza dopo l'attacco degli Usa e
interrotto il flusso di aiuti alimentari
(500 tonnellate al giorno).

Web: http://www.wfp.org/