Alcuni articoli di Laura Bogliolo pubblicati
su Il Messaggero

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Questi sono alcuni degli articoli pubblicati su Il Messaggero (al momento oltre 450). Penso che se sei capitato/a qui ci sia un motivo.

Nulla è lasciato al caso sul Web, non lo sapevi? Quindi concentrati, dai una letta agli articoli (anche veloce se vuoi...) e poi dimmi se non merito di lavorare all'interno di una redazione (oh che bello! Il mio sogno).

Per raggiungere l'obiettivo, metto in vendita: CERVELLO DI DONNA SVEGLIA, CAPACISSIMA IN GIORNALISMO: PREGO CONTATTARE IN OGNI MOMENTO NO PERDITEMPO, SOLO PRATICANTATO VERO O LAUTA COLLABORAZIONE PRESENTI TUTTI I REQUISITI: resistenza fisica, psicologica, esperienza e capacità redazionale (eccelsa!), impegno, sacrificio, preparazione diversi campi, disponibile a trasferimento (ovunque) laurea (ma tanto non serve).

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TRAGEDIA A TOR DI QUINTO

Quella in alto è un'immagine satellitare della strada dove è stata aggredita Giovanna Reggiani.
A sinistra c'è viale Tor di Quinto. Si gira a destra in una stradina non segnalata da nessun cartello stradale. C'è una rotonda. Nessuna indicazione, nessuna luce.
Alle 20 di sera del giorno dopo il ritrovamento del cadavere ho girato più di 30 minuti su viale di Tor di Quinto, la FLaminia, chiedendo informazioni agli autisti (che ringrazio) della linea 32 fermi su un capolinea a ridosso di viale di Tor di Quinto (non ci sono pensiline).
Continuano a dirmi di girare dopo la rotonda. Dopo la rotonda io vedo una stradina (via Camposampiero) che poi diventa strada chiusa. Due signore mi dicono che la stazione sta a destra. Continuo a non credere alle informazioni ricevute. Perché la stradina che sta a destra,quella indicata dalle signore e dagli autisti, in realtà è un buco nero, sterrato, con all'inizio un segnale di ''divieto d'accesso'' per le auto.
Mi rifiuto di pensare che quella sia la strada che porta alla stazione. La illumino con gli abbaglianti dell'auto sperando di vedere in fondo qualche luce. Invece vedo solo ratti che passano, stracci per terra e ai lati fratte e alberi.
Percorro quei 300 metri in auto stando al telefono con il giornale. Perché ho paura. Vedo finalmente una luce fioca e un piccolo parcheggio. Lì non si potrebbe entrare in auto, lì non si potrebbe parcheggiare. Si dovrebbe percorrere la stradina a piedi. Proprio come ha fatto Giovanna Reggiani quel pomeriggio.


giovedì 1 novembre 2007
pag. 31 Cronaca di Roma
IL REPORTAGE

<<Da oggi saremo tutti qui a prendere le nostre mogli>>

di LAURA BOGLIOLO

Alla stazione di Tor di Quinto arrivano le scorte, i mariti impauriti che abbracciano con forza le loro signore non appena scendono dal treno delle 20. «Per arrivare alla stazione - spiega Dino Pes, 62 anni, scorta da ieri sera - bisogna camminare su una stradina sterrata, completamente buia, che terrorizzerebbe chiunque». Duecento metri di vero terrore per arrivare ai binari, un viale senza illuminazione, attraversato da ratti, minato da stracci e bottiglie abbandonate in terra, una vena senza speranza tracciata tra le fratte. Solo dopo qualche minuto di percorso con il fiato sospeso si vedono in lontananza delle luci e l'insegna bianco e verde “Tor di Quinto”. All'inizio della strada c'è il divieto d'accesso, le auto non possono entrare. «Oggi siamo tutti qui per proteggere le nostre mogli e ci torneremo ogni giorno», dicono.
«Da due anni c'è anche il divieto di parcheggio nello slargo davanti alla stazione - continua Dino - eppure lo spazio c'è, e sarebbe più semplice lasciare l'auto qui. Ma come si può pensare di farsela a piedi? L'autobus 32 passa vicino alla stradina, ma non si ferma». Fa il giro della rotonda che precede il viale, là dove tante persone di solito parcheggiano le auto. «E' l'unico modo per raggiungere la stazione» spiega Martina Belli, 34 anni, impiegata che ogni giorno prende la Roma-Viterbo da piazzale Flaminio. Oggi anche Martina non è sola. C'è Mario, il marito, che ha lasciato il figlio di due anni alla nonna ed è corso a prendere la moglie. «La sera questo posto è terrificante - spiega Mario - mia moglie di solito percorre la stradina con altre colleghe o parlando al cellulare con me, pregando che nessuno sbuchi dagli alberi, ma da oggi verrò sempre io a prenderla». «Spesso - racconta Martina - preferisco scendere alla stazione Due Ponti, più lontana da casa, ma molto più sicura».
Poco dopo le 20 la stazione è deserta. Ogni tanto il buio è spezzato da strane ombre. Uomini che sbucano da dietro i binari con bottiglie di birra in mano. «Poco più avanti, lungo i binari ci sono decine di accampamenti di disperati », spiega Marina Bucciarelli, 28 anni.
Anche Mauro L. , 34 anni, ha paura. Deve prendere il treno che lo porterà alla fermata Campi Sportivi. Mauro dovrà attraversare i binari per prendere il treno nell'altra direzione, perché sottopassaggi non ce ne sono.


L'ALTRA FACCIA DEI ROMENI IN ITALIA

Venerdì 02 Novembre 2007
pag. 8, Nazionale

«Gente come quella non ha sogni, infangano il nostro Paese: cacciateli»

di LAURA BOGLIOLO

ROMA - Parlano in italiano con le loro mogli quando camminano in strada. «Così – raccontano – è più sicuro, la gente non si spaventa e non ci addita». L’italiano l’hanno imparato a messa, qualcuno è autodidatta, altri hanno comprato il vocabolario con il primo stipendio. Hanno lasciato la Romania per «avere un futuro». Oggi, dopo anni di sacrifici, si sentono braccati e non perdonano i loro connazionali «che – spiegano con accento romano – ci fanno fare una brutta figura». Constantin Cucu, 28 anni, si sveglia ogni giorno alle 2 di notte. Alle 3 indossa il camice bianco e quel capello che tanto ama «perché – racconta – è il segno della mia professione, faccio il pasticciere». Inizia a impastare dolci nel bar Giolli di via Prenestina, a Tor Tre Teste, dove lavora da 6 anni. «Appena arrivato da Brasov, Transilvania, ho trovato lavoro, sono sempre stati tutti molto gentili con me. Ma io ho fatto subito capire che volevo stare in Italia per lavorare, per avere delle prospettive di una vita normale. E a Roma sono stato accolto benissimo». Lavoro, certo. Ma senza tralasciare i rapporti umani, così importanti per integrarsi davvero in un contesto nuovo. E infatti Constantin ha invitato anche i suoi datori di lavoro al battesimo della figlia Sara. Con la moglie Alina, romena anche lei, cerca di parlare solo in italiano. «Ti guardano male se sentono l’accento». E i fatti di cronaca nera degli ultimi giorni hanno peggiorato la situazione. Constantin spalma la panna con grazia mentre i suoi occhi esprimono desiderio di giustizia, ma anche rabbia. «Non è giusto che quei delinquenti infanghino il nostro paese, quelli non hanno sogni, vengono in Italia perché le leggi sono meno severe, andrebbero cacciati». Per ringraziare gli italiani ieri Constantin ha preparato una torta speciale insieme al suo amico e collega romano Riccardo Ribatti: «È la torta Italia-Romania alla quale abbiamo dato il nome “Pretiene”, che in romeno significa amicizia». Gli ingredienti? Panna, crema, cioccolato romeno poiana e roselline con i colori del tricolore. Il sogno di Constantin è aprire una sua pasticceria «mettersi in proprio, proprio come sognano tanti italiani». Anche Relu Stau ha paura che il sogno possa spezzarsi per colpa di quei «paesani che voi chiamate romeni, ma in realtà sono rom». Lui dal 2004 lavora a Roma come meccanico. È sposato, ha una figlia e un’altra in arrivo. «Nessuno è mai stato razzista con me, ma i romeni che compiono reati devono essere mandati via. Con l’entrata della Romania nell’Unione Europea sono arrivati in Italia tutti quelli che prima erano stati cacciati. Mandateli via, e farete un favore anche a noi». C’è rabbia anche nella voce di Contantin Oancea, 48 anni, che è nella capitale da più di 10 e ormai si sente romano. Ha una ditta edile, 3 figli, una moglie e un mutuo da pagare. «Nessuno ti regala niente, devi fare sacrifici per integrarti, la patria mi manca, ma la mia vita è qui. Mi sono integrato, non ho incontrato ostacoli. Credo a questo punto che sia giusto trovare anche il modo per fare qualcosa da parte mia. Quindi potrei anche assumere disoccupati italiani. L’ospitalità va ripagata, e l’integrazione è anche questo». Ma quando gli parli dei fatti di cronaca Oancea fa una smorfia: «Chi fa i sacrifici resti, chi compie reati deve essere cacciato». E di sacrifici Adrian Veghas 33 anni da 7 in Italia, operaio, ne ha fatti tanti. «All’inizio è stata durissima, ci sono tanti romeni disperati come lo ero io, tra di noi dobbiamo aiutarci, non siamo tutti delinquenti». Adrian ce l’ha fatta, ha un lavoro sicuro e una casa e presto tornerà in patria. «Ma – conclude – vorrei fare qualcosa per la mia comunità, siamo onesti lavoratori con il diritto di sognare». Come Constant, Relu, Oancea e chissà quanti altri che, però, vedono i loro sogni sgretolarsi per colpa dei connazionali fuorilegge.



IL RITRATTO

«Giovanna che amava i bambini aiutò anche una famiglia romena»
Parlano le amiche del catechismo della chiesa evangelica di piazza Cavour


Sabato 03 Novembre 2007
pag. 41 Il Messaggero
pag. 2 Il Mattino

di LAURA BOGLIOLO

Amava i bambini, gli stranieri e i più deboli. Ogni domenica partiva da quella casa a Roma Nord e guidava fino a piazza Cavour. Raramente andava al centro con il treno, la stazione di Tor di Quinto non le piaceva. Le faceva paura. Alle 10.45 entrava nella chiesa valdese, sorrideva e insegnava a una classe di bambini. Studiava la Bibbia insieme ad altri fedeli con i quali parlava di migrazione e figli di stranieri. Cercava un modo per aiutarli. Giovanna Reggiani era uno spirito sereno, che regalava serenità. Mai protagonista, sempre presente. «Non dimenticheremo mai il suo sorriso». Gli occhi chiarissimi di Annamarie Duprét brillano quando parla di Giovanna, amica e collega della scuola di catechismo della Chiesa Evangelica di piazza Cavour. Il secondo mercoledì di ogni mese Giovanna arrivava a casa di Annamarie per studiare la Bibbia. Fogli sparsi per gli appunti, una tazza di tè e una poltrona rossa dove Giovanna sedeva insieme al gruppo biblico. In quella casa nel quartiere Prati oggi c'è dolore. «Giovanna - spiega Annamarie, 70 anni, vicepresidente del Concistoro Valdese - avrebbe voluto essere ricordata nella pace, non avrebbe mai voluto una campagna anti-romeni». Entrò timidamente nella comunità valdese romana dopo il trasferimento da Siena. Seguiva insieme a lei i bimbi dai 5 ai 7 anni. «Divenne la sua più grande passione», organizzava gite come quell'ultima, a settembre, a Forano in Sabina. «Una giornata splendida, con Giovanna facemmo una caccia al tesoro per i piccoli». E poi c'erano gli spettacoli teatrali di Natale. «Emozionanti - racconta Ilaria Valenzi, presidente della Federazione Giovanile Evangelica Nazionale - Giovanna era davvero brava, i figli della comunità erano diventati anche i suoi figli, li amava e loro amavano lei». Giovanna era anche membro del gruppo che si occupa di migranti in difficoltà. «Fedeli dell'Indonesia, dell'Eritrea e della Romania» spiega Annamarie, «anche una famiglia romena che la comunità ha aiutato a tornare a casa dopo anni di sacrifici». Una vita per gli altri, tradizione di famiglia. Paola, la sorella, è diacono a Firenze dell'istituto Gignoro che si occupa minori stranieri in difficoltà e di anziani. Annamarie ancora non crede alla sua morte. «Quel giorno non ha preso la macchina per caso, di solito la prendeva, mi raccontava che aveva paura di scendere a piedi alla stazione Tor di Quinto». Nella chiesa di piazza Cavour ieri c'era un gran fermento. Per il Sinodo congiunto delle Chiese metodiste, valdesi e battiste e per le notizie sui funerali di Giovanna «una persona dolce, umile», le uniche parole che pronuncia Dorothea Mueller, pastore della chiesa di Siena dove è cresciuta Giovanna. Dorothea continua a ricevere telefonate dei parrocchiani per sapere precisamente quando e dove si svolgerà l'omelia. E poi la notizia: lutto nazionale oggi proclamato dalla Giunta Comunale per i funerali che si svolgeranno alle 11 presso la chiesa del Sacro Cuore di Cristo Re di viale Mazzini 32, come ha voluto il marito, «un luogo a metà strada tra Tor di Quinto e piazza Cavour, abbastanza grande da accogliere almeno mille persone» spiega Antonio Adamo, pastore della chiesa di piazza Cavour che insieme al cappellano della Marina Militare celebrerà la messa con rito valdese a partecipazione ecumenica. «Il marito - spiega il pastore - ha richiesto un messaggio di pace e comunione per spazzar via ogni tipo di rancore». Proprio ieri Annamarie ha incontrato altri fedeli per cercare il modo per spiegare ai piccoli perché Giovanna domenica non ci sarà. Nell'ultima lezione Giovanna parlò di Giuseppe e del Vecchio Testamento. Insieme ai piccoli aveva intonato dei canti. “Stai con me”, ”Ho bisogno di pregar” e quella canzone che era la sua preferita: «Fai sognar l'anima mia..».


I FUNERALI DI GIOVANNA REGGIANI

Al Sacro Cuore di Cristo Re i funerali di Giovanna Reggiani, tra commozione, applausi e paura
«Basta violenza, fate le leggi»
Gente comune da tutti i quartieri: «Poteva capitare a chiunque»

Domenica 04 Novembre 2007

di LAURA BOGLIOLO


Emanuele accarezza il pancione di Pamela che ricambia con uno sguardo dolce. Pamela lo chiama al cellulare ogni sera per sentirsi al sicuro mentre guida per tornare a casa dopo il lavoro. Tra due mesi nascerà la loro figlia, tra sei Emanuele Angeli, 25 anni, ufficiale della Marina, verrà trasferito a La Spezia e porterà con sé la sua famiglia. Proprio come avrebbero dovuto fare Giovanna Reggiani e suo marito prima che la loro vita si spezzasse. «Per questo siamo qui - racconta Emanuele - perché poteva succedere anche a noi, spesso il lavoro mi porta lontano, Pamela resta sola e ho sempre paura che possa accaderle qualcosa». Davanti alla chiesa del Sacro cuore di Cristo Re a Prati ci sono tante coppie di giovani che si stringono la mano, vogliono giustizia, non vendetta, applaudono e piangono quando passa il feretro di Giovanna Reggiani. Ci sono molti papà con le loro figlie, signore residenti alla Collina Fleming, vicino casa di Giovanna, ma anche in periferia, al Trullo, al Tiburtino. Hanno portato fiori, si sentono vicini alla famiglia Reggiani e scuotono la testa quando pensano alla telefonata che il marito Giovanni quel giorno ha ricevuto dalle forze dell'ordine, «l'incubo di ogni marito e genitore». Tutti condividono la paura di vivere «a Roma, sempre meno sicura». In chiesa ci sono Matteo Bianchi, 26 anni, e Roberta Mancini, 24. Si amano dai tempi del liceo, vivono sulla Tiburtina «dove - raccontano - ci sono furti, aggressioni, abbiamo paura, i delinquenti vanno cacciati». Francesca Marronaro, 69 anni, è mamma e nonna. Abita alla Collina Fleming, non esce dopo le 19 e implora sempre i figli di non tornare tardi a casa. «Tutti sapevano degli accampamenti Rom a Tor di Quinto - spiega Francesca - e non hanno fatto niente, è una vergogna». Filomena Morasca, 47 anni, si sente miracolata: «Anche io prendevo spesso il treno e scendevo a Tor di Quinto, poteva succedere anche a me». Al funerale ha portato la figlia, 13 anni, derubata della bici tempo fa a Ponte Milvio. «Ci vogliono le leggi - spiega Filomena - più sicurezza, meno violenza, devono proteggerci». Accanto a lei c'è Ida Giagani, 64 anni, di Casalotti, piange, si dispera: «I politici devono fare qualcosa, anche nel mio quartiere è pieno di ladri». Laila Bragagni, 50 anni, è venuta dal Trullo per abbracciare il papà di Giovanna. «Era un collega del mio papà, abitavamo vicini a Capalbio». Laila ha ricevuto due giorni fa la telefonata della mamma che le ha confermato che la Giovanna Reggiani dei giornali era proprio lei, l'amica d'infanzia con cui Laila correva nella pineta vicino casa, giocava a corda. «E' stato un duro colpo, non potevo crederci». Mauro Diotallevi, 45 anni, di Tor Tre Teste ha portato le sue due figlie. «Abitiamo a Tor Tre Teste, neanche là è sicuro, i politici devono agire sul versante dell'accoglienza, ma anche della sicurezza, domani potrebbe succedere a una delle mie figlie». L'omelia finisce, un nuovo applauso e qualche grida isolata: «Basta con la violenza, fate le leggi». Le coppie, i papà, le donne vanno via. Impauriti, atterrirti, accompagnati da una macchia nera nel cuore e da quel pensiero fisso: poteva succedere anche a me.



MONDANITA'

Domenica 29 Luglio 2007

Auditorium, tutto esaurito al concerto dell'artista siciliano: fans "abbattiati" da tutta Italia, applausi e scambio di "cimeli"

Tutti in coro con Franco

di LAURA BOGLIOLO

Non poteva esserci scenario più adatto alle note calde del Maestro Franco Battiato che ieri ha presentato il suo ultimo cd, Il vuoto. Quasi un ossimoro per il vuoto-pienissimo, anzi sold out (oltre tremila persone e fino all'ultimo c'erano fans, di tutte le età a caccia del biglietto, con tanto di cartello), della incantata Cavea dell'Auditorium Parco della Musica, che sotto un cielo di stelle brillanti ha entusiasmato il pubblico (comprendente anche volti noti, come il geologo mediatico Mario Tozzi). Per gli abbattiati, così i fans di Franco si definiscono, non c'è momento catartico migliore che un live fatto di I giorni della monotonia, Aspettando l'estate e Niente è come sembra, gli inediti presentati al pubblico romano e non solo. Oltre che da Roma, sono venuti dalla Sicilia ovviamente, ma anche da Udine, Milano e Genova. Hanno trascorso il torrido pomeriggio di ieri in attesa che le prime note de La cura risuonassero dal backstage durante le prove. E poi l'attesa fino all'inizio del concerto alle 21, scambiandosi cimeli come uno sgualcito articolo scritto dal cantautore nel '74 dal titolo "L'esistenza di Dio" per la rivista Gong. Tra i fans serpeggiano anche confessioni su quella musica "che è poesia che fa vibrare ogni battito di ciglia tra sogno, realtà e visione, contraddizioni e armonie". L'uomo che si divide tra sperimentazione e tradizione ha entusiasmato gli spettatori con una candida onda di emozioni che parlano di esistenza, morte, amore e perché no, delle ore perse nel traffico con la canzone Il vuoto. Compagni di avventura di Battiato sul palco il Nuovo Quartetto Italiano, complesso d'archi che da anni collabora con l'artista, Carlo Guaitoli (pianoforte), Angelo Privitera (tastiere), gli Fsc con Davide Ferrario, Stefano Spallanzani e Andrea Polato, le Mab, la band punk-rock femminile sarda che vive a Londra molto apprezzata dal pubblico. Con Battiato, l'amico filosofo Manlio Sgalambro. Grande emozione per la nuova canzone Niente è come sembra, frase che dà il titolo al nuovo film di cui Battiato è regista che verrà presentato a ottobre nella sezione Extra della seconda edizione della Festa del Cinema di Roma. Verso la fine del concerto tutti in piedi per il ritorno al passato che fa ballare sui grandi classici come Shock in my town, E ti vengo a cercare, L'animale. Ovazione per Centro di gravità permanente, un vero cult anche tra i giovanissimi. Una prova? Sul sito Youtube.com il video originale della canzone è stato cliccato oltre 60mila volte. Elegante, carismatico, così ieri Battiato ha riempito Il vuoto, con un pieno armonico di emozioni, suoni e ricordi.

   
 
 


Muti sulle note dell'amicizia



Mercoledì 18 Luglio 2007

Vida loca per Ricky
le fan sono “de fuego”

Capannelle, con Martin è “Fiesta!” per 10mila spettatori. Cori, applausi, striscioni Dietro le quinte lui chiede piatti di porcellana per gustare bontà mediterranee


di LAURA BOGLIOLO

Luci laser scolpiscono il fisico perfetto del re del latin pop che taglia l'aria surriscaldata a colpi di capoeira, salsa e baciata. Un fuego di emozioni ieri sera ha travolto l'Arena di Fiesta! presa d'assedio da fan di Ricky Martin e semplici appassionati di vida loca. Prima volta a Roma per l'alma latina che ha trascinato per due ore 10mila spettatori scatenati sui ritmi caraibici dell'adrenalinico Black and White Tour. Alle 22.20 appare sul palco: camicia brown aperta sul petto e maxipantaloni, i battiti delle percussioni africane di “Pegate” e “This is good” hanno dato lo start al concertone dominato da un enorme videowall che sembrava inghiottire il pubblico arrivato da tutt'Italia e anche dalla Svizzera. Alle 18 c'era già qualcuno in fila per accaparrarsi lo spazio sotto il palco arricchito da schermi semicilindrici e ascensori idraulici animati da 8 ballerine e 11 musicisti. “Ricky Italian Club, tu corazon” e “Gracias Kiki” le scritte d'affetto dei fan sugli striscioni. Il pre-concerto ha regalato sorprese agli iscritti al fan club che hanno incontrato il cantante nel backstage. Antonia Gizzi, 42 anni, di Cassino, ha consegnato a Ricky una maglietta della Nazionale con la scritta Kiki, «soprannome con cui si fa chiamare da quando è bambino». Nel backstage lo hanno salutato Renzo Arbore, Ela Weber, Fabiola Sciabbarrasi, moglie di Pino Daniele. C'erano anche i fratelli dell’artista portoricano, Fernando e Angel, che accompagnano sempre Ricky, 36 sexyssimi anni a settembre, arrivato a Roma in limousine da Lucca gustando frutta e formaggi. Scortato dai body guard, il cantante spezzacuori si è rifugiato nel camerino ricco di lampade fluorescenti e candele profumate alla vaniglia, essenza preferita da mister shake-your-bon-bon. Per i suoi ospiti pancakes, cialde e specialità made in Italy, che la popstar gusta solo su piatti di porcellana cinese, richiesti espressamente, così come gli amati succhi di frutta al mirtillo. Sul palco per interpretare il nuovo brano “Tu Recuerdo” c'era anche LaMari di Chambao, band spagnola di flamenco elettronico, arricchita dagli arrangiamenti di Tommy Torres. Fa furore il pubblico quando sul megaschermo appaiono le immagini di nudo artistico di Martin, si raggiunge il delirio quando lui ringrazia in italiano e dice: «È bellissimo essere qui, la mia anima è sul palco!». Luci spente e nuova atmosfera per le canzoni romantiche “Fuego de noche” e “Vuelve” che hanno visto Ricky total white, scalzo, sfiorare le mani del pubblico. Ancora un cambio di vestiti e il cantante, in nero, si scatena sulle note di “Livin la vida loca”, “Drop it on me”, “La Bomba”, “Maria”.


E sul braccio spunta il tatuaggio col Padre Nostro


Sembra un disegno a forma di spirale, in realtà nasconde il segreto di Ricky Martin. Sul braccio sinistro del cantante è apparso di recente un tatuaggio che segna uno dei periodi più importanti della sua vita. Su quella spirale è incisa la preghiera del Padre nostro in aramaico. La svolta spirituale di Ricky era già nell'aria visto il suo forte impegno nella beneficenza. Parte dei ricavati del tour andranno infatti alla sua fondazione a favore dei bambini sfruttati. Ricky ha voluto suggellare la nuova vida con un tattoo che va ad aggiungersi a quello sull'altro braccio che raffigura i quattro elementi: fuoco, terra, aria, acqua.
L.Bog.


Domenica 22 Luglio 2007
Stadio Olimpico, in 25mila si scatenano al concerto di Michael. Tra i fans, anche Martina Stella e la Cuccarini
Tutti in ballo alla corte di George, re delle emozioni

di LAURA BOGLIOLO

I pomeriggi in discoteca, le spalline extra-large, c'era chi voleva sposare Simon Le Bon. Cominciavano gli anni Ottanta e George Michael incantava la generazione che ieri si è scatenata all'Olimpico per la tappa romana del The 25 Live Tour con le sue oltre due ore di musica per celebrare i 25 anni di carriera dell'ex Wham! che ha scalato la vetta delle classifiche e ancora oggi resta un idolo ulra-osannato. I fan arrivano già alle 18 in auto gonfie di I want your sex, e Everything she wants per godersi ogni minuto dell'attesissimo arrivo del divo George, popstar amata da trentenni e quarantenni, ma anche da giovanissimi ammiratori arrivati da tutta Italia. Ma ci sono spettatori un po’ da tutta Europa. Venticinquemila cuori in fiamme per l’artista: «George - spiegano i fan - è unico, ha rivoluzionato la musica pop». Un maxischermo e musica che fa tremare le ossa accolgono George e la grintosa I'm your man che fa esplodere la tribuna e il prato gremito di cartelloni e striscioni in onore del cantante. Venticinque anni di canzoni tra applausi, flash e balletti improvvisati di gruppi di over 30 che si sono scatenati sugli spalti dello stadio tutto esaurito. Un megashow che piace ai fan tra i quali serpeggia un'unica domanda: «Che fine ha fatto Andrew Ridgeley?», l'amico chitarrista con il quale George fece la sua entrata trionfale nel mondo pop con il gruppo Wham!. C'è chi spera fino all'ultimo in una rimpatriata festeggiata sul palco dell'Olimpico. La sorpresa non arriva, ma al pubblico adrenalinico - che comprende anche volti noti come Martina Stella, Lorella Cuccarini, Michele Zarrillo, Riccardo Rossi, Gianni Sperti, Ana Laura Ribas e Patrizia De Blanck - bastano le prime note di Fast Love per riprendere il ritmo e incitare George, giacca scura occhiali e collane, a bissare colpi d'anca ultra-sexy e passi veloci al ritmo del pop britannico più longevo. Boato d'euforia per la sua ballad più famosa, Careless Whisper, e per Faith. Scivolano veloci le note dei singoli che George in passato cantò insieme a big quali Paul McCartney, Elton John e Stevie Wonder. Non è mancata neanche Father figure e Shoot the dog, canzone contro la guerra che svelato il lato pacifista delle migliaia delle persone accorse allo stadio. Emozioneper Jesus to a child, scritto da Michael in ricordo del suo ex compagno Anselmo Feleppa.


Lunedì 23 Luglio 2007
Quirinale: serata e ospiti esclusivi nel Cortile d’Onore al concerto straordinario del Maestro per il Libano.
Muti sulle note dell'amicizia


di LAURA BOGLIOLO

Note sublimi che spezzano l'etere dominato dal cielo stellato della "Casa degli italiani" hanno incantato ieri sera un parterre di assoluta eccezione nel Cortile d'Onore del Palazzo del Quirinale. È stato proprio il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, seduto in prima fila, a voler accogliere nello splendido cortile dell'edificio custode di secoli di storia italiana il Concerto per il Libano dell'Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino diretti dal Maestro Riccardo Muti. Il Viaggio dell'Amicizia organizzato dal Ravenna Festival, Telecom Italia, Progetto Italia e l'ambasciata del Libano in Italia si sarebbe dovuto svolgere a Baalbeck, in Libano, ma la situazione critica del Paese lo ha impedito. L'esecuzione del Requiem di Giuseppe Verdi ha incantato gli ospiti che prima dell'inizio del concerto hanno passeggiato nel cortile d'onore affascinati dal luogo incantato che nasconde secoli di storia italiana immerso nella facciata a doppia loggia sormontata dalla torre che domina il colle, incuriositi dalla cappella dell'Annunciata con affreschi di Guido Reni e dal vicino giardino dei primi del Settecento con la fontana dell'Organo. In prima fila il presidente Napolitano, la moglie e la figlia del primo ministro libanese Fuad Siniora, Hoda e Zeima Siniora, il ministro della cultura libanese, Tarek Mitri, una folta rappresentanza della diplomazia del Libano, oltre a Cristina Mazzavillani Muti e Chiara, moglie e figlia del Maestro. Ad aprire l'eccezionale concerto è stato il canto di preghiera di Suor Marie Keyrouz (apprezzatissima la voce della religiosa libanese) mentre ad interpretare i quattro ruoli vocali sono stati il mezzosoprano russo, Olga Borodina, il soprano greco Alexia Voulgaridou, che ha debuttato con Muti proprio in occasione delle Vie dell'amicizia, il tenore greco Mario Zeffiri e il basso russo Ildar Abdrazakov. Tantissimi i curiosi che hanno affollato la piazza davanti al Quirinale, a caccia di volti noti, ma anche di qualche nota diretta dal maestro Muti che ha accompagnato la vita del rione fino a tarda notte. La liaison tra Italia e Libano, in una catena di pace e di solidarietà, si è stretta anche attorno al contingente militare italiano di stanza a Naquoura. Tra le varie personalità politiche italiane e libanesi, ad ascoltare il grande Muti c'era anche un drappello di militari del contingente di pace italiano in Libano. Tra i primi ad arrivare, i presidenti della Camera, Fausto Bertinotti con la moglie Lella, e del Senato, Franco Marini e la consorte, il ministro della Difesa, Arturo Parisi, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, il presidente della Corte Costituzionale Franco Bile, il sindaco di Roma, Walter Veltroni con la consorte Flavia, Silvio Sircana, portavoce del Governo, con la moglie Livia Aymonino, il vicepresidente del Senato Gavino Angius, Gianni e Maddalena Letta, Maria Pia Fanfani, Rita Levi Montalcini, il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, Lamberto e Donatella Dini, il presidente di Musica per Roma Gianni Borgna. Il parterre esclusivo comprendeva anche Emilio Fede e la moglie Diana De Feo, Giovanni Maria Flick, Jas Gawronski, la poetessa Alda Merini, il presidente della Croce Rossa Italiana Massimo Barra, Corrado Augias, Piero Badaloni, Monica Guerritore e Roberto Zaccaria. Presenti anche i sindaci di Firenze e di Ravenna, Leonardo Domenici e Fabrizio Matteucci, e il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri Gianfrancesco Siazzu, il capo di Stato maggiore della Difesa Giampaolo Di Paola, e il capo di Stato Maggiore della Marina Militare Paolo La Rosa, il comandante della Squadra aerea dell'Aeronautica Militare Leonardo Tricarico. Prima dell'inizio del concerto, Riccardo Muti ha salutato il presidente Giorgio Napolitano che ha espresso la sua stima per il lavoro del Maestro. Alla esclusiva serata ha preso parte anche Bruno Vespa, che ha introdotto e "diretto" la registrazione del concerto che verrà trasmesso su Raiuno il 26 luglio alle ore 23.30. Ma dalle finestre del Colle c'erano sottili luci che "tradivano" l'ascolto in diretta su Radiotre del concerto.

Domenica 15 Luglio 2007 Chiudi
GENERAZIONE GENESIS

Nel ’73 il primo concerto al Palasport: «Per me è come rivivere quel giorno»


di LAURA BOGLIOLO e DAVIDE DESARIO

Erano studenti. Non avevano zaini ma i libri li legavano con la cinta. I più fortunati potevano vantare un motorino: il Garelli, il Califfone, il Boxer, il vespone della Piaggio oppure la mitica moto Morini. Per loro il mare faceva rima con Ostia e per andare all’estero, in molti, facevano l’autostop. Sognavano di diventare batteristi, di fare il tour manager per altri gruppi o di diventare critici musicali. La colonna sonora di quegli anni e di quei sogni erano anche i Genesis: mattinate rubate alla scuola chiusi in un garage a suonare chitarre e tastiere fingendosi Phil Collins e Tony Banks; pomeriggi sdraiati sul letto ascoltando I Know what I like; notti a parlare e fumare in macchina col finestrino abbassato e il nastro di Carpet Crawlers che suonava di sottofondo. E soprattutto i concerti attesi per mesi, inseguiti per tutta Italia e anche all’estero. E poi celebrati per anni e anni con il rito del biglietto incorniciato. Eccola la “generazione Genesis”. Riunita di nuovo sotto le note di quel progressive rock che li ha stregati lasciando un segno indelebile nei loro cuori: come i solchi di un vecchio 33 giri in vinile. Un disco che ieri, nel pratone del Circo Massimo, è tornato a girare. Certo, molte cose sono cambiate. Quegli ex ragazzi, oggi sono ultraquarantenni, padri di famiglia, con figli a carico. Parecchi hanno sostituito la “libertà” del motorino con la comodità della macchina, magari anche station wagon. E ai concerti non vanno più: «Costano cari e non sono più emozionanti come una volta - spiega Roberto Maddalena, ristoratore di 42 anni - Adesso ci sono i videoclip, internet, gli mp3 che ti fanno vedere e sentire l’artista preferito come e quando vuoi. Prima era davvero un sogno che si realizzava. Mi ricordo quando i miei amici partirono per andare a vedere i Genesis fino a Grenoble in Francia. Io non potevo. E li ho aspettati a Roma, per il primo concerto romano del ’73, al Palasport». Ma d’altronde anche i Genesis non sono più quelli di una volta: il loro front-man, quel genio e istrione di Peter Gabriel ha scelto la carriera da solista sterzando dal rock verso la sperimetazione elettronica che strizza l’occhio alla etnomusic. «Ho i brividi. Mi sembra di fare un tuffo indietro di vent’anni - dice Paola Zorzi, 44 anni del quartiere Nomentano - Ho cominciato a sentire i Genesis già a dieci anni grazie ai miei fratelli maggiori. Io frequentavo il bar Tortuga dove spesso rossi e neri se le davano di santa ragione. Poi, però, alcuni li ritrovavi insieme al Piper». Non c’è ovviamente solo Roma. La “generazione Genesis” ieri è arrivata da ogni angolo d’Italia: qualcuno con il treno da Bari, altri da Taranto, in macchina da Foligno, in pullman da Parma. Tanti anche gli stranieri: tedeschi, francesi, irlandesi alcuni dei quali con il sacco a pelo hanno trascorso la notte nella conca del Circo Massimo. «E’ un grande giorno - commenta Maurizio Vacca, 48 anni edicolante di Montesacro - Adesso sogno la riunificazione con Peter Gabriel. E il ritorno dei Led Zeppelin». Un sogno che si rinnova.

Giovedì 19 luglio 2007
AVRIL LAVIGNE A FIESTA
Isabella spettarice: non è un pesce d'Avril

DI LAURA BOGLIOLO

E' bad, è dark, ed è amatissima dai più giovani. Avril Lavigne, la teen-idol più famosa del punk-rock, non si è fermata neanche un secondo ieri sera a Fiesta! dove ha stregato un mare di under 16 impazziti per il suo The best damn thing. 'Mitika!', 'Thanks to exists' erano le scritte sugli striscioni. Prima del concerto nel backstage c'è stato il meet & greet per i 20 fan che hanno potuto incontrare Avril per foto ricordo e autografi. I 10mila spettatori insieme a Lorella Cuccarini e Isabella Ferrari hanno acclamato Avril e i suoi lunghi capelli sconvolti dall'onda rock di Sk8er Boi e Complicated e dal ritmo di Everything Back But You e I Can Do Better. Sul palco è salita anche la grintosa Dolcenera, special guest della serata. Dopo due ore di riff frenetici Avril ha salutato i suoi fan già pronti a lasciarsi le e-mail per scambiarsi online foto e video del loro idolo.

VIDEO AVRIL LAVIGNE


Domenica 08 Luglio 2007
Tre metri sopra il jet set

Scatti di un sabato stile Dolce vita: Scamarcio-Miller mano nella mano, Carolina e la Hurley a piazza del Popolo


di LAURA BOGLIOLO

Mancava solo la mitica Vespa per immortalare un romantico pomeriggio stile Dolce Vita. La grande festa per il re dell'Alta Moda Valentino rispolvera vecchi fotogrammi felliniani e scappatelle inaspettate. I nuovi Audrey Hepburn e Gregory Peck si chiamano Sienna Miller e Riccardo Scamarcio. I due attori hanno trascorso la giornata mano nella mano a piazza del Popolo cercando di nascondersi dagli sguardi di curiosi e fans. Sienna, che dopo la relazione con l'attore Jude Law, sembrava aver trovato l'anima gemella nel musicista Jamie Burke, si è lasciata coccolare dall'attore italiano anche al Colosseo e a Trastevere. Ma i rispettivi fidanzati possono stare tranquilli: mano nella mano, ma solo per esigenze di copione. All’hotel de Russie un'altra stella brillava in compagnia di un attore nostrano. Natasha Richardson, figlia di Vanessa Redgrave, faceva colazione con Franco Nero, ex compagno della madre. Ha scelto Trastevere, invece, la sensuale Uma Thurman. Piazza del Popolo è stata la scenografia perfetta di un altro pranzo da star. Al Bolognese la modella ex compagna di Hugh Grant, Liz Hurley e il marito, il miliardario indiano Arun Nayar, hanno assaporato i sapori della cucina made in Italy. Ma non c'è festa dell'alta moda senza blasonati. Al tavolo accanto c'era la sempre bellissima Carolina di Monaco, con il marito Ernst, principe di Hannover: allegri e con tanta voglia di apprezzare le golosità made in Italy. Con loro anche Mario D'Urso, infastidito dal pressing dei paparazzi. Ma come rinunciare a un indimenticabile sabato stile Dolce Vita?


ROLLING STONES A ROMA

Domenica 08 Luglio 2007

Via Urbana in delirio per i Rolling Stones


di LAURA BOGLIOLO

«Ehi Mick, a pic please!». C'erano decine di fans ieri a salutare con grida e flash i quattro esplosivi Rolling Stones che a sorpresa hanno trascorso il pomeriggio alla Recording International di via Urbana. A riunire i quattro principi del rock è stato Martin Scorsese che ha scelto proprio Roma per far visionare per la prima volta a Mick Jagger, Keith Richards, Ron Wood e Charlie Watts il documentario che il regista premio Oscar ha girato sulla vita delle pietre rotolanti. La pellicola, prodotta dalla Bim Distribuzione, si chiama “Shine a Light” (Brilla una luce) ed uscirà in Italia il 22 settembre. Il primo a uscire dalla sala di registrazione è stato Jagger, che ha salutato la folla di fan e curiosi che ha piacevolmente sconvolto il sabato pomeriggio del Rione Monti. Camicia a quadri e canottiera bianca per l'irresistibile gigante del rock che venerdì sera ha immortalato un pezzo di storia della musica nella psichedelica cornice dello Stadio Olimpico. Dopo Mick a raccogliere i flash dei fans sono stati Keith Richards, in compagnia dell'immancabile bandana e sigaretta, Ron Wood, il più disponibile con i fans e Charlie Watts. Per ultimo, in giacca e cravatta, è comparso Martin Scorsese, che farà “brillare” le stelle del rock in un attesissimo documentario.

FOTO, VIDEO E ALTRO SUI ROLLING STONES ALL'OLIMPICO >>


Sabato 07 Luglio 2007 Cronaca, pag. 57

Anne Hathaway e Martin Scorsese
con gli Stones


di LAURA BOGLIOLO

Scossi dal ritmo rock, accarezzati da una lingua gigante simbolo delle storiche boccacce di Mick, scatenati e adrenalinici in curva come in tribuna d'onore per cantare Ruby Tuesday e Angie. I Rolling Stones ieri allo stadio Olimpico hanno calamitato un parterre d'eccezione di stile hollywoodiano. Nel super-protetto backstage post concerto c'era la bellissima Anne Hathaway, la Pretty Princess del Diavolo veste Prada, osannata dai flash dei fans. Tra i più attesi il regista Premio Oscar per Martin Scorsese e l’attrice Sienna Miller. Anche i vip made in Italy si sono confusi tra la folla dei fans per intonare I'm Free e Jumpin' Jack Flash. Al blues Alex Britti ha preferito per una notte il rock purosangue della band britannica. Insieme a lui anche David Zard, Antonello Venditti, Luca Barbareschi, Carmen Consoli ed Elisa hanno applaudito l’intramontabile gruppo rock. Nascondono bene qualche capello grigio sotto cappellini neri con lo stemma dei Rolling Stones gli stoniani di vecchia data che hanno aspettato la notte del concerto in un raduno di oltre 300 fans al locale del Centro Nag's Head e che si sono ritrovati in curva sotto lo striscione “Mick, finalmente a Roma!”.

CINEMA
Giovedì 22 febbraio 2007, Nazionale, pag. 23
CULTURA/ALPHA DOG, IL FILM DI CASSAVETES

Giovani vite da videogame
Il gioco e l'orrore, facce della stessa medaglia
Gli adolescenti americani di Alpha Dog a confronto con quelli italiani

DI LAURA BOGLIOLO


Il mondo dei padrini senza rughe non perdona. Raccoglie il soffio del potere, affina gli artigli e sbrana Carne Fresca. Tutto può succedere nelle ville di Los Angeles dei liceali di buona famiglia, proprio come nel finale di un videogame dettato dagli angoli bui di un cuore facile e senza più coscienza che rapisce un ragazzino senza rendersene conto, lo arruola nel branco e lo giustizia senza pietà. Tutto in nome della devozione di un cane senza padrone che trova in Alpha Dog l'asse della sua vita. Al Metropolitan di via del Corso i giovani del Visconti, La Sapienza e la Luiss tifano fino alla fine per Carne Fresca, Zack, il quindicenne ucciso dalla banda di Johnny Truelove. Lorenzo, 17 anni, del Visconti, Cristiano, 20, studente de La Sapienza, sperano in un barlume di lucidità in Elvis e Frankies che barcolla tra coscienza e incoscienza fino a quando accompagna la vittima diventata amica accanto alla sua fossa. Ma ormai la scelta è stata fatta. Irremovibile e inattesa come le stelle che sorreggono il deserto che assiste alla scena. E tra il pubblico nessuno resta sorpreso o si commuove per le lacrime di Zack quando sta per essere ucciso. Perché liceali e studenti universitari credono che . Droga, omicidi e violenza. Ognuno ha il suo Alpha Dog da raccontare. Il bullo di Lorenzo V. , quello del liceo con qualche pelo in più sulla faccia che detta legge tra i corridoi e chiede soldi per il riscatto del cellulare rubato. Fino al caso più estremo. Quel bulletto di Racalmuto, in Sicilia, bruciato vivo a 23 anni vicino al cimitero e alle parrocchie di Ragalpetra raccontate da Sciascia <<perché dava fastidio>>. . Uno spintone, una vendetta iniziata per gioco e tutto può succedere. spiega Michele Lo Marco, 28 anni, studente della Luiss. Anche confondere il reale e l'orrore della fantasia, perché la forza del branco è tale da interpretare con il vizio del virtuale facce, corpi e decisioni da boia. E quel limite tra normale e violento, bene e male è così sottile che il film di Cassavetes non è poi così lontano dallo spensierato 'Notte prima degli esami. Oggi' di Brizzi. spiegano i ragazzi. Si può diventare buoni o cattivi, nessuno può essere sicuro per nascita, il passo tra Paradiso e Inferno è breve, veloce e senza ritorno. Luca e Azzurra di Brizzi come Johnny e Angela di Cassavetes? Magari in un'altra vita, o più semplicemente in quella dimensione parallela dove il limite viene oltrepassato con una bevuta di troppo, una zingarata sfuggita di mano e l'assenza della famiglia. . ribatte un altro ragazzo. Per amore, per vendetta, sotto effetto delle droghe, l'unica certezza dei ragazzi del Metropolitan è l'importanza della famiglia. . E di confondere il gioco con la realtà. Come in un videogame, dove tutto può succedere, anche che Carne Fresca si alzi dalla fossa senza ferite e ricominci a ridere.

STORIE E PERSONE

Giovedì 22 febbraio 2007, cronaca di Roma, pag. 41
I PRETI CHE VIVONO IN TRINCEA

Paura e preghiere a Sant'Agata:
tutti a messa, ma sotto scorta

Dopo la chiusura per furto il rettore ha riaperto la chiesa solo per la celebrazione

DI LAURA BOGLIOLO

Si affaccia alla finestra con lentezza stando attento a non farsi vedere, indica un ragazzo moro, trasandato, barcollante che gioca con due cani vicino alle panchine diventate letti sporchi e poi si ritrae velocemente. Don Giovanni Pittorru, Rettore di Sant'Agata a Trastevere, è barricato nei locali sopra la chiesa di piazza Sonnino, presa d'assalto due giorni fa dagli sbandati della zona che lo hanno minacciato e quasi aggredito perché volevano soldi durante la messa delle 17.
Don Giovanni ieri mattina ha chiamato una delle fedeli e le ha chiesto di non venire ad aprire il portone alle 8.30 come fa sempre. . La mattinata trascorre lenta, accanto ai passi di tante signore anziane che si fermano davanti alla chiesa chiusa, scuotono la testa e fanno il segno della Croce. . . Sandra corre veloce verso casa a viale Trastevere, lanciando sguardi di paura al gruppo di vagabondi che piantonano l'entrata della chiesa. Una decina di uomini ubriachi, con le braccia arrossate per quei buchi di siringa, mentre si scambiano piccoli oggetti, fanno pipì a cielo aperto e non tolgono mai lo sguardo dalla finestra di Don Giovanni. Il portone della chiesa è imbrattato di scritte, dietro l'angolo, vicolo di Sant'Agata racconta notti di droga libera. <Lì si vanno a bucare> spiega Don Giovanni, scosso e con gli occhi tristi. <E' molto doloroso, ma si tratta di sicurezza, il mio cuore è sempre stato attento a chi soffre>. Sin da bambino, nella sua Gallura in Sardegna, . E anche oggi poco è cambiato. Don Giovanni ha donato molto alle stesse persone che lo hanno aggredito, . Ha fatto dormire nella sua casa uno di quei ragazzi, ha assistito di notte una ragazza che soffre di epilessia procurandole le medicine necessarie. . Può però sfamarli. Don Giovanni mostra il buono per una pizza e una bibita non alcolica alla vicina pizzeria Salernitana. . Un mese fa infatti il Rettore di Sant'Agata è stato aggredito con un coltello . .
Alla messa delle 17 partecipano in molti anche se c'è un po' di tensione e un carabiniere entra ed esce dalla chiesa continuamente. Intimorito, ma coraggioso, guardiano delle anime di Trastevere, ma anche della loro incolumità fisica, Don Giovanni cerca di rassicurare i fedeli e dà appuntamento per la messa delle 20. La chiesa è piena nel giorno delle ceneri, nessuno ha voluto rinunciare. Il portone resterà aperto. . Insieme a lui c'è anche Giampiero Romani, governatore della Confraternita del Carmine in Trastevere. . Stringe mani e saluta Don Giovanni. . Accanto ai suoi fedeli il Rettore ha finalmente ritrovato serenità, ma non dimentica gli sguardi taglienti che lo aspettano sulla piazza.

 

14 febbraio 2007, Nazionale, Cultura
Notte prima degli esami. Oggi
Il flash Mob

Tutti nudi a Firenze

DI LAURA BOGLIOLO

Parola d'ordine sussurrata e la missione ha inizio. Gli orologi vanno sincronizzati su www.portale.it/orario.htm, il foglietto con le istruzioni consegnato dagli organizzatori viene letto di nascosto. L'ordine è di disperdersi dopo un minuto. L'azione di breve durata è concordata rigorosamente sul web. A far scattare i dormienti della Rete di solito è un'e-mail dove si dà solo un appuntamento e si aspetta. Siamo dentro il flash mob. Basta seguire le istruzioni e non svelare a nessuno il perché di quelle richieste folli. 'Il galateo secondo Alvaro Vitali', 'Pinocchio2, la vendetta'. Così nell'estate del 2003 il primo flash mob europeo a Roma sconvolse i commessi della libreria di Messaggerie Musicali a via del Corso sommersi da richieste di titoli impossibili. La folla in movimento ha colpito tutta Italia. A Treviso piazza dei Signori è stata invasa da giovani che indossavano calzini colorati. A Firenze sotto il campanile di Giotto hanno suonato campanelli. A Milano nascono i flash mob durante i matrimoni. Il contagio arriva dagli Usa: qualche anno fa a Manhattan 200 persone hanno fatto la stessa richiesta in un negozio, 'il tappeto dell'amore'. I flash-mobber sono i figli del Web 0.2 che fa diventare protagonista l'utente, così come piace ai giovani, gli stessi descritti da Brizzi, estensione naturale di mouse, T9, Youtube e Wikipedia. Nel film il flash mob è senza veli. Centinaia di ragazzi si mostrano nudi a Castel Sant'angelo. E sul web (www.flashmobitalia.info) è subito scattato l'omaggio al regista. Il 14 febbraio (giorno dell'uscita del film) alle 15.45 a Firenze al Prato delle Cornacchie delle Cascine i partecipanti del flash mob si dovranno spogliare completamente e per 30 secondi gridare "W la libertà!". I passanti sono avvertiti…

Martedì 09 Gennaio 2007, Nazionale
CULTURA, L'USCITA DEL FILM APOCALYPTO

La corsa dei minori alle sale aperte a tutti

di LAURA BOGLIOLO


LA DELUSIONE serpeggia nei corridoi del cinema Maestoso sulla via Appia Nuova. L'ora della censura scatta alle 17,30 quando la responsabile del cinema armata di pennarello rosso scrive sulla locandina appesa all'entrata "V.M. di 14". "Apocalypto ce lo siamo giocato". Un gruppo di liceali under 14 chiede spiegazioni, ma non è soddisfatto della risposta: "Il film è vietato, ce lo hanno appena comunicato". Niente Jaguar Paw, sacrifici umani per le divinità e avventure del regno dei Maya da ieri per i più piccoli che hanno iniziato il tam-tam di sms per sapere come va dall'altra parte della città. Perché il divieto non è scattato alla stessa ora. Anzi, in alcuni casi, i gestori del cinema non sapevano nulla della comunicazione. Continuano ad entrare giovanissimi allo spettacolo delle 19 e delle 22 al Roxy Parioli di via Luigi Luciani e al Galaxy di via Maffi. C'è chi dal quartiere Prati si trasferisce sulla Tuscolana per vivere il brivido di un film vietato col "fuso orario" nella capitale. Marco e Giuliano, 13 anni, hanno provato ad entrare allo spettacolo delle 17,30 al Giulio Cesare, ma il divieto per il film di Mel Gibson è stato assoluto, "senza possibilità d'appello". E' così iniziata la corsa verso la metropolitana che li ha portati al cinema Atlantic di Cinecittà dove c'è solo un cartello nel quale i gestori del cinema in accordo con l'Associazione Nazionale Esercenti Cinema "consigliano ai minori di 14 anni di vedere il film solo se accompagnati dai genitori". I genitori non ci sono, ma si entra comunque. "Dopotutto - spiegano i ragazzi - è solo un consiglio, siamo sicuri che il film non ci spaventerà". Secondo le autorità la comunicazione sul divieto è stata tempestiva. "E' partita in tempo reale al ministero degli Interni per le prefetture, all'Agis e all'Anica dove ci sono le associazioni dei distributori e degli esercenti", ha spiegato Gaetano Blandini, direttore generale per il cinema presso il ministero dei Beni Culturali. "La comunicazione del Codacons è arrivata alle 16,30, il nostro intervento è di un'ora dopo. Si è data così attuazione alla decisione del giudice". E il finale della diatriba legale era già nell'aria. "Prima o poi dovevano vietare Apocalypto". Sara De Santis, 35 anni, ha l'età anagrafica per vedere il film, ma a metà spettacolo esce dalla sala dell'Admiral di piazza Verbano. "E' troppo violento, non ce l'ho fatta, il Codacons e il Tar avevano ragione". Ma intanto la corsa alla sala senza divieto continua.

 

10 febbraio 2007, Cronaca di Roma, chiusura degli stadi

I blogger la pensano così

DI LAURA BOGLIOLO


<Che tristezza la domenica senza calcio!> firmato Pane&Pallone. I blogger romani lanciano pagine in pixel per gridare la loro rabbia contro le partite a porte chiuse, i controlli esagerati e il rischio di non vedere più la Roma in trasferta. Nella pagina dei commenti di www.asromaultras.it si discute sulle nuove norme anti-violenza. . Tifosinrete.blogspot.com lancia un sondaggio che boccia senza incertezze le partite a porte chiuse considerate come . E Tervor_60 fa una proposta: niente più stadio, . Su http://blog.libero.it/asr192 si parla invece del , dei romanisti pronti a fare una colletta per ospitare i tifosi del Parma e del ritorno dei bambini allo stadio. C’è poi chi cerca di fare distinzioni: <l'omicidio dell'ispettore filippo Raciti non è stato compiuto da ultras o da rivoluzionari> si legge su Nextcon.blogspot - ma da delinquenti . I blogger romani sono quindi decisi a non abbandonare la loro passione anche se sono sconvolti dall’omicidio Raciti a cui si dedica una poesia. Su Missfogo.splinder.com si legge: ‘vi regalo un fiore per tutte le volte che venite chiamati sbirri, perché non esistono solo persone che vi disprezzano’.

3 gennaio 2007, Cronaca di Roma

Giovanni Baglioni a Trastevere per il suo primo concerto


DI LAURA BOGLIOLO

Tornerà a febbraio con una nuova serata tutta da solo. A Lettere Caffè, naturalmente. Questa è la risposta di Giovanni Baglioni, classe '82, figlio di quell'"Avrai" di papà Claudio, alle richieste lasciate scritte dai suoi già tanti fans sul libro degli ospiti del locale di Trastevere alla fine della sua prima esibizione da solista. In quella serata aveva folgorato tutti. La sua arte è la chitarra per un assolo acustico di pezzi di Michael Hedges, l'artista che lo ha "fulminato" facendogli nascere la voglia di suonare musica contemporanea. Giovanni parla di Internet come fonte d'ispirazione, scherza sulla non-voglia di cantare e dei soldi necessari per stampare gli spartiti delle composizioni più difficili. "Quasi 100 euro di fotocopie" per la complicatissima Aerial Boundaries suonata prima dell'entusiasmante Air Tap di Erik Mongrain eseguita seduto percuotendo le sei corde della Takamine come se fosse un pianoforte. E poi la composizione dedicata al suo maestro, Pino Forestiere, e "Dalla cenere", assolo che scuote il pubblico. "Ho iniziato a studiare chitarra tre anni fa, ma è la mia compagna di giochi da quando ho 8 anni". A regalargli la prima chitarra elettrica è stato papà Claudio che insieme alla mamma Paola Massari lo volevano direttore d'orchestra.



Sabato 23 dicembre, NAZIONALE, INTERNI, PAG. 13

E SE TI REGALASSI UN'IDEA?

di LAURA BOGLIOLO

ROMA - Il bon ton natalizio funziona così: ripetere un numero x di volte "che bello", simulare sorpresa e felicità ed evitare di fare smorfie, nonostante le solite sciarpe, maglioncini, insalatiere decorate. Ma stavolta proviamo a cercare un regalo diverso, usando fantasia e originalità nelle botteghe del centro di Roma, rispettando una regola ferrea: tutto rigorosamente sotto i 20 euro. Difficile? Possibile.
Si va sul sicuro con i prodotti dei Monasteri, un negozio che offre le specialità dei monaci delle Abbazie d'Italia: ci sono l'elisir della felicità o quello della lunga giovinezza (12.50 euro) a base di principi attivi per mantenersi forti, risultato di antiche formule delle scuole mediche di Salerno e di quella chirurgica di Preci. Bastano poche gocce per trovare sollievo. Non si rimane giovani, ma sicuramente, assicurano gli antichi testi dei monaci, si allontana la vecchiaia. Prodotti naturali e solidarietà anche all'Erboristeria Pontificia: una confezione di saponi fatti a mano nel villaggio thailandese di Chiang Mai costa 9.50 euro; il ricavato della vendita va a favore dell'associazione LunAroma che fa assistenza alle ex prostitute del luogo. E che dire delle cordicelle di incenso di carta di riso e oli essenziali prodotte da una tribù del Nepal (15 euro)? Loro le appendono all'ingresso delle case per cacciare demoni e cattivi pensieri. Sempre utili.
I fidanzati romantici con la voglia di raccontarsi possono regalare un blog al proprio partner e proporgli di tracciare sui pixel la loro storia d'amore. Da Internet alla nuda terra: perché non regalare i bulbi di tulipano (dai 3 ai 5 euro a sacchetto in qualsiasi vivaio), che si piantano oggi per vederli sbocciare a primavera. Appassionati di archeologia? Da A.n. Minerali ci sono pietre, conchiglie e fossili del periodo cretaceo che non superano i 15 euro. Per un Natale doc, la Bottega Danese e i suoi prodotti scandinavi, patria di Babbo Natale: dalle ciotole in legno artigianali (20 euro) ai portacandele in cristallo (15 euro). Spazio ai piccoli alla Città del Sole con il Mini Sound Detector (15 euro) e il microfono direzionale (19) per ascoltare i suoni della natura, la confezione di "ciclomessaggi" (19.50) per scrivere mentre si pedala, le penne levitanti (14) e il kit per la pittura a spugna (14). Per gli appassionati di cartoleria è d'obbligo una visita all'Antica Cartotecnica che odora di inchiostro e pastelli Giotto anni Cinquanta. C'è un angolo nascosto dedicato ai primi del Novecento, con scaffali pieni di rubriche e libri mastri degli anni Venti (20 euro), quaderni con copertine nere, penne, calamai e matite usate dai nostri bisnonni. Dal Papiro si trovano anche sigilli personalizzati (15 euro), penne e pennini in vetro (16 euro), agende dei viaggi e dei vini in carta decorata a mano dagli antichi maestri fiorentini (22.50), carte da lettere con le iniziali (17.25) e una pergamena per tracciare il proprio albero genealogico.
Per gli appassionati di motori, tappa ai negozi della Ferrari. Tra i gadget più richiesti il set di gomme per cancellare a forma di cerchioni luccicanti che ricordano gli sprint della Rossa di Maranello (12.50). Tanti i fan anche per un'altra intramontabile passione: la Vespa 98 cc. del 1946. Dopo quasi sessant'anni e sedici milioni di esemplari prodotti, lo scooter della Piaggio rimane una vera leggenda, celebrata nel negozio Brucante dove si trovano poster e modellini che variano dai 6 ai 15 euro. E' affollatissimo anche l'angolo di "Quattroruote": un tavolo con le vecchie edizioni della rivista dedicata ai motori. Si arriva fino alle edizioni del 1962 e con 4 euro si porta a casa un pezzo di storia made in Italy. Ma c'è anche il Natale solidale. Con la Lav si adotta un cane maltrattato (26 euro), con il Wwf si protegge l'elefante Kiluba (20 euro), mentre con Sole Terra con l'acquisto del Kit Fiori (10 euro) si aiutano i bambini dell'ospedale oncologico di Kiev.

22 novembre 2006, pag. 49 Cronaca di Roma
Piazza Venezia: oltraggio all'arte sacra
di LAURA BOGLIOLO


Da una parte il Campidoglio, dall'altra l'Altare della Patria. In mezzo si interseca e svetta tagliando l'azzurro cielo capitolino di piazza Venezia la chiesa di S. Maria dell'Ara Coeli. Fotogrammi della città più bella del mondo. Reciterebbe così il copione di una guida capitolina, ma stavolta le dissertazioni culturali non bastano per descrivere la Roma che cambia, in peggio, proprio a pochi passi dalla sede dell'amministrazione comunale. Provenendo da
piazza Venezia, passando accanto al Vittoriano in direzione del Teatro Marcello, ci sono gruppi di turisti e cittadini che fissano l'affresco della Casa Romana dell'Ara Coeli, una delle abitazioni della Roma imperiale. Il Cristo, alla sua destra la Madonna, alla sinistra gli angeli e poi qualcosa che distoglie l'attenzione dall'arte e insospettisce. A qualche metro di distanza potrebbe sembrare una macchia di smog. Avvicinandosi ancora di più l'inganno della vista svanisce e lascia spazio alla peggiore delle ipotesi. Ci sono escrementi che sfidano la forza della gravità sull'affresco della Casa Romana dell'Ara Coeli, proprio dove la Sibilla predisse ad Augusto la venuta in terra di Gesù Cristo, “Haec est ara filii Dei”. Un luogo storico, denso di significato religioso, che da settimane giace ostaggio di uno scempio che sembra non avere precedenti. Possibile che qualcuno abbia osato tanto? I romani, mentre aspettano alla vicina fermata dell'autobus 170, lanciano ipotesi. Dalle più tristi, «qualcuno ha tirato una zolla di escrementi di cavallo», alle più ottimistiche, «ma forse la zolla era sulla strada e un'auto passando l'ha calpestata e il risultato è quel mosaico oltraggioso». Ma l'opera, custodita per secoli dai Frati Francescani Minori a cui Innocenzo IV cedette la chiesa, è troppo in alto e distante dalla strada per trasformarsi in un facile bersaglio del traffico. Il mistero resta, proprio in quell'angolo di Roma dove un tempo i sacerdoti erano soliti predire il futuro mediante l'osservazione del volo degli uccelli. E stavolta il presagio è davvero triste.

19 agosto 2006, Cronaca di Roma

Liz Taylor da Los Angeles: quei sandali sono i miei

di LAURA BOGLIOLO


Un paio di sandali turchesi misura 36 custoditi gelosamente in una vetrina di un ristorante del centro di Roma e una lettera arrivata da Los Angeles qualche giorno fa che certifica l'originalità delle scarpe regalate nel '62 durante le riprese del film Cleopatra nella Cinecittà degli anni della Dolce Vita. Più di un anno di riprese per il kolossal prodotto dalla 20th Century Fox costato 44 milioni di dollari e interpretato dalla diva di ogni tempo, Liz Taylor. Il camerino dei due premi Oscar è invaso dai 65 costumi di scena disegnati da Irene Sharaff, un paio di sandali turchesi usati per calpestare i set maestosi del film costruiti negli studi di via Tuscolana, dalle guardie del corpo che proteggono anche i gioielli dai quali Liz non si separa mai e tubetti di antidolorifici per il male alla schiena che la tormentava da quella caduta da cavallo nel film “Torna a casa Lessie!”. Massaggi ogni giorno per alleviare il dolore, una bottiglia di liquido per lenti a contatto (da vista? o quelle colorate che donavano il magico viola allo sguardo della Taylor?) e il pranzo portato da Mimmo Cavicchia, allora personal-gourmet dell'attrice che amava i suoi piatti a base di prosciutto, mozzarella, spinaci crudi e cannelloni di pollo. Tra la Taylor e Mimmo nacque una grande amicizia. Il ristorante di Cavicchia, La Taverna Flavia, si trasformò nel rifugio della diva e di Richard Burton, il Marco Antonio del film, futuro marito di Liz per due volte. Le riprese a Cinecittà stanno per finire e Mimmo chiede un ricordo alla Taylor. Liz prende i sandali turchesi indossati sul set nascosti in una scatola dorata nel camerino e li dona al suo amico romano in segno di affetto. Un'amicizia cresciuta negli anni. Mimmo è stato anche invitato nella villa di Los Angeles dell'attrice per ben due volte. «Mi regalò un altro paio di scarpe nere con tacchi in cambio di un prosciutto che le portai da Roma...» ricorda. Quelle scarpe furono in seguito rubate, mentre i sandali turchesi sono ancora custoditi nel suo ristorante nella sala Little Liz dove Mimmo fa ha ricevuto una visita a sorpresa. Deluce Wilnding, la nipote di Liz, venuta a Roma per portare i saluti della zia al suo amico Mimmo. «Credevo fosse uno scherzo - spiega Mimmo - e invece poi mi ha dato il numero di telefono della Taylor, l'ho chiamata, è stata un'emozione grandissima». Liz ancora si ricorda di quei sandali. «Hai ancora le mie scarpe?» ha chiesto, «vorrei che tutti sapessero che sono veramente le mie». «Non credevo alle mie orecchie - dice Cavicchia l'avvocato-gourmet - Devo aver balbettato qualcosa per ringraziarla. Poi ho sentito che spiegava con precisione a una sua segretaria cosa desiderava venisse fatto». «Cinque minuti dopo un'altra telefonata da Los Angeles - racconta emozionato e divertito l'amico romano di Liz - Questa volta era di Pamela la segretaria particolare che mi annunciava che avrei ricevuto una lettera con la certificazione dell'autenticità di quei sandali: il regalo di un'amica vera». Ed eccolo il testo di questo singolare certificato: “I sandali turchesi della Taverna Flavia sono un personal gift di Liz Taylor al suo amico Mimmo e sono stati indossati sul set di Cleopatra”. Le stesse scarpe calzate nel '62 da Liz Taylor che a 74 anni, affetta da una grave insufficienza cardiaca, dopo una vita di successi e scandali e una stella sulla Hollywood Walk of Fame al numero 6336, ancora non ha dimenticato.


luglio 2007, CRONACA DI ROMA, CONCERTO DI BATTIATO

Seimila in delirio, la cura Battiato funziona


di LAURA BOGLIOLO

Una Fiesta come non si era mai vista per seimila persone. Immersa in un mix di rock, sound classico, arti e chitarre elettriche. Il sacro e il profano stampato su spartiti invade Capannelle ritmata dai cori degli "Abbattiati" avvolti nelle bandiere della Trinacria. "Facciamoci sentire", grida Davide Rombaldi , 26 anni, di Catania. L'appuntamento per i fedelissimi di Franco Battiato in concerto ieri al Roma Rock Festival era alle 18.30 davanti alla biglietteria. Un raduno pre-concerto per centinaia di fans da tutta la Penisola, organizzato sul forum del sito del fan club www.fanbattiato.com per lo scambio di cimeli: da Pollution, secondo album dell'artista nella versione per il mercato giapponese, a quello che i collezionisti chiamano il feticcio, ossia il cd Telaio magnetico, autografato. Alle 20.30 via al Battiato-watching: appostamenti strategici alle entrate per vedere il suo arrivo. Un grido: "Eccolo!". Corse per strappare una foto e un autografo all'autore di "La cura" e di tante altre creazioni meravigliose. Alle 21.30 sale sul palco l'artista newyorchese Joan As Police Woman . L'entusiasmo esplode quando compare il cantautore dalla mente vulcanica come quell'Etna sotto cui è cresciuto. Battiato canta seduto su un tappeto persiano illuminato da sfere bianche. È grande, anche quando mentre canta "Le stagioni dell'amore", si accorge del malore di una ragazza e interrompe il concerto chiedendo soccorsi per la spettatrice. Che, dopo poco, si riprende. E lui ricomincia il canto, accompagnato dall'orchestra regionale della Toscana, il poeta-filosofo Manlio Sgalambro , Angelo Privitera e i giovani rocker Fsc .

18 luglio 2006, Cronaca di Roma, PAG. 43
CONCERTO DEPECHE MODE ALL'OLIMPICO

Mastrandrea e Silvestrin in coro con i Depeche Mode


<i'M gRACE, FROM hOLLAND>. Sdraiati sull'asfalto davanti all'Olimpico, armati di pennelli e bombolette spray. Dipingono gli striscioni portati da Siracusa, Amsterdam e Trastevere. C'è anche chi si cambia dentro l'auto perché dall'ufficio non ha fatto in tempo a passare a casa. Dorso nudo, gilet nero di pelle stile Dave e cresta laccata in testa. La loro più che una passione è una devozione per quel sound introverso e magico che li ha portati a Roma da tutta l'Italia. Dave Gahan, Martin Gore e Andrew Fletcher, i Depeche Mode e i loro 25 anni di electro pop inglese incoronati Re di Roma ieri sera in un Olimpico da sold-out con 80mila presenza. Il concerto del ''Touring the Angel 2006 'scalda le vie della Capitale con caroselli di clacson e bandiere al vento per l'arrivo dei , come i fan chiamano la band cult degli anni Ottanta. . Per Elisa Diotallevi, 37 anni romana, è e che esplode davanti alle immagini caledoiscopiche dei sei maxi-schermi dello stadio. grida Marco Curticelli, bolognese, del fan club, che ha già visto le date di Berlino e che ha collaudato la scenografia dei fan. . I DM-maniaci sono pronti. spiega Orietta Dell'Asta, 24 anni, studentessa di Catania.. Prima gli scozzesi Franz Ferdinad, special guest della serata, poi finalmente i tre di Basildon, protagonisti di questa notte dark e pop. Luci spente e solo grida quando il palco mobile invade il campo accerchiato da giochi di luci, navicelle spaziali e l'enorme sfera che lancia messaggi tra la folla che ormai è una sola onda di emozioni e grida per i grandi successi: da "Personal Jesus" a "Just Can't Get Enough", da "Never Let Me Down" a "Enjoy The Silence" fino alle ultime hits dell'undicesimo album "Playing The Angel".

28 LUGLIO 2006, Cronaca di Roma, PAG. 45
Raduno di harley, a Rock City tutti in sella

DI LAURA BOGLIOLO


A cavallo dei mitici big twin americani per festeggiare anni passati a divorare asfalto. Ieri sera al Rock City dell'Eur (via delle Tre Fontane) un'unica colonna sonora ha accompagnato la notte: l'inconfondibile sound del propulsore bicilindrico della Harley Davidson per una serata dedicata allo stile Road 66. Harleysti e free bikers di Roma e provincia hanno sfilato nel villaggio musicale dell'Eur nella serata dedicata alla mitica moto made in Milwaukee nel 1901 che da decenni raccoglie appassionati di tutto il mondo. Centinaia le bandane e le magliette con l'inconfondibile aquila tutta americana. I pantaloni sono rigorosamente in pelle e gli stivali con le borchie. Centauri con lunghe barbe e adesivi di tante nazioni per ricordare i lunghi viaggi sulle due ruote percorsi in solitaria o in compagnia di altri amanti della big twin che ha fatto impazzire generazioni intere. Si celebra il mito della moto ''selvaggia'' per eccellenza, quella amata da James Dean, Marlon Brando, ma anche Mickey Rourke e George Clooney. Ci sono gli harleysti ma anche curiosi, famiglie intere e bambini incantanti davanti ai giganti della strada. Sfilano Harley Davidson stile cutom, live hard, dragster, ma anche quelle meno rifinite, più primitive. Tante anche le donne pronte a festeggiare per un raduno tutto particolare che ha visto gli harleysti esibirsi in giri di pista acrobatici. E poi tutti sotto il palco a cavallo delle moto per assistere al concerto dei Backstreets, tribute band di Bruce Springteen. Tanti i successi che hanno fatto impazzire a suon di rombi e accelerate i centauri: da I'm On Fire, No Surrender e Glory Days a Dancing in The Dark. Tutti ad urlare Born in the Usa, tutti nati in America, almeno nel cuore conquistato dalla Harley.


19 aprile 2006 Cronaca, pag 35

Benedetto XVI e Ciampi al Natale di Roma
DI LAURA BOGLIOLO
Nei tempi antichi la chiamavano Palilia in onore della Dea Pale, protettrice dei pastori. Nel Terzo Millennio il Natale di Roma è sinonimo di arte, musica, trionfo della romanità e del sacro. Perché al concerto delle 21 all'Auditorium Parco della Musica ospiti d'onore saranno il Pontefice Benedetto XVI e il Presidente della Repubblica Ciampi. I festeggiamenti iniziano giovedì alle 22.30 con Aspettando la mezzanotte al Foro Romano. Appuntamento alla Terrazza tra via Clivo Argentario e via San Pietro in Carcere per l'evento organizzato da Alessandro Cochi, consigliere del I Municipio della Commissione Cultura, coordinatore di Identità e Tradizione, che invita i romani a celebrare con letture di brani tratti dai classici latini e canzoni popolari, l'origine ed i fasti della Caput Mundi.
I primi a scendere in campo il 21 aprile saranno gli affezionati del Gruppo Storico Romano che alle 9 a Porta San Sebastiano celebrano la cerimonia d'apertura della Porta Appia. Alle 11 la festa si sposta vicino alla Tomba di Priscilla con la rievocazione del solco dell'Urbe, mentre la sera ci sarà la premiazione del concorso Dea Roma presso il locale omonimo a via Ardeatina. Il festeggiamenti del Gruppo Storico Romano proseguono il 22 con i ludi gladiatori a via Appia Antica e il rito della Palilia alla Bocca della Verità, mentre il 23 si prosegue con la maestosa sfilata in abiti storici dal Colosseo lungo i Fori Imperiali alla quale partecipano quasi 600 amanti di Roma provenienti da tutte le parti del mondo. Esploderà anche l'arte con l'apertura e l'ingresso gratuito a tutti i musei civici della Capitale. Dal Museo di Roma con le mostre Ippolito Caffi. Luci del Mediterraneo e Giuseppe Cavalli. Fotografie 1936 - 1961, al Museo di Roma in Trastevere con il Festival di Fotografia Internazionale di Roma.
Inizierà in concomitanza del Natale di Roma il Festival Concerti e Palazzi, dal 500 ad oggi che si apre con lo spettacolo Sonatemi un balletto presso Palazzo Carpegna. Alle 20.30 si potrà ascoltare musica all'Accademia di Francia di Villa Medici con Le donne e il jazz che propone concerti per riscoprire il jazz al femminile. Infine, al Teatro di Tor Bella Monaca andrà in scena lo spettacolo Radio clandestina di Ascanio Celestini che ricorda l'eccidio alle Fosse Ardeatine.


Mercoledì 26 Aprile 2006, pag. 40

Al XVII Municipio "Pronto baby sitter", servizio a domicilio da prenotare
Se telefonando arriva la "tata"
di LAURA BOGLIOLO

Basta una telefonata e la tata arriva a domicilio. ''Pronto baby-sitter'' è il progetto nato nel Municipio XVII dalla volontà delle mamme. Iniziò tutto con una riunione spontanea tra genitori del quartiere e il presidente Roberto Vernarelli. "Molte mamme - spiega Vernarelli - impegnate in attività lavorative o semplici casalinghe avevano evidenziato la necessità di poter contare su un sostegno pratico per riuscire a godere di una sola ora di tranquillità nel corso della giornata". Negli asili nido non c'era più spazio, chi avrebbe accudito i bambini? Si è pensato ad un'idea rivoluzionaria finanziata dal municipio. Il servizio, nato nel 2004, consente alle mamme di prenotare la propria tata chiamando il numero 338.9444986. Le prenotazioni avvengono il venerdì dalle 18 alle 20. Il servizio, a disposizione degli abitanti del Municipio XVII, è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 9,00 alle 13,00 e dalle 14,00 alle 18,00. Quanto si paga? Solo 3 euro l'ora. Due euro invece se i bambini da accudire sono due. Il servizio viene affidato tramite bando ad un associazione privata che offre tate specializzate a domicilio. Arrivano tantissime richieste anche dai vicini Municipi, ai quali però non si può dare seguito, perché il servizio è riservato ai residente del XVII. Le operatrici sono facilmente riconoscibili per il look: maglietta stampata con il nome del progetto, valigetta contenente materiale ludico - didattico e cartina del territorio. Ma non finisce qui. Perché a luglio e ad agosto c'è ''Baby by night''. Un baby parking gratuito con giochi, cineforum e animazioni. Il sabato sera i genitori possono lasciare i piccoli nell'asilo by night presso lo spazio ''Bimbo mio'' di via Cantore 4, vicino a piazza Mazzini. Mamma e papà possono godersi una serata estiva in giro per la capitale, mentre i bambini vengono accuditi in uno spazio baby divertente. Il servizio è completamente gratuito (per informazioni e prenotazioni: 06.3700510, 3476886520). Nel Municipio, che comprende il quartiere Prati e Della Vittoria, con una popolazione di oltre 71.200 abitanti, ci sono altri due Spazi Baby che accolgono bambini dai 18 ai 36 mesi (Via A. Emo, 8, Tel 06.39726732, Viale Angelico, 28, Tel 06.3720043, orari 8-13,14.30-19.30). Per l'accesso è valida la stessa lista di attesa per gli Asili Nido. Se tramite tale lista si ottiene il diritto all'accesso al Nido, si potrà optare per l'iscrizione allo Spazio Baby in alternativa al Nido. L'accoglienza si articola su due fasce orarie di cinque ore ciascuna. E il 3 aprile è nato ''L'asilo nido che non c'è'', la struttura di via Fornovo 10 autogestita dal comitato spontaneo dei genitori dei bambini in lista d'attesa per gli asili nido. Ospita 70 bambini e non ha ottenuto l'autorizzazione dell'Asl "perché - come spiegano dal Municipio - l'ingresso della struttura non è perfettamente al livello stradale".


14 aprile 2006, cronaca
Musei aperti per ferie

DI LAURA BOGLIOLO

Le opere di uno dei più grandi maestri del Quattrocento nello splendido scenario delle Scuderie del Quirinale. Antonello da Messina e la ricostruzione visiva del corpus pittorico nel perfetto equilibrio tra il linguaggio italiano e nord-europeo. Ma anche la figura di artista-reporter di Caffi in Luci del Mediterraneo al Museo di Roma e il progetto espositivo a cura di Rudy Chiappino sul percorso artistico di Amedeo Modigliani al Complesso del Vittoriano. Sarà festa nelle case dei romani, ma anche nei musei che consacrano una delle più attive primavere della cultura. Perché anche durante le feste il Sistema Musei Civici e le grandi mostre spalancheranno le porte a romani e turisti. Si potrà trascorrere Pasqua e pasquetta all'ombra di Marco Aurelio e del Festival della Fotografia organizzato da Zoneattive quindi, ma anche lunedì 24 e martedì 25 aprile le più belle dimore museali, le ville e i parchi storici rimarranno aperti. Grande sorpresa poi il 21 aprile, quando il Natale di Roma verrà festeggiato con l'ingresso gratuito nei musei civici.
Al Macro si potranno ammirare le esposizioni di Leandro Erlich, Erwin Wurm e Gianni Dessì. Al Museo di Roma in Trastevere c'è Paesaggi di guerra con le fotografie di Luca Campigotto, Riccardo Mazzoni, Simon Norkol e Lorenzo Pitturi, un percorso che sintetizza il rapporto tra presente e passato, mostrando i grandi eventi della Storia. Al Chiostro del Bramante si potrà fare una full immertion nelle opere di Giulio Aristide Sartorio, uno degli artisti più rappresentativi del simbolismo e del liberty italiano.
''Roma avrà i musei aperti più di qualsiasi altra città europea''. Così Gianni Borgna, assessore alle Politiche Culturali, ha presentato ieri l'iniziativa promossa dalla Sovarintendenza dei Beni Culturali e Zètema Progetto Cultura. ''Dopotutto Roma - ha continuato Borgna - si contraddistingue per un turismo culturale che sconfigge ormai da tempo quello mordi e fuggi e conferma il trend positivo''. Qualche esempio? Villa Torlonia sta registrando una media di 800 visitatori nei giorni feriali e di 1200 in quelli festivi. Perché accanto ai musei ci sono anche le ville e i luoghi storici da visitare. Dai Mercati Traianei, alla Casina delle Civette e Casino dei Principi di Villa Torlonia, fino ad arrivare al Planetario e al Museo Astronomico.
E gli orari? Quasi tutti i musei osservano orario continuato dalle 9 alle 19, altri invece resteranno aperti fino alle 14 (info: tel. 06.82059127). ''Un'iniziativa - ha concluso l'assessore Borgna - che può realizzarsi grazie all'impegno dell'amministrazione comunale ma anche alla disponibilità dei dipendenti''.
Ancora arte ai Musei Capitolini con Tutta Roma ad opera di Martin Parr e Il secolo delle vacanze, retrospettiva dedicata a Henri Cartier-Bresson. Per la prima volta a Roma si potranno ammirare le opere di Giuseppe Cavalli a Palazzo Braschi e infine le immagini del fotoreporter Mario Pondero presso la Sala Santa Rita. Aperti anche il Museo delle Mura, Napoleonico, Pietro Canonica a villa Borghese e la Centrale Montemartini.
E poi le grandi inaugurazioni. Il 21 verrà aperta al pubblico la splendida Ara Pacis ristrutturata sotto lo sguardo attento e la genialità artistica dall'architetto americano Richard Meier. Appuntamento, infine, il 10 maggio con l'inaugurazione del museo Bilotti nell'ex aranciera di Villa Borghese. Il collezionista ha lasciato alla capitale la sua splendida collezione di arte contemporanea che comprende anche quadri di De Chirico.


Lunedì 10 Aprile 2006, nazionale, pag. 10
Speciale manager e stakanovisti
Biagiotti: "Fatica? Per me è un gioco"
di LAURA BOGLIOLO

ROMA - Lavinia Biagiotti, 28 anni, vice presidente della Biagiotti Group, quante ore lavora al giorno?

"Arrivo a lavorare fino a 12 ore, i miei genitori mi hanno insegnato la religione del lavoro, fare sacrifici per raggiungere gli obiettivi senza mai perdere la passione".
Ha dei segreti per resistere allo stress?
"C'è una filosofia che viene dall'Oriente. Dietro la mia scrivania c'è la frase di un filosofo cinese. Dice: "chi è maestro dell'arte di vivere non distingue tra gioco e lavoro, fatica e divertimento". E' un motto che seguo con serenità ogni giorno".
Fa molti sacrifici?
"Non li chiamerei sacrifici, ma regole di vita per arrivare a lavoro piena di energia tanto che i miei collaboratori mi chiamano scherzosamente "duracell". Poi non mi piace la vita mondana, la sera esco poco, cerco di andare a letto presto e programmare la giornata".
E per rilassarsi cosa fa?
"Mi basta una passeggiata e d'estate qualche ora al mare il sabato mattina, ma poi si torna al lavoro, anche nel weekend".


28 febbraio 2006, pag. 49

Da Zero a Centomila l'assalto dei sorcini
DI LAURA BOGLIOLO

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'Tre, due, uno Zero!''. Brividi, battiti, cori e striscioni verso il cielo del Palalottomatica che promette ancora pioggia e freddo, ma non scoraggia i sorcini stretti, anzi abbracciati sotto le capannine fatte di ombrelli colorati, mentre si scambiano panini, foto e poster, quasi come in un rito. Il rito dell'attesa del concerto di Renato Zero, quello che Marta De Santis e Giulia Bevilacqua, 26 anni, hanno già vissuto a Torino. Le pendolari di ''Il cielo'', ''Fermo posta'' e ''Tutti gli zeri del mondo'' mangiano chilometri e inghiottono ore d'attesa per vivere una serata ''con il Mago che ti emoziona e fa bene all'anima''. Marta e Giulia stanno per raccontare la loro avventura torinese, ma guai a svelare la scaletta della serata. Trentenni, quarantenni, ma anche bambini di 8 anni vogliono che Renato, il loro Renato, regali una notte di sorprese. ''Stanotte a Roma c'è stato il terremoto! E' arrivato lo Zeromovimento!'' grida Fabio Mattei, 36 anni, impiegato, maglietta nera del tour di Zerofobia scolorita dal tempo dei 20 concerti visti. ''La maglietta - spiega Fabio - è di mia madre, che ha passato la sua passione per Renato a me''. Il suo primo concerto Fabio lo ha visto a 10 anni. ''Il tour Tregua - spiega Fabio - fu un'illuminazione, Renato mi fa sentire libero''. In oltre 10mila hanno aspettato per ore l'apertura dei cancelli per la prima data romana del tour ''Zero Movimento'' del cantautore che pizzica le corde del cuore da 3 generazioni. Davanti al box della biglietteria c'è ancora qualcuno che chiede se ci sono biglietti. Ma la parola d'ordine per le 4 date romane è ''Sold out''. Tutto esaurito, ma non sul web dove scatta la caccia al biglietto. Marco Lucidi, 44 anni, viene da Modena e ha appena comprato due biglietti a 133 euro messi all'asta sul sito di Ebay.it. ''Ho speso tanto, anzi troppo - spiega Marco - ma non potevo deludere mia moglie, facciamo finta che questa sia la nostra seconda luna di miele, un week-end a Roma e il concerto del nostro Renato''. ''Renato è vero, sanguigno, romano, ma anche cittadino del mondo''. Parola di Sandra Nardecchia, 56 anni, romanissima lei, brasiliana la sua amica Carla fan di Zero nonostante un oceano di lontananza. ''Ho programmato la mia vacanza in Italia in base al tour di Renato Zero, questo sarà il mio primo concerto da sorcina'' spiega emozionata Carla. Qualche minuto prima delle 19 le capannine di ombrelli si chiudono. Piove ancora, ma bisogna prepararsi per la corsa alla conquista dei posti quando i cancelli si apriranno. ''E' bello pescare sospesi su di una soffice nuvola rosa!'', ''Renato fammi Il Dono! Sposami''. ''Siamo Zero assoluto! Ma vicino a te siamo Tutto''. I sorcini scaldano i muscoli per lo scatto finale, ma anche le voci già pronte a recitare cori sotto il palco. Alle 19 si aprono i cancelli. Ressa, ma senza ansia e poi le prime corse per accaparrarsi i posti migliori. Si entra e già il fiato si spezza per l'emozione. Una scenografia futurista, un palco che è quasi un astronave è pronto ad accogliere Renato che alle 21 appare e stappa un boato di grida e applausi. Si inizia con ''Il Jolly", "Guai", "Mentre aspetto che ritorni". E poi "Voyeur", "Magari'' "Fantasmi", fino a "Uomo no" e "La vita è un dono". Due ore e 40 insieme a Renato. Uno spettacolo del cuore per i 10mila sorcini.

12 marzo 2006, pag. 53

Totti e Ilary in platea per Fiorello

di LAURA BOGLIOLO

«Campione!». Lo spettacolo non è ancora iniziato ma gli applausi e le grida sono già esplosi. Entra in campo Francesco Totti, accompagnato da Ilary Blasi poco prima che al Palalottomatica inizi lo show di Fiorello “Volevo fare il ballerino”. Tutto lo stadio è per Totti e lo incita con un applauso. Sono accorsi anche Sergio Rubini, Claudio Santamaria, Lucio Presta, Bobo Craxi per vedere Fiorello. In platea anche la moglie Susanna, la mamma Rosaria e la sorella Katy. Tutto esaurito per le due date romane, attese da tantissimi fans. «Balla, canta, recita, nessuno è meglio di lui!». Franco Giacinti, 49 anni: «Vengo da Augusta e Fiorello rappresenta una speranza, un conterraneo che dal nulla è diventato l'artista più richiesto». Come lui altri 10mila appassionati hanno aspettato l'apertura dei cancelli per ore. Perché Fiorello piace proprio a tutti. Alla famiglia Franti, mamma, papà e due bimbe, che ha parcheggiato quasi a un chilometro di distanza pur di arrivare in tempo. Tantissime ragazze ultratrendy sperano nell'incontro fatidico: «L'ho aspettato 4 ore davanti a Radiodue - spiega Mara Giuliani, 19 anni, studentessa - per avere un suo abbraccio. Stasera voglio una foto». Notte di emozioni, come il duetto di Fiorello con Michael Bublè in collegamento dal Canada: cantano “Home”. E le distanze, come per magia, non esistono più.

16 marzo 2006, pag. 49


Morgan duetta con Battiato e Asia vj: sono notti d'argento


di LAURA BOGLIOLO

Eccentrici, anticonformisti, inimitabili, geniali, provocatori glam, ma soprattutto imprevedibili. Marco “Morgan” Castoldi e Asia Argento sono la coppia delle sorprese, capaci di sminuzzare e riassemblare ogni genere di arte. Lui ieri sera, assalito da fan giovanissime che imitano la sua poco consueta acconciatura, ha reinterpretato una delle opere più intense di Fabrizio De André tratta da "L'Antologia Di Spoon River" di Edgar Lee Masters, con un duetto da antologia con Franco Battiato. Lei, attrice e regista dark, sarà dj venerdì al Piper. Ieri sera l'Auditorium Conciliazione ha accolto l'artista milanese che ha cantato, suonato il pianoforte e l'organo Hammond incantando il pubblico scatenato sulle note di “Non al denaro, non all'amore né al cielo", l'ultimo album dell'ex Bluvertigo. A fare il tifo per Morgan non solo i giovanissimi della tribù electrodarkpsichedelica, ma anche cinquantenni appassionati di De Andrè, curiosi di ascoltare la nuova lettura musicale data all'opera che l'artista scomparso pubblicò nel 1971. La bella attrice e regista dark, mamma della piccola Anna Lou, venerdì sarà invece dee jay performer fino all'alba al Piper di via Tagliamento. Appuntamento alle 24 quando Asia, accompagnata dalla sua sterminata personale collezione di dischi, mixerà sulla plancia del locale vinili d'autore, dal rock elettronico ai Rolling Stones fino alle sonorità house. A sorpresa, accanto alle note più scatenate, Asia Argento proporrà anche passaggi di Vivaldi.

2 marzo 2006, pag. 49
Compleanno per Lou Reed all'Auditorium

DI LAURA BOGLIOLO

Una febbre selvaggia dai ritmi graffianti contagia veloce il popolo del rock'n'roll. Neanche il vento che soffia freddo e crudele davanti all'Auditorium del Parco della Musica scalfisce la temperatura già calda dei fan di Lou Reed. Capelli brizzolati per qualcuno in fila un'ora prima dell'inizio del concerto per assaporare ogni istante della serata che promette un sound scatenato d'autore. Cinquantenni collezionisti di Lp che sperano di strappare un autografo sulla copertina del rarissimo 33 giri ''The Velvet Underground & Nico'' resa famosa dalla banana in primo piano opera di Andy Warhol. Non solo ricordi però. Ci sono tantissimi giovani nella platea della splendida Sala Santa Cecilia. I fan di Lou Reed sono soprattutto ventenni e trentenni battezzati al rock proprio dall'ex leader dei Velvet Underground, . C'è anche chi ha assediato l'Auditorium già dal pomeriggio sognando di incontrare Lou Reed durante il sound check. Nessun avvistamento mentre sale l'attesa per assistere all'unica data romana del ''Winter Tour'' iniziato il 25 febbraio. Alfredo Manfredonia, 24 anni, fa il bis. Ha già assistito al concerto di Firenze e non vuole perdersi quello nella sua città. Anche perché il mercoledì da leoni rockettari vissuto al Parco della Musica è un evento davvero speciale. Non solo per la presenza sul palco degli storici compagni di avventure Mike Rathke, Fernando Saunders, Tony Smith e Rob Wasserman. Ma anche perché alla mezzanotte si festeggia il compleanno di Lou Reed. Sessantaquattro anni scanditi sul palco di un concerto voluto solo per la voglia di cantare senza dischi in promozione. Qualcuno srotola uno striscione con la scritta ''Happy Birthday!'', ma non sa se avrà il coraggio di mostrarlo durante il concerto. Perché Lou Reed, raccontano, è riservato, anche se regalare emozioni come nessun altro. Ed emozionato è anche Matteo, 18 anni, al suo primo concerto del padrino del rock'n'roll animal. Andrea, 26 anni, romano, è in ansia e da giorni sul sito del fan club www.loureed.it lancia appelli disperati per cercare il biglietto. Ma il concerto segna il tutto esaurito ormai da mesi. In più di 2800 hanno preso d'assalto il botteghino dell'Auditorium che in pochi giorni ha segnato il sold out. Alle 21 è ora di far silenzio. Si spengono le luci e le prime note di ''Paranoia Key of E'' fanno esplodere la sala in un lungo applauso seguito dalle grida per ''Rock Minuet'' e ''My House''. Ed è già puro ed entusiasmante rock'n'roll, almeno per una sera.

14 gennaio 2006, pag. 35
VOGLIA DI CINEMA

di LAURA BOGLIOLO

Poltrone rosse, odore di pop-corn e il sogno che inizia. C'è un cuore che batte in 46 sale cinematografiche del Lazio dove, dal 17 gennaio e per tutto il 2006, andare al cinema il martedì e il mercoledì costerà 2,50 euro. Grazie a Voglia di Cinema, iniziativa presentata ieri e realizzata dagli assessorati alla cultura della Regione Lazio e della Provincia di Roma, dall'Anec Lazio con la partecipazione del Cotral, tutta la famiglia potrà assistere alle prime visioni a prezzi stracciati. Il progetto, che esclude per il momento le sale della Capitale, vedrà anche il coinvolgimento di attori e registi nell'ambito di incontri speciali con il pubblico in sala. «Vogliamo sostenere il cinema come esperienza culturale anche nella provincia - ha spiegato Giulia Rodano, assessore alla Cultura, Spettacolo, Sport della Regione - e presenteremo nella Finanziaria regionale altre iniziative come l'anticipazione della restituzione dell'Iva ai produttori cinematografici che scelgono la nostra regione come location per i loro film». Per il progetto la Regione ha stanziato 400mila euro e la Provincia 40mila. «È un'iniziativa che va in contro-tendenza rispetto alle ultime scelte politiche - ha detto Vincenzo Vita, assessore alle Politiche Culturali della Provincia - E poi c'è la moda dei film visti sui cellulari che riduce l'arte cinematografica a un gadget». Soddisfatto anche Giuseppe Ciotoli, presidente dell'Anec Lazio: «Portare i film di qualità anche in provincia è il nostro obiettivo, ridurre i costi favorirà tutte le famiglie». Franco Cervi, presidente del Cotral, ha inoltre annunciato iniziative speciali sui trasporti per favorire lo spostamento da un paese all'altro. Tutti uniti dalla voglia di cinema quindi, anche i testimonial della campagna. Da Andrea Guerra, compositore delle musiche di L'ultimo Bacio, Jun Ichikawa di Cantando dietro i paraventi di Olmi, Silvio Muccino, interprete di Manuale d'amore, e Ferzan Ozpetek, il regista di Cuore Sacro. Ma la voglia di cinema esploderà anche a Roma. Gli assessori Vita e Rodano hanno annunciato che nella Capitale si ripeterà un'iniziativa simile a Cin Cin Cinema: biglietti ridotti nei giorni feriali.

INTERVISTE AI TESTIMONIAL

INTERVISTA A SILVIO MUCCINO
Testimonial di Voglia di Cinema 2006

A 23 anni già tanti film di successo e altri in preparazione. Voglia di cinema letteralmente?
E' la mia grande passione, per questo ho aderito all'iniziativa. Conosco tanti ragazzi che rinunciano ad andare al cinema perché costa troppo e iniziano a scaricare i film da Internet, una vera malattia che rovina il cinema italiano, ma elimina anche l'elemento della socializzazione.
Perché il film visto in sala è quasi un rito
Certamente. C'è un fascino particolare, la possibilità di vedere meglio gli sguardi, le inquadrature, e poi c'è l'elemento umano, è bello ritrovarsi insieme al cinema ed è emozionante decidere di condividere due ore di sogno con qualcuno. Ti costringe ad uscire di casa, a spezzare l'isolamento al quale può portarti il film in Tv o, peggio ancora, sul cellulare, un mezzo che distrugge la poesia del cinema.
Un progetto che aiuterà il cinema italiano quindi
Ne sono sicuro, anche perché i film italiani stanno cambiando. E' finita la fase ''autistica'', intimista. Si fanno film per comunicare con la gente, per essere più vicini al pubblico, per rappresentare i loro sogni e le loro paure con un linguaggio sempre più diretto.
Proprio come fa Carlo Verdone con cui ha finito di girare ''Il mio miglior nemico''
Carlo è un mito per me. Sa cogliere gli aspetti migliori e peggiori della gente. Siamo tornati da poco dalla Turchia e lavorare con lui mi ha fatto crescere molto professionalmente.
A 16 anni ha scritto con Gabriele ''Come te nessuno mai''. Si sente più attore o sceneggiatore?
Mi piace recitare, imparare i tempi della commedia, impersonare personaggi passionali come me, ma forse, ultimamente, mi sento più sceneggiatore. Spesso sento proprio l'esigenza di scrivere e di stare lontano dalle luci dei riflettori.

INTERVISTA A OZPETEK
Testimonial di Voglia di Cinema 2006

Perché ha aderito all'iniziativa?
I film sono fatti per essere visti al cinema, dove c'è un'altra dimensione, ma i biglietti costano troppo. Una famiglia per una serata al cinema e una pizza spende prezzi esorbitanti. Per questo condivido ''Voglia di Cinema''. Il cinema italiano ha bisogno di risollevarsi. Lo stesso problema della scarsa affluenza nelle sale c'è anche in Francia, Germania e Turchia.
Per questioni economiche, ma anche sociali?
Certamente. Il cinema è un luogo di aggregazione, di socializzazione, spazi rari a Roma. Dopo l'11 settembre c'è sempre più paura di stare in mezzo alla gente e ''Voglia di cinema'' può essere un modo per abbattere i timori e condividere insieme un momento d'arte.
Ama molto Roma, una città spesso presente nei suoi film
La Capitale è una delle location che preferisco. Amo perdermi in certi vicoli di Roma e raccogliere stimoli e sguardi per scrivere. Diciamo che sono nato nell'Impero Romano d'Oriente, la Turchia, ma mi sento cittadino di quello d'Occidente, Roma.
Anche il suo prossimo film lo girerà a Roma?
In gran parte, per il resto in qualche città del Sud d'Italia. Ho finito il soggetto con Gianni Romoli. Dovevo iniziare a girare il 12 luglio, ma ho Saturno contro… quindi inizieremo a settembre.
Rivedremo un Ozpetek da Cuore Sacro, misteriosamente perso tra identità e memoria?
No, Cuore Sacro è stato una vera svolta nella mia carriera professionale, ma rimane un film unico, appunto ''sacro''. Il titolo è ''Mentre Lorenzo dorme'' e racconta la storia di un gruppo di trentenni e quarantenni. Voglio scrivere delle cose che mi sono vicine, di quello che vivo, delle persone che conosco, così come ho fatto per gli altri film. Nascono tutti da un fatto che ho visto o vissuto.

6 gennaio 2006, pag. 37
Chi ha beffato Harry Potter?

di LAURA BOGLIOLO


Arrivano quasi inghiotti da lungi mantelli neri e lucidi. Portano occhiali tondi anche se non ne hanno bisogno e sulla fronte si lasciano disegnare la piccola, ma inconfondibile cicatrice a forma di saetta che li fa diventare piccoli maghi, almeno per una notte. Folate dolciastre di zucchero filato, bracieri ardenti che illuminano la notte e genitori strattonati teneramente dai piccoli entusiasti. A piazza SS. Apostoli è scattato il count down per vivere una nuova avventura. Alle 22 è già festa ai tre stend allestiti dalla libreria Mel Giannino Stoppani e dalla casa editrice Salani per festeggiare l'uscita del sesto libro della Rowling “Harry Potter e il Principe Mezzosangue” in vendita dalle 24. Ma qualcuno ha rotto l'incantesimo. Alcune librerie a Vigna Clara e alla Balduina hanno messo in vendita il libro prima del 6 gennaio. «Qualcuno è venuto meno al patto - comunica la Casa Editrice Salani, che pubblica in italiano i libri di Harry Potter - Verso costoro saranno presi necessariamente dei provvedimenti come il ritiro della concessione di vendita di quest'ultimo volume di Harry Potter. Hanno tradito la fiducia dei bambini». Anche perché è stata la stessa autrice a volere che la messa in vendita sia contemporanea per ogni uscita. Ma l'embargo è stato tradito anche sul Web, visto che da tempo è scaricabile (gratis) su diversi siti la versione inglese tradotta in italiano. I volumi sono invece gelosamente custoditi all'interno della libreria Stoppani. Un pannello e una piramide incartata sfidano la curiosità dei bambini. Sagome di streghe, fantasmi di cartone, ampolle e tre diversi gazebi colorati hanno trasformato la piazza in un angolo incantato. C'è chi grida «Riddikulus!», chi «Exspelliarmus!». Armati di bacchette magiche i bambini tentano le formule appena imparate grazie all'aiuto dei professori maghi, gli animatori della festa che distribuiscono cappelli, scope volanti e fanno test per decidere a quale Casa i piccoli debbano appartenere. Ressa per far parte della Grifondoro, la stessa di Harry Potter. Ampolle e fumi colorati e si va a scuola di magia per imparare la pozione polisucco che permette a chiunque la beva di trasformarsi in un'altra persona. A pochi passi la mini-sala trucco, la più affollata. Ci sono occhiali, sciarpe gialle e rosse (i simboli del Grifondoro) e la Nimbus2000 da cavalcare, la scopa potentissima usata da Harry Potter nel Quiddich. Nel gazebo accanto si raccontano, invece, storie di maghi, streghe e stregoni, quelle che mettono un po' paura ma scatenano la gara di chi ne sa di più. Perché i fan di Harry Potter sono informatissimi. Conoscono a memoria gli angoli di Azkaban, la prigione dei maghi e sono a caccia di indiscrezioni sul libro che stanno per afferrare. Il count down continua accompagnato dalle voci di Flavia Cercato e La Giada, le due speaker del programma “Citofonando Play” di PlayRadio, che trasmettono dall'interno della libreria. Con loro lo scrittore Sandro Veronesi e la psicopedagogista e scrittrice Maria Rita Parsi che discutono sul fenomeno Potter. L'orologio gigante della piazza sta per segnare la mezzanotte e l'esercito di potteriani si mette in fila. Non ci sono solo bambini. Anche i più grandi festeggiano il nuovo capodanno in attesa di abbracciare il libro. E' arrivata l'ora. Il commesso squarcia la piramide incartata e qualcuno grida: «Abbasso i babbiani! (gli umani nel linguaggio del libro)». Perché per una notte siamo stati tutti maghi, grandi e piccoli.


Data: 06/08/2003 Pagina: 19
Macho no, micio sì


di LAURA BOGLIOLO
ROMA - Spalle in discesa, pancetta in bella vista e bicipiti quasi invisibili. Vi siete riconosciuti? Se la prova costume davanti allo specchio non dà risultati entusiasmanti non temete. Quest'anno sarete voi i vincitori delle passerelle estive e sulla spiaggia potrete respirare normalmente, evitando le smorfie di fatica mentre cercate di mostrare quell'unico addominale che proprio non vuol farsi vedere. Perché l'Apollo dai pettorali sagomati non va più di moda e le donne, quest'anno, preferiscono l'uomo rassicurante e morbido, uno di quelli, insomma, che "s'acchiappano" con le mani. La sconfitta del macho palestrato viene registrata da un'inchiesta del mensile Class, che ha svolto uno studio tra oltre 500 donne di età compresa tra i 18 e i 50 anni. Il risultato? Uomini con fisico perfetto, che evocano l'aria di sani ragazzotti americani, sportivi e vitaminizzati si sono fatti strappare lo scettro di sex symbol, dai meno statuari, ma più umani, tipi da ufficio, quelli che evitano palestre e alimentato il sex appeal solo con i libri. La pensano così "vip" come Cristina Parodi, Daniela Santanchè, Adriana Volpe, Alena Seredova, Roberta Capua e Cinzia Leone. Che non ha dubbi sull'argomento e confessa: "I machi? Preferisco semplicemente uomini "vivi", che sappiano mettersi in gioco. Stare con uno tutto muscoli? Ti immagini i discorsi? Tutta la vita a ripetergli "ammazza quanto sei bono!"". Anche Sara Del Vecchio, moglie dell'attaccante giallorosso, conferma il nuovo trend estivo: "Ovviamente - racconta - mi piacciono persone sportive e dinamiche. Ma il bel fisico non basta". Anche impiegate e casalinghe, senza pietà e con un pizzico di rivincita, fanno ruzzolare dall'Olimpo dei più desiderati i muscoli di Raoul Bova e promuovono come nuovi sex symbol Alessandro Gassman, scelto dal 38% delle intervistate, Stefano Accorsi (36%) e intellettuali come il filosofo francese Bernard Henry-Levy (24%). Avete capito bene, si tratta di "rivincita". Non solo per gli uomini senza muscoli, ma anche e soprattutto per le donne lontane mille vite e tre piatti di pasta dalle filiformi Barbie. Secondo l'opinione di 30 sessuologi, infatti, ostentare un fisico iperpalestrato provocherebbe effetti inibitori sulla libido femminile. La prova? Immaginate la scena. Sdraiate lungo la riva, mentre cercate di nascondere i rotolini di troppo e l'indelebile cellulite, circondate da scalmanati Big Jim che sfoggiano fisici da copertina. Che fate? Tentate un approccio? O vi sentite schiacciate dalla bellezza di quei muscoli così perfetti? Meglio rinunciare e scegliere l'uomo meno perfetto, ma più avvicinabile e soprattutto, attento non solo alla circonferenza dei propri muscoli, ma anche ai bisogni intellettuali del partner. Secondo la sessuologia Serenella Salomoni, infatti, "le donne preferiscono stare accanto ad un uomo magari con qualche difettuccio fisico, ma che sia una persona in grado di prestare attenzione alle esigenze femminili". E in molti sembrano averlo capito. Lo conferma la psicologa Ivana Castoldi, secondo la quale anche il sesso forte "sta imparando a comunicare con il proprio mondo interiore, con la propria intimità". Insomma, le donne lo preferiscono "micio" e il sociologo Enrico Finzi ci dà qualche speranza: "Il maschilista macho? Una specie superata, in via d'estinzione".

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REPORTAGE (vabbè, quasi...)
 
 

marzo 2006
NOTTE IRREGOLARE


La lunga attesa fuori le poste degli stranieri per ottenere il permesso di soggiorno. Dovevano farla i datori di lavoro la fila, ma di italiani solo 1 su 100

Passi stanchi calpestano le scalinate della posta centrale di via Marmorata quando il sole ancora non si vede e la notte sta per finire. Alle 5 di mattina c'è il rumore della Roma che parla solo straniero, quella avvolta in coperte portate da casa, che passa il tempo giocando a carte e gioca al Lotto della Fortuna per aggiudicarsi un futuro migliore. La sigla sui biglietti stracciati da un blocco umido è di Reduane, 28 anni, marocchino che siede al tavolo portato da casa davanti all'entrata degli uffici, aiuta a compilare il kit da presentare e a gestire la fila. E' laureato in lingue ed è venuto a Roma ''per svoltare''. Aspetta dalle 4 di notte di domenica. ''Devo presentare la domanda anche per mio fratello'' e per il suo amico Amur, 18 anni, con gli occhi sgranati dalla paura. Sbadiglia Ingrid P. dell'Ecuador. Lei, regolare, fa il tifo per la sua amica Annnamaria che vive a Roma da un anno e fa la domestica per 500 euro al mese ma non ha il permesso. Continuano a tenere tra le mani il rosario ''la Grazia - singhiozzano quasi - per il permesso'' e quel numeretto, il 186. L'unico italiano è Enzo, numero 38. Aspetta dalle 16 di lunedì, ha preso 2 giorni di ferie per fare la fila e regolarizzare la badante della zia di 82 anni. A scandire l'alba solo l'appello, lento, quasi soffocato, e quei tratti neri sull'elenco a cancellare i nomi di chi non risponde perché non ce l'ha fatta ed è tornato a casa per la stanchezza. Stona quasi, alle 6.30, seduta su una sedia, con un taillieur perfetto, Antonella C., 33 anni, medico, che ha appena dato il cambio alla sua badante polacca. L'unica italiana datrice di lavoro alla posta di via Nocera Umbra, quartiere Appio Tuscolano. A Josè e Maria, peruviani, alle poste di via Taranto, i datori di lavoro invece hanno detto:''ecco i moduli, andate a fare la fila, ma tornate, a turno, per sbrigare le faccende di case''. L'ultima della fila alla posta di piazza dei Tribuni a Cinecittà è Marida, romena, numero 258. Doveva lavorare e non poteva venire prima. Il permesso le servirà per stare più tranquilla, ma anche per poter tornare a casa, in Romania, quando vuole. Perché non c'è solo il costo del viaggio, ma anche quello del passaggio alla frontiera. Per tornare dalla Romania in Italia se sei clandestino paghi dai 300 ai 400 euro.
Ancora un appello, un cartone sporco calciato e ore d'attesa fino alla sentenza delle 14.30. Qualcuno ce l'ha fatta, tanti altri no.

ottobre 2005
Viaggio tra i senza dimora. Le vite ''invisibili'' sui marciapiedi
QUELLE NOTTI TRA I CARTONI

DI LAURA BOGLIOLO

Vanno a Messa per imparare l'italiano. La notte nascondono le scarpe sotto la testa perché sono merce rara. Il letto è un pezzo di cartone. Hanno le vite sospese perché apolidi, rifugiati politici, con il sogno di una vita migliore o l'incubo di quella passata. La vita senza dimora è fatta di paura nella paura: senza diritti e in lotta con i clan della strada che non ti fanno lavorare ai semafori, ti cacciano se provi a chiedere l'elemosina nella zona già presidiata, ti derubano di notte.
Stazione Ostiense, ore 20. La città normale ancora si confonde con i volti scavati dalla fame, i vestiti sporchi e i panni stesi sulle siepi. Un'ora dopo tutto cambia. Finisce la giornata, inizia la Notte dei Senza Dimora, la manifestazione organizzata dalla rivista Terre di Mezzo con l'aiuto della Croce Rossa.
Notte di musica, solidarietà e invito alla città normale a conoscere quella invisibile.
I volontari della Cri distribuiscono la cena a 400 persone: 45 chili di pasta, 22 di pomodori, 15 di fagioli.

Le vite spezzate si siedono al tavolo. Hanno saputo della nottata grazie al passaparola. Antonio Buoniconti, napoletano, 44 anni, da 15 a Roma, ha avvertito molti amici. Fino a pochi mesi fa viveva in strada a piazza Augusto Imperatore. Poi un amico gli ha regalato un camper parcheggiato sulla Casilina Vecchia. Si definisce ''taroccaro''.
Prese in mano le carte la prima volta per pagare il funerale della mamma. Dice di aver fatto le carte anche a Simona Torretta prima che partisse per l'Iraq e di averle predetto. Il suo ricordo più bello è il Giubileo dei Senza Tetto quando ha conosciuto il Papa. Accanto ad Antonio c'è Luciano Rosati, 58 anni, di Terni. Dorme a piazzale dei Partigiani da 20 anni. Dice di essere amico degli afghani perché gli insegnano l'inglese. Dei polacchi perché conoscono . Lavorava nei cantieri a Ostia, lo hanno licenziato e si è ritrovato per strada. Aspetta la pasta e recita le poesie che gli insegnò la maestra Rosetta alle elementari, ''l'unica - racconta - che m'ha voluto bene''.
Odore d'aglio. Alle 21.30 arriva la cena. Aspetta il suo turno seduto su uno scalino Abib. Tunisino, 41 anni, volto scavato dalla fame e occhi che gridano . Faceva il muratore, due mesi fa si è fatto male e quando è tornato al cantiere gli hanno detto:''ne abbiamo trovato un altro''. La sua doccia è la fontanella della Garbatella. Chiede di lavorare. Gli hanno detto di andare a viale Palmiro Togliatti alle 5 di mattina e di farsi raccattare dal caporalato.
Inizia la cena e anche il murales di pensieri tracciati su un lenzuolo lasciato a terra dai volontari. Salama, Natibak. Firme, frasi e disegni. Eftikhar, 17 anni, disegna un cavallo perché gli ricorda il buskashi, sport nazionale afghano. E' partito da Ghazni, attraversato il Pakistan, l'Iran e dalla Turchia ha preso la nave che l'ha portato a Foggia: 2500 euro per il viaggio di 12 ore stipato in un container. E' un rifugiato politico, ismailita, minoranza perseguitata dai Pashtun. A Roma gli fa da papà Alì, tagiki, anche lui rifugiato, torturato dai talebani. Aspetta da 6 anni a piazzale dei Partigiani che la sua vita cambi. Non ha lavoro e assistenza. Come Yamir, 45 anni, che non sa di che nazione sia. La Macedonia non ha mai voluto dargli la cittadinanza perché è nato in Bosnia. La Bosnia nemmeno perché ha i genitori macedoni. Da 6 anni a Roma, cambia sempre posto per dormire perché ha paura. Alle 23.00 inizia la fila per avere le coperte consegnate dalla Croce Rossa. Bisogna fare in fretta perché molti devono prendere l'ultima corsa dell'autobus per tornare a casa: al Colle Oppio, sulla Casilina, a Rebibbia, qualcuno tra gli spartitraffico della Colombo. In fila c'è anche Mariusz Adamek, 33 anni, polacco, da 4 mesi a Roma in cerca di un futuro migliore. Per ora ha incontrato solo la strada, il furto al Colle Oppio della sua chitarra e 50 euro per una settimana di lavoro dall'alba al tramonto al mercato di Campo de' Fiori. Alle 24 finisce la musica. Spalle in discesa avvolte nelle coperte blu che scompaiono. Dormono sotto le palme nel giardino del piazzale. Passano le ore e aumenta il silenzio.
Le 3.30 è il momento in cui si sente di più: i respiri, il freddo e qualche lamento. Elsa racconta di essere stata internata dai figli per strapparle la pensione. Rosa e Giosè sono una coppia e cercano un po' di intimità tra le strisce blu del parcheggio vicino.
Alle 5 gli Scout portano la colazione. Alì, Abib e Luciano raccolgono i loro letti. Alle 6 la città inizia a farsi sentire. I gabbiani gridano. Gli autobus ripartono. La città normale è tornata. Un taxista guarda chi ancora dorme davanti alla stazione e grida:''Sveglia! Hanno fatto un albergo a 5 stelle qui?''.

 
 

gennaio 2005
Viaggio nella notte della città ghiacciata

Il trans Valentina pensa ai clienti, Rosan ricorda il primo inverno da clandestino, i "disperati" della tenda-rifugio

Il Tevere increspato dal vento ghiacciato è tagliato dalla navetta da crociera che finisce l'ultima corsa. Ore 24, la Roma di notte inizia a vivere. Castel Sant'Angelo illuminato, quasi senza ombre. Perché i passanti sono pochissimi. Camminano vicini e fanno barriera contro il gelo Emanuele Nicolai, Nicola Riveri e Giorgia Rosi, 25 anni, studenti di ingegneria. "Dobbiamo festeggiare - racconta Emanuele - perché stamattina ho superato l'esame di meccanica e ho convinto i miei amici ad uscire nonostante il freddo". Emanuele e i suoi amici corrono in un locale a piazza Cavour per cercare un po' di caldo. Restano al freddo, invece, le mani di Rosan Silva, 33 anni, dello Sri Lanka, mentre aspetta un amico alla fermata del tram a largo di Torre Argentina. Rosan fa il magazziniere, dice che lavorerà fino alle 6 del mattino ed è abituato al freddo. E' arrivato in Italia quattro anni fa grazie a quel mezzo milione di vecchie lire usato per pagarsi il posto sul gommone che dalla ex Jugoslavia lo ha portato fino in Italia. "Era inverno - ricorda - e sono quasi morto per il freddo". A pochi passi camminano le pellicce di un paio di donne. Lo spettacolo al Teatro Argentina è appena finito. Anna Cataldo, 44 anni, si ricopre completamente la testa usando un foulard griffato mentre si stringe al marito che scherzando dice: "Finalmente, questa sera, sono riuscito a mettere il burka a mia moglie".
Vicoli quasi deserti poco dopo l'una. Piazza Navona, calpestata da meno di dieci persone infreddolite, sembra ancora più grande. Passeggia sconsolato Roman Khan Mizan, 35 anni, del Bangladesh. "Niente soldi, c'è poca gente, fa troppo freddo", racconta Lavapiatti di giorno al bar Fantoni, fotografo di strada durante la notte. Chiede 3 euro per uno scatto alle coppie che escono dai locali e dovrà tornare a casa a mani vuote, neanche una foto scattata. Neanche i 3 euro per pagarsi l'autobus e la metropolitana che lo riportato a casa, vicino alla Tiburtina. E' l'una passata da un po'. Il silenzio di via del Governo Vecchio viene spezzato solo dal rumore del furgone dell'Ama, mentre Tony, 40 anni, al lavoro da due ore, raccoglie e lancia con forza sul furgoncino i sacchi neri dell'immondizia lasciati fuori dai ristoranti ormai chiusi. "Non posso avere freddo - racconta Tony - sto sempre in movimento". Lungotevere solcato da poche macchine. Sul fiume, sotto Castel Sant'Angelo, non passano più navette. Una giovane coppia, consolata solo dalla birra, litiga appoggiata su un muretto. Ma bisogna far silenzio. A pochi passi c'è l'Isola della Solidarietà, quattro enormi tende-rifugio gestite dall'Assessorato alle Politiche Sociale e dalla Protezione Civile dove dormono i senza tetto. "Stanotte ci sono più di duecento persone - racconta Angelo De Luca, 53 anni, responsabile degli operatori sociali - siamo aperti dalle 17 alle 8, offriamo la cena, un letto e la colazione". La tenda più grande è un deposito di letti a castello disposti in fila, vicinissimi l'uno all'altro. Carmine e Francesco, 47 e 55 anni, sono fratelli, originari di Napoli, non hanno sonno e giocano a carte. Gestivano un bar. E poi? "E poi ci siamo mangiati i soldi - raccontano - dormivamo nei giardinetti qua fuori. Per fortuna è arrivato Angelo e questa tenda è diventata la nostra casa".
Intanto sul lungotevere poche macchine sostano al semaforo di ponte Garibaldi. Poche macchine, ma anche una bicicletta. Alle 4 di notte Mario Di Napoli, 48 anni, funzionario pubblico, spinge con forza i pedali della sua city bike. Percorre viale Trastevere dove ha lasciato una festa e si dirige verso casa, nei pressi del Pantheon. "Uso sempre la bicicletta - racconta Mario - e anche in questa notte così fredda non ho saputo rinunciare alle due ruote. Dopotutto - continua - pedalando mi riscaldo e in macchina avrei avuto più freddo". Preferirebbe, invece, non essere costretto a saltellare per riscaldarsi Muhamad Abunaser, 33 anni, del Madagascar. Muhamad, dopo esercizi di ginnastica involontari, si rannicchia davanti a una stufa mentre fa la guardia a un chiosco di dolci all'angolo tra viale Trastevere e via di San Francesco a Ripa. "Il chiosco - racconta Muhamad - è aperto 24 ore su 24, io lavoro la notte, dalle 8 di sera, alle 8 di mattina". Muhamad odia il freddo perché le ricorda la Russia, quando, insieme ad altri clandestini, ha viaggiato per settimane nascosto all'interno di camion e auto. "Spesso - racconta - di notte dovevamo percorrere le strade a piedi e un mio amico è morto per il freddo". Le strade quasi deserte, spostandosi all'Aventino, diventano un carosello di macchine. Sotto gli archi di via dei Guerrieri una decina di travestiti aspettano clienti. Valentina, colombiano, 24 anni, in meno di 3 minuti, dice di no a più di quindici passanti che fanno richieste "non in catalogo". Chiede 30 euro per le sue prestazioni, sorride se gli domandi se ha paura e nonostante gli abiti trasparenti che indossa dice di non avere freddo. A pochi metri c'è un'altra Roma. Alle cinque si spopola la discoteca "Neutra" di via di San Saba. Flavia Mazzucato, 23 anni, e Ottavia Morbiducci, 22, entrambe studentesse, hanno passato la notte ballando. "Dopo due settimane sui libri - raccontano - saremmo uscite anche se avesse nevicato". Ieri notte però si sono annoiate. "Sempre le stesse facce", confessa Flavia. Si definiscono "parioline" e per provarlo mostrano orologi Cartier e Rolex, borse Gucci e stivali neri da oltre 350 euro. Flavia e Ottavia tornano a casa, mentre Daniele Nati, 24 anni, deve lavorare ancora per un'ora. Fa le pulizie alla stazione Termini. "Stanotte - racconta - è stata durissima tra tanto freddo e tanta sporcizia". Daniele finisce di lavorare alle 5. Ma fa doppio turno. Ha un'ora e mezza di tempo per scaldarsi in qualche bar. Ricomincerà a pulire alle 6 e mezza. Lo aiuta a trascinare il secchio con il detersivo Arturo Quentas, 30 anni, peruviano, da soli due mesi a Roma. "Non credevo facesse così freddo - racconta Quentas - ho scelto l'anno sbagliato per trasferirmi in Italia".
E' quasi l'alba nel piazzale della stazione Termini, echeggiano solo i suoni acuti delle radiotrasmittenti dei pochi taxi fermi ad aspettare una chiamata. "Li ho sbattuti fuori, erano ubriachi", si sfoga Franco Angilella, 64 anni, taxista da 35, mentre racconta che i clienti della sua ultima corsa, tre ragazzi e una ragazza, erano completamente impazziti, avevano bevuto e urlavano nel suo taxi. Franco, che andrà presto in pensione, ricorda le nevicate storiche nella Capitale, ma non ha memoria di notti così fredde.
Nella Capitale la minima record (meno sei gradi) risale al 23 gennaio 1869 mentre la scorsa notte, secondo il termometro dell'Osservatorio del Collegio romano, la colonnina di mercurio si è fermata alle 6 del mattino a più 0,5 gradi. A pochi passi, in Via Marsala, il marciapiede della stazione diventa il rifugio di più di trenta "bozzoli" colorati. Coperte rosa, celesti e verdi avvolgono senza tetto sistemati l'uno accanto all'altro in un letto di asfalto che gli darà riparo fino a quando non sorgerà il sole che troverà, poco distanti, a piazza della Repubblica, le splendide Naiadi della fontana appena gelate.



Sabato 8 ottobre, 2005
Il caso delle baby cubiste rilancia la riflessione su una generazione che spaventa. "La scuola più importante? Quella della vita

" Viaggio nel "pianeta 14 anni" "Ma non siamo tutti uguali"

di LAURA BOGLIOLO

Hai 14 anni, perché fai sesso? "Perché è giusto". Perché si bruciano auto e motorini? "Per mettersi in mostra". E le cubiste lolite? "E' normale, l'importante è avere i soldi". Ci sono i bulli nella tua scuola? "Zitto, muto e abbassa lo sguardo: segui queste regole e stai sereno". Dialogo con i minorenni. Molti di loro non hanno neanche 14 anni e frequentano, come a loro piace dire, "la scuola di vita". Quella che ti insegna a non sfidare con lo sguardo il capo branco, che trasforma l'insegnante di educazione fisica nel custode dei cellulari "altrimenti te li rubano" e ti fa incidere, con una pinzetta per sopracciglia sul banco di scuola parole forti: "ieri l'ho fatto, ma non lo amo". La stessa scuola che per molti è ancora solo studio, amicizie e ansia per il compito in classe. Ore 8, la campanella sta per suonare al Liceo sperimentale Russel di via Tuscolana, zona Appio. Qualcuno fuma e mostra piercing. "La cubiste minorenni? E' inconcepibile - spiega Alessandra, 16 anni, con il sogno di fare il magistrato - diventare merce di scambio a soli 14 anni". Le tentazioni ci sono, ma l'importante è saper scegliere. "Conosco ragazzi che per divertirsi vanno a Campo de' Fiori a rubare cellulari, ma non siamo tutti così". Marco, 16 anni, ha fatto le sue scelte già ai tempi della scuola media di via Francesco Gentile a Cinecittà Est. "C'erano i bulli, ma bastava ignorarli". Nella scuola Petrarca di viale Furio Camillo entrano bambine che sono ancora bambine, che arrossiscono se si parla d'amore o ancor peggio di sesso. Arrossiscono anche quando raccontano del ragazzo "tosto" che non capiscono, "perché è prepotente e cerca la lite". Ore 8.30, altra scuola, altro micromondo. All'Istituto turistico Marco Polo di piazza Santa Maria Ausiliatrice si pensa già all'amore, quello dei grandi. "E' giusto fare sesso - spiega un gruppo di ragazze di 14 anni - quando si ha voglia". Non ne parlano con i genitori, assolutamente no, ma con la pioniera del gruppo, quella che ha provato per prima. Non si stupiscono delle cubiste lolite. Conoscono discoteche a Latina e a Testaccio con dei privèe usati dai ragazzi come alcove d'amore. Parlano anche dei compagni bengalesi con i quali si va d'accordo nonostante le scritte razziste nelle aule. Ore 9, al liceo scientifico Gullace Ballotta di Cinecittà si aspetta al baretto. Hanno 16 anni e raccontano le loro scelte. C'è chi a 13 anni fa già sesso "perché è solo divertimento e non un passo importante", chi ruba agli amici gli occhiali "per fare soldi e comprarsi il fumo". Continuano a parlare di scelte anche quando ricordano i ragazzi che incendiano le auto. "Anche se nasci in periferia - spiegano - hai sempre una scelta". E allora conosciamo la periferia: la scuola media Italo Calvino di via Libero Leopardi dove si riuniva il gruppo di minori responsabile degli ultimi atti incendiari. La campanella suona alle 14.15. C'è chi corre a casa per vedere i Simpson, chi scrive sul muro ormai murales della scuola e chi stringe tra le mani la lettera scritta per i compagni di classe. Shiraze ha 13 anni, è musulmana e porta il velo. Ha scritto Io e il velo "per far capire ai compagni cosa sia la religione musulmana". Shiraze che da grande vuole fare il medico legale racconta le difficoltà iniziali ma poi ha spiegato il perché di quel velo celeste che le copre la testa e ora i suoi compagni neanche ci fanno caso. Hanno scelto il dialogo nella scuola della vita. Hanno scelto il dialogo nella scuola della vita, quella fatta di scontri con i compagni, dei primi furti (alle medie soprattutto di libri), ma anche delle primissime esperienze che sconciano il cuore, ma rendono, come sempre più forti. Come la storia di Alessia, grafomane innamorata, che su una delle colonne coloratissime che circondano il lungo corridoio esterno della scuola ha scritto la sua storia: "m'hai lasciato per Sara, meno male ke non me dovevi più fa soffri, tu, l'omo della vita mia...baci a Alex... ah Sara, non essere gelosa per i baci che io adesso posso scrivere, ma che tu puoi dare".


Giovedì 30 Giugno 2005
In giro per la città con il termometro in mano


di LAURA BOGLIOLO

Non c'è ombra vicino a Castel Sant'Angelo. Quando l'orologio segna le 11.30 e il termometro oltre 45 gradi sotto il sole a picco, i più ottimisti cercano riparo sotto le statue del ponte, ma i cinque centimetri d'ombra a disposizione non bastano. Quando fa caldo tutto cambia. Gli ombrelli si usano per coprirsi dal sole, la timidezza scompare e si “soffre” insieme. Un unico grande e sudato pensiero serpeggia nella testa di chi ha deciso di trascorrere la mattinata in centro: il Tevere Village, la «spiaggia di Roma» con una piccola striscia di sabbia. Ma non c'è posto e soprattutto si grida. Perché molti pensano che l'ingresso sia gratuito e che non sia giusto pagare 4 euro per una sdraio e 10 per un ombrellone e due lettini. C’è la Rowing Cup e il pubblico vuole vedere i campioni della canoa che rigano il Tevere di grinta. Per l'evento anche le due piscine sono chiuse e non resta che accovacciarsi sul bollente prato sintetico. C'è invece chi vive d'amore e pedalate. La pista ciclabile del Tevere è quasi intasata. Gianni Casale, 38 anni, di solito percorre 40 chilometri. Anche con questo caldo? Certamente e in compagnia della fidanzata Alessia che è davvero innamorata e nonostante l'afa opprimente non molla. Per lei solo un lamento: «Non ci sono fontanelle lungo la pista». Pedala anche Mussad Deheri, ma né per amore, né per sport. Ha 32 anni e per lavoro fa il venditore ambulante di gelati. Si trascina dietro un frigorifero coperto da un ombrellone. Viene dall'Eritrea e se gli chiedi cosa faceva nel suo paese risponde solo: «Fight, fight». Ha combattuto contro la Somalia e per lui i 45 gradi sotto il sole e le pedalate non sono niente. Alle 13 Mussad continua a trascinare il suo risciò, mentre i turisti sono già a pranzo. Si godono l'ombra e i 38 gradi di via Paola, mentre Mimmo, pizzettaio del locale “Amici e Nemici”, ha già finito il suo terzo litro d'acqua. Mimmo è egiziano, da dieci anni sforna pizze e ancora non si è abituato al clima di Roma. «E' umido e non si respira». A via Sora finalmente una fontanella approdo anche di un Martin Pescatore adottato dagli abitanti della via. «E' apparso da quando fa così caldo - spiegano - passa ore vicino alla fontanella». Vorrebbe trovarsi sotto una cascata d'acqua gelida anche chi aspetta l'870 alla fermata di via Acciaoli: 45 gradi al sole, ombra inesistente. Alle 14 scie di turisti coraggiosi sfidano l'asfalto quasi molle di Corso Vittorio e raggiungono la Chiesa Nuova. C'è conforto per il fresco all'interno (meno di 30 gradi) e per le parole del sacrestano Demo: «C'è il rischio - racconta ai visitatori - che la parola Dio perdi la D e resti solo l'io, troppo umano». Alle 14.30 turisti e romani hanno un solo appuntamento: la fontana dei Quattro Fiumi di piazza Navona usata per pediluvi improvvisati. C'è chi il fresco lo cerca nei musei e Palazzo Braschi è tappa quasi forzata se si vuole fuggire al caldo delle 15. C'è anche chi pensa alle ville o almeno a un fazzoletto di prato con alberi. Il parco della Resistenza è macchiato, oltre che dalla sporcizia, da asciugamani e sdraio. Brutta sorpresa per chi ha pensato al Giardino degli Aranci che resta chiuso per lavori. Non resta che villa Celimontana, lo spazio verde più vicino. Continua a fare caldo e alle 16 il termometro segna più di 33 gradi, ma all'ombra si respira. Ma non abbastanza. Unica speranza per chi vuole sopravvivere a una tremenda giornata di caldo è l'ottavo colle di Roma: la mongolfiera che domina la città. Ogni 15 minuti l'aerostato si solleva da villa Borghese. Alle 17 il vento spira a 12 nodi ed è consentito salire solo 5 alla volta. Si parte, si dondola e già si respira. Da 40 gradi si scende rapidamente a 35 e poi a 30 e fino a 25. A 150 metri d'altezza Roma è lontana. E finalmente anche il caldo.

 
  Venerdì 24 Settembre 2004
Viaggio sui 18 Km della linea che collega via Battistini all'Anagnina
Quelli della notte

Metro A, treni affollati sino a tardi:
da ottobre si chiude alle 21


Posti in piedi, anche dopo le 21. Una folata di vento caldo e umido, odore di fuliggine e spezie che sanno di strascichi di sudore. Le scale dell'entrata della metro alla fermata Furio Camillo e qualche spallata contro corpi stanchi dopo una giornata di lavoro. Giornali sotto il braccio che sono già di ieri, sguardi fissi in terra e passi che vorrebbero mangiare la strada pur di raggiungere subito casa. Dieci minuti dopo le 21 le scale mobili sporche della stazione raccontano di un'altra giornata che se ne è andata nella città a cielo aperto e di un'altra che non smette di andare avanti tra le viscere della terra. Nella Roma sotterranea la vita spasmodica della metropoli che corre non si ferma. Da Furio Camillo in direzione Anagnina. Entrano ed escono dai vagoni dove non c'è posto per sedersi. Ci sono i manager pendolari che dal centro tornano nella periferia. Completo, blu e valigetta 24 ore. Ci sono gli studenti che hanno gli occhi ancora pieni di libri, lezioni, code all'università. I più colorati sono gli extracomunitari. Hanno finito anche loro di lavorare e si portano dietro i negozi "gonfiabili" fatti di materassini e merce in buste di plastica. Ad Arco di Travertino, dove in superficie ci sono i capolinea degli autobus che vanno verso Roma sud, il flusso maggiore di persone. Escono ed entrano da ogni vagoni almeno una ventina di persone. Volti sempre più stanchi e mani che sorreggono teste dondolanti. Passano veloci Porta Furba-Quadraro, Numidio-Quadraro e Lucio Sestio. Ancora pochi minuti e si arriva al capolinea. Anagnina, una città nella città. La regola è: guardarsi le spalle dai malintenzionati. Insegnano questo gli sguardi intimoriti delle decine e decine di persone che non smettono di uscire ed entrare dalla stazione dalle 21.30 alle 22.00. Scendono Pasquale Verde, 18 anni e un suo amico. "Abito ad Anagnina e senza metro - racconta - mi sentirò tagliato fuori dal mondo. Dovrei iniziare a lavorare al Bingo di piazza Re di Roma, farò tardi e come tornerò a casa?". Escono ed entrano dai vagoni. Da Anagnina in direzione Battistini la corsa ricomincia, ma cambia la gente. I volti stanchi dei lavoratori lasciano spazio a sguardi più sorridenti. C'è chi deve raggiungere il centro perché ha appuntamento con gli amici, chi deve andare al cinema Barberini e preferisce prendere la metro almeno all'andata. C'è anche chi torna a casa dopo una gita. Aldo Aureli, 78 anni, accompagnato da moglie ed amici torna da Marino. "Abitiamo a due passi da Ponte Lungo, non guidiamo - racconta - senza metro dopo le 21 dovremmo fare vita vecchietti, rintanati a casa". E poi ci sono i viaggiatori. A Termini è giorno. Stesso via via delle 11 di mattina. Turisti e militari che tornano in caserma. Ancora fermate in direzione Battistini. Solo posti in piedi, anche alle 22.30. C'è il solito manager sguardo fisso mentre ripassa il business plan prima di tornare a casa, ma anche l'operatore ecologico che ha finito il turno e l'uomo con la pettorina gialla fluorescente della Sta. Ma c'è anche chi inizia a lavorare. "Inizio il turno a mezzanotte - spiega con accento napoletano Nicola D.C., 37 anni, guardia giurata - potrei prendere l'auto, ma non è affidabile come la metro". Vagoni più vuoti solo verso il capolinea Battistini. Si torna indietro, ancora una corsa, verso Anagnina. Solo posti in piedi, anche alle 23. Alla fermata Flaminio il pienone. E' finita la partita e il vagone si riempie di romanisti. Nicola Michele, 27 anni, porta sulle spalle l'autografo di Totti. "La metro è comoda quando ci sono le partite - spiega - io devo arrivare fino a Giulio Agricola". Quasi ressa a Termini. Ancora fermate. Si scende ad Arco di Travertino. C'è ancora chi approfitta degli autobus. L'ultima corsa, quella delle 23.30 (in direzione Furio Camillo) si fa attendere dieci minuti. Ore 23.28 cessa anche la musica in sottofondo. Solo i rumori delle viscere di Roma. Mentre sui vagoni continua a salire gente. Come se fosse giorno.
 
 
BOGLIOLO SU BAGLIONI
 
 

Giovedì 05 Luglio 2007

L’artista al party del Canottieri Roma. E la “notte di note” conquista anche Emanuele Filiberto

Baglioni, incanto della Festa d’Estate

di LAURA BOGLIOLO


È stato un invito tessuto con fili d'oro a preannunciare la Festa dell'Estate al Circolo Canottieri Roma, l'esclusivo club adagiato sulle rive del Tevere dove l'altra sera oltre 500 invitati hanno atteso l'alba tra le note di poesia di Claudio Baglioni e l'araldica simpatia del principe Emanuele Filiberto di Savoia rapito dai flash degli invitati. Il principe, sposato con l'attrice Clotilde Courau, è arrivato da solo nel green perfetto del parco all'ombra di immensi tendoni con dissolvenze color perla. Le luci naturali di candele hanno accompagnato il cocktail di benvenuto per gli ospiti accolti dal presidente del circolo Gianni Battistoni insieme alla moglie Giuliana e alla figlia Priscilla.

Ed è stato proprio il principe a dare il via all'esibizione della Nazionale di nuoto sincronizzato del Ct Laura De Renzis e dell'allenatrice Roberta Farinelli. Alle 21 si è cenato con risotto provola e piselli, fagottini di melanzane con tagliatelle, assaggi di mare e monti. Al tavolo seduti accanto al principe c'erano la famiglia Battistoni, Iaia Fiastri, autrice di commedie insieme a Garinei e Giovannini, lo stilista Bruno Piattelli, Silvia Sinopoli e Francesca Tagliacozzo, responsabile dell'Associazione via Condotti.

In sottofondo c'era la musica di Claudio Baglioni che alle 23 è salito sul palco illuminato da luci soffuse color notte tra gli applausi del pubblico entusiasta. Una chitarra, un pianoforte e una tastiera sono stati i soli compagni di viaggio del cantautore che ha raccontato «oltre 30 anni di musica ricca di emozioni e ricordi». Da Con tutto l'amore che posso, Poster, Avrai, Strada facendo, Tutti qui e Tutto in un abbraccio alle cover dell'album Quelle degli Altri tutti qui fino a Mille giorni di te e di me senza dimenticare canzoni romane come Quanto sei bella Roma.

Tra i più divertiti, gli ospiti del tavolo che ha accolto il conte Gelasio Gaetani Lovatelli d'Aragona, Benedetta Geronzi e la pierre Micaela Calabresi. Ad applaudire il mito senza tempo che torna con il cd Buon viaggio della vita c'erano anche l'attore Enzo Decaro, l'avvocato Alessandro Picozzi, l'angiologo Roberto Ronci, lo stilista Sandro Ferrone, il preferito da Sabrina Ferilli, l'architetto Manlio Amato, Luca Danese, ex sottosegretario di Stato per i trasporti, gli avvocati Sergio Lio e Wally Ferrante dell'ufficio legislativo del ministro Melandri. Al tavolo degli sportivi si è parlato dei successi passati e futuri con Bruno Mascarenhas, bronzo alle Olimpiadi di Atene e il tennista Bruno Orecchio.

A fine concerto il presidente, Caterina Riccardi, dirigente Bulgari, e Fausto Cionni hanno regalato a Baglioni un orologio modello Ergon. Regali anche per gli altri da parte degli sponsor: profumi di Bulgari, deliziose gelatine di Ubs e porta documenti di Land Rover.

Fino a tarda notte Claudio Baglioni, insieme alla compagna Rossella Barattolo e il presidente Battistoni, ha gustato formaggio per scaricare l'adrenalina post-concerto. Alle 3 le luci si sono spente. E' rimasto solo il riflesso della luna sulla piscina a incastonare, come un diamante nel tempo, il ricordo della festa sotto un cielo di notte di note suonate da chi voleva “essere un grande mago”. E c'è riuscito.



25/04/2007 CRONACA, PAG. 45

ANCHE DALLA SPAGNA
PER IL CONCERTO DI BAGLIONI


di LAURA BOGLIOLO

Tutto in un abbraccio, così i fans di Claudio Baglioni aspettano il Gran Finale del tour Tutti qui. Tutti in fila dalle 16 per prendere i posti migliori al Palalottomatica. Vengono da tutt’Italia e anche dalla Spagna. Sventolano fascette con il volto del loro Claudio e striscioni anomali: «Sei meglio della nutella, manco ingrassi». Ci sono anche i tatuaggi con il simbolo di Baglioni, come quello di Mary Pasqualotto, 42 anni di Parma: «Ho marchiato a vita la mia passione». Come lei, anche Dany Agostini di Ostia ama Claudio: «Grazie a lui ho conosciuto moltissimi amici». Il Palalottomatica brilla di fans armati di cellulare per filmare il cantante che regala la storia della sua musica in oltre tre ore di festa.



21/12/2003 pagina 50

IL RADUNO
Tra confessioni e musica Baglioni incontra quattromila "clabber"


di LAURA BOGLIOLO
Claudio Baglioni ha aperto le porte di casa sua. E lo ha fatto in un modo tutto particolare. Dando appuntamento ai fedelissimi al Palaghiaccio di Marino per l'incontro annuale con i suoi "clabber". Ieri in più di quattromila hanno atteso per sei ore l'apertura dei cancelli dello stadio mentre il sole freddo di dicembre si rifletteva sulle tessere di iscrizione al Clab (l'associazione culturale del cantante) appese al collo dei fans. Li chiamano "rimbaglioniti". Sono affetti da una strana malattia che ha conquistato il passaporto del tempo e si danno appuntamento in qualunque luogo d'Italia pur di avvicinare Baglioni, che ogni anno regala un incontro "intimo" fatto di confessioni e musica. Sul palcoscenico spoglio, fatto solo di microfoni, chitarre e qualche tastiera, alle 17 il poeta della musica leggera ha fatto il suo ingresso intonando "Tu scendi dalle stelle", canzone che, confessa Baglioni, gli ricorda l'infanzia e quell'appartamento di Montesacro da dove tutto è iniziato. Il tema del raduno è "la casa", il luogo "dove nascono speranze e muoiono vite". Con queste parole nell'immancabile divise nera, con un ciuffo argentato più lungo del solito Baglioni ha intonato prima "Avrai", canzone dedicata al figlio Giovanni e poi "I vecchi". Infreddolito, ha voluto accarezzare le corde della chitarra prima di lasciare libero il tuono della sua voce sulle note di Yesterday, canzone che, racconta, avrebbe voluto scrivere lui. Un Baglioni più rilassato del solito, che gioca con il suo pubblico regalando colpetti d'anca e ringraziando il fan club "Una parola per te" con tanto di cappelli di Babbo Natale. "I raduni sono belli per questo - racconta Luciana Frate, 34 anni, di Ancona - si respira aria di casa". Luciana ama così tanto Baglioni che porta sempre con se il tovagliolo rubato a un ristorante dal tavolo del cantante. "E' usato da lui - dice - c'è il suo Dna, potrei sempre clonarlo…". Alessandro Moroni, 30 anni, di Roma ha trascinato a forza la sua ragazza a tutti i concerti di Baglioni, anche nella maratona del '96, quando, è andato ai suoi concerti per otto giorni di seguito. Domani molti"'rimbaglioniti" faranno il bis. Appuntamento all'Auditorium Pio per il concerto a favore di Antea, associazione che offre assistenza ai malati terminali.


13/12/2004, pag. 48
Baglioni, un piccolo grande concerto
Lunedì sera al Classico di Testaccio si esibirà per i100 fan che hanno risolto un quiz

di LAURA BOGLIOLO
Imbraccerà la stratocaster nera, sotto un cielo di travi di legno tra luci soffuse e profumo d'incenso. Claudio Baglioni si esibirà il 16 febbraio in un concerto per pochi intimi al Classico Village, locale ricavato da una ex fabbrica di saponi, diventato tempio della musica dal vivo a pochi passi da Testaccio. I biglietti (solo 100) potranno essere conquistati rispondendo in modo esatto a domande sull'artista fatte durante la trasmissione I protagonisti, in onda dalle 21 alle 24 su Rtl 102.5, il network che organizza l'evento e che trasmetterà il concerto in diretta. Linee telefoniche bollenti, quindi, nel tentativo di accaparrarsi i biglietti per la prima serata romana di Claudio Baglioni, solo un anticipo delle tre tappe nella Capitale del "Crescendo Tour", l'infinito, o quasi, giro per stadi iniziato il 21 novembre a Torino che terminerà il 26 marzo a Padova. Alle prime due date romane (26 e 27 febbraio) è stata aggiunta una terza serata (28) per la quale sono già iniziate le prevendite. La notizia del concerto al Classico Village si è diffusa in modo sotterraneo, attraverso il tam tam che corre su Internet con segnalazioni quasi "clandestine" sui siti e le mailing-list (liste di discussioni online) dedicate al cantante romano. Perché è proprio sul Web che si incontrano i "rimbaglioniti", attraverso una fitta rete di amicizie che superano ogni confine geografico. Nella comunità del sito Una parola per te ( www.unaparolaperte.net) circolano informazioni "riservate" e in anteprima, mentre i fan romani cercano di dare "dritte" su dove alloggiare, quali mezzi pubblici prendere e dove, probabilmente verrà avvistato Baglioni tra i vicoli di Roma. Lampadaosram, soprannome usato da Anna Conte, di Cosenza, ha provato per ore a telefonare per vincere i biglietti della serata. "Ho trovato sempre occupato. Se avessi vinto avrei preso il treno senza pensarci un secondo". Anche "Non c'è mai fine al viaggio", Claudia Lapini, 18 anni di Firenze, ha provato a giocare al quiz. "Niente da fare, ma penso che partirò comunque per Roma pur di vedere Claudio entrare nel locale, anche per pochi secondi". Anche Claudio Baglioni, prossimo alla laurea in Architettura (probabilmente a marzo), si trasforma in "uomo virtuale" e rilascia la nuova versione del sito www.baglioni.it, una vera e propria cittadella virtuale chiamata Patapan, nome della canzone del suo ultimo cd dedicata al padre recentemente scomparso. Nel sito il menestrello di "51 Montesacro" si trasforma in un personaggio animato, mentre ripercorre, in un'ambientazione quasi alla Blade Runner i 35 anni di carriera, attraverso i luoghi del passato, proprio come nelle scenografie, ideate dallo stesso Baglioni, del Crescendo Tour dove il palco mutua la struttura di una casa, dalla cantina fino al tetto. Intanto, i "rimbaglioniti" dai polpastrelli consumati nel tentativo di prendere la linea, non si arrendono e si danno appuntamento il 25 febbraio, alla vigilia della prima data romana, al locale "Il Moro", per una serata baglionana.

25/06/2004
Pagina: 47
Baglioni si laurea con tanto di fan


di LAURA BOGLIOLO
"Ho il cuore gonfio, sono molto emozionato". Apre la cartellina nera, sfoglia e riordina i bozzetti dei palcoscenici dei concerti che lui stesso ha progettato, beve un bicchiere d'acqua e sospira profondamente. Claudio Baglioni ieri ha vissuto l'ansia dello studente a pochi minuti dalla laurea nella facoltà di Architettura di Valle Giulia e quando annunciano che è il suo turno, si alza e sorridendo esclama: "Si va in scena?". Non si tratta di un concerto, ma il pubblico c'è comunque. La voce dell'arrivo di Baglioni è rimbalzata tra i corridoi della facoltà tra lo stupore degli altri laureandi e di un centinaio di fan che dalle 8 di mattina aspettavano l'arrivo del cantante. "Sono di Cosenza - racconta Angela Cervo, 47 anni - e sono qui per stringere la mano a chi ha accompagnato 30 anni della mia vita con le sue canzoni". Non sanno se essere più felici per la tesi appena discussa o per la notizia Barbara e Monica Blasi, sorelle e da pochi minuti entrambe architetto. "Ma davvero anche Baglioni si laurea oggi?", esclamano. Tra flash, richieste d'autografi e abbracci Baglioni ha raggiunto l'aula 4 dove ha discusso la tesi sulla sistemazione dell'area che unisce il Gazometro al Tevere per il corso di laurea triennale in Restauro architettonico e riqualificazione urbana. Nell'aula c'è silenzio, tuona solo la voce di Baglioni che questa volta non racconta anime e sogni in note, ma descrive il progetto mostrando decine di tavole. In prima fila la compagna Rossella Barattolo e il figlio Giovanni. "Questa mattina era più emozionato di quando fa un concerto - racconta Giovanni - è strano vederlo nei panni di uno studente, di solito per me è un insegnante". La discussione della tesi termina dopo circa un'ora. Nuovo bagno di folla per Baglioni che raccoglie decine di mazzi di fiori. "Questo è bellissimo - esclama - lo porto mia madre". C'è tempo per riposarsi in attesa della consegna ufficiale della laurea. "Questa mattina - racconta Baglioni - ho fatto un tuffo nel passato, mi sono svegliato con l'ansia dell'esame, non ricordavo nulla. Mentre mi facevo la barba ho iniziato a fare vocalizzi come se dovessi fare un concerto, continuavo a chiedermi "da dove comincio?", qui non è come ai concerti, gioco fuori casa". "Ho voluto rispettare le regole della cerimonia, salendo le scale della facoltà che frequentavo negli anni '70 dove studiavo e piangevo - continua - per colpa dei lacrimogeni molto frequenti a quei tempi". E poi scherza con il figlio. "E tu - gli chiede - quando ti laurei? - e poi - ho voluto che Giovanni fosse presente perché non sono mai molte le occasioni per vantarsi con i propri figli". Alle 15 l'aula Magna è gremita. Formula di rito proclamata dal professore Stefano Garano e poi il voto: 108/110. Un boato d'applausi abbraccia il volto emozionato di Baglioni, mentre in molti speranzosi gridano: "canta! Cantaci qualcosa!". Ma ieri Baglioni era un architetto, solo un architetto.


30/01/2005, pag. 31

La buona musica di Baglioni
Doppio concerto di beneficenza

Baglioni non finisce mai di stupire. La sua musica ha conquistato il passaporto del tempo e regalato note a tre generazioni. Questa estate ha fatto un'altra conquista: la laurea in Architettura. Ed ora, dopo quasi 5 anni ininterrotti di concerti e tour, e l'ultimo successo di ”Sono io l'uomo della storia accanto”, il menestrello della musica italiana è pronto a regalare altri due appuntamenti per beneficenza. Lunedì alle 21, nell'aula Magna della Facoltà di Architettura di Valle Giulia, Baglioni suonerà per la fondazione Sue Ryder Onlus, associazione che offre assistenza ai malati terminali (info tel. 06 22796525). Giovedì ”Notte di note” e ”Mille giorni di te e di me” verranno intonate al cinema Adriano (piazza Cavour) a favore della Fondazione Azzurra che finanzia borse di studio e progetti per studenti bisognosi delle facoltà di giurisprudenza di tutta Italia (info tel. 06.8084053). Centralini della facoltà e delle onlus in tilt vista la valanga di richieste di partecipazione da parte dei fan del cantante che non mancano mai di essere vicini al loro mago, soprattutto quando la chiamata avviene per motivi di beneficenza. I fans temono inoltre che questi siano gli ultimi appuntamenti prima della pausa che Baglioni aveva già annunciato da tempo. «A volte - ha spiegato - c'è bisogno di fermarsi per continuare ad ascoltarsi».
L.Bo.


4 novembre

Strada Facendo, con Baglioni dalla scalinata a via del Corso

di LAURA BOGLIOLO
Esistono i flashmob della musica leggera? Raduni improvvisi le cui coordinate vengono dettate solo sul web e all'ultimo momento? Da ieri sì. Ad inaugurare la nuova moda è stato Claudio Baglioni che poco prima delle 24 per festeggiare l'uscita del suo nuovo triplo cd “Tutti qui” è apparso sulla scalinata di Trinità dei Monti tra la sorpresa e l'entusiasmo generale. Un appuntamento annunciato sul sito del cantautore solo qualche ora prima e raccolto da centinaia di fans che hanno affollato piazza di Spagna. Alle 23 eccolo vicino all'obelisco di Trinità dei Monti: camicia blu, jeans chiari multitasche, giaccone di pelle nera. Imbraccia la chitarra e inizia il sogno. La scalinata si trasforma in palco metropolitano, lo stesso calpestato dall'artista «a 17 anni - racconta - quando prendevo 5 autobus da Centocelle per arrivare al Centro». Più di 300 persone cantano il nuovo singolo “Tutti qui”: «La musica fa la magia e fa riunire tutti». “La vita è adesso”, e poi “Sabato pomeriggio” suonata seduto sugli scalini con un cantante di strada. 45 minuti di musica poi “fuga” alle Messaggerie Musicali di via del Corso dove dal pomeriggio i fedelissimi lo aspettavano. Più di mille persone lo salutano con grida e flash. A mezzanotte Baglioni sale le scale del megastore, accoglie subito i primi 20 fans che lo attendevano fin dalle 9 di mattina. Al Midnight-Party l'artista romano ha continuato a firmare autografi e a scherzare con i suoi ammiratori.


8 novembre 2005
Baglioni, sinfonia sulle note della solidarietà

di LAURA BOGLIOLO

Archi, violini e la bacchetta del maestro Margherita Graczyk . Il silenzio assoluto non appena le luci si spengono, qualche striscione sventolato timidamente e l'emozione di un incontro tutto particolare tra la musica leggera di Claudio Baglioni , che ha tracciato le vite in quasi quarant'anni di storia, e gli arrangiamenti di un ensemble musicale travolgente, la prestigiosa Royal Philarmonic Orchestra. Notte di sorprese. La prima, una spettatrice d'eccezione: Franca Ciampi , arrivata con una sua amica. Tutto esaurito ieri sera all'Auditorium Conciliazione per il concerto di beneficenza a favore del Fai, il Fondo per l'Ambiente Italiano, la principale fondazione no profit per la tutela, la salvaguardia e la cura del patrimonio artistico e naturalistico del nostro Paese. Il cantautore romano, che non ha mai nascosto la sua passione per la tutela dei beni artistici e dell'ambiente, ancora una volta sembra aver vinto una scommessa fatta con se stesso: far apprezzare i suoi grandi successi confezionati, questa volta, in versione sinfonica. Da Io sono qui , a Tutto in un abbraccio fino ad Avrai , scritta subito dopo la nascita del figlio Giovanni (presente in sala), le note dei 67 professori d'orchestra hanno accompagnato il poeta della musica leggera che non finisce mai di stupire. Giovedì notte ha indossato i panni del cantante di strada. Accompagnato solo dalla sua chitarra ha regalato un concerto a sorpresa di 45 minuti sulla scalinata di Trinità dei Monti e una passeggiata per il Centro fino al megastore Messaggerie Musicali dove ha autografato il suo nuovo triplo cd. Ieri sera Baglioni, in abito scuro, è stato il protagonista di un concerto a metà tra un'opera sinfonica e un'esibizione pop. Da menestrello che non dimentica le vie della periferia di Centocelle, dove è cresciuto, a musicista di grande livello, capace di coniugare il suo Cuore di aliante rock con i violini della musica classica. Milleottocento persone in sala. Ad applaudire Baglioni, Giulia Maria Mozzoni Crespi , presidente del Fai, Susanna Agnelli , da sempre impegnata nel sociale, Carla Fendi, presidente del gruppo omonimo, Fulvio Conti , amministratore delegato di Enel, il presidente della Regione Piero Marrazzo , Maurizio Gasparri, Luigi Abete , presidente della Bnl, e Giovanni Malagò . Non manca l'incursione divertente di Dario Ballantini nei panni di Gianni Morandi versione calciatore. Il ricavato della serata verrà utilizzato per sostenere la gestione dei beni posti sotto la tutela del Fai. Tra le sorprese più apprezzate e applaudite della serata le canzoni Via e Strada facendo riviste completamente in chiave sinfonica. Quasi un boato di applausi per la storica Poster , la romanticissima Mille giorni di te e di me e Tienimi con te e l'intramontabile La vita è adesso . I fans, gli affezionati di ogni età, non hanno mai smesso di sostenere il loro "mago" e di agitare lo striscione che riassume la passione di tre generazioni di appassionati: "Claudio, Tienici con te!". E anche dicembre vedrà Baglioni cantare: appuntamento il 3 per Natale in Vaticano - Concerto per le Missioni d'Oriente .


2 dicembre 2005
Che lezione alla Sapienza le note di Baglioni

di LAURA BOGLIOLO

Zainetti in spalla, sciarpe per proteggere dal freddo e cellulare in mano per gridare «stasera c'è Baglioni, corri all'università!». Hanno aspettato dalle 10 del mattino, in fila, ordinatamente, davanti al Rettorato della Sapienza scambiandosi parole e pensieri sul loro «mago», sul «poeta che ti regala il passaporto per un'altra dimensione, fatta di sogno e speranza». A loro piace essere chiamati rimbaglioniti , quasi drogati dalla potente voce del cantante romano che alle 18 nell'Aula Magna dell'università si è seduto accanto al Rettore Renato Guarini , al professore di Letteratura Italiana Asor Rosa , alla professoressa e sociologa Elisabetta Mondello e al professor Roberto Palumbo , preside della Facoltà di Architettura di Valle Giulia, dove lo scorso anno Claudio Baglioni si è laureato. «Un incontro - ha spiegato il Rettore Guarini - per ricordare i 40 anni di carriera del cantante, festeggiati con l'uscita del cofanetto edito dall'Einaudi “Parole e Canzoni” che contiene un libro e un Dvd con una lunga intervista realizzata da Vincenzo Mollica ». Quarant'anni di successi apprezzati anche dal Rettore che ha confessato la sua passione per la canzone Strada Facendo «un vero inno - ha spiegato Guarini - alla speranza». Applausi scroscianti della platea anche quando il professor Asor Rosa ha definito la serata come un momento per «dare a Baglioni la laurea honoris causa in Scienze della Letteratura». A raccontare, invece, la laurea presa lo scorso anno ci ha pensato il preside della Facoltà di Valle Giulia Roberto Palumbo. «Ho incontrato la mamma di Baglioni - ha spiegato - e le ho promesso che avrei pensato io a farlo tornare sulla giusta strada e a farlo studiare». E così è stato. «Una laurea importante - ha raccontato Baglioni - perché studiare aiuta in ogni momento della vita, anche nello scrivere». «Le parole sono bestioline strane, con i testi ho sempre avuto problemi, perché rispetto tantissimo la letteratura e i grandi poeti». Parole in cattedra e poi il concerto. Claudio Baglioni ha intonato le note di “Avrai” al pianoforte, poi della grintosa ”Ninna Nanna Nanna Ninna” «ispirata ad una poesia di Trilussa». Fans quasi in delirio per “Con tutto l'amore che posso” eseguita con la chitarra e l'indimenticabile “Mille giorni di te e di me”. Baglioni canta e si commuove quando parla di ”Patapan” scritta per il papà che non c'è più. «Avrei tanto voluto conoscerlo da giovane, per vedere quanti sacrifici ha dovuto fare per crescermi così». Ancora musica ed emozioni con “Strada Facendo”, “Amore Bello”, “E tu” e “Sabato Pomeriggio”. Più di un'ora di concerto e poi il saluto finale: «Tenetemi con voi, il sogno è sempre».

 
  LA MORTE DEL PAPA  
 

Mercoledì 2 Febbraio 2005 (nazionale)
LA NOTIZIA NEL MONDO
Già cinquanta televisioni davanti al Gemelli
Collegamenti da Roma di Cnn e Bbc, rapidissima la circolazione su Internet: l'ansia di migliaia di fedeli sui blog

Tutti affacciati su internet alla ricerca di notizie fresche sulla salute del Papa. La notizia arriva sui siti di informazione stranieri e i nottambuli del web si lanciano nella lettura. Stavolta è diverso. Non si perde tempo e la "latest news" scala la classifica delle prime pagine in pixel.
Davanti alla crisi irachena, davanti a tutto. Tutti riportano in alto, come notizia più importante, il ricovero del Pontefice. La Bbc (www.bbc.co.uk), la Cnn (www.cnn.com), il Washington Post (www.washingtonpost.com), NyTimes (www.nytimes.com) danno priorità alle condizioni di salute del Pontefice. I siti di informazione stranieri, ma anche le televisioni di tutto il mondo gridano la notizia.
Non c'è tempo da perdere, perché il mondo vuole sapere. Subito dopo poco la notizia il Gemelli è assediato da uno squadrone di decine e decine di giornalisti italiani e stranieri (tivvù tedesca, francese e l'agenzia Reuters). Lingue diverse per i telecronisti, ma stessi obiettivi: dare le ultime notizie su Giovanni Paolo II. Tutti i telegiornali a "stelle e strisce" aprono i loro tiggì con la notizia del Pontefice e servizi in diretta satellitare. I siti di informazione e le tv sono la fonte ufficiale, ma il bizzarro e sveglio (nella mente e nelle case viste l'ora) popolo di Internet cerca aggiornamenti che poi riporta sui propri diari online, "personalizzando" la notizia. Parola d'ordine ancora una volta i Blog, le pagine personali dei navigatori che ormai sono diventati la piazza virtuale di riferimento degli "umori" del popolo del mondo. Ai blogger la notizia del Papa sta molto a cuore e usano le piattaforme web dinamiche (sia aggiornano in tempo reale) per cercare, quasi disperatamente, aggiornamenti. Dodici minuti dopo la mezzanotte appare il primo commento sul blog http://dreamer.ilcannocchiale.it/ ma il blogger non ha nulla di sognante: c'è scetticismo sul comunicato stampa ufficiale di Navarro Valls.
Stavolta è diverso, si ha paura per la vita del Papa. Gli umori del popolo web vanno verso una sola direzione: vogliamo la verità, la vogliamo subito. L'annuncio del ricovero continua a correre veloce sul web. Tam tam di notizie anche sul blog dell'inviato del Tg1 Pino Scaccia. Nei commenti gli utenti si sono incontrati per scambiarsi informazioni, gli stessi utenti che si riunirono intorno al blog di Enzo Baldoni al tempo del rapimento di Simona Torretta e Simona Pari, una sorta di avanguardia di blogger pronti a cogliere le ultime news dal mondo sotterraneo del web. Danielat, Pipistro e la Poderosa (questi i nickname dei bloggers) passano la notte scambiandosi informazioni e ricercando aggiornamenti. Tra internet e tv si cerca di rimanere aggiornati. Navigatissimo anche il sito della Santa Sede (http://www.vatican.va/phome_it.htm) da cui però non trapela nessuna notizia.

Lo speciale sulla morte del Papa >>
  03.04.05
UN'ORA ESATTA DOPO LA MORTE IL TRISTE RITO DEI CAMPANARI

di LAURA BOGLIOLO

Non avrebbero mai voluto schiacciarli quei pulsanti. Entrare in sacrestia, aprire quel pannello con i comandi elettronici, spingere prima su “man” ('uomo', manuale) e poi sulla scritta verde “funebre”. A San Pietro le campane hanno suonato a martello quando erano le 22,37, esattamente un’ora dopo. Stesso gesto, stessa ora, in tutte le chiese di Roma per annunciare la morte del Papa. A manovrare il pannello elettronico della Basilica di San Giovanni in Laterano sono stati i custodi, gli addetti alla sicurezza dipendenti del Vaticano. Indossavano cappotti blu con ricami dorati, sapevano che da un momento all'altro poteva squillare il cellulare. Reperibili giorno e notte, pronti a dare il via al suono di quelle campane che hanno spezzato il fiato ai romani. Uno di loro ancora prima di spingere quel pulsante aveva già le lacrime agli occhi, perché, «non sarà facile fare quel gesto». Alla basilica di Santa Maria Maggiore è toccato ai frati francescani attivare la funzione manuale e poi quello verde dell'omelia funebre. E già nel pomeriggio c’era fermento anche alla basilica di San Paolo dove si è tenuta una riunione nella sacrestia e Don James e don Emidio hanno cercato di trovare una soluzione perché il sistema elettronico, quello che attiva il suono delle campane, non funzionava. Don Emidio, campanaro ufficiale della basilica, sapeva già che quei rintocchi sarebbero stati per i fedeli l’eco di una tristezza infinita. Ciro Polina, 75 anni, siciliano, che per 30 anni campanaro della basilica, ricorda che ai suoi tempi bastava una fune e la sola forza delle mani. «Suonare le campane - lui spiega - è come suonare uno strumento musicale». Lo sa bene anche Graziano Boldini, 76 anni, ex custode della basilica. Ricorda ancora il suono naturale delle campane. Mostra ai turisti un pezzo della sua vita: la foto con il pontefice al quale dedicò nel '79 una maratona ciclistica da Castel Gandolfo a Cestocova, capitale religiosa della Polonia. Fu proprio il pontefice a dare inizio alla gara sventolando una bandiera rossa. Campane che annunciano quello che tutti sapevano ma non volevano sentire. Rintocchi tristi anche nelle parrocchie di periferia. Don Gianfranco, parroco della chiesa Dio Padre Misericordioso di Tor Tre Teste, confessa con tenerezza di essersi consultato con i parroci degli altri quartieri. Voleva sapere se c'era una procedura particolare da seguire. I frati francescani di SS Pietro e Paolo all'Eur hanno appreso la notizia dalla Tv. «Quando sarà il momento - avevano detto - schiacceremo il pulsante con il numero 21, quello delle celebrazioni per i funerali».

 
  11.04.05
Sorpresa in parrocchia, i “papabili” dicono Messa

Ogni cardinale è “abbinato” a una chiesa di Roma. Uno dei favoriti, Schonborn, a Marconi


di LAURA BOGLIOLO

ROMA - Emozionati, stupiti, finalmente accennano un sorriso. Ritrovano forza e si sentono sempre più protetti nelle loro parrocchie. Anche i più piccoli, seduti sulle gambe delle mamme, sembrano accorgersi che c'è qualcosa di diverso. Scrutano gli sguardi concentrati dei più grandi e con l'ingenuità dei 4 anni una bambina alza la manina verso l'altare, indica e sussurra alla mamma: «E' il Papa!».
Perché si respira un'aria di solennità, una inconsueta atmosfera di gioia e nello stesso tempo di serenità in questi giorni in cui tante lacrime sono state versate. Così ieri, alla parrocchia di Gesù Divino Lavoratore di via Oderisi da Gubbio, i fedeli hanno accolto il cardinale Schönborn, Arcivescovo di Vienna, ordinario per i fedeli di rito bizantino in Austria. Sua eminenza Christoph Schönborn, originario della Repubblica ceca, è uno dei 115 cardinali del Conclave. Uno dei cardinali “papabili”.
In questi giorni nella Roma prossima alle elezioni alcuni dei cardinali hanno deciso di far visita alle loro parrocchie. Ogni cardinale è infatti titolare di una chiesa a Roma.
Alle 10 è il cardinale Schönborn a celebrare la messa, davanti a uno stuolo infinito di fedeli che riempiono la parrocchia in ogni suo angolo. L'omelia ricorda il Pontefice, la sua forza e la sua dolcezza. «Alzatevi e andiamo». Il cardinal Schönborn ripete le frasi di Papa Giovanni Paolo II, quelle stesse frasi che i fedeli hanno inciso nei ricordi dei loro cuori. L'importanza dell'evangelizzazione, del non aver paura di essere cristiani e di dimostrare la fede con i fatti. Le preghiere sembrano più solenni, le frasi ripetute con più fermezza. C'è di nuovo serenità nei volti di chi una settimana fa ha appreso la notizia della morte del Pontefice piangendo. «Crediamo nel Cristo Risorto» racconta Angela, 78 anni, da 40 parrocchiana, che anche ieri non è voluta mancare alla messa. Ancora preghiere, teste chine e mani congiunte per anziani, famiglie, ma soprattutto giovanissimi. L'amore che azzera le diversità, proprio come diceva Lui. C'è anche chi, preso dal trasporto delle parole del Cardinale fa delle previsioni. Marco Di Somma, 76 anni, ex maresciallo dei carabinieri si rivolge con chiarezza al Cardinale. «Ti vedo in bianco!» gli dice, mentre sua eminenza rimane in silenzio, fa un sorriso e tira su le spalle come per dire «chi lo sa...». «Ha un linguaggio molto simile al Pontefice - racconta Marco - fatto di forza e dolcezza, secondo me sarà lui il nuovo Papa». Ancora parole sul Pontefice e i ricordi di chi lo ha visto tante volte accanto a sé. Enrico Bonvecchi, 37 anni, da sette fa parte del coro della Diocesi di Roma diretto da Monsignor Frisina. «Il ricordo più bello - spiega quasi commovendosi - è stato a Tor Vergata durante le giornate della Gioventù, ho visto il Papa finalmente nella sua dimensione, in mezzo ai ragazzi la sua comunicazione era più chiara e incisiva».
Stessi sorrisi e un lungo applauso alla fine dell'omelia nella parrocchia della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo a via Gallia, a pochi passi da piazza San Giovanni. A celebrare la messa il cardinale Audrys Juozas Backis, Arcivescovo di Vilnius, in Lituania, anche lui membro del Conclave. I fedeli che prima pregavano per dare sostegno al Papa morente, adesso pregano perché il “loro” cardinale sia guidato dallo Spirito Santo nella scelta giusta. La voce della visita del cardinale si è sparsa con velocità tra i fedeli che sono accorsi in parrocchia. All'entrata le foto della visita nell'80 di Giovanni Paolo II che sembra ancora vegliare su tutti. Un po' per quelle immagini che lo ritraggono mentre regala abbracci, un po' per le parole del Cardinale che ripetono quello che potrebbe essere definito il motto del cuore del Pontefice: «Non abbiate paura».
 
  11.04.05
A San Paolo il mosaico con il volto di Wojtyla rievoca antiche profezie

di LAURA BOGLIOLO

Sostano incuriositi con il naso all'insù. L'attenzione maggiore dei fedeli nella basilica di San Paolo è per il medaglione di Papa Giovanni Paolo II incastonato tra le travi della navata laterale. L’unico illuminato, l'unico senza la data della morte. Nella basilica ci sono i medaglioni di tutti i Pontefici, anzi di più. Perché ci sono anche 8 anti-papa e 3 papi mai esistiti. Capita così che il medaglione di Giovanni Paolo II sia il numero 271 e non il 262, quello giusto. Molti fedeli fanno visita alla Basilica soprattutto per contare il numero di spazi vuoti per i medaglioni dei futuri Pontefici. Secondo una profezia di Nostradamus, quando finiranno le nicchie ci sarà la fine del mondo. Ce ne sono ancora 28. Prima dell'incendio dell'800 i Pontefici erano rappresentati in affreschi. La leggenda popolare dice che gli affreschi sono stati sostituiti da medaglioni di dimensioni più piccole per recuperare spazio. Intanto si aspetta l'elezione del nuovo Pontefice e l'affissione del medaglione elaborato dalla Scuola del Mosaico del Vaticano. Meno 27.

 
  Santa Maria Consolatrice festeggia il suo cardinale

di LAURA BOGLIOLO

Volti sorridenti e passi veloci verso la piazza dominata dalla parrocchia che tutti conoscono, che tutti hanno nel cuore. C'è grande festa a via di Casal Bertone. Il Cardinale del quartiere è diventato Papa. La notizia viene appresa proprio mentre nella Chiesa di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino viene celebrata la Messa delle 18. I fedeli si inginocchiano e rimangono in preghiera mentre le campane della chiesa di cui il Cardinale Ratzinger è stato titolare dal 1978 suonano a festa. Tutti nel quartiere ricordano quel nome e quel volto. Ognuno ha un ricordo particolare. «Giocava al circolo delle bocce della Parrocchia» racconta Alvaro Mattei, 78 anni. C'è poi chi ha un ricordo davvero particolare. Valentina Santangelo, 24 anni, studentessa: «Sono stata cresimata dal nuovo Papa. Non ci posso credere, è un'emozione immensa». Don Enrico Pomili, 74 anni, da 50 parroco della chiesa, continua ad abbracciare i suoi parrocchiani. «Siamo felici - racconta - La volontà del Signore è stata fatta». Suor Lucia Agnese, invece, mostra con orgoglio lo stemma affisso nell'atrio dell'oratorio di Santa Maria Consolatrice, che riporta il nome del cardinale. Stesse emozioni e tanta soddisfazione anche nelle due cattedrali laziali di cui Ratzinger era titolare: nelle chiese suburbicarie di Velletri-Segni, ai Castelli romani, e a Ostia Antica, a Sant'Aurea. «Che emozione forte», ha esclamato il vescovo della diocesi di Velletri-Segni monsignor Andrea Maria Erba. Ora a Velletri sperano tutti che il nuovo Papa faccia una delle sue prime visite proprio nella sua cattedrale. Anche il parroco della cattedrale, intitolata a San Clemente I Papa, monsignor Franco Risi, è visibilmente compiaciuto. È stato presso la parrocchia di Santa Aurea, lo scorso 19 novembre, uno degli ultimi bagni di folla da cardinale di Joseph Ratzinger. L'occasione fu la prima festa di Sant'Agostino come patrono del XIII Municipio, voluto da Papa Giovanni Paolo II. Per tradizione infatti la chiesa del borghetto medievale di Ostia Antica, una delle più antiche porte di accesso a Roma, viene definita prima diocesi suburbicaria di Roma, e viene affidata alle cure spirituali del rappresentante più anziano del collegio cardinalizio. E Ratzinger, appunto, in qualità di decano, si recò a Ostia accompagnando le reliquie di Sant'Agostino. L'emozione e la gioia per l'elezione del nuovo Papa ha contagiato tutte le parrocchie di Roma. Dalle basiliche di Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano, alle parrocchie del Centro e della periferia, l'annuncio è stato accolto con le campane a festa. A San Giovanni i turisti presenti all'interno e sul sagrato al rintocco delle campane hanno cominciato ad abbracciarsi. Stessa scena a Santa Maria in Trastevere e Santa Teresa del Bambino Gesù. Ovunque, la notizia dell'elezione è arrivata in tempo reale. «Già questa sera o al massimo domani - garantisce don Federico, nella chiesa di Sant'Antonio - organizzeremo una veglia di ringraziamento e di augurio per Benedetto XVI».
 
  E il pronipote di BenedettoXV si chiama Benedetto come i Papi
(21.04.2005)


di LAURA BOGLIOLO

«Io, pronipote di un Papa, adesso ho il nome del nuovo Pontefice». Da bambino e con l'ingenuità dei quattro anni guardava incuriosito un immenso quadro che dominava la casa del nonno a Viterbo, immagine che gli ispirava uno strano senso di mistero e solennità. Non aveva mai provato a chiedere chi fosse la persona ritratta. Finché un giorno, quando aveva 10 anni, il nonno gli svelò il perché di quel quadro. «E' il fratello del tuo trisnonno, Papa Benedetto XV». Benedetto Della Chiesa, 19 anni, vive a Roma, ma è di origini genovese e martedì sera è corso a piazza San Pietro per un incontro personalissimo con la Storia. Stava studiando nelle aule della facoltà di Economia e Commercio della Luiss quando è arrivata la notizia. «Fumata bianca!». Benedetto è corso in motorino fino a San Pietro accompagnato da tre suoi amici che facevano il 'tifo' per lui. E' arrivato appena in tempo. Ore 18.49. La finestra della loggia centrale si apre. Il nuovo Papa è il cardinale Joseph Ratzinger e il suo nome è « .. Benedicto XVI». Mille pensieri e una grande emozione per il giovane Benedetto che è l'ultimo discendente della casata genovese dei marchesi Della Chiesa che diede i natali a Papa Benedetto XV, nome che il nuovo Pontefice ha deciso di assumere. «Sono stato felice, ma poi ho sentito un forte senso di responsabilità». Benedetto sapeva che il suo nome era uno dei candidati. «Su Internet ho letto che 'Benedetto' era tra i più quotati». Ma fino a quel momento non aveva nessuna certezza. Studente, sorriso carismatico e grande voglia di vivere, Benedetto è uno sportivo. La sua grande passione è il rugby. «Faccio parte della squadra Union Rugby Capitolino» racconta con orgoglio. Ha frequentato il liceo classico Giuliana Falconieri ai Parioli e a scuola non ha mai svelato la storia di famiglia «finché - racconta - l'ultimo anno non abbiamo studiato la prima guerra mondiale e allora sono stato simpaticamente sovrastato dalla curiosità dei miei compagni». Benedetto conosce a memoria la famosa nota del 1° agosto 1917 nella quale il Papa-trisavolo descrisse il conflitto in corso come un''inutile strage' ed ha un ottimo rapporto con la religione. «Sono un cattolico praticante, ho sempre frequentato la parrocchia de La Storta anche se alcune volte salto la messa della domenica per le partite di rugby». «Amavo Karol Wojtyla, era il 'nostro' Papa per quelli della mia generazione». Ha le idee molto chiare sul suo futuro. Da grande vuole diventare imprenditore proprio come il papà e il nonno. «Abbiamo un'azienda agricola, produciamo di tutto, dall'erba medica al granturco. Mi piace molto il rapporto con la natura e vedere i prodotti nascere dalla terra». Il diciannovenne marchese Benedetto ama Internet, esce spesso con gli amici e qualche volta va a ballare. «Non molto spesso però, perché devo studiare». Insomma, Benedetto è e si sente un ragazzo normale. A parte il suo nome.
 
 

Il nostro Papa
(18.04.2005)

di LAURA BOGLIOLO
Le mani congiunte e le teste chine. In preghiera in una domenica dai volti tristi per le lacrime lasciate a piazza San Pietro. Soprattutto giovanissimi, ma anche anziani e trentenni. Sguardi da manager, mani da operaio. L'amore senza differenze, proprio come insegnava Lui. C'è chi porta ancora il cero che sabato notte ha stretto tra le mani sperando nel miracolo. C'è chi la messa la conosce a memoria, ma anche chi confessa: «Non sono un grande credente, ma Giovanni Paolo II era un grandissimo uomo». Si sente un'unione più forte del solito durante la messa celebrata alla chiesa di Santa Maria Ausiliatrice nel quartiere Appio-Tuscolano. Moltissimi i giovani che hanno ancora i segni della notte trascorsa in un silenzio surreale nella piazza del Papa trasformata in un letto di umanità. «Da questo Pontefice - raccontano - abbiamo imparato ad affrontare la vita con serenità». Matteo, 17 anni, sogno nel cassetto diventare calciatore, fa chiarezza nel suo cuore che è già saggio: «Sono triste e sereno, il Papa è tornato da Dio». Ci sono giovani, ma anche testimoni della storia, che hanno conosciuto 3 pontefici, ma nel cuore ne hanno solo uno, Karol Wojtyla. «L'ho incontrato - racconta Luciana Di Tomei, 70 anni - in occasione delle commemorazioni per Don Bosco». Nella stessa chiesa Vincenzo e Rosetta Taronna festeggiano 50 anni di matrimonio. «La parola del Papa ha accompagnato la nostra unione», raccontano. Solo posti in piedi anche nella chiesa San Gaspare del Bufalo. Vicino all'altare è stato affisso un quadro che ritrae il Pontefice. «Il Papa - racconta Beatrice, 13 anni - è ancora con noi, specialmente oggi che ricorre la festa della Misericordia, festa creata da lui». Ancora giovani. «Tu hai vinto il mondo Gesù», canta Valeria Verginelli, 24 anni. Fa parte del coro della parrocchia ed è serena «il Papa - spiega - è finalmente rinato». Ed è proprio la resurrezione il tema centrale della messa celebrata nell'immensa parrocchia di Don Bosco a Cinecittà. Francesco Mazola, 31 anni, ringrazia il Papa «perché ha creduto nei giovani e ci ha insegnato ad affrontare i problemi con coraggio». A Francesco piace il “Papa uomo”, il volto che sorride ai bambini e ai malati, il bastone agitato in segno di danza e la mano portata agli occhi per raccogliere le lacrime. La messa è finita. I grandi tornano a casa. I piccoli tirano calci al pallone nell'oratorio. Gli occhi di tutti si fermano sulla statua di Padre Pio a piazza dei Tribuni. Porta già i segni di un'altra storia. I biglietti lasciati dai fedeli. «E' stato un grande Papa, è stato il mio Papa, lo amerò per sempre. Alfonso».

 
 
CASO BALDONI
 
 

22/08/2004, PAGINA 3 (Primo Piano)

''Siamo a Najaf, ecco i miliziani neri di Sadr''

DI LAURA BOGLIOLO

«Gli abitanti di Najaf si sporgono dalle case, salutano, ci indicano la via verso il Mausoleo di Ali. Vediamo i primi armati vestiti di nero con la fascia verde sulla fronte». Cronache in diretta dall'Iraq. Sono queste le ultime parole di Enzo Baldoni, freelance disperso da giovedì a Najaf, che lasciava traccia di sé e delle sue avventure sul Web grazie al blog (diario online) www.bloghdad.splinder.com. L'ultimo messaggio è di domenica 15 agosto. Da giorni le pagine delle avventure di Enzo sono ferme. Ad animare il sito solo notizie riportate da colleghi e i messaggi degli amici virtuali che preoccupati aspettano con ansia e commentano la morte di Ghareeb, l'interprete di Enzo con il quale (raccontava) si sentiva al sicuro. Scrive Daniela di Como: «Mi sento come se fosse mancato uno di famiglia». Il tam tam corre veloce su Internet fino ad altre piazze virtuali sempre in diretta da Bagdad. Sul blog dell'inviato del Tg1 Pino Scaccia (www.pinoscaccia.rai.it) si spera, ma si fanno anche ipotesi sulla scomparsa del freelance. «Spero che Enzo - racconta Scaccia sul suo blog - adesso stia rintanato da qualche parte in attesa di quel sogno che ci scambiavamo spesso per gioco: Pensa se becchiamo al Sadr!». «Il problema - continua Scaccia - è che lui non ha il telefono e nessuno lo può raggiungere se non si fa vivo lui. Lo aspetto». Asserragliati dietro la finestra di un pc. In attesa di notizie senze filtri. Sfogliano le pagine del Web in attesa di rivelazioni. Gli amici virtuali sono a caccia di news in tempo reale e scelgono i blog come fonte, lo strumento che dal 2000, prima negli Usa e poi in Europa, rappresenta una finestra sul mondo. Perché per creare un diario digitale bastano solo cinque minuti, conoscenze di base del Web (non è richiesta nessuna tecnica speciale), e voglia di raccontare. Ha stupito, incuriosito e creato un vero “caso internazionale” il blog di Salam Pax (http://dear_raed.blogspot.com) il diario di un giovane di Bagdad che, attraverso Internet, ha raccontato la guerra in Iraq, eludendo lo spionaggio elettronico del Mukhabarat. Nessuno credeva a Salam Pax, si pensava a cronache costruite a tavolino, ma poi il quotidiano Guardian ha scoperto la vera identità del ragazzo. Salam ha 29 anni, è architetto, vive in una villetta a due piani in un quartiere residenziale di Bagdad, scrive il suo diario web da una camera da letto dove, racconta, vive tra un poster del film Matrix, una giungla di cavi e un monitor. Anche altri giornalisti hanno scelto i blog per raccontare teatri di guerra. E' il caso di Christopher Allbritton, reporter per l'Ap e il New York Daily, che scrive su www.back-to-iraq.com. Ma attenzione alle “imitazioni”. Mesi fa fece scandalo The Agonist che raccontava i particolari della guerra in modo minuzioso. La rivista telematica Wired scoprì invece che parte delle informazioni provenivano da una newsletter alla quale il blogger era abbonato. Guerra e non solo. Sul Web si trova anche la storia di una normale famiglia irachena che racconta, alternandoli ad abitutidini quotidiane (pulire la casa e stendere i panni), la paura e i rumori della guerra. Così una madre di famiglia lascia i propri racconti su afamilyinbaghdad.blogspot.com. Anche l'Afghanistan è sotto i riflettori dei blog. Marco Cafferati, medico volontario di Emergency descrive su www.medicoakabul.splinder.com i mesi trascorsi nella Capitale afgana e commenta così la tragica questione delle amputazioni dovute alle bombe: «Per molti di loro è meglio morire che perdere un arto. L'ho pregato a mani giunte sul lettino operatorio. Lui faceva no con la testa, senza dire altro». Intanto accanto al blog di Enzo Baldoni gli amici virtuali, dai nick (soprannomi) più diversi aspettano un nuovo post (messaggio) che segnerà la fine dell'avventura iniziata quasi con un grido: «Da un po' di tempo - si legge sul primo messaggio lasciato dal freelance sul blog - la solita vocina insistente tra la panza e la coratella mi ripeteva: "Bagdad! Bagdad! Bagdad!". Ho dovuto cedere».

 
 
CASO CALIPARI
 
 

03/05/2005, pagina 3

''Copia e incolla, così ho beffato i segreti''

Gianluca Neri, giornalista, dove ha preso il rapporto Usa su Calipari che ha poi pubblicato sul suo blog www.macchianera.net?
«La mattina del primo maggio ho navigato come faccio di solito nei vari siti di informazione online. Ho visto che era stato pubblicato il rapporto Calipari e allora sono risalito alla fonte, ossia al sito del Multi-National Corps of Iraq, raggiungibile all'indirizzo www.mnf-iraq.com/. Ho scaricato il documento e mi sono accorto che si potevano rendere leggibili le parti omissis con estrema semplicità».
Ossia come ha fatto?
«Si tratta di un documento con estensione “Pdf”. E' stato sufficiente cliccare su “Seleziona Testo”, copiare il contenuto del documento e incollarlo su un file Word, il programma di videoscrittura più conosciuto. O più semplicemente si può salvare il documento “Pdf” in Doc con “salva come”».
Operazione semplicissima, non da hacker quindi?
«Si è trattato da parte americana di un errore da segretaria alle prime armi. Sarebbe stato sufficiente mettere delle password per impedire l'accesso al documento online, oppure per rendere inagibile la funzione che consente di copiare il testo. Le parti omissis non erano cancellate, ma semplicemente coperte da un evidenziatore di colore nero».
Appena venuto a conoscenza della scoperta cosa ha fatto?
«Ho cercato di avvertire varie testate giornalistiche, ma il primo maggio non rispondeva nessuno. Non volevo sprecare una notizia del genere sul mio blog. Ho quindi provato prima a contattare giornali e agenzie stampa. Poi ho pubblicato tutto sul mio blog, ossia www.macchianera.net».
Le autorità italiane o americane l'hanno contattata?
«Mi ha chiamato la Farnesina che ha voluto che spiegassi nei dettagli come si fa a trasformare in “chiaro”, ossia a rendere leggibili, gli omissis. Credo volessero accertarsi che non si trattava di un'opera di hackeraggio, cosa che non è».
Per lei che valore ha la scoperta?
«Mi piace aver scombinato le carte. Mi rende felice aver dato giustizia alla vicenda Calipari»
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CASO TORRETTA
 
 

14/09/2004, PAGINA 39

Sul web lettere alla famiglia: "Vi siamo vicini"

La crepa sul cuore di Roma per il rapimento di Simona Torretta e Simona Pari lascia tracce anche sul Web. «Parole di riconoscenza, di silenzioso dolore e di condivisione del tragico momento». Così Alessandro Radicchi, responsabile dell'area immigrazione di Sol.Co Roma, consorzio della cooperativa sociale che offre servizi finalizzati all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate, descrive le lettere che da mercoledì ad oggi sono arrivate alla casella di posta solcopersimona@solcoroma.net. Il consorzio ha dedicato una pagina web (www.solcoroma.net/solcopersimona.asp) alle due ragazze: uno sportello per entrare in contatto con la famiglia di Simona e un forum dove discutere della situazione. Saranno le ex colleghe di Emanuela Torretta a consegnare le lettere di solidarietà alla famiglia. Perché la sorella di Simona per un anno, fino al giugno del 2003, ha svolto servizio civile proprio presso Sol.Co roma. «Da giovedì - continua Radicchi - abbiamo già raccolto una ventina di lettere». Sul forum rimbalzano messaggi di solidarietà alle due volontarie definite ragazze coraggio. «Esprimo il mio dolore - si legge su uno dei messaggi - e la mia indignazione nei confronti di tutte le guerre, e la mia solidarietà verso tutte le sue vittime». La pagina, ripresa anche dal sito romano www.amiciperlacitta.it, è solo la punta di un iceberg della catena di solidarietà che si diffonde su internet. E' nato da collettivo di organizzazioni di volontariato, il blog www.freeourfriends.blogspot.com (Liberate i nostri amici) che lancia una vera e propria petizione a favore delle due ragazze e degli altri due volontari irakeni rapiti. La petizione, raggiungibile all'indirizzo http://www.petitionspot.com/petitions/freeourfriends, in quattro giorni ha già ottenuto quasi mille adesioni. Messaggi di solidarietà da parte di americani, irakeni, ma anche di italiani. «Liberateli! Tutti e quattro! Perché non si possono rinchiudere le buone idee e le buone azioni» scrive Federico Marabini. «Liberate Simona e Simona che sono in Iraq per aiutare la pace» grida Paolo Prieri. Sul web si lanciano grida di pace, ma anche di rabbia. 'Spazzatura umana', così Tuareg del blog http://istintivamente.splinder.com definisce chi ha deturpato la tenda allestita davanti casa di Simona Torretta, strappando le bandiere della pace e lo striscione 'Simona e Simona libere'. Appello che continuerà a circolare almeno sul web, là dove i vandali non possono nulla.

 
  TOTTI SPOSO  
 

16/05/2005, pagina 53
Nel centro commerciale la lista di nozze bis

di LAURA BOGLIOLO Che c'è di strano in una coppia che passeggia mano nella mano in uno dei centri commerciali della periferia con in tasca la lista dei desideri per le proprie nozze? Assolutamente niente. Se non fosse che a calcare i viali artificiali del centro I Granai due settimane fa sono stati Francesco Totti e Ilary Blasi. La passeggiata si è fermata al piano terra, davanti alle vetrine del negozio Anticoli & Di Nepi, specializzato in biancheria intima per la casa, dove la coppia ha lasciato la propria lista di nozze. Acquistare un regalo agli sposi è semplicissimo. Basta entrare, sorridere alla simpatica commessa alla quale basterà accennare «è qui la lista di nozze di...?». Inizierà il tour nel “morbido” e normale (quasi da non crederci) mondo di Francesco e Ilary. I regali vanno dai 20 ai 310 euro. Ci sono coppie di asciugamani da 20 euro o teli per la doccia da 35 (colori tinta unita, semplicissimi). Per le grandi firme basta Missoni: accappatoi (142 euro) o teli da mare (77 euro). Per il modello non c'è problema. «Ilary - spiega la commessa - si è raccomandata di far scegliere liberamente». Si passa poi ai completi da letto che vanno dai 110 ai 160 euro. Una delle trapunte scelte da Francesco è anche in vetrina: una cascata color cielo. Si conclude il tour nella futura casa Totti con i piumini d'oca (310 euro) o estivi (195 euro). Per i colori si può scegliere tra bordeaux, nero, pervinca, blu scuro e marrone. Niente giallo e rosso. Quello solo nel cuore.

 

 
  SINDACO  
  08/05/2005, pagina 50

Vicini di casa, compagni di festa

Rinfresco a via Velletri con il sindaco che porta torta rustica e ciambellone


di LAURA BOGLIOLO

Molti, i più timidi, si sentiranno sollevati: via l'incubo dei 30 secondi interminabili in ascensore con l'inquilino sconosciuto al quale non si sa proprio che dire. La giornata di ieri rimarrà nella storia personale di ogni condomino. Pranzi nei cortili, mostre negli ascensori e Vip insieme a gente comune. Così la Festa dei vicini ha fatto incontrare i romani. Circa 500mila persone, secondo il Comune, hanno partecipato ai 300-400 eventi sparsi in tutta la città. Una vera festa fino a notte fonda. «Sono sorpreso, non pensavo che l'esordio romano di questa iniziativa potesse coinvolgere così tante persone - ha sottolineato Atanase Perifant, ideatore della festa dei vicini nata a Parigi nel '99, seduto alla tavolata di piazza Santa Cecilia a Trastevere. Il via tra i Vip con una riunione di condominio immersa nel verde del piccolo giardino sopra piazza del Popolo. «Fu una mia vicina - racconta Giulio Scarpati - a portarmi per la prima volta a teatro, ho iniziato a fare l'attore grazie lei». Giovanna Cau, consigliere comunale per la lista Veltroni, rimpiange i vicini di una volta «quando c'era molta più solidarietà, si vestivano i morti o si aiutava ad organizzare matrimoni». Ma a volte si era troppi vicini. Per lo sceneggiatore Ugo Pirro «condividere un appartamento con altri a largo Goldoni non era facile». Forse per questo Pirro per un film sui vicini vedrebbe bene il maestro Antonioni «perché rappresenta l'incomunicabilità». A Daniela Poggi («un'arma per combattere la solitudine») fa eco Simona Marchini («è un'esigenza sommersa»). Tanto che gli inquilini di via Tor S.Giovanni non hanno aspettato l'istituzione della festa: Alberto Grazioli già da 5 anni organizza la festa del buon vicinato. Per tanti è stata la prima volta. Anche in via Velletri dove nella terrazza condominiale vista villa Torlonia il sindaco Veltroni ha pranzato con i suoi vicini insieme alla moglie Flavia e alla figlia più piccola. Ognuno ha portato qualcosa. Alla famiglia Veltroni spettava un secondo (torta rustica) e un dolce (ciambellone). Entusiasti i condomini. «Non lo incontriamo mai, dovremmo farlo più spesso» ha detto Salvatorino Salomi. «Questa terrazza - ha detto scherzando Veltroni - dovremmo usarla la sera per un dancing». Un po' di chiacchiere con il vicino Roberto Russo sul basket, l'abbraccio all'ex assessore della giunta Petroselli Antonio Frajese e la carezza a Irene, la più piccola del condominio. E poi chiacchiere sottovoce. «Vivo nel palazzo accanto - racconta Alessandro De Giorgi - perché solo lo stabile del sindaco ha la fibra ottica per Internet e noi no?» Lì vicino Pamela Pantano, assessore alle Politiche per l'Infanzia ha annunciato che il 18 maggio sarà la festa del gioco. Nell'ascensore di via Pasquale Tola c'era una mostra organizzata da Lift Gallery, associazione diretta da Giuseppe Tabacco che ha esposto un collage di foto dei condomini. Incontro tra generazioni invece nella casa dell'ex assessore Daniela Valentini a via Vicinale dove l'inquilino più anziano, Sergio, 74 anni, ha conosciuto il più giovane, Alessandro, 1 mese. Festa anche a piazza Santa Maria Liberatrice dove Sant'Egidio ha consegnato il premio del buon vicinato ai portieri di via Amerigo Vespucci 42, Marcello e Gabriella Gobbi. «La festa - ha detto il sindaco - corrisponde a un bisogno reale, colma la solitudine, viviamo troppo di citofoni e diventerà come la Notte Bianca». «Nel mio condominio a Trastevere - ha aggiunto l'assessore Gramaglia - gli anziani hanno raccontato com'era il quartiere anni fa». Critica invece l'Anaci che l'ha bollata come «una festa inutile». «Avevamo portato avanti una serie di proposte al Comune per ridurre le conflittualità nei condomini - ha dichiarato il direttore degli studi dell'Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari, Carlo Parodi - è del tutto inutile improvvisare un'iniziativa così, hanno aderito solo i condomìni con meno conflittualità». Sarà così? La parola ai cittadini.
 
  19/05/2005, pagina 45

La giornata dei bambini


di LAURA BOGLIOLO

Molti, i più timidi, si sentiranno sollevati: via l'incubo dei 30 secondi interminabili in ascensore con l'inquilino sconosciuto al quale non si sa proprio che dire. La giornata di ieri rimarrà nella storia personale di ogni condomino. Pranzi nei cortili, mostre negli ascensori e Vip insieme a gente comune. Così la Festa dei vicini ha fatto incontrare i romani. Circa 500mila persone, secondo il Comune, hanno partecipato ai 300-400 eventi sparsi in tutta la città. Una vera festa fino a notte fonda. «Sono sorpreso, non pensavo che l'esordio romano di questa iniziativa potesse coinvolgere così tante persone - ha sottolineato Atanase Perifant, ideatore della festa dei vicini nata a Parigi nel '99, seduto alla tavolata di piazza Santa Cecilia a Trastevere. Il via tra i Vip con una riunione di condominio immersa nel verde del piccolo giardino sopra piazza del Popolo. «Fu una mia vicina - racconta Giulio Scarpati - a portarmi per la prima volta a teatro, ho iniziato a fare l'attore grazie lei». Giovanna Cau, consigliere comunale per la lista Veltroni, rimpiange i vicini di una volta «quando c'era molta più solidarietà, si vestivano i morti o si aiutava ad organizzare matrimoni». Ma a volte si era troppi vicini. Per lo sceneggiatore Ugo Pirro «condividere un appartamento con altri a largo Goldoni non era facile». Forse per questo Pirro per un film sui vicini vedrebbe bene il maestro Antonioni «perché rappresenta l'incomunicabilità». A Daniela Poggi («un'arma per combattere la solitudine») fa eco Simona Marchini («è un'esigenza sommersa»). Tanto che gli inquilini di via Tor S.Giovanni non hanno aspettato l'istituzione della festa: Alberto Grazioli già da 5 anni organizza la festa del buon vicinato. Per tanti è stata la prima volta. Anche in via Velletri dove nella terrazza condominiale vista villa Torlonia il sindaco Veltroni ha pranzato con i suoi vicini insieme alla moglie Flavia e alla figlia più piccola. Ognuno ha portato qualcosa. Alla famiglia Veltroni spettava un secondo (torta rustica) e un dolce (ciambellone). Entusiasti i condomini. «Non lo incontriamo mai, dovremmo farlo più spesso» ha detto Salvatorino Salomi. «Questa terrazza - ha detto scherzando Veltroni - dovremmo usarla la sera per un dancing». Un po' di chiacchiere con il vicino Roberto Russo sul basket, l'abbraccio all'ex assessore della giunta Petroselli Antonio Frajese e la carezza a Irene, la più piccola del condominio. E poi chiacchiere sottovoce. «Vivo nel palazzo accanto - racconta Alessandro De Giorgi - perché solo lo stabile del sindaco ha la fibra ottica per Internet e noi no?» Lì vicino Pamela Pantano, assessore alle Politiche per l'Infanzia ha annunciato che il 18 maggio sarà la festa del gioco. Nell'ascensore di via Pasquale Tola c'era una mostra organizzata da Lift Gallery, associazione diretta da Giuseppe Tabacco che ha esposto un collage di foto dei condomini. Incontro tra generazioni invece nella casa dell'ex assessore Daniela Valentini a via Vicinale dove l'inquilino più anziano, Sergio, 74 anni, ha conosciuto il più giovane, Alessandro, 1 mese. Festa anche a piazza Santa Maria Liberatrice dove Sant'Egidio ha consegnato il premio del buon vicinato ai portieri di via Amerigo Vespucci 42, Marcello e Gabriella Gobbi. «La festa - ha detto il sindaco - corrisponde a un bisogno reale, colma la solitudine, viviamo troppo di citofoni e diventerà come la Notte Bianca». «Nel mio condominio a Trastevere - ha aggiunto l'assessore Gramaglia - gli anziani hanno raccontato com'era il quartiere anni fa». Critica invece l'Anaci che l'ha bollata come «una festa inutile». «Avevamo portato avanti una serie di proposte al Comune per ridurre le conflittualità nei condomini - ha dichiarato il direttore degli studi dell'Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari, Carlo Parodi - è del tutto inutile improvvisare un'iniziativa così, hanno aderito solo i condomìni con meno conflittualità». Sarà così? La parola ai cittadini.
 
  STORIE E PERSONE  
  Il Messaggero 16 ottobre 2005

Pasolini nelle storie dei “suoi” ragazzi
Gli ex borgatari, omai cresciuti, ricordano il Maestro nei “grattacieli” di Donna Olimpia


di Laura Bogliolo

C'era er Pecetto, capelli e occhi nerissimi, che amava tirare calci al pallone e alla polvere. Er Pera, già fruttivendolo a 13 anni, campione di zecchinetta. Er Cippichetto, che si faceva pagare per portare il pallone. C'erano e ci sono ancora i Ragazzi di vita, che ieri hanno ricordato Pier Paolo Pasolini a 50 anni dalla pubblicazione del suo libro più famoso. Si sono dati appuntamento a via di Donna Olimpia 30, in quel condominio chiamato anche nel libro «i grattacieli», quattro palazzoni costruiti sul fosso di Tiradiavoli negli anni 50, quando Monteverde era un deserto di campi sterrati e prati secchi. In mezzo ai calcinacci, sotto i panni stesi e tra le grida delle madri, i ragazzi di vita giocavano a pallone. Insieme a loro un uomo «gentile, con la faccia un po' da ladro come noi, ma se parlava capivi che era diverso». Era il «maestro lombardone» racconta er Pecetto, Silvio Parrello, 63 anni, citato nel primo capitolo del libro, oggi poeta, pittore e custode della memoria del quartiere. Somiglia in modo impressionante a Pasolini «come il cane somiglia al suo padrone» spiega Silvio che del suo maestro ricorda quando gli insegnava a parlare l'italiano o quando attraversavano insieme a nuoto il Tevere. Si tuffavano dai «pilastri» che poi divennero Ponte Marconi e raggiungevano l'orticello da dove rubavano grappoli d'uva. Er Pecetto amava andare in bici e a lui Pasolini dedicò il racconto Il biciclettone. Er Cippichetto, Alvaro e er Riccetto «facevano la lotta, ma vinceva sempre Pier Paolo» che abitava a via Fonteiana. Er Pera, Gino Capone, 65 anni, gli portava la spesa «in quella casa piena di carte, Olivetti e giornali». Sul pianerottolo la casa del poeta Attilio Bertolucci, animata dai piccoli Bernardo e Giuseppe. Così passavano i pomeriggi i ragazzi di vita davanti a quell'uomo che prendeva appunti e arrivava con la Fiat 600 regalata da Fellini. E con la stessa umanità ieri l'hanno ricordato insieme a Fabio Bellini, presidente del XVI Municipio, Maurizio Bartolucci consigliere comunale e Paolo Masini della Commissione Cultura. Dopo i racconti e la presentazione del libro Pasolini a Monteverde l'inaugurazione della targa dedicata all'artista ideata dallo scenografo Enzo De Camillis, affissa a via Abate Ugone dove c'è la scuola Giorgio Franceschi. Quella che crollò nel 51, quando era popolata da sfollati. Tra le macerie c'era anche la madre di Riccetto, il protagonista di Ragazzi di vita.
 
  13/01/2004 pagina: 33

Il barbiere di Totò, con bottega al Quadraro

Luigi Scarano aveva 7 anni quando iniziò a fare barba e capelli al grande comico

di LAURA BOGLIOLO
AVEVA i pantaloni corti, uno sgabello per arrampicarsi e che paura. Gli tremavano le mani, ma si fece forza e a sette anni fu battezzato da Totò. Studi De Paolis, 1945, quando l'Italia del dopoguerra rinasceva insieme all'arte di raccontare. Luigi Scarano, per gli amici Gino, ha iniziato così la sua carriera di maestro dell'acconciatura, con quelle mille lire che Totò gli mise in mano sussurrandogli: "Non farle vedere a papà, altrimenti te le prende". Da quel giorno il piccolo Gino aveva un appuntamento fisso con il Principe della risata e non si è più separato da quelle forbici d'oro e dal quel rasoio accuratamente affilato sulla coramella di cuoio. Sotto le sue mani sono passati i grandi del cinema italiano. Da Mastroianni a Manfredi, da Rossano Brazzi a Alberto Sordi. E le mura della sua bottega, in via dei Quintili, nel quartiere popolare del Quadraro, raccontano la storia del barbiere a domicilio. "La passione per l'arte d'acconciare l'ho ereditata da mio padre", racconta Gino, grandi occhi celesti e capelli argentati. Gli si illuminano gli occhi mentre racconta di Alberto Sordi. Bastava uno squillo e accorreva a casa sua, armato di pettine, rasoio e pennello. "Non è vero - precisa Gino - che Sordi era tirchio. Mi dava grosse mance e passare qualche ora con lui era uno spasso. Mi diceva sempre: ah Gi', oggi pranzo leggero: un piatto di fettuccine e tre involtini". Era un po' in ansia quando doveva affrontare l'enorme gatto nero che faceva da guardia alla casa di Anna Magnani. "Annare' - le dicevo sempre - un giorno di questi me prenderà un infarto". Più che un negozio quello di Gino sembra una casa, arredata con un comodo salotto dove i clienti amici passano i pomeriggi sorseggiando caffè. Il barbiere degli artisiti è una vera celebrità nel quartiere. Tutti conosco le sue ''gesta''. Gino è stato il più giovane Cavaliere della Repubblica. E per le nozze d'argento della sua professione ha ricevuto dal Papa la benedizione apostolica, affissa in una parete del suo negozio.
 
  16/06/05, pagina 22

Spadaro:<<Com'è bello a 90 anni fare il blogger>


di LAURA BOGLIOLO
L'ALGEBRA è arte, la letteratura è vita e Internet è l'ultimo approdo scoperto per stare in compagnia. La musica online è una rivelazione. L'e-mail quel piacevole mistero che gli consente di comunicare ogni giorno con la cugina che vive a Los Angeles. Non si trova bene con quelli della sua età perché «odiano il computer e sprecano tempo giocando a carte». Ma non sempre riesce a capire i giovanissimi che amano il web, quelli che scrivono “cosa” con la “k” e “baci” usando la “x” che per lui altro non è che la parte di un'equazione. Ha combattuto in Jugoslavia nella divisione Sassari, incontrato Italo Balbo, il principe Umberto di Savoia e sorseggiato con sospetto nel '43 quel liquido nero chiamato Coca Cola. Sebastiano Spadaro la vigilia di Natale del prossimo anno compirà novant'anni ed è un blogger. In Diario di un gentiluomo (www.diario-diario.splinder.com) e poi in Viva la matematica! (www.wlamatematica.splinder.com) propone e risolve equazioni, racconta del suo passato e spiega con ironia il suo presente. «Sono un ottuagenario - scrive - così come lo era Ippolito Nievo. Però non voglio fare la fine che gli toccò». In comune con lo scrittore nessun mare in burrasca e la sciagura del piroscafo Ercole, ma solo Le confessioni di un italiano specialissimo. «Le sei del mattino, è il momento d'ogni giorno in cui abbandono il letto e mi caccio nel mio studiolo. Accendo il computer e clicco su un sito americano che trasmette bellissima musica classica. E subito inforco la mia cyclette collocata proprio davanti al computer, e compio da 500 a 1.000 pedalate ascoltando con vero piacere». Pensionato bancario, nato a Messina, residente a Cogoleto (Genova), ha iniziato per gioco con il Commodore 64 ed ora ama i blog e quelle incognite chiamate e-mail. «Capisco la radio e la televisione che si risolve con le onde hertziane e le antenne che le captano, ma questo mio computer non ha nessuna antenna». Mandare una mail negli Usa «è semplice: scrivo il nome e aggiungo la conchiglietta. Ai miei tempi tutto ciò era inimmaginabile e si guardava Marconi come un grande sognatore». E poi un umano attimo di malinconia per l'età. «Mi ritengo come quei prigionieri nelle carceri americane che sono in attesa della sedia elettrica. Con questo blog vivo nella speranza di incontrare filosofi e matematici che mi sollevino il morale». Sebastiano ha tanti amici, ma nessuno di loro ama il computer. «Purtroppo devo confessare che i vecchi non mi piacciono. Barbe e chiome candide mi deprimono. Amo studiare matematica, divertirmi col computer». Con la sorella che vive a Napoli comunica così: «Stampo quello che scrivo sul blog e poi glielo spedisco per posta». Tra le ultime scoperte la musica online, i siti che ama definire “una specie di juke-box”. Sebastiano scopre il futuro, ma non dimentica il passato. «Porto i capelli neri perché tinti, i colleghi di banca che incontro per strada a Milano rimangono sorpresi affermando che sono mutato ben poco, mentre io stento a riconoscerli per le loro barbe e capelli candidi. E chiedo notizie degli altri che non incontro più e la risposta è sempre quella: infarto». Sebastiano usa Internet anche per sapere come sta la sua città. «C'è tra i lettori qualcuno di Messina che mi possa aggiornare? Penso che ci sarebbe Maria Grazia Cucinotta, se davvero mi leggesse». E poi quasi un appello: «Sono nato nei locali dell'Osservatorio Astronomico e il mio sogno è riuscire a visitarlo ancora una volta». Chissà se il web potrà aiutare un blogger e gentiluomo di quasi 90 anni. Anche solo con una webcam.
 
 

10/12/2004, pagina 19
PRESEPI. Dalla bottega di Trastevere
Paolo, scultore, lo insegna ai bimbi "Così io tramando questa arte"

di LAURA BOGLIOLO
ROMA - Si riuniscono una volta a settimana. Immergono le mani nella pasta di sale. Disegnano, prendono le misure e accompagnano la fantasia nell'atrio di una capanna a misura di pulcino. Hanno dai 5 ai 14 anni. Sono abituati a giocare con i videogames, internet e i Dvd, ma non rinunciano alle lezioni del maestro Paolo. E tra piscina, karate e calcio chiedono alla mamma:«Voglio andare a lezione di presepe!». Nasce a Roma la prima scuola per insegnare ai bambini a creare presepi. A guidare i piccoli della Cassia, i Parioli e Monte Sacro è Paolo Hermanin, romano, 53 anni, artista, artigiano e insegnante. «Ma solo per passione» precisa. Il maestro Hermanin, da più di 20 anni scultore nel laboratorio di vicolo Moroni, nel cuore di Trastevere, racconta la storia degli allievi di una scuola tutta particolare, nata dalla volontà dei bambini. «Da novembre, un giorno a settimana, seguo tre gruppi di ragazzi, ci riuniamo a casa di uno dei genitori che a turno dà ospitalità ad un laboratorio itinerante. C'è il recupero della manualità, della fantasia e il ritorno agli odori della natura». I ragazzi stanno costruendo la capanna, usano cartone, legno e pasta di sale come collante, raccolgono sassolini, muschio e l'entusiasmo cresce. «Sono molto incuriositi, vedono con i loro occhi un falegname a lavoro e scoprono la bellezza della tradizione». Si impegnano e mettono tutto il loro sapere. «E' stato bellissimo - spiega con tenerezza Hermanin - quando uno dei bambini ha disegnato la capanna con le prese elettriche, il televisore e il telefono». Paolo ancora ricorda quando la sua casa di bambino era illuminata da un antico e prezioso presepe napoletano. «Ho pensato - conclude - che fosse giusto tramandare un'arte così importante». E i bambini lo hanno capito. Seguono il maestro che custodisce i segreti del Natale nell'antica bottega di Trastevere, un tempo rimessa di carrozze. E abbandonano i giocattoli in serie, per abbracciare la tradizione.

 
 

24/07/2004, pagina 31

Balduina, è festa per la suora amica

di LAURA BOGLIOLO

Una centenaria che regala fede, allegria e un dialogo silenzioso con i Santi. Ha curato il giardino del cuore di tre generazioni. Ha fatto nascere boccioli quando sembrava troppo tardi senza mai lasciare che qualche sorriso venisse reciso. Suor Maria Flavia, (nella foto), insegnante elementare dell'Istituto religioso Santa Maria Ausiliatrice di via Tito Livio, oggi compie cento anni. Ha gli occhi vispi, il sorriso che infonde speranza e le mani forti. A festeggiarla le sue ex alunne che da quell'ultima campanella che suonava l'inizio dell'adolescenza non l'hanno più dimenticata. «Ha aiutato tantissime persone - racconta Ornella Pahor, 72 anni, affezionatissima ex alunna e amica di Suor Maria Flavia - anche solo con la sua allegria. E' una giovane centenaria piena di vitalità e le sue preghiere hanno regalato gravidanze tanto desiderate». Suor Maria Flavia regala la vita e mette sempre una buona parola con i Santi laddove sembra che non ci sia più speranza. In quell'angolo di cuore dove tutto sembra possibile ha chiesto a Santa Rita da Cascia di duplicare la vita. Ed è riuscita tante volte a far specchiare gli occhi tristi di chi aveva smesso di sperare in quelli di un figlio. Quando da lassù il “dono” ritarda, parla con i Santi e con voce decisa sussurra: «Ma che figura mi fate fare!». Suor Maria Flavia a cento anni ha la forza di regalare vita trasmettendo allegria con lo sguardo sereno di chi ha visto un secolo di storia, ascoltato per due volte l'incantesimo della radio che gridava “la guerra è finita” e percorso chilometri di pensieri rivolti agli altri. «E' amata tantissimo dai giovani - ricorda con emozione la signora Ornella - perché a cento anni i suoi occhi riflettono ancora la gioia di vivere grazie ad una profonda Fede». Ora è Ornella Pahor e le sue amiche ad accompagnare i passi di Suor Maria Flavia restituendo, in una catena di eterno affetto, quel sostegno che ricevevano da bambine. «E' stata una maestra straordinaria - continua Ornella -. E' stata un po' la madre di tutte noi». Gli amici più cari dicono che il segreto di Suor Maria Flavia sia credere fermamente in un contatto diretto con i Santi. «Ci ripete sempre - conclude Ornella Pahor - che il Signore ha un occhio di riguardo per lei e sorridendo le piace raccontare i suoi cento anni con una frase: “Il Signore mi vizia”»

 
  10/07/2003 Pagina: 25
Un romano di San Giovanni sfida gli orientali a Poitiers nella prima Coppa del mondo dei videogiochi
"Cafone", aspirante campione


di LAURA BOGLIOLO
ROMA - Combatte contro le influenze demoniache della Burning Legion. I suoi compagni sono i Fanti, i Cavalieri e gli Elfi Chierici. E il suo regno si chiama Chaos. Un rombo profondo in lontananza accompagna le sue notti. Le sue armi sono una tastiera e un mouse. Il suo fortino una stanza illuminata solo dal riflesso dei pixel del video sulle pareti. Nel mondo virtuale dei videogiochi si fa chiamare "Cafone". Nella vita reale, quella consumata nel quartiere San Giovanni di Roma, lo conoscono come Andrea Stirparo. Diciannove anni, studente di ingegneria informatica nella Terza università di Roma, ha lasciato a casa i libri ed è partito per raggiungere Poitiers, in Francia dove, da due giorni, è impegnato nella prima Coppa del Mondo di videogiochi che si concluderà domenica. Andrea, unico italiano nella competizione, concorre nella specialità "Warcraft III", un gioco di "strategia in tempo reale", e cercherà di portare a casa il titolo di cyber atleta combattendo contro 400 ragazzi piombati in Francia da 37 paesi. Ad accoglierli il Futuroscope, una cittadella digitale, animata da schermi giganti che trasmettono i volti tirati, ma divertiti dei giovani impegnati nella gara, e altoparlanti che diffondono il battito cardiaco dei concorrenti. E ieri, il cuore di Andrea, è stata la colonna sonora della sfida contro un ragazzo svedese. La prima battaglia di Cafone è stata persa. Ma il ragazzo romano non si scoraggia e puntualizza: "Non sono stato però eliminato, rimango in gara". Una gara che Andrea si è guadagnato vincendo un torneo a Vicenza, tappa fondamentale di un'avventura iniziata tre anni fa, quando, l'incontro con i videogiochi, lo ha strappato da una quotidianità, fatta di studio, amici e spintoni in metropolitana per raggiungere l'università. In 12 mesi "Cafone" è diventato un campione e la realtà virtuale il luogo di vittorie e soddisfazioni. Perché se Andrea salirà sul podio, si porterà a casa non solo il ricordo delle pacche sulle spalle degli altri giocatori, ma 150.000 euro, il montepremi messo a disposizione dalla Ligarena, società francese di videogames che organizza l'evento. Ma gli scalini del podio non sono facili da raggiungere. Andrea teme soprattutto i nemici dagli occhi a mandorla, i giovani coreani, considerati i migliori al mondo nel settore. Il rivale più temuto da Cafone è Dafny, uno pseudonimo dietro al quale si nasconde un giovane coreano considerato il non plus ultra per "Warcraft III", che è una delle tre specialità della competizione. Le altre due riguardano "Unreal Tournament" e "Counter Strike", protagonisti indiscussi nel mondo dei videogiochi in grande fermento negli ultimi mesi. Dopo l'avvento del videogioco a comando vocale, con tanto di chipset, arriva Eye Toy, l'ultimo gioiello multimediale della Sony, che azzera il confine tra macchina e uomo. Si tratta, in pratica, della prima interfaccia di gioco su PlayStation 2 che usa i movimenti del corpo come metodo di controllo. Si usa una telecamera, e il giocatore non deve far altro che spostarsi, agitare le mani e "toccare" gli oggetti sullo schermo. Il futuro dei videogiochi, quindi, regalerà sempre di più un'immersione completa nella realtà virtuale, tanto da far invidia ai protagonisti di Matrix, il film di fantascienza, diventato la bibbia di ogni appassionato di cyber-spazio. E Andrea non delude neanche in questo. Tra le sue passioni non poteva non esserci la pellicola esplosiva dei fratelli Wachowski, tutta impostata sull'illusione dell'universo virtuale dominato da una sola domanda: cosa divide la realtà dall'illusione? Cafone, campione di videogame e di cyberspazio, ha già pronta la risposta e non si lascia allontanare di molto dalla realtà, perché se gli chiedi i suoi miti, dopo il protagonista di Matrix spara il nome della pornostar Rocco Siffredi. Abilità virtuali, ma sogni reali, quindi, per Andrea che probabilmente sarà rimasto deluso dalla scarsa partecipazione femminile alla competizione. Solo qualche decina di ragazze ad allietare i pomeriggi del campione romano. Ma carine e determinatissime.
 
  19/09/2004, cronaca pagina 37

E la turista scippò lo scippatore


di LAURA BOGLIOLO
TURISTA deruba borseggiatore. E' andata proprio così, senza possibilità d'appello per l'incauto ladro che si è trasformato nella vittima di un furto programmato da lui stesso. Lui: robusto, carnagione scura, grande cappello in testa, avrebbe voluto portarsi via una borsa poggiata in terra accanto a un tavolino di una pizzeria di via del Corallo. Lei: Elen Van Der Weerd, biondissima olandese, 55 anni, psicologa di Haarlem, fisico atletico e occhi celesti di ghiaccio, sta gustando un calzone filante di mozzarella insieme ad un'amica. Il match inizia alle 22 circa quando un grido fa sobbalzare Elen. «A ladro!». Qualcuno le sta rubando la borsa. Elen si gira, si alza di scatto. Petto in fuori e braccia veloci. Scavalca la sedia e strappa dalle mani del ladro la sua borsa. Spaesato, colto in flagrante, l'uomo continua a camminare con indifferenza. Ma Elen non demorde, la sua missione non è ancora finita. Giustizia per tutti. La bionda olandese vuole recuperare la refurtiva strappata anche ad altri. E allora rincorre il ladro, lo marca stretto e grida. In una manciata di secondi via del Corallo si trasforma in una location da film stile Totò. Sembra quasi che da un momento all'altro possa sbucare il brigadiere Lorenzo Bottoni (Aldo Fabrizi) intento ad inseguire il ladro Ferdinando Esposito (Totò). Ma questo non è un film. Il “Guardie e ladri” anno 2004 ha altri protagonisti. E ci pensa Elen a fare giustizia. La corsa continua su via del Governo Vecchio. I due scompaiono dietro l'angolo. Pezzi di pizza sospesi in bocca. I vicini di tavolo di Elen restano quasi immobili. «Ma che succede?» si sente urlare. Ma non c'è tempo per pensare. Perché dopo qualche secondo ecco riapparire Elen, sorridente, un po' affaticata mentre stringe in mano il trofeo: è riuscita a strappare al borseggiatore che si è volatilizzato il sacco che aveva in spalla. «Temevo l'avesse rubato a qualcuno» racconta Elen. Ma nel sacco non c'è nulla. Elen ha inaugurato così il suo primo giorno di vacanza a Roma. Ma non ha avuto paura? «No, l'ho guardato negli occhi e ho gridato: give me the bag! (dammi la borsa)». Dice che è stata una questione di basic instinct, un istinto naturale, quasi animale. Elen, appassionata di footing, decide di non esporre alcuna denuncia ai carabinieri. La sua borsa è salva.