Alcuni articoli di Laura Bogliolo pubblicati
su Il Messaggero

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Questi sono alcuni degli articoli pubblicati su Il Messaggero. RIPPRODUZIONE RISERVATA, DEL MESSAGGERO

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Isabella, madre di 4 figli morta in metro
un intero quartiere si mobilita

C'è chi pensa ai regali di Natale, chi scrive dal Canada e chi propone di intitolare una via alla barista che sta facendo mobilitare il web

di LAURA BOGLIOLO 
Le spalle curve per il peso dello zainetto, il cappuccio per proteggersi dal freddo, il volto basso a nascondere occhi grintosi e la penombra di un dolce sorriso. Abitava davanti al mare, a Torvaianica, ma non c'era tempo e neanche luce per vederlo. Quando partiva da casa per raggiungere Roma dove gestiva un bar era ancora buio. Buio anche quando tornava. «Il mare? - diceva con ironia ai suoi affezionati clienti – È da mesi che non lo vedo». 

VIDEO INTERVISTE

LA SOLIDARIETA' DEI LETTORI DEL MESSAGGERO.IT

Isabella Viola, 34 anni, mamma di quattro figli, si svegliava ogni mattina alle 4 per andare a lavoro in via Nocera Umbra, nel quartiere Appio Tuscolano. Il bus del Cotral che percorre la Pontina spesso inghiottita da voragini, l'arrivo alla stazione Laurentina, poi metro B, cambio a Termini per entrare nei vagoni affollati della linea A fino a Furio Camillo. Isabella era uno dei volti stanchi che si incontrano sui mezzi pubblici, stretti tra le smorfie per leattese infinite delle corse saltate. Ma Isabella non mollava, sorrideva, pensava alla sua splendida famiglia, ai suoi quattro piccoli, all'amore per il marito. Questa è la sua storia, la storia del Paese reale, di chi lotta per sopravvivere e a volte non ce la fa.

Morta in metro. Da tempo Isabella non si sentiva bene, ma ha continuato a lavorare. È morta per un malore, da sola, sotto la metro, sulla banchina della stazione Termini una domenica mattina, era il 18 novembre. Alcuni passeggeri hanno cercato di soccorrerla portandola fino alla banchina della stazione Termini. Vigili del fuoco e dipendenti Atac hanno cercato di assistere la donna che aveva difficoltà respiratorie. Le sue condizioni si sono aggravate velocemente. 

Poco prima aveva chiamato la collega alle 7: «Sto arrivando» aveva detto. Poi non si è saputo più nulla di lei. A dare la notizia al quartiere un dipendente dell'Atac che abita vicino al bar: lui c’era, lui l’ha vista, lui ha raccontato a tutti che quella donna morta sotto la metro era la Isabella del bar, la ragazza che aveva trasformato un piccolo locale nel ritrovo della zona, la mamma con l'anima vera di chi la vita se l'è sempre conquistata. La gente del quartiere l'aveva capito, l'amava per questo e ora pensa ai suoi piccoli.

La processione. La triste processione di chi conosceva Isabella, ogni mattina fa tappa all’edicola accanto al bar dove la signora Ada ha organizzato una colletta. In fila giovani, impiegati, pensionate del quartiere con gli occhi affogati dalle lacrime e pochi spicci nel portafogli: la metà scivola via, rumorosa, nella cassetta improvvisata dove c'è scritto «Aiutiamo i figli di Isabella».

Il lunedì successivo la morte di Isabella ai piedi della serranda del bar c'era un letto di fiori. Il vicino fioraio di via Lugnano in Teverina in poche ore aveva finito le rose bianche, tutte comprate per portare l'ultimo saluto a Isabella. Perché quella mamma era una donna speciale: «tosta, simpatica, affettuosa» raccontano. Lavorava da sempre, aveva perso il papà a 18 anni. Il suo ultimo sogno era aprire un forno tutto suo per vendere quei dolci che preparava all’alba nel piccolo bar. L’ultima battaglia questa estate per trovare casa a tre cani randagi. L’ultimo sforzo in questi giorni: risparmiare per fare i regali di Natale ai suoi figli.

L'ultima frase scritta da Isabella su Facebook racconta, se ancora ce ne fosse bisogno, chi era la ragazza che sta facendo mobilitare un quartiere: «Una donna il suo gioiello più prezioso non lo indossa, lo mette al mondo». 


Attentato a Palazzo Chigi, si salva un terzo militare: giacca forata da un proiettile

DI LAURA BOGLIOLO
Si lancia contro quel folle facendo barriera con il  corpo mentre due colleghi si accasciano a terra in una  pozza di sangue. Un colpo, due, sei spari contro il  battaglione che sta presidiando Palazzo Chigi. Il rumore  delle pallottole, le grida dei passanti, pochi secondi  per capire, reagire e immobilizzare con l'aiuto degli  altri militari Luigi Preiti, mentre la pistola è ancora  calda. Il maresciallo Marco Murrighile tiene la mano al  brigadiere Giuseppe Giangrande, rassicura il maresciallo  Francesco Negri dicendogli che i soccorsi stanno  arrivando. Poi quel gesto, le mani in una tasca del  jacket che ricopre la tuta blu indossata in una giornata  di lavoro come tante altre, lo sguardo che scivola sul  fianco e il volto che sbianca: «Un proiettile, un  proiettile ha colpito anche me». 

SALVO PER MIRACOLO

Murrighile resta in silenzio per qualche secondo, attimi  interminabili pensando che anche lui, anche quella  divisa blu indossata ogni giorno è diventata un muro  contro un folle che spara ad altezza d'uomo. Anche il  suo corpo, la sua vita, si sono trasformati in pochi  secondi in un bersaglio mobile dove scaricare una  scheggia di follia esplosa in una piazza affollata. Le  mani iniziano a tremare, scivolano veloci sul fianco,  Murrighile cerca di capire se c'è sangue, dolore, perché  tutto è avvenuto velocemente, perché prima di smaltire  tutta quella adrenalina e capire che quella pallottola  ha trapassato la sua divisa senza ferirlo, il  maresciallo ha pensato a bloccare la furia degli spari,  lanciandosi sui colleghi colpiti alle gambe e al collo  ancora a terra, sanguinanti. «Non mi ha preso, non mi ha  preso» dice il maresciallo mentre si toglie il jacket.  Ed eccolo il foro sul giacchetto, un buco d'entrata e  uno di uscita. «Salvo per miracolo, sono salvo» le poche  parole di Murrighile anche lui in servizio al Sesto  battaglione carabinieri Toscana a Firenze insieme a  Giangrande e Negri che intanto sono stati portati via in  ambulanza. 

DUE FORI NELLA DIVISA

«La pallottola ha trapassato il jacket senza ferirmi»  dice ai colleghi che fanno una smorfia, non riescono a  non tradire la rabbia, il dolore per quell'agguato  contro quei sette militari che stavano semplicemente  facendo il proprio lavoro. «Qui non può passare, la  piazza è chiusa» hanno detto i carabinieri a Preiti, un  passante qualsiasi che in pochi attimi si è trasformato  in un incubo fatto di sangue e panico. Preiti ha preso  la pistola, ha sparato ad altezza d'uomo, ha ferito  Giangrande e Negri: la terza pallottola era per  Murrighile.

 

Roma, va a trovare la madre malata le occupano casa: anziana da venti giorni vive sul pianerottolo

di LAURA BOGLIOLO 
ROMA - Tra le mani una borsa dell’acqua calda, sulle spalle una coperta donata da una  vicina. Quasi si accuccia su quella sdraio sistemata su un angolo del pianerottolo  davanti alla porta di casa sua. Maria Lorenzi, 66 anni, da venti giorni vive in quel  piccolo spazio di una palazzina di via Giovanni Palombini, zona Ponte Mammolo. Una  domenica era uscita per andare a Ciampino dove vive la mamma novantenne malata. Martedì  mattina la sua casa, i suoi ricordi non c’erano più. 

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«Hanno occupato il mio appartamento, cambiato la serratura e non mi fanno più entrare»  dice Maria, vedova, nonna di sette bimbi, che dal 1985 viveva nella casa popolare con la  famiglia. «Resto qui, non me ne vado: rivoglio la mia vita» dice con forza la signora  ribattezzata dal quartiere «nonna coraggio» che ha denunciato tutto alle forze  dell’ordine. E' assistita da un avvocato: «Mi ha detto che è tutto in mano alla  magistratura, ma non riesco a capire: possibile che qualcuno può impossessarsi della tua  casa e nessuno intervenga?». La legge in materia è chiara: si deve agire legalmente, non  si può procedere con la forza, nel caso del «possesso» di una casa. Un muro burocratico  che per ora lascia la signora Maria su quel freddo pianerottolo. E sembra proprio che il caso di nonna coraggio non sia l'unico. Raccontano i vicini di  Maria che tempo fa «una suora laica morì in un appartamento vicino: la notte alcune  persone sono entrate in casa per occuparla, all'intenro c'era la nipote della donna  terrorizzata per quello che era successo». Per Maria è subito scattata la solidarietà dei vicini: «Posso andare al bagno da loro, mi  offrono il caffé» dice Maria, volto stremato, cuore in affanno che rivuole la foto del  fratello scomparso poco tempo fa, l’immagine del marito maresciallo della Marina e quel  quadro appeso sopra il letto con la figura della Madonna. Maria scuote la testa se le  chiedi se ha paura, poi sospira e spiega: «Quello che mi è successo è una grande  ingiustizia ma devo trovare comunque la forza di resistere».  Nonna coraggio non vuole trasferirsi dalle figlie, si è trasformata nella sentinella  della sua casa. «Ho paura che possano gettare dalla finestra tutte le mie cose» dice  quasi tremando.  Cala la notte, nonna coraggio non si spaventa: si copre e spera che domani la sua vita le  venga restituita.


Strage di Boston, il web si mobilita per l'eroe: raccolti 450mila dollari 

DI LAURA BOGLIOLO

Il volto insanguinato, le gambe maciullate  dall'esplosione, seduto su una sedia a rotelle. La foto  di quel giovane senza gambe è diventata il simbolo della  strage di Boston, uno scatto diventato virale sul web  che ha mostrato l'orrore dell'attacco terroristico.  Oggi, il protagonista di quella foto, Jeff Bauman, 27  anni, è diventato un eroe e internet si mobilita. Oltre  450mila dollari: è la cifra che è stata raccolta in  pochi giorni sulla pagina GoFoundme, una piattaforma che  consente di creare una campagna per la raccolta di  fondi. «Non dimenticherò mai il tuo volto in quella  terribile foto» scrive Helen Maxman, una delle 11mila  persone che stanno donando soldi. Bauman ha commosso il  mondo con quella foto, ma non solo. È stato lui ad  aiutare l'Fbi a rintracciare uno dei due terroristi  facendo un identikit di Tamerlan Tsarnaev. E il web non  dimentica. È stata creata la pagina Facebook  Supportjeffandfamily, oltre 60mila i fan. Sul social  news Reddit, invece, è stata pubblicata la e-mail che i  colleghi di lavoro di Jeff, impiegato da tre anni presso  i magazzini Costco, hanno inviato per sollecitare un  aiuto. I giornali americani esaltano la raccolta fondi  fatta per Bauman e spiegano che per le cure dei feriti  serviranno circa 9 milioni di dollari.

LA MORTE DI FRANCO CALIFANO
L'omaggio di migliaia di romani e di tanti vip. Fiorello, quasi in lacrime: «Siamo rinati insieme» Califano tradito dal cuore

DI LAURA BOGLIOLO
Amava scrivere sms di notte, lanciare note  d'affetto nel silenzio della Luna e nel chiasso della  malinconia dell'anima. «È da tanto tempo che nun ce  vedemo, te voglio bene, fatte senti'» aveva scritto a  Fiorello pochi giorni prima di spegnersi. «È successa  una tragedia, corri: ho finito la vodka» il messaggio  arrivato giovedì sera a Luigi, il vicino di casa ad  Acilia.

 

Con la voglia di vivere fino alla fine, sognando  un viaggio in Polinesia insieme agli amici, stroncato da  un arresto cardiaco come racconta il suo medico, Alberto  Armellini, anche lui ieri insieme al popolo del Califfo  alla camera ardente in Campidoglio. «Franco non era un  malato terminale, non è morto dopo una lunga malattia,  se ne è andato per un arresto cardiaco» ha detto con  forza Armellini che lo aspettava a casa sabato «per una  cena greca che aveva preparato mia moglie». Califano  doveva prendere un aereo per la Polinesia insieme ad  altri amici «subito dopo gli ultimi concerti  programmati» ha aggiunto Armellini secondo il quale il  Califfo «non è neanche morto di stenti, non aveva  problemi economici».

«Poeta», «maestro», «uno di noi», la Roma che piaceva a  Califano, autentica e senza filtri, sognatrice ma  disincantata per ore ha fatto la fila sulle scalinate  della sala della Protomoteca per lanciare un ultimo  saluto a quel «fratello, padre, amico» che con la sua  musica aveva ormai conquistato il passaporto del Tempo.  Migliaia di persone, la chiusura della camera ardente  spostata dalle 19 alle 20 per consentire a un fiume  interminabile e in tormenta di cuori afflitti l'ultimo  saluto a Califano.

L'AMICO FIORELLO

VIDEOINTERVISTA
Tra i primi a mettersi in fila Fiorello, che ha fatto  fatica a trattenere le lacrime: «Siamo rinati insieme,  abbiamo ritrovato la grinta: ci siamo incontrati dieci  anni fa in un periodo di crisi, poi siamo riusciti a  farcela entrambi». Per Fiorello Califano era «un amico  che si divertiva quando lo imitavo, un amico che amava  inviarti tenerissimi sms di notte nei quali esprimeva  tutto il suo affetto». Edoardo Vianello ha ricordato «i  cinquant'anni trascorsi insieme, il successo dei Ricchi  e Poveri e dei Vianella» ma anche il periodo più buio  del Califfo, quei giorni in carcere «che non hanno mai  messo in discussione la nostra amicizia, perché Franco  nella vita ha un po' pagato la sua ingenuità, era molto  generoso». «Era generoso», hanno usato le stesse parole  la sorella Liliana e la figlia Silvia: «Papà non è stato  molto presente, ma lo amavo, anche se non ha mai  conosciuto sua nipote Francesca, che oggi ha 14 anni».  Era presente con la sua poesia e lo sarà per sempre nei  ricordi dei fan, venuti da tutta Roma, ma anche da  Milano e dal Salento, come Massimo Dellanti: «Solo chi  ha vissuto la notte può capirlo, mi ha fatto sentire  meno solo».

LE SUORE
Ma anche chi il buio non l'ha mai vissuto, ieri è  andato a salutare Califano: due suore, quasi  timidamente, hanno accarezzato il feretro sul quale gli  amici e i fan hanno lasciato decine di bigliettini («La  musica è finita, l'ultimo amico se ne va»). «Era  generoso, umano, doti preziose - hanno raccontato suor  Amelia e suor Giovanna - genio e sregolatezza, ma si era  redento». A Maurizio Mattioli piaceva «la sua coerenza e  dignità. La mia canzone preferita? Io nun piango, ma  oggi è difficile trattenere le lacrime». «Lo saluto  senza retorica - ha detto Massimo Ghini - non va escluso  il suo ritorno come racconta una sua canzone» e come  sarà scritto nella lapide che lo aspetta al cimitero di  Ardea dove verrà sepolto accanto al fratello, fa sapere  l'amico e collaboratore Entrico Giaretta. Tra la folla  in fila c'era anche Marina Occhiena dei Ricchi e Poveri:  ha ricordato un romantico Califano che le portava i  fiori quando erano fidanzati.  Lui, il Califfo, li ha salutati così: rosario rosso tra  le mani, foto di Ratzinger («voleva farsi confessare da  lui» ha raccontato Donatella Diana, la sua tata) ma  anche braccialetti, collana e camicia aperta «come se  dovesse salire sul palco per l'ultima volta» il commento  di molti appassionati. Oggi i funerali alle 11 in piazza  del Popolo, nella Chiesa degli Artisti: un addio  accompagnato dalle note del suo quartetto d'archi che  forse intonerà «L'ultimo amico va via», tradito da un  arresto cardiaco, ma non dal cuore dei suoi fan.

 

Roma, vigilessa picchiata in metro
per aver tentato di fermare una banda di borseggiatrici


di LAURA BOGLIOLO 
Sputi sul volto e sulla divisa, una spinta, poi calci e pugni fino a farle perdere  quasi i sensi. «Erano delle furie, mi hanno colpita ovunque, sono rimasta a terra, ho   cercato di proteggermi, ma loro, quelle ragazzine, erano violentissime». Claudia Macri, maresciallo della Polizia di Roma Capitale è ancora sconvolta. Lunedì è  stata selvaggiamante aggredita sulla banchina della metro A, stazione piazza di Spagna da  quattro giovani nomadi. 

Erano le 20, il maresciallo ha sentito odore di fumo sulla banchina, ha visto il gruppo  di ragazzine, ha chiesto loro di smettere di fumare. Loro, tre giovanissime e una più  grande, sono scappate vie, si sono allontanate perché avevano una missione da compiere:  derubare turisti e romani che stavano per entrare nei vagoni della metropolitana appena  arrivata. Il maresciallo urla: «Ho cercato di avvertire i viaggiatori, ho gridato anche  in inglese "attenzione alle borseggiatrici"». Un gesto che deve aver infastidito parecchio il gruppo di ragazzine. «Hanno inziato ad  insultarmi, a dire parolacce, poi mi hanno sputato: sul volto, sulla divisa».

VIDEOINTERVISTA

La banda di  borseggiatrici cerca di scappare. Ma la vigilessa non si arrende: «L'ho rincorse, non ho  avuto paura, non ci ho pensato un attimo, forse sono state incosciente, ma in quel  momento ho sentito che dovevo agire così: dovevo difendere i passeggeri e la divisa,  l'oltraggio dello sputo è insopportabile». Inizia l'aggressione: «Mi hanno spinta a terra, hanno iniziato a darmi tanti calci,  pugni, mi hanno travolta». Ad aiutare la vigilessa sono stati romani e turisti che hanno  cercato di fermate le furie. Poi è arrivato il personale della metro e gli altri vigili. «In particolar modo mi hanno aiutata un ragazzo e una coppia di turisti che erano stati  derubati proprio dada quelle ragazzine».

Una ragazza, la più grande riesce a fuggire: le  altre tre vengono fermate. Macri viene portata al pronto soccorso del San Giovanni in  codice giallo. «Mi hanno trattenuta per ore, temevano fratture al femore» dice il maresciallo del I  Gruppo, da 14 anni nella Polizia di Roma Capitale, da 8 in servizio a piazza di Spagna.  «Non è la prima volta - dice - di solito mi sputano, una cosa che non sopporto, non  possono umiliare la divisa in cui credo, non possono». Il pm del tribunale dei minorenni  ha disposto il collocamento delle ragazzine in una struttura. Una è del campo nomadi di  Ardea, le altre tre, le più piccole di Castel Romano: hanno da 14 ai 16 anni. «Mi ha chiamata il sindaco di Roma Marino - racconta Macri - gliel'ho detto, gliel'ho  detto chiaramente: l'ho fatto per difendere i passeggeri dai furti e per la divisa,  nessuno può umiliarci così».

Marino ha invitato il maresciallo Macri in Campidoglio: «L'attaccamento alla divisa  dimostrato dalla vigilessa mi inorgoglisce profondamente e, nell'attesa di incontrarla in  Campidoglio dopo una pronta guarigione, voglio ringraziare lei e l'intero corpo della  Polizia locale per il difficile lavoro che svolge quotidianamente nella nostra città, a  tutela dei cittadini e dei turisti». «Episodi come questi - conclude Marino - sono  inaccettabili ed è mia ferma intenzione lavorare perché non si ripetano. Per questo sono  già impegnato con il Prefetto di Roma allo scopo di realizzare un più efficace  coordinamento tra le forze dell'ordine sul territorio comunale, affinché polizia di Stato  e locale lavorino insieme per garantire la sicurezza di tutti». Solidarietà anche da  Alemanno: «Rivolgo la mia solidarietà e i migliori auguri di pronta guarigione alla  vigilessa aggredita. Il suo impegno, il coraggio e la determinazione con cui si è imposta  per far rispettare le regole sono un bellissimo esempio e la testimonianza della qualità  umana e professionale che caratterizza il corpo della Polizia locale di Roma Capitale».

BIGLIETTO NON PAGATO IN METRO
La metro diventa gratis varchi bucati dai furbettiGiovani e anziani sfruttano spesso  l'accesso per disabili
SULLE LINEE A E B I RAGAZZI SALTANO O CORRONO RESISTE ANCORA LA VECCHIA TECNICA DEL TRENINO  IL VIAGGIO 

DI LAURA BOGLIOLO
Buongiorno biglietto! Buonanotte Atac. Ma i controllori  dove sono? «Ci sono ancora della gente che ancora non  pagano il biglietto, che amarezza» dicevano i Cesaroni,  arruolati tempo fa dall'Azienda per la mobilità per il  ticket-day, una giornata dedicata a combattere il  fenomeno dei portoghesi che resiste, impassibile, anche  alle promesse fatte due giorni fa.

VIDEOREPORTAGE

«Arriva un esercito  di cinquecento controllori» aveva annunciato l'azienda  battezzando l'intensificazione dei controlli «Buongiorno  biglietto». Nelle viscere della terra, nelle stazioni  della metropolitana anche ieri l'unico esercito  avvistato era quello dei «portoghesi», passeggeri  indomiti che farebbero di tutto pur di non pagare il  biglietto come dimostra un video pubblicato oggi sul  Messaggero.it.

L'ESERCITO DI PORTOGHESI 
Ore 11,50, inizia il tour. Nella stazione della  metropolitana Furio Camillo sono soprattutto anziani ad  accodarsi a chi passa i tornelli munito di titolo di  viaggio. Ma è dopo qualche fermata che incontriamo il  vero popolo dei portoghesi. Stazione Numidio Quadrato,  direzione Battistini. Il gabbiotto degli addetti Atac è  deserto e la fantasia dei viaggiatori si sbizzarrisce:  per le coppie la regola è semplicissima. La donna  davanti l'uomo che timbra un solo biglietto, i tornelli  si aprono, si entra insieme, quasi abbracciati in un  valzer dell'irregolarità che non incontra alcun  controllo.

 

I ragazzi, sportivissimi, si lanciano in  salti e corsette pur di accodarsi a chi invece il  biglietto l'ha pagato. C'è poi la tecnica del «non  riesco a trovare il biglietto nella borsa, per non  perdere tempo entro di corsa dietro chi paga il titolo  di viaggio». Gettonatissimo, poi, il varco di accesso  per disabili: lo spazio è più ampio e si riesce a  passare anche in tre. E mentre il gabbiotto continua a  essere vuoto, ecco una ragazza che non riuscendo a  passare con l'abbonamento annuale pensa bene di aprire  il varco dell'uscita di sicurezza. Sopra c'è scritto:  «Uscita di sicurezza collegata a un sistema di allarme».  Ma nessun allarme suona e soprattutto continua a non  esserci alcun controllore o addetto Atac ai tornelli. La  conseguenze? Un fiume di persone che approfitta di quel  passaggio per prendere la metro senza timbrare. 

USCITA DI SICUREZZA APERTA

In meno di venti minuti oltre 50 persone scelgono la  strada dell'illegalità. Ci sono studenti, giovani,  anziani, signore ben vestite, impiegati: solo un  viaggiatore, un uomo di circa cinquanta anni  temporeggia, viene tentato dal varco sprovvisto di  controllo, ma poi ci ripensa e sceglie di timbrare il  biglietto ai tornelli. E le coppie? In un caso una donna  sembra redarguire, ma solo con lo sguardo, il marito che  mette in tasca il biglietto e oltrepassa l'uscita di  sicurezza. A interrompere il flusso di portoghesi non  sarà, dopo circa mezz'ora, un vigilante o un  controllore, ma un signore che solo dopo essere passato,  pensa bene di richiudere il varco. In realtà chiunque  potrebbe riaprirlo con una semplice spinta. Sulla linea  B l'esercito di portoghesi sopravvive tranquillamente,  anche se nel gabbiotto Atac ci sono diversi impiegati.  Stazione Piramide, ore 13.40: il metodo preferito è il  vecchio trenino. Ci sono quelli che si appostano: due  ragazzi fermi aspettano la preda, poi di corsa si  accodano a una signora. E quelli che fanno diversi  tentativi prima di passare. «C'è un problema storico di  mancanza di personale nelle stazioni - fa sapere l'Atac  - abbiamo scelto di intensificare i controlli  all'uscita, soprattutto nei nodi maggiormente trafficati  come Termini. Quanto alle uscite di sicurezza stiamo  pensando di installare pannelli in plexiglass che  dovrebbero scoraggiare l'illegalità».


  Rino Gaetano vive nella stanza dei ricordi La sorella del cantautore: «Voglio farne un museo»

di LAURA BOGLIOLO 

La stanza dei ricordi di Rino Gaetano è colorata come le  note delle sue canzoni, piccola come le menti di chi a  quei tempi non lo capì, piena d'affetto, come gli occhi  della sorella Anna che si emoziona ogni volta che apre  la porta sopra alla quale ha scritto R.G.  Per scoprire il tesoro nascosto del musicista col  cappello a cilindro, le scarpe da ginnastica e il cuore  da poeta, si salgono le scale di una palazzina bianca  incastonata nel cielo chiarissimo di Tor Lupara. Anna  apre la porta, si ferma e sospira. «Mi fa sempre un po'  male entrare qua dentro, il dolore non è mai passato»  dice la sorella del musicista che custodisce con affetto  in una stanza della sua casa tutti i ricordi di Rino  Gaetano.

Lo sguardo di Anna si posa sulla vetrinetta dalla quale  traspare l'ukulele sfiorato dalle dita di Rino, il  cappello a cilindro nero «indossato a Sanremo», quello  da safari «usato per cantare Spendi, Spandi, Effendi».  La apre facendo attenzione, quasi chiedendo scusa, come  se Rino fosse ancora lì. Decine di capelli e quello  «preferito da mio fratello, il cilindro nero che si  piegava e poteva portare in viaggio».  Anna scorre con le mani le corde delle chitarre,  compagne di vita di quel giovane venuto da Crotone,  paladino degli sfruttati, di «chi vive in baracca e di  chi si suda il salario».

Poi indica una custodia nera  coperta «dagli adesivi che Rino raccoglieva durante i  tour». Davanti c'è una libreria stracolma di Lp: «È la  musica che Rino ascoltava, collezionava dischi, saranno  più di 300». Ci sono i 33 giri dei Beatles, di Elvis  Presly, Billy Joel, Mia Martini, musica di ogni tempo e  genere, poi quelli di Rino, i 45 giri, i cd con le  raccolte. Anna accarezza lo stereo che usava Rino e  «quell'apparecchio che usava nei tour per vedere le  registrazioni delle partite di calcio». Su un ripiano  c'è anche quella bicicletta giocattolo che spesso Rino  portava nelle apparizioni in tv legata al guinzaglio.  Poi un attimo di silenzio prima di aprire gli scaffali  perché lì, nei cassettoni marroni ci sono gli abiti di  Rino: «La sciarpa rossa e la maglietta celeste del tour  Q concert con Cocciante, un giubbino sportivo bianco, la  giacca a vento blu del video girato sulla neve».

La  sorella del musicista si ferma un momento per coccolare  tra le mani un morbido maglione, lo stringe a sè  sperando che l'odore di Rino possa ancora coinvolgerla  come in un abbraccio. Lo sguardo di Anna si fa un po'  serio, invece, quando mostra l'accappatoio a strisce blu  «quello che Rino indossò quando volevano farlo cantare  in playback». Perché a Rino non piacevano le finzioni e  Anna è come lui: sincera, piena di vita, pronta ad  aprire le porte della sua casa e dei suoi ricordi.

Il tempo sembra fermarsi dentro quella piccola stanza  dove non c'è quasi spazio per muoversi. «Questo è uno  posto troppo piccolo per accogliere tutta la storia di  mio fratello – dice Anna Gaetano – sogno da tempo un  museo dove poter esporre le sue cose, anche perché  l'affetto dei fan è enorme». Lo dimostrano le ceste  stracolme di regali che ragazzi provenienti da tutta  Italia portano al Cimitero Monumentale Verano dove è  sepolto Rino. Riquadro 119, cappella V: per trovare la tomba del  cantautore fino a qualche tempo fa si faceva un po'  fatica. Ora è segnalata anche sui depliant delle visite  guidate che Ama e Cimiteri capitolini organizzano per  scoprire dove riposano i grandi artisti. Un tour dei  ricordi che porta tantissimi davanti alla lapide del  cantautore. Centinaia di messaggi scritti sui muri e  quel tavolino che Anna ha portato: sopra un quaderno con  i messaggi lasciati dai fan.

«È dal 1986 che raccolgo i  quaderni e vorrei esporre anche quelli nel museo». Con  loro, tantissimi regali: braccialetti, peluche, un  coccodrillo gigante di nome Gianna e addirittura un  vestitino da battesimo di una bimba. «Tanti giovani si  rivolgono a Rino quando hanno un problema e trovano in  lui la forza di affrontare la vita» racconta Anna. C'è  poi, come sempre, il gesto di qualche folle: «Mesi fa  hanno rubato la foto della lapide, una cosa che mi ha  addolorata moltissimo: se anche solo uno spillo  appartenuto a mio fratello andasse perduto io proprio  non lo sopporterei».

Anche per questo, per ragioni di  sicurezza, Anna vorrebbe al più presto che i ricordi di  Rino fossero custoditi in un museo. É tempo di uscire dalla stanza dei ricordi di Rino  Gaetano, ma la casa di Anna continua a parlare di lui.  Decine di foto, un mega poster della copertina di Sotto  i cieli di Rino special edition fino a poco tempo fa  esposto nella sede romana della Sony. Con Anna c'è anche  uno dei tre figli, Alessandro, in arte GreyVision,  musicista, porta in giro per l'Italia, insieme a Marco  Morandi (il figlio di Gianni), la Rino Gaetano Band:  «L'affetto per mio zio è tantissimo, sarebbe bello  creare un museo». Anna chiude la porta di casa della famiglia Gaetano:  sopra c'è la foto di Rino e più in basso due lettere  K.R., ossia, «Crotone, la nostra terra che non  dimentichiamo». Anna, occhi grandissimi, sorriso dolce,  saluta dopo aver confessato che la sua canzone preferita  è Mio fratello è figlio unico. Ma Rino, proprio non lo  era: c'è Anna che continua ad amarlo.

Arrivano dal cielo gli auguri per Claudio
di LAURA BOGLIOLO 
Un volo di parole e pensieri sopra i tetti di Roma, un  rombo di ricordi e passioni tra le nuvole bianche e uno  striscione sorretto dal vento con la scritta «Un aereo  di cuori, auguri Cla'». Questa volta sono stati loro, i  fan, a regalare un po' di magia a Claudio Baglioni,  restituendo parte di quelle emozioni che la musica del  cantautore dona da anni.

I messaggi di auguri per il suo  sessantunesimo compleanno si sono trasformati in un  unico striscione che i rimbaglioniti (così i fan di  Baglioni si definiscono) hanno fatto sorvolare sopra  l'attico dove abita il cantante. Sono venuti da tutta Italia, alcuni addirittura dalla  Germania e dalla Spagna, e per ore hanno aspettato in  strada il passaggio del piccolo velivolo. Un vero e  proprio blitz quello di ieri da parte di almeno duecento  persone che hanno affollato i marciapiedi di una delle  zone più belle dei Parioli. Sorpresa tra i residenti e i  passanti che non capivano cosa stesse succedendo.

Il  mistero è stato svelato alle 14.30 in punto quando dai  pini di villa Borghese è apparso il piccolo aereo che  sorreggeva lo striscione con gli auguri di buon  compleanno, una traccia nel cielo dell'affetto di  migliaia di persone per quel ragazzo nato a Montesacro  che ha saputo conquistare il passaporto del Tempo con le  sue canzoni (video su ilmessaggero.it). Tutti con il  naso all'insù per fotografare lo striscione, poi sono  scattati i cori: nessuno slogan, solo poesia intonando  le canzoni più belle di Baglioni, da Mille giorni di te  e di me a Tamburi lontani. Dopo qualche minuto un boato:  dal terrazzo è apparso Baglioni che ha saluto i fan.  Ancora qualche minuto ed è stata ressa, perché Baglioni  ha voluto ringraziare personalmente i suoi fans ed è  sceso in strada. «Un regalo bellissimo» ha detto Baglioni che poi ha  aggiunto: «Il primo a farmi gli auguri è stato Gianni  Morandi, mi ha chiamato un minuto dopo la mezzanotte,  poi Laura Pausini». Ieri, tra l'altro, non era soltanto  il compleanno di Baglioni, ma anche della Pausini e di  Fiorello. Ma per il cantautore è scattato il regalo più  speciale. Baglioni ha stappato una bottiglia di spumante portata  dai fan e ha brindato con loro.

L'idea dell'aereo è  venuta a una ragazza, Sabrina, che tramite il sito  Doremifasol e Facebook ha diffuso la notizia: oltre  duecento fan hanno aderito. Ma perché tutta questa  passione per Baglioni? «Ci ha regalato tante emozioni, è  una brava persona, sempre disponibile con noi fan» hanno  raccontato Daniela, Gabriella e Maria. «Perché l'aereo?  Vogliamo far capire che è lui il nostro gancio in mezzo  al cielo» il commento di Daria che ha dovuto prendere un  permesso dal lavoro per essere presente al blitz. Foto,  autografi e abbracci, poi l'ultimo saluto, anzi, un  arrivederci al prossimo concerto.

Camera, stanziati oltre 5 milioni
per il parcheggio degli onorevoli
 

di LAURA BOGLIOLO 
ROMA - Oltre cinque milioni e mezzo di euro per migliorare la mobilità. Di Roma? Macchè:  i soldi non serviranno a potenziare mezzi pubblici, creare parcheggi di scambio per  romani, pendolari, turisti, o aumentare la presenza dei vigili in strada, ma saranno  utilizzati solo per aumentare i parcheggi dei deputati e migliorare la vita degli  onorevoli. «Perché - dicono a palazzo Montecitorio - i deputati devono pur essere messi  in condizione di andare a lavoro» ed è davvero impensabile ritrovarsi in piazza del  Parlamento senza avere un parcheggio riservato e gratis, oppure, addirittura, essere  costretti a salire su un vagone della metro stracolmo e sperare che questa volta non ci  sia un guasto. «Dopotutto – scoprono gli onorevoli – i mezzi pubblici a Roma non  funzionano». 

E allora non resta che inserire nel bilancio della Camera una voce tutta dedicata al  miglioramento della mobilità dei deputati e degli impiegati parlamentari. L'alternativa è  parcheggiare in modo selvaggio e prendere una multa, anzi, tante multe, anche se spesso i  vigili della piazza, dicono, chiudono un occhio e prima di prendere penna e blocchetto  chiamano l'onorevole o il suo portaborse per avvertirlo: «C’è da spostare una macchina». 

L'onorevole vita da deputato, purtroppo, sembra non contemplare l'alternativa dei mezzi  pubblici e per evitare di continuare a prendere multe per i parcheggi selvaggi in piazza  del Parlamento, ecco che la soluzione: il 3 ottobre scorso la Camera dei Deputati ha  approvato il proprio bilancio stabilendo nel capitolo dedicato a Servizi di trasporto e  mobilità lo stanziamento di 5.656.000 euro.  Alla pagina 70, l'obiettivo D.4 spiega come «favorire la mobilità». E si legge:  «L’attività è diretta a favorire adeguati tempi di percorrenza dei vari tragitti verso la  Camera per gli utenti delle sedi».

Tra le misure da adottare c'è l'«incremento della  disponibilità di parcheggi a disposizione degli utenti parlamentari migliorandone  l’efficienza di utilizzo mediante una razionalizzazione degli spazi nelle aree interne a  disposizione della Camera».  Ma quali sono gli spazi riservati a deputati e impiegati della Camera? C'è il parcheggio  di via della Missione, dove però c'è spazio solo per una quarantina di auto. Altri  possono parcheggiare l'auto nel parcheggio interrato di Villa Borghese: esiste infatti  una convenzione che consente di lasciare auto e motorino.

Convenzione che, ovviamente,  viene pagata dalla Camera con i soldi pubblici. Non solo: deputati e «utenti  parlamentari» (così vengono definiti nel documento) hanno a disposizione bus navetta che  da villa Borghese li accompagnano alla Camera.  Ma non è abbastanza: a Montecitorio c'è malumore da tempo per la difficoltà di trovare  parcheggio, soprattutto da quando uno spazio su piazza del Parlamento è stato sottratto  alla Camera dal I Municipio. Spazio, in realtà molto piccolo, oggi transennato. Non resta  quindi che «razionalizzare le aree di parcheggio finalizzate all’incremento del numero  dei posti per motociclo a disposizione dei deputati» si legge nel bilancio che definisce  le risorse finanziarie da impiegare: 1.883.000 nel 2012, 1.868.000 per il 2013, fino ad  arrivare a 1.905.000 euro. In tre anni quindi 5.656.000 euro.  Non è ancora stato stabilito come impiegare la cifra stanziata. Acquistare box? Ampliare  parcheggi già esistenti? Questo non è stato ancora deciso. Nel documento si chiarisce che  si dovranno proseguire «i contatti con il Comune di Roma per un aggiornamento delle  intese relative alle problematiche della mobilità nel centro storico degli utenti delle  sedi parlamentari».

Quali accordi? Anche questo non è chiaro. È chiaro invece il  «risultato atteso» descritto nel bilancio, ossia il «miglioramento della mobilità». Dei  deputati ovviamente, non dei cittadini.


 

Romena sola nella Capitale partorisce, mamma romana adotta lei e il bimbo

L'odissea di una giovane dell'Est ignorata per 4 ore in ospedale. Arriva Letizia, l'aiuta e la ospita in casa con il bimbo: «aveva paura glielo togliessereo perché non ha soldi e casa»

di LAURA BOGLIOLO 
ROMA - Rannicchiata su una sedia, piange, si dispera. Ha il volto da bambina, occhi chiarissimi affogati in un mare di dolore. È sola, incinta di nove mesi, non parla italiano e crede di essere in un pronto soccorso. Da 4 ore aspetta che un medico la visiti, ma nessuno le si avvicina. Romena, vent'anni, la chiameremo Maria, incontra il suo angelo solo quando Letizia Pietrangeli, 48 anni, impiegata romana, entra nell'ambulatorio di Ginecologia dell'ospedale Umberto I per una visita: «Ho visto quella giovane disperata con il pancione e ho cercato di aiutarla». 

VIDEOINTERVISTA

SOLA IN ITALIA
Maria è stremata, è arrivata in ospedale dopo un lungo viaggio da una città del Sud. Poi nero sul suo destino: era andata in Italia in vacanza con il compagno che dopo qualche giorno è scomparso. A Maria resta solo qualche euro e un biglietto scritto dall’ex: «Torna in Romania da sola». La giovane prende il treno, a Termini si sente male: inizia la corsa in ospedale dopo aver chiesto aiuto a un tassista. Questa è la storia di Maria, di una giovane che si ritrova da sola, incinta di nove mesi, in una città caotica che per quattro ore la ignora. Ma è anche la storia dell’altra Roma, quella degli occhi di una mamma romana che ruggiscono quando si tratta di difendere la vita di un’altra madre. Letizia, separata, con un figlio, in quella sala d’attesa grida, cerca un medico: «Mi hanno detto - racconta - di andare al pronto soccorso, per la visita a Ginecologia erano necessari la prenotazione e il ticket. Al pronto soccorso un'infermiera credeva che volessimo saltare la fila nell’ambulatorio, ma Maria stava veramente male».



L’ANGELO IN SOCCORSO
Dopo la visita di un medico, la giovane viene subito ricoverata. Maria sdraiata su una barella lascia la mano di Letizia ma i loro sguardi restano impigliati nel mare mosso degli affetti. L'impiegata lascia il numero di cellulare alle infermiere che continuano a chiedere: «Ma lei è una parente?». No, Letizia è solo una sconosciuta con un gran cuore. Dopo qualche giorno arriva la telefonata: «Maria sta per partorire». L’impiegata lascia tutto, corre in ospedale, non vuole che la giovane sia sola. Assiste al parto, la consola e piange con lei quando nasce il piccolo. Ma intanto la legge fa il suo corso. Arriva l’assistente sociale: Maria non ha soldi, casa, lavoro. La giovane è terrorizzata, teme che possano portarle via il bimbo, chiama Letizia che racconta: «Mi si è stretto il cuore ho pensato a quale futuro potessero avere, soli, senza un euro». Letizia firma i documenti per il rilascio dall’ospedale, parla con l’assistente sociale, in pratica adotta Maria e il bimbo: li porta a casa. «Non potevo rimanere indifferente», dice mentre culla il fagottino seduta sul divano. «Ora la cosa più urgente è attivare la procedura per farle assegnare un medico di base», sussurra Letizia. Intanto è scattata l’ora della poppata, Maria prende il biberon: il latte materno non c’è più, scomparso per il trauma.


 

Roma, vende laurea a un centesimo web impazzito per un cameriere 26enne

di LAURA BOGLIOLO 
ROMA - Giorgio ha scattato con gli occhi una fotografia, un’istantanea nella quale ha  condensato la tenerezza di chi, bambino, crede alle promesse degli adulti. In quel  frammento c’era un ragazzo vestito bene che stringe a se un libro blu, sopra la scritta:  laurea. Giorgio, romano, figlio di un operaio e di una casalinga, aveva imparato che  cambiare si può. Una vita si annida, cresce, poi trova l’uscita. Cambiare si può:  morsicando, piano piano con fatica, studio e lavoro, la torta a più strati della società,  fino a scalare qualche livello e a sovvertire la saggezza poco luretana di chi pensa che  è impossibile nascere in periferia e conquistare un posto al centro della società.

L’OFFERTA

«Vendesi causa mancato utilizzo laurea in Scienze politiche». Giorgio Tedone, 26 anni, ha  digitato quelle parole sulla tastiera del pc di una casa fredda di Torino dove si è  trasferito dopo aver vinto una borsa di studio. «Indosso sempre un maglione perché –  racconta – ho rinunciato ai riscaldamenti per risparmiare». Ha inserito un annuncio su  eBay, poi sui Bakeka.romana, ha pubblicato la foto della laurea presa alla Sapienza e  l’ha messa all’asta a partire da un centesimo. «Quando eravamo piccoli - ha scritto - ci  avete insegnato a inseguire questo sogno e adesso che facciamo finta di essere grandi  anche noi ve lo vendiamo». L’annuncio ha iniziato a circolare su Facebook e su Twitter  raccogliendo centinaia di condivisioni e solidarietà da chi digita con l’hashtag  #senzafuturo. «Una #laurea in tasca e non sapere da dove iniziare ho bisogno di #coraggio  #help», scrive Mariangela. 

Giorgio ogni mattina esce in strada in quella città dove le Alpi hanno preso il posto del  Colosseo e il suo respiro si condensa in nuvole di speranza mentre raggiunge l’ufficio  per quel lavoro non retribuito che oggi chiamano stage. «Vendo la laurea per provocazione  – scrive sull’annuncio - per ricordarci che da piccoli i giorni passati a sentirsi  raccontare favole erano più interessanti perché il giorno dopo ne arrivava sempre una  nuova». Poi la descrizione: «La pergamena finemente decorata può essere arrotolata per  costruire un binocolo con cui guardare le stelle nelle notti in cui noi facciamo i  camerieri, o di giorno mentre fate visita nei negozi in cui lavoriamo come commessi». 

Giorgio a pochi esami dalla laurea si è trasferito a Londra per un anno per un master.  «Lavoravo come cameriere – si corregge e sorride – anzi prima di arrivare ai tavoli  pulivo i bagni». La fatica non lo ha mai spaventato, neanche quando, a 16 anni, ha  indossato la tuta blu per entrare d’estate in una fabbrica e guadagnare per continuare a  sognare di studiare. Lavoro a nero ovviamente. «A Roma ho fatto l’attacchino,  volantinaggio, il contabile per i condomini, poi dopo Londra la scorsa estate mi sono  laureato, ho vinto una borsa di studio a Torino e da sei mesi lavoro in un’agenzia di  comunicazione». Sospira, si ferma e aggiunge: «Il 23 mi scade il contratto. Dopo? Non lo  so proprio».

VITA DI SACRIFICI
Il neo laureato si mantiene facendo il cameriere e racconta con un po’ di rabbia:  «All’università dovrebbero insegnarci un lavoro vero, non solo teoria che potevo  apprendere semplicemente leggendo libri in casa». Ha imparato a risparmiare e a campare  con poco: in tasca ha 12,50 euro. «Scelgo i discount per la spesa, niente abiti firmati  ma grandi magazzini, non esco la sera e se qualche volta vado a un pub compro prima la  birra al supermercato».  Una vita di sacrifici come tanti altri neolaureati, che non spaventa affatto il grintoso  Giorgio, dottore in fuga da false speranze e dal senso di sconfitta. E’ un laureato in  fuga ma non è un fuggitivo: «Dove mi vedo tra due anni? Voglio continuare l’esperienza  all’estero, ma dopo tornerò in Italia: voglio migliorare il mio Paese, non fuggire e poi  ho il mio fratellino, non voglio lasciarlo». Nelle speranze di Giorgio «una start-up,  basta un pc, internet e tanta voglia di farcela». 


 

Gatto investito a Portonaccio: agonia di 10 ore sul marciapiede

 di LAURA BOGLIOLO 
Un sottile miagolio, solo una zampetta che si muove, l'unico appiglio alla vita che scivola via. Un batuffolo al ciglio di un marciapiede, il musetto rivolto verso l'asfalto. Via Camesena 18, zona Portonaccio. Giace a terra sull'asfalto da ieri notte alle 1 circa. Un gatto investito dalla folle corsa di un'auto che poi è fuggita via. 

AGGIORNAMENTO: ROMEO RICOVERATO ALLA MURATELLA

Un'agonia lunga quasi dieci ore. Questa è la storia di un angolo di città inghiottio in quell'indifferenza che a volte si nasconde senza pietà tra le pieghe di una giornata qualsiasi. Una via trafficata, tanti negozi, poco distante c'è la stazione Tiburtina. Il via vai frenetico non consente di soffermarsi, osservare e lasciar aprire il cuore a quell'immagine di una vita sofferente. “E' solo un gatto" qualcuno dirà, ma dall'amore per gli animali, per gli indifesi che a volte si misura la vera umanità.

Decine di persone passano, osservano e vanno via.L'immagine del gatto a terra che muove a fatica solo una zampetta fa troppo impressione. Passano le ore, il giorno prende il posto della notte e l'indifferenza continua tra gente che corre a lavoro, auto che sfrecciano. Poi finalmente qualcuno, un uomo del quartiere decide che il silenzio dei passanti deve essere annientato via da un grido d'aiuto. 

L'uomo va al più vicino gabiotto dei vigili urbani, 
chiama gli agenti che subito accorrono. C'è solo una cosa da fare. Aspettare che gli uffici competenti aprano alle 8,30, avvertirli e far venire i soccorsi. Ma c'è ancora da aspettare. La burocrazia, è normale, deve fare il suo corso: deve essere aperta la pratica, si devono organizzare i soccorsi. Il gatto intanto continua a lamentarsi, immobile sul marciapiede, con il musetto riverso verso l'asfalto.

GUARDA IL VIDEO

Si apetta, si continua a sperare in un aiuto. I soccorsi ancora non arrivano. L'uomo che ha avvertito i vigili continua a sorvegliare il gatto, si trasforma in una sentinella della soldiarietà. Ogni tanto sussurra parole dolci al micio, gli dice "tranquillo, adesso ti aiutiamo". Ma l'attesa è ancora lunga. 

La storia di Romeo, così è stato ribattezzato il gattino, sta per concludersi nonostante l'indifferenza e il rumore stridente della macchina della burocrazia. L'uomo che ha dato l'allarme ai vigili lo mette dentro una scatola o lo copre con una copertina.

La scritta "lieto fine" sulla storia di Romeo la scrive un uomo, uno straniero, forse del Nord Africa. Con gli occhi colmi di lacrime e l'affanno per la paura, decide di agire prende la scatola con il gattino e lo porta via. "Lo porto da un veterinario, il primo che incontro in strada. Non si può aspettare ancora". L'indifferenza si scioglie, diverse signore si sono avvicinate e consigliano all'uomo dove si trovi il veterinario più vicino. 

L'uomo non vuole dire il suo nome, l'angelo di Romeo volta le spalle e fugge via.
 L'indifferenza se ne va, l'amaro per quelle ore di agonia resta. Che fine ha fatto Romeo? Si è salvato?


 

Roma, bimba rom sotto il sole
per due ore per l'elemosina

di LAURA BOGLIOLO 
ROMA - Gli occhi restano socchiusi, sotto il peso di un dramma vissuto ogni giorno. Le gambe, minuscole, sono abbandonate, i piedini segnano l'asfalto caldo. Le testa ciondola, un lamento interrompe la litania di una voce di donna chiamata «mamma» che continua a chiedere: «Un aiuto per favore». 

Due ore sotto il sole sdraiata a terra in via Nazionale, angolo via Milano, a pochi passi dalla Questura di via di San Vitale. Il corpicino abbandonato tra le braccia della donna che stende una mano con un bicchiere di plastica come mostra il video registrato lunedì mattina. Qualche centesimo fa centro, mentre lo sguardo dei passanti passa via veloce, inghiottito dall'indifferenza. 

Ore 10, la piccola, Nicoletta, è stremata per il caldo, non apre gli occhi, sembra addormentata, il suo corpicino si abbandona. La tutina rosa, un cerchietto dello stesso colore, un bimba di tre anni esposta per impietosire. Turisti, impiegati, decine di auto e bus passano sulla via.

Ore 11, il caldo continua a sfinire, Nicoletta continua a restare immobile: nel bicchiere ore c'èe qualche euro, in strada l'indifferenza dei passanti, solo un signore velocemente quasi lancia 20 centesimi verso la donna e la bimba. 

Un lamento, la madre che le sistema le gambine e la scena continua per un'altra ora.Poi arrivano i vigili, chiedono alla donna di alzarsi, di mostrare i documenti. La signora prova ad allontanarsi e continua a dire: «No, no, io non ho fatto niente». «E' sua figlia? Ma non va a scuola?» chiedono gli agenti del I Gruppo diretti dal comandante Stefano Napoli. «L'allatto ancora» risponde la donna mentre mostra i documenti. «Adesso lei viene con noi» dice l'agente. 

GUARDA IL VIDEO


La donna non vuole, mentre Nicoletta, a peso morto, continua a ciondolare tra le braccia della madre come fosse un bambolotto. Occhi sempre socchiusi, sembra stanca, tanto stanca: reagisce poco. La donna e la piccola verranno portate negli uffici della Polizia di Roma capitale per i controlli. 

Quella donna una settimana fa era stata denunciata per lo stesso reato: accattonaggio con minori. Era stata già fermata dal reparto Assistenza emarginati e minori. Vive nel campo di nomadi di via Visso, a San Basilio. Lo aveva già fatto, chissà quante altre volte. 

Aveva già preso Nicoletta, l'aveva trascinata addormentata per mostrarla in strada, per terra, per ore in una strada del centro. Ieri è scattata una nuova denuncia a piede libero. I vigili hanno notificato la notizia di reato alla Procura e al Tribunale dei minori. Gli agenti, intanto, stanno facendo accertamenti sulle condizioni di vita della piccola. Spetterà ai magistrati decidere cosa fare.


 

Pass disabili a Roma, mai restituiti 3mila permessi di defunti: niente controlli

di LAURA BOGLIOLO 
Più della metà dei permessi per disabili appartenuti a persone ormai defunte non viene riconsegnata agli uffici dell’Agenzia per la Mobilità (video). Il risultato? Un esercito di furbetti che continua a utilizzare il pass per parcheggiare sugli stalli riservati a chi davvero ha una disabilità e per lasciare l’auto sulle strisce blu senza pagare. 

I DATI
La famiglia dovrebbe riconsegnare il permesso entro 30 giorni dal decesso. Ma i dati di Agenzia per la Mobilità non sono affatto confortanti: nel primo semestre del 2012 oltre la metà dei contrassegni è rimasta nelle case dei furbetti. Sono stati 2.748 i disabili con permesso defunti, ma 1.908 pass non sono stati riconsegnati. Solo 840 sono ritornati negli uffici preposti. I numeri non cambiano di molto per il secondo semestre del 2012: su 1.993 permessi scaduti per il decesso del possessore, a fronte di 913 pass restituiti, 1.080 sono ancora nelle case dei familiari. In tutto, sono quasi 3mila i permessi non più validi ancora in giro per la città. Nella capitale sono 63.514 i pass per disabili validi, 154.250 le targhe collegate. Quanti i permessi ormai scaduti usati ogni giorno? 

LA LISTA
Possibile che nessuno controlli? Ogni 6 mesi Agenzia per la Mobilità confronta il proprio database con i dati dell'Anagrafe. Dopo aver constatato il decesso, le targhe collegate al permesso (massimo tre a persona) vengono tolte dalla cosiddetta lista bianca nella quale sono inserite le auto che hanno accesso alla Ztl. Le informazioni vengono comunicate alla Polizia di Roma Capitale. Poi cosa succede? Assolutamente nulla. Ci si affida alla buona fede dei familiari del defunto, non esiste infatti un organo preposto alla raccolta dei pass non validi che contatta le famiglie e ne chiede la restituzione. L’automobilista che usa il permesso di un defunto può, ad esempio, parcheggiare liberamente sulle strisce blu (il danno è di diversi milioni di euro all’anno). Sarà multato solo se il vigile effettua un controllo specifico sul numero di concessione. E gli ausiliari del traffico? Non procedono invece a controlli approfonditi, ma verificano se il pass è esposto oppure no. Per migliorare la capacità di verifica degli ausiliari, Agenzia per la Mobilità ha rilasciato 3mila nuovi pass con chip la cui validità verrà segnalata attraverso l’uso di un palmare.

I DUPLICATI
L’esercito dei furbetti è fatto anche di persone che denunciano il furto o lo smarrimento del permesso che invece è ancora esposto sull’auto per poi chiedere il duplicato ad Agenzia per la Mobilità. Il vantaggio? Nel 2011 sono stati rilasciati 733 duplicati (222 per furto, 511 per smarrimento), nel 2012 altri 683 (231 rubati, 452 persi).

I DUPLICATI
L’esercito dei furbetti è fatto anche di persone che denunciano il furto o lo smarrimento del permesso che invece è ancora esposto sull’auto per poi chiedere il duplicato ad Agenzia per la Mobilità. Il vantaggio? Nel 2011 sono stati rilasciati 733 duplicati (222 per furto, 511 per smarrimento), nel 2012 altri 683 (231 rubati, 452 persi).


 

Roma, tedoforo derubato fa un appello:  aiutatemi a ritrovare il mio iPad, c'erano le foto e i video di me con la torcia

di LAURA BOGLIOLO 
ROMA - Ha continuato a vedere per settimane i volti dei ladri che avevano rubato un po'  della sua vita. «C'era una ragazza - racconta - qualcuno che si divertiva con il mio iPad  a scattare foto». Le sue foto invece, quelle immagini e quei video che lo avevano  immortalato mentre raggiungeva il suo sogno non ci sono più.  Si chiama Kylan Nieh, ha 20 anni, era salito sul podio del mondo strappando a migliaia di  pretendenti l’onore di portare la fiaccola olimpica. Era l'11 luglio del 2012 e sorprese  tutti violando il rigido cerimoniale: ad Andover , una cittadina dell'Inghilterra, Kylan  afferrò la torcia olimpica, qualche passo, poi la cedette per pochi secondi a un membro  dell'organizzazione per lanciarsi nel vuoto con capriole.  Perché Kylan era un'atleta professionista, poi un brutto incidente e il sogno di  partecipare alle Olimpiadi che si trasforma nella possibilità di fare il tedoforo.

 

Lo  studente modello di Berkley, scelto tra migliaia di pretendenti, decise poi di regalarsi  una vacanza con i genitori: prima tappa Roma. Ed è qui che succede qualcosa che il  giovane definisce «devastante». «I miei genitori adoravano Roma e volevamo festeggiare la  mia partecipazione come Tedoforo nella città eterna» racconta Kylan tramite Facebook. Di eterno invece è rimasto il brutto ricordo di quella mattina alla stazione ferroviaria  di Termini quando la famiglia dell'atleta è stato derubato: «Due uomini si sono  avvicinati a mio padre e gli ha rubato la borsa, dentro c'erano la macchina fotografa e  l'iPad con i quali i miei genitori mi avevano ripreso mentre portavo la torcia olimpica».  Kylan cerca di rincorrere i ladri: «Ho corso ma non sono riuscito a raggiungerli».

Era il 14 luglio del 2012, diversi giornali online britannici lanciarono l'appello del  ragazzo: «Se avete foto inviatemele, non mi è rimasto più nulla di quel giorno». Anche il  Messaggero si occupò del caso. Alcune persone presenti all'evento hanno risposto  all'appello, qualche foto e video sono stati recuperati, ma lo studente non si arrende e  oggi lancia un nuovo appello attraverso le pagine del Messaggero.it: «Aiutatemi a  ritrovare le foto e i video del giorno più bello della mia vita». Kylan fa una  descrizione dettagliata degli oggetti rubati: una videocamera Sony HDR-CX260 8.9 Mega  pixels e un iPad 2. 

 

Per qualche giorno Kylan è riuscito a vedere cosa succedeva sul suo iPad: «Attraverso  l'account, ho visto tutte le foto che sono state fatte dopo il furto: ho visto una  giovane ragazza che giocava a fare foto, non so se fosse la famiglia che mi ha rubato  l'iPad o se sia stato rivenduto. Chiedo soltanto che i ladri o chi è entrato in possesso  del mio iPad mi restituisca almeno le foto e i video». Kylan racconta la sua storia, la storia di una seconda possibilità. «Mi ero allenato per  anni per andare alle Olimpiadi, poi ho avuto un incidente a un gomito». Poi la  possibilità di fare il tedoforo. «Il mio motto è sempre stato: dona agli altri e  riceverai sempre» aveva spiegato il tedoforo prima di volare per Andover.

Il giovane era  stato scelto come tedoforo anche per il suo impegno negli studi e nel sociale: ha fondato  due Onlus per insegnare agli anziani della sua città a usare il web e per aiutare giovani  studenti in difficoltà economiche. Kylan sta risparmiando per organizzare un nuovo viaggio a Roma. «Nonostante la brutta  avventura continuo ad amare Roma, presto tornerò nella città eterna». Il giovane vorrebbe  parlare con le forze dell'ordine, recuperare il materiale rubato che ha rovinato il sogno  più bello della sua vita.

Lapidata perché rifiutava di prostituirsi Ma Elena denuncia Video intervista in esclusiva a una giovane romena schiava delle sue aguzzine. «Mi  picchiavano, ho detto basta» 

di LAURA BOGLIOLO 
ROMA - Erano arrivate a lapidarla: a lanciarle sassi quando con una smorfia e gli occhi  gonfi di lacrime diceva di no agli uomini che le offrivano soldi su via Laurentina.  Decine di sassi bianchi, un bastone e lo spray al peperoncino contro gli occhi verdi di  Elena, 25 anni, romena. Lei, donna, schiava di altre donne: tre romene che con la  promessa di un lavoro come ballerina, avevano convinto Elena a trasferirsi a Roma.

  Donne contro donne che dopo qualche settimana hanno subito fatto capire a Elena quale  fosse il suo vero futuro: l'hanno portata in auto nella periferia della Capitale. Nessun  teatro, palcoscenico, ma un pezzo di marciapiede assegnato sulla via Laurentina. Elena è  stata picchiata, più volte, viveva nel terrore che potesse accadere qualcosa alla sua  famiglia in Romania. «Perché è così che costringono le ragazze a subire violenze e ad  entrare nel giro della prostituzione» spiega Maurizio Maggi, comandante del Gruppo  Sociale Sicurezza Urbana della Polizia di Roma Capitale che ha liberato Elena dalla  schiavitù della prostituzione.  Botte, calci e bastonate. Ci sono volute settimane prima che Elena iniziasse a fidarsi  delle funzionare del Gruppo che ogni giorno provano ad avvicinare le ragazze per farle  capire che c'è una possibilità di farla finita con quella vita. Elena era terrorizzata,  aveva paura: picchiata più volte, soprattutto quando non riusciva ad arrivare a quei 300  euro di guadagno settimanali che l'organizzazione le chiedeva. Botte, calci, bastonate,  sempre più violenza da quando la banda le aveva chiesto addirittura 500 euro al mese

Elena si ribella. Elena non ce l'ha fatta più e ieri sera ha chiamato gli agenti del  Gssu: «Venite, basta, liberatemi, ma sbrigatemi perché queste vogliono ammazzarmi» ha  detto Elena al telefono. Una pattuglia di vigili è arrivata proprio quando le quattro  carceriere di Elena la stavano picchiando. Gli agenti hanno portato via Elena e arrestato  la banda che gestiva la prostituzione su via Laurentina. I reati contestati sono  associazione a delinquere, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, minacce e  lesioni. La denuncia. Elena ha denunciato la banda ma tante altre come lei continuano a portare le  catene della prostituzione. «C'è un'altra ragazza, una mia amica che si trova nelle mi  stesse condizioni – dice Elena – ma ha paura, non vuole denunciare perché ha paura che  gli uccidano il figlio che vive in Romania». 

Elena e Maria libere dalla schiavitù. Paura, la stessa che aveva bloccato Maria, la  diciassettenne albanese, seviziata, costretta a prostituirsi dallo stesso zio e  “liberata” qualche settimana fa sempre dal Gssu: gli agenti l'avevano vista mentre i suoi  aguzzini l'avevano scaraventata fuori da una golf su via Cristoforo Colombo. «Si sta  diffondendo una sorta di tam tam tra le ragazze vittime della prostituzione – aggiunge  Maggi – se una di loro ce la fa, se le viene assicurata protezione si convincono che è  possibile uscire dalla strada». 

Maurizio Maggi, il comandante del Gssu Il programma di protezione alle ragazze. Maggi parla dei programmi di protezione per le  ragazze, ma anche «della collaborazione con l'Interpol per assicurare la sicurezza alle  famiglie d'origine delle giovani in Romania e in Albania».

Giorgio Ciardi, delegato del  sindaco per la sicurezza, sottolinea l'importante lavoro svolto dal Gssu e aggiunge:  «Casi come questi fanno emergere la necessità di una normativa nuova, più rigida in  materia: le forze dell'ordine hanno bisogno di strumenti validi per sconfiggere il  fenomeno della prostituzione dietro alla quale molto spesso si nascondono veri e propri  racket e un sistema di riduzione in schiavitù». «Una storia terribile quella di Elena -  aggiunge Ciardi - e rende ancor più triste un fenomeno odioso contro il quale questa  amministrazione sarà sempre in prima linea».

Parla la funzionaria che ha salvato Elena La paura che uccidano i figli in Romania. Elena e Maria ormai sono libere, ma restano  tante altre “schiave” in strada. «C'è un'altra ragazza che vogliamo salvare – dice la  funzionaria del Gssu diventata l'ancora di salvezza di Elena – non vuole sporgere  denuncia perché hanno minacciato di ucciderle il figlio che vive in Romania, il nostro  compito – conclude l'agente – è quello di starle accanto e farle capire che un'altra vita  è possibile».


 

Elena Carlini e il LinfoRaduno a Roma: «Guarire si può, non arrendetevi»

La giovane guarita dal linfoma di Hodgkin racconta la sua storia e lancia un raduno al  Pantheon il 25 maggio: «Chi oggi è malato non si senta solo»


di LAURA BOGLIOLO 

ROMA - «Quando stai male l'unica speranza che hai è guardare negli occhi qualcuno che è  guarito, solo così trovi la forza di andare avanti». Ha combattuto i pregiudizi di chi  giàcon uno sguardo emetteva la sentenza, ha imparato a essere indifferente verso chi  aveva paura di avvicinarsi a lei pensando che la malattia potesse contagiarlo. «Erano  loro, invece, che mi mettevano in pericolo, perché le mie difese immunitarie erano  azzerate».  Elena Carlini, romana, 25 anni, ha combattuto e ha vinto la battaglia contro il linfoma  di Hodgkin, ma non smette di deporre le armi «perché voglio aiutare chi ancora è malato». 

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Ha raccontato in un libro (“Le mie perle di plastica”) i mesi vissuti lottando contro la  morte, ha dedicato quello scritto (tutti i proventi vanno all'Associazione italiana lotta  alle leucemie) proprio al linfoma «perché – c'è scritto – mi ha dato la forza di vivere».  Il libro ha vinto il "Premio Letterario Amantea Giovani, XXII ed." Oggi Elena è una delle quattrocento persone iscritte al gruppo Facebook "Sconfiggiamo il  Linfoma di Hodgkin". «Quando mi hanno diagnosticato il linfoma – racconta negli studi di  Messaggero Tv – ero terrorizzato, ho fatto ricerche su internet e ho trovato il gruppo  Facebook dedicato». Quel gruppo che le ha dato la forza di combattere, di condividere la  paura, il dolore, l'immagine del suo corpo trasformato per la chemioterapia.  Elena insieme ad altri ragazzi lancia il LinfoRaduno: «Il 25 maggio dalle 15 alle 19 ci  incontreremo al Pantheon». Si tratta della seconda edizione dell'iniziativa: «Lo scorso  anno abbiamo distribuito volantini con le foto di quando eravamo malati, sopra avevamo  scritto “questo ero io, oggi sono guarito. La gente si fermava, guardava quella foto, poi  il nostro volto completamente cambiato».  Obiettivo del raduno è «sensibilizzare l'opinione pubblica sulla donazione di sangue e  sul midollo, gesti fondamentali per salvare tante vite». Ma Elena vuole anche lanciare un  messaggio di speranza: «Si può guarire, è importante dirlo, si può uscire dalla  malattia».  Il programma del raduno prevede anche gli "abbracci gratis", un modo simbolico per  comunicare alla gente che il cancro non è contagioso né dannoso per gli altri, mentre  invece lo sono l'indifferenza e i pregiudizi. Elena, occhi nerissimi, sguardo grintoso, è tornata alla vita, ma non dimentica, non  cancella i volti, gli sguardi, gli odori e pensieri bui. Sarà il 25 maggio in piazza, a  Roma, al Pantheon con un unico pensiero: «Chi sta affrontando adesso il percorso  terapeutico non si senta solo e sappia che guarire si può».


Esclusiva/Sorella di Simonetta Cesaroni:

«Fiction tv è stata corretta e rispettosa»

di LAURA BOGLIOLO 
ROMA - Si è fatta forza e ha acceso la tv. Ha visto dall'inizio alla fine la fiction "Il  delitto di via Poma" sperando che da quelle immagini e parole potesse emergere «il dolore  e il desiderio di avere quella giustizia che un familiare può vivere intimamente». E così  è stato. Paola Cesaroni, la sorella di Simonetta, uccisa quel tragico 7 agosto del 1990,  esprime un giudizio positivo sulla fiction andata in onda su Canale 5 e prodotta da  Pietro Valsecchi.

Gli autori l'avevano contattata e le avevano assicurato che il film  sarebbe stato rispettoso «della famiglia e degli atti del processo».
Paola, racconta in  un'intervista esclusiva al Messaggero.it cosa si prova a vedere in tv la storia di quella  sorella, così amata, e così tragicamente scomparsa.  Paola Cesaroni, crede che la fiction "Il delitto di via Poma" abbia rispettato il vostro  dolore? «Sì, è stato rispettato il dolore della nostra famiglia e del drammatico momento vissuto.  Alcuni spunti sono vicini agli elementi processuali, altri sono nella logica del romanzo,  ma è comprensibile»

Quali sono gli elementi che ritiene più vicini agli atti processuali?
«Quando leggono le lettere di Simonetta e quando mia sorella a pranzo riceve la  telefonata di Busco» Cosa ha provato quando ha saputo che avrebbero fatto una fiction sull’omicidio di  Simonetta? «L’impatto è stato senz’altro forte ed ho impiegato un po’ di tempo prima di  metabolizzare la notizia, poi sono stata contattata, attraverso l’avvocato Federica  Mondani, dagli autori che ci hanno spiegato le loro intenzioni».

Cosa le hanno detto gli autori della fiction? 
«Ci hanno rassicurati, dicendoci che sarebbero rimasti il più possibile vicino agli atti  del processo senza distorcere nulla di quello che è emerso nei lunghi vent’anni di  indagini. Ci hanno sopratutto rassicurati sul fatto che il mio personaggio e quello  legato all’immagine di Simonetta e della mia famiglia corrispondessero a come siamo  realmente».  E come è la famiglia Cesaroni? «Una famiglia molto unita, unita dai buoni sentimenti».  Crede sia stato opportuno scegliere la storia di sua sorella per una fiction? «Credo che sia giusto raccontare storie di donne e ragazze uccise per ricordare quante  violenze e suprusi le donne subiscono in ogni momento, troppo spesso senza ritorno e  troppo spesso da soggetti con i quali la vittima ha avuto o ha un rapporto di conoscenza,  di familiarità, di amicizia od affettivo in genere. Tutto ciò che tiene viva l'attenzione  su drammi di violenze subite da donne dovrebbe avere un significato sociale, il problema  é che talvolta, forse troppo spesso, l'attenzione si vuole tenere viva attraverso scoop  mediatici che si allontanano dalle verità processuali».

Ha avuto la possibilità di vedere il film prima che lo mandassero in onda?
«Il copione non l’avevo letto e quindi non conoscevo la sceneggiatura del film. Ho sempre  sperato che fosse un film rispettoso della mia famiglia e degli atti del processo».

L’avvocato Lucio Molinaro, difensore di sua madre, ha lasciato l’incarico e ha espresso  dubbi sul lavoro della polizia scientifica, mentre lei continua a essere difesa  dall'avvocato Federica Mondani. 
«Siamo rimasti sbalorditi nel sentire tali dichiarazioni peraltro reiterate addirittura  attraverso telegiornali nazionali. L'avvocato è sempre stato vicino nel percorso fatto  insieme alla Procura e mai ha espresso dubbi o contrastato il lavoro della Procura; non a  caso è lui stesso nelle conclusioni del primo grado a chiedere la condanna  dell’imputato».


Roma, si rischia la vita al supermercato
i camion sfiorano i clienti


Due anni fa in quello stesso posto due signore vennero travolte e uccise da un mezzo  pesante. I residenti: nulla è cambiato. L'azienda: «Stiamo monitorando la situazione»

di LAURA BOGLIOLO 
ROMA - Un'unica entrata per i clienti per i e camion che scaricano merci. A proteggere il  passaggio di chi va a fare la spesa ci sono soltanto delle strisce blu. E il rischio è  sempre lo stesso: essere travolti da camion perché poco è cambiato nel supermercato  Carrefour via Elio Donato alla Balduina: nel novembre del 2011 Rosa Baroli e Adelaide  Micciché vennero investite e uccise da un camion parcheggiato: un problema al freno a  mano e il mezzo pesante è scivolato via. Un tir le ha travolte nel piccolo parcheggio  davanti alle porte scorrevoli del supermercato. L'amica che era con loro riuscì a  salvarsi. Giovedì mattina, un giorno come tanti altri.

E' sufficiente fermarsi e osservare per  capire che nel supermercato nulla è cambiato dal 2011. Un'anziana esce dal supermercato  con due buste della spesa, percorre il cortile, il piccolo spazio usato anche dai camion  per scaricare la merce. Si incammina verso l'uscita percorrendo lentamente la piccola  lingua di asfalto segnalata con striscia blu. Dietro le sue spalle c'è un muro di  lamiera: un camion sta facendo retromarcia. La signora non si accorge di nulla, prosegue  per la sua strada, mentre il grosso mezzo continua ad avvicinarsi. Ripetiamo: il camion  procede in retromarcia, la visibilità è ridotta e lo spazio è veramente ristretto. La  figura dell'anziana viene completamente sovrastata dal gigante sulle quattro ruote. Il  contatto sta per avvenire, la tragedia sta per ripetersi. Sarà una ragazza, un'altra  cliente, ad avvertire l'anziana: «Attenzione! Si sposti! C'è il camion». Le altre  immagini raccontano di auto dei clienti che entrano nel piccolo parcheggio e che fanno  pericolose retromarcia per uscire dal supermercato.

«Non è cambiato nulla da quel giorno - racconta Carla M. al Messaggero.it - Chi entra e  chi esce dal piccolo parcheggio del supermercato si può trovare ad avere un camion alle  spalle in un spazio assai ridotto e con poca possibilità di manovra». Carla racconta  quello che le èp successo qualche giorno fa, quando stava uscendo dal supermercato dopo  aver fatto la spesa.  «Mi sono trovata incalzata da un camioncino che riforniva di pane il supermercato -  racconta - Era dietro di me e doveva parcheggiare davanti all’entrata stretta ovviamente  tra file di carrelli. La mia deambulazione per problemi fisici è lenta. L’autista si è  avvicinato molto alle mie spalle con il mezzo. Spaventata mi sono girata e ho protestato  pensando anche a chi cammina peggio di me. Mi è stato risposto in malo modo che mi dovevo  scansare e addossarmi al muro».

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I residenti chiedono che qualcosa cambi: «Potrebbero  mettere ad esempio un cartello per far sapere ai camion che i pedoni alla precedenza»  dice qualcuno, altri chiedono che il percorso blu dedicato ai clienti sia almeno  protretto da cordoli. «Stiamo monitorando la situazione - fa sapere l'ufficio stampa di Carrefour - da quel  tragico giorno dell'incidente abbiamo inserito una segnaletica orizzontale per indicare  il passaggio riservato ai clienti, inoltre - aggiungono - abbiamo approvato un  regolamento secondo il quale lo scarico merci può avvenire solo prima dell'apertura del  supermercato. Ci sono però - fanno sapere - delle eccezioni per esigenze di rifornimento.  Posso creare problemi anche le auto dei clienti parcheggiati, per questo - concludono -  se dovessimo ravvisare problemi di sicurezza potremmo prendere altre strade, decidere ad  esempio di togliere il parcheggio riservato ai clienti".


 

Ruby, Leila tunisina scrive a Grillo:
«Non siamo tutte Ruby»


Il leader di M5S disse al Cavaliere: «Fugga sulle spiagge tunisine piene di Ruby».  Protestano le donne arabe a Roma che chiedono le scuse e un incontro

di LAURA BOGLIOLO 
ROMA - «Noi non siamo tutte Ruby». La rabbia negli occhi di Leila si dissolve solo quando  parla di altre donne come lei che da anni sono a Roma per dare un futuro migliore ai loro  figli. Leila Hidry, 29 anni, è la rappresentate della comunità tunisina per il Comitato  organizzativo degli Arabi Italiani con sede a Roma. Stringe la lettera di protesta che ha  scritto a Beppe Grillo. 

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«Fugga sulle spiagge tunisine, sono piene di Ruby» ha detto il leader Movimento Cinque  Stelle giorni fa rivolgendosi a Berlusconi. «Le sue parole – dice Hidri - hanno offeso la  comunità tunisina presente in Italia, in modo particolare le tante donne che ogni giorno  lavorano, faticano per dare un futuro migliore ai loro figli». E poi aggiunge: «Grillo ha  usato la figura della donna araba per raggiungere il suo scopo politico, le donne  tunisine e arabe sono le sorelle delle donne italiane e le donne del mondo, che  subiscono, soffrono e lottano per una vita migliore, per un modo libero e democratico». 

Leila è arrivata a Roma 13 anni fa, ha raggiunto la madre che a Roma fa la badante. Oggi  Leila è traduttrice simultanea e mediatrice culturale: lavora con il C.a.r.a, il Centro  di accoglienza richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto, ma i soldi spesso non bastano.  «Ogni tanto faccio la barista, tempo fa facevo la badante, tutto pur di assicurare un  futuro migliore ai miei figli». Le dichiarazioni del leader del Movimento Cinque Stelle  pesano come un macigno sull'anima di Leila che fa fatica a nascondere la rabbia: «Noi  donne araba abbiamo la nostra dignità, non si può dire che in Tunisia o in qualunque  altro paese arabo è pieno di Ruby: lottiamo ogni giorno contro le discriminazioni, parole  pesanti come quelle di grillo non fanno altro che alimentare pregiudizi contro di noi».

A  Beppe Grillo ha scritto anche un'altra ragazza, Ouiem Abidi, anche lei tunisina membro  dell'associazione Uniti per Unire: «Ledonne che lei ha offeso sono studentesse, bloggers,  giorlaniste, avvocatesse, insegnanti, pilote, giudici, che nel periodo tra dicembre 2010  e gennaio 2011 sono scese nelle piazze tunisine per affermare la propria dignità» scrive  Ouiem.

L'appello di Leila. «Vorremmo incontrare Beppe Grillo - dice Leila nella sua lettera -  organizzare una tavola rotonda con lui, con i suoi rappresentanti e aprire un dibattito  con noi donne arabe, dal momento che ci teniamo molto ad integrarci nella società  italiana per vivere in un paese democratico, equo e libero. Vorrei – conclude Leila – che  Beppe Grillo ci guardasse negli occhi prima di affermare certe cose, vorrei dirgli,  semplicemente, che noi donne arabe non siamo tutte Ruby».


 

Elezione del Papa, shopping del ministro del Congo: traffico in tilt, bus bloccati

ROMA - Oltre 30 minuti dentro un negozio del Centro per fare shopping: auto blu  parcheggiata sulla corsia preferenziale di bus e taxi, traffico in tilt. Il macchinone  mostra la bandierina del Congo, frecce lampeggianti: davanti un'auto dei carabinieri.

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E' successo questo pomeriggio in via del Tritone. A scatenare il caos è stata una  delegazione del Congo arrivata a Roma per l'intronizzazione di Papa Francesco martedì. I militari aiutano a far defluire il traffico, mentre la scorta aspetta in strada. Due le  auto che impediscono il passaggio di decine di autobus e taxi, costretti ad andare  contromano per superare le auto lasciate sulla corsia preferenziale. Il ministro del  Congo, intanto, fa shopping dentro un negozio: qualche migliaio di euro per dei completi  da indossare in occasione dell'inaugurazione del pontificato di Papa Bergoglio. Dopo circa mezz'ora la delegazione del Congo esce dal negozio. Vietatissimo fare foto e  provare a chiedere qualcosa. «Niente foto, niente foto» intima la guardia del corpo. Lo  sopping è finito, le auto vanno via. La corsia preferenziale è finalmente libera.


 

Roma, muore di Sla aspettando un pc gli avrebbe permesso di comunicare

Il padre: «Sconfitto dalla burocrazia»

ROMA - Non poteva far sapere se provava dolore o aveva fame. Il buio pesto della malattia  gli aveva lasciato solo un ricordo della libertà, la possibilità di muovere un indice. Il  silenzio delle parole poteva essere interpretato solo dal linguaggio del cuore della  famiglia: mamma, papà, i due fratelli e la fidanzata erano andati a scuola di dolore per  imparare a intuire cosa significasse quella smorfia, quella piccola piega che nasceva  sotto un labbro.  Andrea Melone, 41 anni, romano, tre anni fa aveva scoperto di essere malato di Sla. Un  metro e novanta di vita, sorrisi e sogni immobilizzati in un letto da un mostro che non  conosce pietà. Aveva combattuto con dignità, chiesto al padre, finché ha potuto, di  battersi per le anime chiare come le sue che piano piano precipitano nel doloroso  silenzio di corpi sconfitti dall'incubo della Sla. 

Andrea ha combattuto fino alla fine, fino all'ultimo respiro, oggi. Non ha potuto neanche  salutare la vita e la famiglia, a parte quel battito di ciglia. Aveva smesso di parlare a  ottobre dello scorso anno. Il papà aveva iniziato le pratiche per chiedere un puntatore  oculare, un dispositivo medico che consente di comunicare con il computer. Diecimila e  cinquecento euro per continuare a far sapere al mondo che Andrea c'era ancora, Andrea  aveva fame, sete, aveva paura, Andrea voleva un abbraccio.  Ma quei soldi le istituzioni non le avevano, «i soldi non ci sono più» dicevano i  burocrati.

Oggi Andrea ha smesso di battere anche le ciglia e il papà ha deciso di  portare avanti la sua battaglia: «Devo perseguire il desiderio di mio figlio, lottare per  il futuro dei malati di Sla affinché da questa falsa e ipocrita società possano trarre  benefici». La storia di Andrea la racconta Leandro Rambelli, 62 anni, pensionato, secondo l'anagrafe  marito della mamma di Andrea, secondo le ragioni del cuore, semplicemente il papà del  ragazzone di quasi due metri morto oggi.

«A ottobre, non appena Andrea ha smesso di  parlare – racconta Leandro – ho iniziato la procedura per ottenere il puntatore oculare:  l'ospedale dove era in cura, il Policlinico Umberto I, ha inviato la richiesta alle  strutture preposte dalla Regione a fare le verifiche e a stanziare i fondi per il  dispositivo. Una cooperativa ha compiuto un sopralluogo in casa per capire che tipo di  supporto servisse. Poi la richiesta finale all'ospedale San Filippo Neri, struttura  accredita dalla Regione all'acquisto dell'apparecchio».

A dicembre Leandro chiama il San Filippo Neri e arriva la risposta: «Siamo desolati, non  abbiamo fondi per comprare il puntatore oculare per suo figlio – racconta Leandro - La  signora al telefono è stata molto gentile, era commossa, mi ha detto che se avesse potuto  avrebbe dato lei i soldi necessari». Ma quei soldi, quei diecimila euro per far tornare a  “parlare”, anche se su uno schermo di un pc, Andrea non c'erano proprio.  Poi qualcosa è cambiato: «La Regione – continua Leandro - ha emesso una delibera per lo  stanziamento dei fondi, il 31 gennaio i soldi sono stati trasferiti, ma ancora oggi, oggi  che mio figlio è morto, quel supporto non è ancora arrivato». 

Storia di dolore, di burocrazia, di crisi, storia di un papà che non vuole smettere di  combattere. Leandro racconta: «Ci sono voluti tredici mesi per avere la pensione di  invalidità, novanta giorni per far riconoscere dal Tribunale mia moglie come  amministratore di sostegno, ossia delegata a firmare al posto di Andrea che non riusciva  più a muovere neanche una mano».  Andrea ha sempre lavorato, prima come guardia giurata, poi come operatore ecologico  all'Ama: «Amava il suo lavoro e la sua divisa – dice il papà - dopo diciotto mesi di  malattia ha perso il lavoro come prevede la legge, abbiamo chiesto l'aspettativa anche se  sapevamo che Andrea non sarebbe più tornato a indossare quella divisa proprio perché per  lui era importante continuare a sentirsi parte del gruppo dell'Ama».

Leandro parla anche di quei soldi che la Regione Lazio a dicembre ha stanziato per i  malati di Sla: «Oltre nove milioni di euro: mio figlio era residente ad Ardea, ho chiesto  più volte al Comune di Pomezia quando potessero essere impiegati quei fondi e la risposta  è stata sempre la stessa: “Non sappiamo ancora come devono essere gestiti”».  «Intanto – dice il papà di Andrea - mio figlio è morto, ma la mia battaglia continua per  tutte le persone come lui, per tutti quei malati che devono poter morire con dignità».


 

World Press Photo, il premio Daily life a Fausto Podavini: così ho raccontato la mia Roma 

ROMA - La chiama la «scintilla», l'attimo creativo che fluisce, improvviso, nella  sinfonia dell'anima di chi agli occhi sostituisce un'emozione. Quella luce che si accende  nei percorsi inspiegabili dell'arte che lo ha accompagnato in quel primo scatto, a 16  anni: scenario il Parco dell'Appio Claudio, nel quartiere Cinecittà dove è cresciuto.  La scintilla che si è accesa dopo essere stato per tanto tempo al fianco di Mirella, 71  anni, e Luigi, il marito malato di Alzheimer. Fausto Podavini, 39 anni, romano, ha vinto  il prestigioso World Press Photo Award, categoria Daily Life, dedicata alle storie  silenziose di tutti i giorni troppo spesso imbavagliate dall'indifferenza. Podavini racconta: «Ho seguito per mesi la vita di Mirella e Luigi, non riuscivo a  strutturare bene il progetto, poi la scintilla, la chiave di lettura».

Negli scatti in  bianco e nero del fotoreporter c'è il dramma di una malattia che devasta il corpo e la  memoria, ma anche e soprattutto «l'amore, la dedizione, la sofferenza, la forza di una  relazione che dura da più di quarant'anni, un sentimento che nonostante tutte le  difficoltà resta vivo».  Mirella ha passato 43 anni della sua vita con l'unica persona che abbia mai amato.  «Proiettando il pensiero ai miei settanta anni – dice - mi chiedo se si potrà mai avere  un rapporto così duraturo». Il fotoreporter ha saputo della vittoria navigando sul sito  ufficiale del World Press Photo.  «La vittoria – spiega – è un punto di arrivo per poi ripartire». Ma a Podavini interessa  soprattutto il messaggio che sta dietro il premio.

«Avere la possibilità di far conoscere  a un pubblico sempre più ampio cosa significa convivere con una malattia come  l'Alzheimer, devastante per chi ne soffre, ma anche per le persone più care». La storia  di Mirella è arrivata al cuore della giuria del prestigioso premio, ma anche a quello di  tante persone che vivono un dramma simile. «E' stato bellissimo ricevere messaggi, e-mail  e commenti online da parte di altre persone che hanno vissuto lo stesso dramma».  La vittoria, centinaia di messaggi di congratulazioni da tutto il mondo, ma Fausto non si  lascia travolgere. Perché c'è ancora tanta Roma da raccontare, quella che ha iniziato a  descrivere ancora giovanissimo tra i viali di Cinecittà, con la Reflex manuale che  prendeva in prestito dal papà, quella Roma che vive troppo spesso nelle pieghe  dell'indifferenza. «Sarebbe bello raccontare la storia di chi vive nelle roulotte, ne  vedo tantissime parcheggiate, vorrei scoprire cosa c'è dietro” racconta. Nei suo progetti  relativi a Roma “anche raccontare la vita di una drag queen». Ma tra i progetti del  fotoreporter c'è anche l'Etiopia e la voglia di raccontare un Paese difficile.  Il fotoreporter intanto continuerà a insegnare reportage avanzato presso il WSP  Photography, un collettivo di fotografi freelance operanti in particolare nel campo del  reportage sociale e di attualità. Il collettivo, con sede nel quartiere San Paolo,  organizza corsi, workshop, mostre e incontri con autori. Podavini esporrà le foto  vincitrici del premio proprio nel laboratorio romano «quando il reportage diventerà un  libro». Le 12 foto vincitrici, infatti, fanno parte di un lungo racconto in bianco e nero  composto da oltre 40 scatti.  Di fortuna o di polemiche Podavini non vuole sentire parlare. «Non esiste la fortuna  nelle fotografie, lo scatto, ad esempio, di Di Meo che ha ripreso il fulmine sulla Cupola  di San Pietro è stato il risultato di un lungo appostamento». E le polemiche sul presunto  foto ritocco dello scatto di Paul Hansen vincitore del World Press? «Se la giuria ha  premiato quella foto, vuol dire che non ci sono misteri dietro, anche perché chiedono il  negativo dello scatto, quello che non può essere manomesso».

 

A Morena esplode la gioia «Finalmente Raniero è libero» Amici e vicinidi casa festeggiano Busco: sapevamo cheera innocente
di LAURA BOGLIOLO 

Hanno sperato fino all'ultimo in quello che ormai  chiamavano «miracolo». Le persiane socchiuse, poca gente  in strada: una mattinata fatta di silenzi e respiri  trattenuti quella trascorsa ieri a Morena, dove vive la  famiglia Busco, una palazzina di due piani nella quale  parenti e amici hanno aspettato con ansia la sentenza  della Corte d'Appello.  La tensione si è sciolta, trasformandosi in grida di  gioia, solo dopo le 13.30, quando dalle tv accese nei  negozi vicino a via Anagnina è arrivata la notizia:  «Raniero Busco è stato assolto per non aver commesso il  fatto».

«Libero! E' finalmente libero!» le prime parole  di Simone Prelpi, amico d'infanzia di Busco, condannato  in primo grado a 24 anni per l'omicidio dell'ex  fidanzata Simonetta Cesaroni, massacrata con 29  coltellate il 7 agosto del 1990 in via Poma. Simone  ricorda le ansie di Raniero a Pasquetta, giorno di festa  trascorso ai Pratoni del Vivaro: «Eravamo insieme alle  nostre famiglie, Raniero ha cercato di non fa trasparire  la preoccupazione davanti ai suoi due figli, ma eravamo  tutti in apprensione pensando a questa giornata». «Lo abbiamo sempre saputo che era innocente, siamo  sempre stati al suo fianco».

Tiziana conosce bene  Raniero e Roberta, la moglie di Busco: «I nostri figli -  ha detto - frequentano la stessa scuola, stanno sempre  insieme e abbiamo sperato fino all'ultimo che la Corte  d'Appello facesse finalmente chiarezza». E' stata festa  anche nel bar di via del Fosso di Sant'Andrea, dove fino  a poco tempo fa sulle vetrine era stata affissa una  locandina «per esprimere solidarietà a Raniero e alla  sua famiglia» ha spiegato Carlo, il gestore del locale. 

Un appello che si era tradotto in una petizione e una  raccolta di centinaia di firme «per chiedere  l'assoluzione di Raniero». Dopo poco la lettura della  sentenza, è iniziata la corsa per andare ad abbracciare  Giuseppina, la mamma di Raniero, che abita nella stessa  palazzina del figlio. Maria, Antonietta, Nicoletta sono  state le prime ad arrivare: «Siamo felicissime,  finalmente Giuseppina e Raniero possono ricominciare a  vivere». Poi il carosello di auto davanti al cancello di  casa Busco, i clacson impazziti di chi continuava a  gridare a finestrini aperti «Raniero libero! Viva  Raniero!».

Gli amici hanno cercato di proteggere  Giuseppina dagli sguardi dei curiosi, ma la gioia della  madre di Raniero ha abbattuto ogni diffidenza, ogni  paura. E dopo poco la notizia dell'assoluzione,  Giuseppina è scesa in strada, mostrando le lacrime di  gioia. Dopo circa un'ora ha fatto ritorno nella sua  Morena Raniero. Pochi passi fuori dall'auto prima di  essere avvolto da fiumi di spumante in una festa di  quartiere improvvisata. Perché in molti, fino  all'ultimo, hanno temuto che il peggio potesse  succedere. «Adesso spero solo di poter ricominciare a  vivere» le uniche parole di Raniero prima di chiudere la  porta di casa.

«E' una famiglia distrutta dal dolore -  ha raccontato Maria, un'amica di famiglia - pensate ai  due bambini, ai figli di Raniero e Roberta, non  meritavano tutto questo». Per tutto il pomeriggio casa  Busco è stata avvolta dalla staffetta di solidarietà,  fatta di volti sorridenti e voglia di dimenticare gli  anni bui. «Adesso - la promessa degli amici -  organizzeremo una grande festa, l'incubo è finalmente  finito».

Pensionato ucciso a San Basilio,
rincorreva gli scippatori della moglie

di LAURA BOGLIOLO 
«Ennio è morto, ma continuerà a vivere nell'anima delle  persone che riceveranno i suoi organi, è stato altruista  fino alla fine». Perché quel pensionato, ucciso dalla  follia di un rapinatore che gli ha fracassato il cranio  investendolo, aveva ricevuto una medaglia per il suo  impegno come donatore di sangue. Perché quell'uomo che  ha semplicemente reagito a una violenza contro la moglie  aveva voluto con tutta la forza creare un gruppo di boy  scout nel suo quartiere, in quella San Basilio violenta  dove sperava, ogni giorno, che si potessero aiutare i  ragazzi costretti sui muretti e senza sogni.  Annarella piange, la sostengono i figli, mentre esce  dall'ospedale Sandro Pertini dove da poco si è spento il  marito. La famiglia ha scelto di donare gli organi.  «Ennio continuerà a vivere» continua a ripetere un'amica  di famiglia, la stessa che abbracciava e cercava di  sostenere Annarella, quando usciva dalla sala  rianimazione con lo sguardo perso. «È finita in  tragedia, Ennio non lo meritava, non ha mai fatto male a  nessuno, era un pezzo di pane» ripete la donna.

Il frastuono dell'ospedale negli occhi di Annarella  diventa silenzio a San Basilio. La stradina dove abitava  Ennio viene animata solo dagli sguardi bassi, colmi di  lacrime di parenti e amici che continuano a salire in  quella palazzina di cinque piani per portare un po' di  conforto alla famiglia. Silenzio, lacrime e voglia di  parlare solo per ricordare chi era Ennio Lupparelli, 68  anni, ucciso violentemente per la follia omicida di uno  sbandato cresciuto nel suo stesso quartiere. «È stato  uno dei fondatori del Gruppo Scout Roma 76 - spiega il  responsabile del gruppo con le lacrime agli occhi -  teneva molto ai ragazzini del quartiere, si batteva per  loro, per fargli avere una vita migliore».

Ennio faceva  parte dell'Agesci, l'Associazione Guide e Scout  Cattolici Italiani. Aveva continuato a essere presente  nella comunità fino all'ultimo. Gli piaceva ricordare  quell'impegno, le domeniche trascorse insieme. Gli  piaceva incontrare i vecchi amici, i compagni con cui  aveva condiviso la passione per gli scout. Avrebbe  voluto chiacchierare ricordando quelle giornate anche  martedì sera, la notte della tragedia. Ennio e Annarella  quella sera stavano andando a cena proprio da una coppia  di amici con cui avevano condiviso l'esperienza degli  scout. Ma la violenza inaudita di quello scippo ha  spezzato i sogni di Ennio e della sua famiglia. I due figli di Annarella e Ennio scendono in cortile,  accolgono gli amici del quartiere che hanno appena  saputo. Non vogliono parlare, lanciano sguardi a quei  volti che hanno accompagnato la vita del loro papà nelle  giornate trascorse nel quartiere. Una vita normale, una  vita da lavoratore, tutti conoscevano Ennio come «il  tappezziere» che pensava solo a lavorare, a stare con la  famiglia e ad aiutare gli altri. C'è chi ha visto Ennio l'ultima volta domenica. Era  andato a fare colazione al solito baretto vicino casa  sua.

Ennio era rammaricato, c'era qualcosa che non  andava. «Avrebbe voluto continuare a donare sangue così  come faceva da tempo» spiega il responsabile del gruppo  Avis di San Basilio. «Ma dopo una certa età non si può,  Ennio aveva ricevuto anche una medaglia per il suo  impegno, non mancava mai a un appuntamento e quando  organizzavamo le giornate per donare il sangue era il  primo ad arrivare, era un uomo altruista, pensava prima  agli altri, poi a se stesso» spiega l'uomo  commuovendosi. Il lungo abbraccio alla famiglia Lupparelli è proseguito  per tutta la sera. «Annarella è distrutta» continuano a  ripetere amici e famigliari. Nella palazzina resta  aperto per metà il portone, in segno di lutto, in segno  di rispetto per quell'uomo tanto amato dagli abitanti  del quartiere che non hanno voglia di parlare della  violenza che ha ucciso Ennio, ma che non smettono di  pensare a quegli istanti tragici.

C'è chi esce da casa  Lupparelli e volta l'angolo per andare a pregare in via  Sarnano, nel punto in cui Ennio è stato massacrato da  quella Panda guidata da Cristiano Mennoni, 33 anni,  accusato di omicidio volontario e rapina. In quella via  gli amici di Ennio passeggiano lentamente, guardano in  basso verso l'asfalto, fanno il segno della croce e poi  mandano un bacio nel cielo.

GLI SCONTRI DI SAN GIOVANNI DEL 2011

«Noi, a piazza San Giovanni prigionieri tra urla e fiamme» Residenti eristoratori accolgono la gente in fuga di

LAURA BOGLIOLO 
La guerriglia dai balconi di via Emanuele Filiberto  racconta di quel fumo di cassonetti e auto dati alla  fiamme che strozza la gola anche se stai al terzo piano,  delle grida della vicina affacciata alla finestra che  pensa basti un «andatevene via» per cacciare  quell'esercito di caschi neri che marcia impazzito su  piazza San Giovanni. Antonietta, dall'alto, non riesce a  capire chi siano quei ragazzi vestiti di nero che  seminano odio davanti alla basilica di San Giovanni:  «Hanno tutti i caschi, ma perché?». Marina Solenghi, 44  anni, ha già capito tutto invece. Si è appena rifugiata  in un portone in via Machiavelli, ha citofonato, gridato  «aiuto» e qualcuno ha aperto. Ha il fiato spezzato per  la corsa: «Vengo da piazza San Giovanni - racconta la  manifestante - mi sono trovata davanti due ragazzi con  il volto coperto, puzzavano di benzina, poi ho visto  gente correre». Il pomeriggio di guerriglia a piazza San Giovanni è  fatto della solidarietà dei residenti, che dalle  finestre indicano ai manifestanti indignati, ma non  violenti, che vicolo prendere per evitare gli scontri.  Parla della rabbia dei commercianti, costretti alla  serrata forzata, che fanno i conti con i danni della  guerriglia. Dello stupore, soffocato dalla paura, di  centinaia di residenti che restano barricati in casa, si  affacciano alle finestre per girare video, si ritraggono  non appena inizia il lancio di sampietrini e gridano:  «Siamo noi i veri indignati!». Di sconosciuti che si  rifugiano dentro a portoni e negozi, si scambiano sorsi  d'acqua per rinfrescare la gola bollente per i  lacrimogeni.  Guerriglia, violenza, paura in via Merulana dove Letizia  Diotallevi, 57 anni, residente, si è rifugiata nella  chiesa dei Santi Marcellino e Pietro al Laterano: «Non  credevo potesse accadere una cosa del genere, ero scesa  da casa quando ho visto arrivare le prime bandiere, ma  poi è stata guerriglia, una cosa mai vista». La stessa  chiesa dopo qualche ora diventerà terreno di battaglia  dei violenti che hanno distrutto alcuni arredi sacri.  Panico nell'hotel President di via Emanuele Filiberto:  vetrine prese d'assalto dove campeggia la scritta «kill  the president», Barbara, impiegata, che serra l'entrata  e grida: «Dobbiamo proteggere i clienti, sono  terrorizzati, quello che è successo dà una pessima  immagine di Roma». Nella penombra di un negozio di prodotti biologici di  via Merulana c'è Mara che abbassa solo a metà le  serrande: «Resistiamo ancora, poi si vedrà, di certo non  ci aspettavano tutto questo». Mara segue in diretta sul  computer gli scontri che stanno avvenendo a poche  centinaia di metri. «È un disastro, un disastro»  continua a ripetere. Antonio, ristoratore di via  Galilei, resta sulla soglia del locale. Volto  preoccupato, chiede consiglio a un vigile: «Dice che  posso rimanere aperto?». La risposta la dà la corsa  improvvisa dei manifestanti che gridano «scappate!», la  colonna di fumo nero che si erge da piazza San Giovanni  le esplosioni, tremende, che riecheggiano per le vie.  «Hanno distrutto la piazza più bella di Roma» dice quasi  piangendo per la rabbia Anna Maria Poli, 75 anni, che  trova la forza di affacciarsi alla finestra su via Carlo  Felice solo quando le grida smettono di echeggiare per  piazza San Giovanni. Anna Maria non ha avuto neanche il  coraggio di aprire il portone quando, per circa  mezz'ora, ininterrottamente, le hanno citofonato.  «Temevo che quei violenti potessero entrare e  distruggere il palazzo» dice l'anziana. Gioia ha ancora le mani umide. Ha passato tutto il  pomeriggio a bagnare strofinacci da mettere alla base  delle saracinesche di quel locale che dà proprio su  piazza San Giovanni. Dentro il ristorante si sono  rifugiate una ventina di persone, fuggite alla violenza  della piazza. «C'è stato chi ha avuto attacchi di  panico, coppie di anziani che non capivano cosa stesse  succedendo, abbiamo passato momenti di terrore, hanno  lanciato bombe incendiarie - racconta Gioia - Alla fine  c'è stato chi ha cercato di sdrammatizzare e ha chiesto  una torta da dividere con gli altri malcapitati, una  scena un po' surreale visto che fuori, intanto, c'era la  guerriglia». Accoglie per tutto il pomeriggio residenti  e manifestanti spaventati, Andrea Scibilla, che  trasforma l'ambulatorio veterinario in un rifugio. Verso le 20 in terra, a piazza San Giovanni, quel che  resta della battaglia. Riapre il baretto su via Emanuele  Filiberto, angolo sulla piazza. Il caffè della tregua  parla di un poliziotto in tenuta antisommossa e di un  manifestante con un cerotto sulla fronte vicini, davanti  al bancone. Ma la tregua finisce presto. Altri scontri  stanno scoppiando in via Merulana. La divisa blu e il  manifestante escono correndo, i residenti gridano:  «Basta! Basta violenze!».

ROMENA UCCISA CON UN PUGNO AD ANAGNINA
INTERVISTA AL MARITO

«Maricica è sempre con me» Il marito dell'infermiera romena: «Non perdono, ma credonella giustizia» di LAURA BOGLIOLO 
«Quando mio figlio chiede dov'è la mamma gli dico che è  in cielo, che da lassù lo guarda e lo protegge ogni  giorno. Lui piange, ma io cerco di sorridere e gli  faccio una carezza». È distrutto dal dolore, si è  rifugiato per qualche giorno in Romania e non sa se  tornerà a Roma. Adrian Hahaianu, 33 anni, ce l'ha messa  tutta: ha provato a non farsi vedere dal figlio Alessio,  4 anni, mentre piangeva, stringendo la foto della  moglie, Maricica, l'infermiera romena uccisa da un pugno  sferrato con violenza l'8 ottobre 2010 alla stazione  Anagnina.  Ha fatto venire dalla Romania la mamma per aiutarlo a  prendersi cura del piccolo. Ha continuato a fare il  fabbro in un'azienda sulla Casilina finché ha potuto. Ma  quando ha perso il lavoro, tre mesi fa, è caduto nella  disperazione.
«Il mio capo mi ha detto che c'è crisi e  mi ha licenziato, sono disperato» racconta Adrian che in  questi giorni si trova a Ramnicu Sarat, la città dove ha  conosciuto Maricica e dove sabato, a un anno dalla morte  dell'infermiera, si terrà una messa di commemorazione.  Per ricordare Maricica, oggi alle 16, verrà messa una  targa dal X Municipio alla stazione Anagnina, nel punto  esatto dove la donna è stata aggredita e dove ieri  qualcuno ha lasciato una poesia: «Ricordiamoci di questa  morte assurda, diamole un senso, salveremo altre vite». 
«Contro ogni violenza perché mai più accada» la frase  incisa sulla targa per ricordare Maricica ma anche «per  riflettere contro un rancore sociale diffuso» spiega il  mini sindaco Sandro Medici. «Una targa per dire no alla  violenza contro le donne, di qualunque nazionalità  siano» dice Ramona Badescu, delegata del sindaco per i  rapporti con la comunità romena. La comunità di  Sant'Egidio ha organizzato una messa che verrà celebrata  dal vescovo Giuseppe Marciante, sarà presente anche  l'ambasciatore di Romania Rauzuan Victor Rusu.  Adrian e Alessio non ci saranno, porteranno fiori sulla  tomba di Maricica, sepolta in Romania.
«Sto pensando di  restare qui - dice Adrian - non riesco a trovare lavoro  a Roma, non so come fare per dare da mangiare a mio  figlio. Vorrei tanto tornare, mia moglie ed io amavamo  Roma, era il nostro sogno, ma da quando lei non c'è più  la mia vita è distrutta, tutto va male». Il  trasferimento dalla casa di Centocelle in una popolare  della Borghesiana, il lavoro perso e il pensiero fisso  «al sorriso dolce di mia moglie che non vedrò mai più,  anche se Maricica è sempre con me, nel mio cuore». Per Adrian Roma rappresenta ancora «l'unica salvezza»  per il figlio, «l'unico modo per dargli un futuro». La  coppia si era trasferita nella Capitale otto anni fa.  Maricica era infermiera presso la casa di cura Villa  Fulvia sulla via Appia Nuova. Poi il suo destino si è  incrociato con quello di Alessio Burtone, 20 anni, del  quartiere Cinecittà, a pochi passi dalla stazione  Anagnina dove è avvenuta l'aggressione.
Adrian fa un  appello: «Cerco lavoro a Roma, sono fabbro, ma farei  ogni altra cosa per consentire a mio figlio di mangiare  e continuare a vivere nella Capitale».  Fa un sospiro, schiarisce la voce quando sente  pronunciare il cognome di Burtone. «Non ho niente da  dirgli - spiega - non gli parlerò mai e soprattutto mai  lo perdonerò per quello che ha fatto. Credo nella  giustizia italiana, su questo non ho dubbi, saranno i  giudici a decidere». Burtone è in carcere, accusato di  omicidio preterintenzionale. «A breve verrà depositata  la perizia medica chiesta dalla I Corte d'Assise per  chiarire se fu determinante per la morte dell'infermiera  il pugno oppure il comportamento dei medici del  Policlinico Casilino, anche se per noi non ci sono  dubbi» dice Alessandro Di Giovanni, legale di Adrian. 
Nessun dubbio neanche sulla violenza irrazionale che ha  portato all'aggressione: «La cassiera del bar della  stazione dove è nato il diverbio, ha ribadito che  Maricica aveva chiesto scusa quattro volte a Burtone».  Scuse che non sono riuscite a fermare la rabbia del  giovane, esplosa in quel cazzotto che ha distrutto la  vita di una famiglia.

Per le strade della città in 3D il nuovo viaggio
su Google earth 

di LAURA BOGLIOLO
SAIKINDI da Sassari ha scelto il Colosseo e il Teatro  Marcello. Antonino da Venezia piazza San Pietro. Marco  da Roma la Basilica di Santa Maria Maggiore. Li  chiamano sketchuper, o più semplicemente appassionati di  quel mondo tridimensionale che prova a dare un'anima a  monumenti secolari. Giovanissimi, nativi digitali,  cresciuti nell'era del «con un clic tutto è possibile»  hanno ricreato Roma in 3D, usando il software sketchup  elaborato da Google.

Getti d'acqua potenti per spazzare via le alghe che da  qualche giorno avevano aggredito la Fontana delle  Naiadi, a piazza della Repubblica. Gli spruzzi hanno  iniziato a ripulire i marmi bianchi ieri mattina, verso  le 9. A intervenire, dopo la denuncia del Messaggero, la  Sovrintendenza ai Beni culturali di Roma Capitale che ha  sollecitato la squadra composta da tecnici dell'Acea e  del Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione  Urbana del Comune.  Le alghe, fortunatamente, non avevano ancora attecchito  i marmi bianchi della fontana, dicono i tecnici, che  confermano la causa dell'invasione di melma verde: il  caldo torrido e la maleducazione di chi usa la fontana  per improvvisare pediluvi. «L'intervento era già  previsto - sottolinea il sovrintendente Umberto Broccoli  - la denuncia del Messaggero non ha fatto altro che  accelerare l'opera di pulizia della fontana che avviene  ogni sette, al massimo dieci giorni». I tecnici hanno  svuotato completamente la fontana e sono intervenuti  raccogliendo le alghe che avevano avvolto il monumento.  Alghe che dalla vasca inferiore erano risalite fino alla  parte più alta della fontana, quella che comprende le  statue delle ninfe dei Laghi, dei Fiumi, delle Acque  Sotterranee e degli Oceani. Niente più melma verde maleodorante quindi a soffocare  l'opera dello scultore palermitano Mario Rutelli.

Ieri i  tecnici hanno effettuato sopralluoghi anche su altre  fontane della Capitale abbandonate al degrado. Il  monumento davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore  è stato ripulito: fino a due giorni fa la fontana veniva  usata come cassonetto, una sorta di deposito dove  abbandonare bottiglie vuote. C'era anche chi usava la  fontana come frigorifero per bevute alcoliche, affogando  nell'acqua fresca lattine di birra e cartoni di vino.

È  stata controllata anche la sfortunata Fontana della  Navicella al Celio, defraudata della prua a forma di  cinghiale più volte negli ultimi anni, traboccante di  acqua da qualche settimana. A impedire il corretto  deflusso dell'acqua l'otturazione dei canali di  scorrimento che ieri sono stati ripuliti. Per vedere il fondo del laghetto di Villa Borghese ci  vorrà ancora molto tempo. «La situazione in questo caso  è più difficile da risolvere - spiega Broccoli - si deve  drenare il fondo». L'acqua è torbida, i remi di chi osa  affittare una barchetta sul lago si incagliano su una  poltiglia verdastra composta da alghe e fango. Per la  pulitura del fondo la Sovrintendenza si affida al bando  in preparazione che prevede l'affidamento dei lavori a  ditte private che in cambio dell'intervento da loro  finanziato, potranno allestire pubblicità sui ponteggi.

Facebook, l'hacker che ha sfidato Zuckerberg: ecco come ho fatto. Colletta online per il giovane palestinese

DI LAURA BOGLIOLO

ROMA - Sperava di ricevere qualche dollaro per aver segnalato un bug su Facebook: ma Khalil Shreateh, hacker palestinese, ha solo ricevuto una porta in faccia (almeno virtualmente). Il programma Bug Bounty di facebook prevede 500 dollari per chi segnala all'azienda bug del software. Ma per il giovane hacker niente soldi: Shreateh è stato bannato da Facebook. Il giovane aveva prima segnalato il bug così come prevede Facebook tramite un link ad hoc.

Ma l'azienda ha ignorato la segnalazioneShreateh ha quindi deciso di sfidare Mark Zuckerberg in prima persona hackerando il suo profilo Facebook dimostrando che nemmeno Mr Facebook è al riparo da violazioni informatiche sul suo social network. Lo sviluppatore palestinese ha pubblicato un messaggio sulla bacheca di Mark Zuckerberg, co-fondatore di Fb, pur non essendo suo “amico”.

Un passo estremo per attirare l'attenzione dell'azienda e così è stato: ma niente ricompensa per il palestinese perché ha violato i termini di Facebook. Il messaggio sul muro del miliardario Zuckerberg non è proprio piaciuto, nonostante l'hacker avesse scritto: "Mi dispiace per aver infranto la tua privacy". Lo sviluppatore spiega come ha fatto ad hackerare il profilo di Mr Facebook nel suo blog. In un video dimostra passo passo come è riuscito ad hackerare il profilo Facebook di Zuckerberg.

A venire in soccorso dello sviluppatore palestinese il web.Marc Maiffret, chief technology officer di sicurezza informatica della BeyondTrust ha mobilitato i colleghi hacker per una colletta come racconta Cnbc.com: l'obiettivo è raccogliere 10.000 dollari per Shreateh come ricompensa, visto che Facebook si rifiuta di risarcirlo. Maiffret, ha già raccolto 9.000 dollari.

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Joe Sullivan, Chief Security Officer di Facebook, intanto fa sapere: "Non cambieremo la nostra pratica di rifiutarci di pagare premi per i ricercatori che hanno testato le vulnerabilità nei confronti di utenti reali".

Google, due minuti di «morte cerebrale» Si spegne l'algoritmo che guida il pianeta Prove tecniche di fine del mondo digitale

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - Cinque minuti di nero totale e il 40% del traffico su internet inghiottito nel nulla. E' stato sufficiente un black out di pochi minuti di Google per mettere ko quasi la meta dei navigatori online. Uno stop simultaneo di tutti i servizi di BigG, un evento "straordinario", mai avvenuto prima. Il black out è avvenuto il 16 agosto tra le 15.51 e le 15.52: Google Search, Gmail, You Tube e Google Drive si sono interrotti. Google ha ammesso il black out ma non ha fornito dettagli sulle cause.

Su Apps Status Dashbord appare la cronologia delle applicazioni google che si sono bloccate. «Il servizio è stato ripristinato un minuto dopo, ed è stato interamente risolto dopo quattro minuti» ha fatto sapere la compagnia di Mountain View.«Questa è una cosa enorme», così la ditta specializzata in analisi del Web, GoSquared, ha definto lo stop del 40% del traffico globale. Il servizio Topsy che monitorizza Twitter ha mostrato con un grafico cosa è successo in quei pochi secondi: un'impennata di cinguetti con migliaia di utenti che chiedevano cosa fosse successo a Google twittando l'hashtag #gooledown. Secondo BusinessInsider Google avrebbe perso 500.000 dollari. Ironia su Twitter, c'è stato chi ha cinguettato: «Black-out di Google, non sarà l'inizio della fine del mondo???».

Twitter, Gorbaciov è morto: anzi no Falsa notizia diffusa dagli hacker

DI LAURA BOGLIOLO

ROMA - Umberto Eco che annuncia che morto Dan Brown. Il premio Nobel per la letteratura Llosa che dà l'ultimo saluto a Garcia Marquez. Tutto rigorosamente falso su Twitter.

E oggi a beffare la rete ci hanno pensato gli hacker che usando il profilo Twitter dell'agenzia di stampa Ria Novosti hanno annunciato la morte dell'ultimo leader sovietico Mikhail Gorbaciov. Hanno anche fornito i particolari: Gorbaciov è morto in un caffè a Iekaterinburg, sugli Urali. L'agenzia stampa Ria Novosti, che ha annunciato un'indagine sul caso, ha rimosso il tweet incriminato dopo solo cinque minuti. L'hashtag sulla morte di Gorbaciov non ha neanche fatto in tempo a diffondersi.

A smentire la falsa notizia è stato Gorbaciov stesso: «Sperano invano. Sono vivo e sto bene» ha detto al bisettimanale Novaia Gazeta. «Qualcuno sta cercando di farsi pubblicità, oppure esegue gli ordini di una qualche autorità», ha aggiunto l'82enne padre della Perestroika. Gorbaciov «ha passato tutta la giornata nella sua Fondazione a Mosca lavorando», informa intanto un portavoce.

Ma Gorbaciov non è solo. A fargli compagnia Barack Obama: nell'aprile del 2013 sul profilo twitter dell'Associated Press è apparso un flash su un attacco alla Casa bianca e il ferimento del presidente degli Usa. L'attacco hacker al profilo twitter della prestigiosa agenzia stampa venne poi rivendicato da un gruppo siriano - il Syrian Electronic Army.

Hacker e non solo. Storico il tweet partito dall'account del giornalista Enrico Mentana nel quale si annunciava la morte del rapper Fabri Fibra. Il giornalista si corresse subito dopo spiegando:«Un imbecille mi ha preso lo smartphone». Restando in Italia colpiti dalle burle anche Gianluca Grignani e Lino Banfi.

Beckham. La burla della Global Associated news fece infuriare il web: annuncia la morte del tanto amato David Beckham in un incidente stradale.

Twitter chiede scusa alle donne
arriva il tasto per denunciare gli abusi

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - Twitter ha deciso: dal mese prossimo verrà introdotto il tasto per segnalere abusi. A scatenare nelle ultime settimane la polemica, le minacce ricevute dall'attivista dei diritti delle donne Caroline Criado-Perez (twitter: @CCriadoPerez)che ha ricevuto 50 tweet all'ora per 12 ore contenenti minacce di ogni tipo (continua a leggere). Caroline era "colpevole" di aver portato avanti una campagna per far cambiare la banconota da dieci sterline, scalzando l'effige di Darwin con quella di una donna: la scrittrice Jane Austen. Un ragazzo era stato arrestato da Scotland Yard, accusato di essere uno degli autori delle aggressioni verbali su Twitter. Il caso ha scanetato in Inghilterra polemiche sulle regole di Twitter relative ad abusi e minacce. La laburista Yvette Cooper aveva definito non soddisfacenti le rassicurazioni di twitter. A riceve minacce di stupro anche la deputata laburista Stella Creasy.

Oggi l'annuncio delle nuove regole per evitare minacce e abusi sul social network. L'azienda ha annunciato di avere aggiornato la propria policy per far capire chiaramente agli utenti che i comportamenti offensivi non verranno più tollerati. «La gente merita di sentirsi al sicuro su Twitter», hanno fatto annunciato la responsabile della sicurezza Del Harvey e Tony Wang, direttore generale per il Regno Unito.

Il pulsante per la «segnalazione abusi», già disponibile su alcuni dispositivi mobili, sarà installato il mese prossimo. Il social network ha anche potenziato lo staff incaricato di gestire le segnalazioni di abusi.

Il direttore generale di Twitter in Gran Bretagna, Tony Wang,ha presentato personalmente le proprie scuse alle donne che recentemente sono state vittime di insulti e minacce. «Mi scuso personalmente con le donne che sono state insultate su Twitter e per quello che hanno sopportato», scrive Tony Wang. «Gli insulti di cui sono state vittime non sono accettabili. Non è accettabile in un mondo reale e non è accettabile su Twitter», ha aggiunto, secondo quanto riferisce la Bbc online. E ancora: «Possiamo fare di più e faremo di più per proteggere i nostri utenti da tali insulti. Questo è il nostro impegno».

Twitter, Lampedusa chiama terra: inviateci libri per costruire una biblioteca

DI LAURA BOGLIOLO
Non c'è l'ospedale, ma solo un ambulatorio: quando si partorisce si è costretti a volare a Palermo. L'asfalto, quello, neanche tanto: le strade sono antiche mulattiere, fatta eccezione per la via principale, via Roma, quello dello "struscio" dei turisti. Se ti fai la doccia, a volte, l'acqua esce salata.

Non c'è l'ospedale, non ci sono le strade, ma c'è il cuore dei lampedusani, sempre pronti all'accoglienza, pronti a guardare il cielo e il mare per capire se domani si mangerà (un po' di pesce). Isolani e isolati e con il sorriso ti dicono: «D'inverno si fermano le navi con i rifornimenti, mangiamo latte e biscotti».

Il lembo d'Italia più vicino all'Africa, l'ultimo "scoglio" scelto dal Papa venuto "dalla fine del mondo" per la sua prima visita,Lampedusa fa un appello sul web: «Inviateci libri, qui non abbiamo neanche una biblioteca». I bambini, invece, ci sono.

L'appello su Twitter. Il sindaco Giusi Nicolini chiede di inviare sull'isola dei libri, anche usati. «L'idea ci è venuta qualche mese fa - spiega il sindaco all'Adnkronos - quante volte siamo costretti a recarci sulla terraferma per comprare un libro. Così ho pensato di lanciare un appello».

Ecco cosa scrive Giusi Nicolini: «Lampedusa non ha una biblioteca e neppure un negozio dove potere acquistare libri. Voi ci vivreste mai in una città dove non è possibile comprare libri? Io non ci credo! Quindi se in giro per casa avete libri, di qualsiasi genere, che non leggete o avere già letto e di cui volete sbarazzarvi, aderite all'iniziativa». Ecco l'indirizzo: "Donazione dei libri per la prossima apertura della Biblioteca Ibby di Lampedusa VIA CAMERONI, 92010 LAMPEDUSA (AG)".

Tante le persone che hanno aderito all'appello: su Twitter l'hashtag è #lampedusalegge. «Se avete a casa dei libri che non leggete o avete già letto e di cui volete sbarazzarvi inviateli a #Lampedusa per realizzare una biblioteca» scrive uno dei tanti utenti di Twitter. C'è anche si fa sapere: "a proposito lo sapevate? mandare fino a 5kg con piegolibri costa 3,95€ fino a 2kg costa 1,28€". chi sintetizza così: "Voi ci vivreste in uan città senza libri?".

Gli appelli sul web per Lampedusa non si fermano. C'è anche quello dei fan di Claudio Baglioni affinché anche quest'anno si svolga il festival musicale O'Scià, appello diffuso su facebook: "In Italia abbiamo una grande risorsa energetica: il vento - si legge nel messaggio diffuso - C'è un vento però che in Italia sta smettendo di soffiare, quello che negli ultimi dieci anni ha spinto verso mari in esplorati la piccola barchetta di carta da musica di O'Scià, la manifestazione che Claudio Baglioni e Rossella Barattolo hanno organizzato nell'Isola di Lampedusa". E ancora. "Dimostriamo ancora una volta a tutto e a tutti che sono i sogni che alimentano il vento. E il vento ci porta lontano. Forse, verso una nuova umanità. Un nuovo essere di nuovo noi" I fans di Claudio Baglioni. La'ppello anche inq uesto caso corre su Twitter: basta seguire gli hashtag #noinonmolliamo #oscià2013 #ilsognoèsempre.

Google, Street View scala la vetta
del monte Fuji. Ma è mania Shining

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - Dopo aver esplorato il Colosseo, Venezia e i luoghi più straordinari del mondo, Street View arriva sulla vetta del monte Fuji. Spettacolari immagini (almeno 14mila) sono state catturate da uno speciale robot-Trekker: offriranno un tour virtuale a 360 gradi su Google maps grazie all'applicazione Street View così come accaduto recentemente con la torre Eiffel, dove le immagini sono state catturate grazie al cosiddetto Trolley.

Il tour virtuale. Un Trekker, lo speciale robot impiegato da Google, ha percorso tutti i 3.776 metri di altezza. Sul blog di Google si segnala il tracciamento del sentiero Yoshida, che conduce in vetta e la passeggiata intorno al cratere e la discesa a zig-zag verso il campo base.

Google Street View è impegnata da già da tempo a mappare il patrimonio Unesco del Giappone con il castello Himeji, l'antico villaggio di Shirakawa-go, le foreste di Yakushima, le isole Ogasawara e l'Hiroshima Peace Memorial. Dal Suv al robot. Nel 2007 Google riuscì a mappare in tour virtuale città città degli Usa. All'epoca si usava un Suv sul quale venivano fissate macchine fotografiche, scanner laser e un dispositivo GPS. Le Panoramiche venenro poi ampliate a 360° includendo luoghi di tutti i continenti. Dentro i ristoranti di New York. Dal 22 luglio si possono esplorare i ristoranti di New York con Google Maps. Il progetto, lanciato in occasione della Restaurant Week della Grande Mela, coinvolge 167 ristoranti.

AAA cercasi escursionisti per Street View. Giorni fa sul blo ufficiale di Google è apparso l'annunci: “Oggi lanciamo un progetto che consente a organizzazioni terze di utilizzare lo Street View Trekker e di contribuire al database di immagini di Google Maps. Per la prima volta in assoluto, questo programma consentirà a terzi di utilizzare il nostro equipaggiamento per scattare foto a 360 gradi dei posti che meglio conoscono, aiutandoci nel contempo a rendere Google Maps più esauriente e utile per tutti. Questo programma è solo una parte del nostro obiettivo di rendere possibile a chiunque di contribuire a Google Maps”. In pratica si cercanop persone in grado di indossare uno zaino speciale, lo Street Viev Trekker, e di preparare progetti da fornire a Google. 

Mania Shining. Da diverso tempo alcune aziende si divertono a realizzare vere e proprie scenografie di film all'interno dei loro uffici. E' il caso di Ideasbymusic che ha voluto omaggiare Kubrick e il suo Shining

Twitter, il Royal baby batte Papa
Francesco bloccato nel traffico

 DI LAURA BOGLIOLO
#Royalbaby 
batte #GMG#itsaboy sconfigge #RIO2013. Neanche un Papa bloccato nel traffico a Rio riesce a sorprendere di più della nascita del figlio di William e Kate. Il royal baby è il primo erede al trono nato nell'era dei social network, forse per questo in Italia gli hashtag a lui dedicati hanno registrato più tweet rispetto a quelli che raccontavano in diretta il viaggio di Papa Francesco a Rio de Janeiro.

E' vero, molti tweet sul Royal baby sono sarcastici, la maggior parte per sottolineare il disinteresse. Ma resta il fatto che in tantissimi ieri ne hanno parlato sulla piattaforma da 140 battute. Secondo BlogMeter lunedì 22 luglio, il giorno della nascita del bimbo su Twitter Italia ci sono stati 18mila tweet per commentare la nascita reale. Sono 8mila invece quelli per il Pontefice.

Oggi #royalbaby alle 12 segnalava 2.500 tweet. Su Whatthetrend (classifica mondiale) #royalbaby svetta al decimo posto). Oltre a #royalbaby gli hashtag più usati sono #kate #ItsABoy. La nascita è stata cinguettata anche da Clarence House(@ClarenceHouse): "Her Royal Highness The Duchess of Cambridge was safely delivered of a son at 4.24pm". Avviso ufficiale anche su Instagram dove sul profilo the_british_monarchy viene postata la foto del documento ufficiale che dà informazioni sul figlio di William e Kate.

Su Twitter in tutto il mondo sono stati scambiati 25.300 messaggi al minuto. E su Facebook? L'Italia è uno dei Paesi in cui si parla di più del royal baby sul social network di casa Zuckerberg. Secondo il social network, l'Italia si trova al quarto posto, dietro
solo Gran Bretagna, Usa e Canada, per numero di citazioni che gli utenti hanno fatto sui loro profili dopo la nascita del figlio di William e Kate. L'Italia batte così molti Paesi in cui la regina è capo di
Stato, come l'Australia o la Nuova Zelanda. Da
quando Kate è stata ricoverata in ospedale, ci sono state 3,5 milioni di menzioni sul royal baby in tutto il mondo.

Sarcastici i tweet sul royal babyC'è anche il fake del profilo della Regina Elisabetta (@QueenElisabetty)che cinguetta: «Finalmente è Nato Mo posso annà in vacanza Serena», «Un pianeta in trepidante attesa di un ruttino del #RoyalBaby».C'è chi ironizza con la politica: «Renzi: sono io il Royal Baby», chi invece ricorda che c'è un altro mondo oltre Londra. «Mentre il mondo aspettava il #Royalbaby 15 bambini sono nati in un solo campo di rifugiati siriani» e ancora, da Unicef Italia: «Ricordiamo chi nasce nell'ombra e spesso rischia di morire per cause facilmente prevenibili».

A proposito di fake, Twitter e di passione Royal Baby, c'è già chi ha creato il profilo @1tsaboy....

Un parco nazionale sulla Luna
dove atterrò l'Apollo 11

DI LAURA BOGLIOLO
Creare un parco nazionale sulla Luna per salvaguardare i manufatti lasciati dall'Apollo 11. La proposta di legge è stata presentata da due membri democratici del Congresso americano, Donna Edwards e Eddie Bernice Johnson.

La legge denominata The Apollo Lunar Landing Legacy “ha l'obiettivo di preservare il luogo dell'atterraggio dell'Apollo 11, difendendolo da futuri allunaggi” ha detto Edwards nella sua introduzione del disegno di legge.

C'è però chi vede nel progetto di legge la volontà di voler avanzare diritti di proprietà sul suolo lunare. Catturare lo Spazio, o meglio, un asteroide, dopotutto, è l'ultimo progetto della Nasa. L'appropriazione di terreno extraterrestre è vietata dal Outer Space Treaty del 1967, normativa approvata per impedire che Usa e l'allora Urss potessero rivendicare la proprietà del suolo lunare durante la corsa allo Spazio.

La proposta di legge in realtà riuscirebbe a sfuggire dalla regolamentazione del 1967 dato che non parla di “suolo”, ma di “manufatti” (si parla anche delle palline da golf colpite nel 1971 dal comandante dell’Apollo 14, Alan Shepard). "La volontà di proteggere i manufatti creati dall'uomo sulla Luna ha bisogno di una soluzione internazionale di più ampio respiro per essere davvero efficace", spiega su Mashable Andrew Rush, un avvocato di diritto spaziale che lavora con aziende aerospaziali emergenti. Questo perché l'Outer Space Treaty vieta espressamente "appropriazione nazionale" da parte di qualsiasi paese.

Secondo altri l'obiettivo del disegno di legge sarebbe quello di impedire che in un futuro i turisti spaziali possano impossessarsi degli oggetti sulla Luna. La normativa prevede che gli Stati Uniti possono accettare donazioni o stipulare convenzioni con soggetti esteri al fine di fornire ai visitatori l'accesso ai siti.

Ma le bandiere americane piantate sulla Luna durante le missioni Apollo ci sono ancora? Sì, lo provano le immagini diffuse dalla Nasa nell'agosto del 2012: sono state scattate dal NASA Lunar Reconnaissance Orbiter Camera (LROC).

Video virali, ecco perché Gangnam Style ha oltre
un miliardo di clic

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - Il segreto dei video e contenuti virali su Facebook e Twitter è nel cervello. Se i video Kony 2012, Gangnam style Call Me  Maybe hanno avuto milioni di clic è perché hanno stimolato quella regione neurologica che individua cosa può essere più interessante non solo per noi, ma anche per gli altri.

Siamo, nativi digitali e non, appassionati del web o meno, geneticamente strutturati per condividere, espressione della natura sociale dell'umanità. Ma attenzione: gli esperti del marketing scomodano anche il nostro narcisismo: un contenuto online diventa virale quando ci fa sembrare più intelligenti. Matthew Lieberman, è un professore della Ucla (University of California, Los Angeles), sta scrivendo un libro dal titolo "Social: perché il nostro cervello è cablato per la connessione". «Non appena leggeiamo un'informazione sul web, stiamo già utilizzando quell'area del cervello coinvolta nel pensare come un contenuto può essere interessante per altre persone» ha detto il ricercatore. La parte del cervello che si attiva è chiamata TPJ, Temporo-parietale Junction.

Come far diventare virale un contenuto su Facebook, Twitter o YouTube? Secondo il ricercatore si deve essere in grado di stimolare quella particolare area del cervello. Lo studio di è stato pubblicato su Psychological Science : i ricercatori hanno creato una mappa delle regioni cerebrali associate a idee che possono diventare contagiose sottoponendo alcuni studenti a test. E' stato chiesto loro di valutare quali progetti televisivi pilota erano i migliori. «Prima di questo studio, non sapevamo quali regioni del cervello sono associate le idee che diventano contagiose» ha dettoLieberman. «Siamo costantemente esposti a informazioni su Facebook, Twitter - ha aggiunto - Alcune le ignoriamo, altre no, c'è qualcosa che si attiva nell'elaborare le informazioni».



La scoperta secondo gli scienziati potrebbe essere usata per campagne di salute pubblica per combattere il cancro, il fumo e l'obesità. Si spera, invece, che la scoperta non venga applicata in campo pubblicitario dove si fanno passi da giganti: l'agenzia pubblicitaria tedesca Bbdo riesce a trasmettere pubblicità tramite i finestrini del treno in modo tale che il suono, le parole possano sembrare provenire da dentro la testa del passeggero. Il progetto si basa su tecnologie a conduzione ossea, una tecnica che trasmette il suono all'orecchio interno trasmettendo vibrazioni attraverso il cranio. Per creare contenuti virali bisogna pensare come un dj radiofonico. Lieberman fa un interessante esempio: «Su internet agiamo un po' come i dj radiofonici che condividono le cose che possiamo ritenere interessanti per gli altri».

Siamo narcisisti. Secondo Jonah Berger professore marketing University of Pennsylvania autore del bestseller "Contagious: Why Things Catch On" spiega come gli utenti del web spesso condividano contenuti perché vogliono apparire più intelligenti.

Il successo virale è anche nelle mani del caso. Sempre Jonah Berger spiega lo straordinario successo di vendite del barre di cioccolato Candy Marte (Marte è il nome del produttore) mentre la Nasa conquistava Marte con la sonda Curiosity che trivellato e prelevato un campione di roccia marziana.

Mentre scriviamo, intanto, il video Gangnam Style è stato cliccato 1.730.349.623 volte. Tutto grazie a Temporo-parietale Junction?

Stampanti 3D, ecco la fabbrica
degli organi umani

DI LAURA BOGLIOLO
Il campus della Washington State University sembra un'università come tante altre: viali alberati, laboratori e scienziati sulle panchine in pausa pranzo.In realtà all'ombra delle luci in pixel emesse da monitor con straordinaria potenza di calcolo si nasconde un grande segreto: nei corridoi della scuola di specializzazione Mechanical and Materials Engineering si sta progettando l'ultimo scatto dell'evoluzione.

Tessuto umano, innesti di ossa e addirittura organi artificiali prodotti in futuro da stampanti in 3D. L'ultimo sviluppo della medicina rigenerativa vede un team di scienziati impegnati a realizzare parti del corpo in laboratorio elaborando elementi chimici e biologici da far incontrare come in nuovo esplosivo Big Bang a misura d'uomo. Alla base degli studi che potrebbero rivoluzionare la scienza medica c'è il nuovo prodigio della tecnologia, la stampante in grado di creare oggetti, in uso da tempo negli studi di architettura per riprodurre modellini, che ha recentemente conquistato nuova vita .

E' stata usata recentemente per creare la prima pistola fatta in casa, ma anche per stampare cioccolato. Plastica o polveri di cibo al posto dell'inchiostro, ma a Washington c'è un nuovo modo di pensare il futuro, utilizzando le stampanti 3D come macchine in grado di riprodurre parti del corpo umano. L'Uomo bicentenario di Isaac Asimov non è ancora tra noi, ma lo sviluppo delle bio-stampanti può riservarci grandi sorprese. Anche il presidente degli Usa Barack Obama nel suo ultimo Discorso sullo Stato dell'Unione ha elogiato la stampa 3D «che ha il potenziale per rivoluzionare il nostro modo di fare quasi tutto». Obama ha citato il primo laboratorio di produzione innovativa a Youngstown, Ohio e chiesto aiuto al Congresso per realizzare un network di aziende per favorire la «rivoluzione nella produzione made in Usa».

LA PROCEDURA
I professori Susmita Bose e Amit Bandyopadhyay dell'università di Washington studiano la possibilità di produrre tessuti, vasi sanguigni e condutture nervose attraverso lo sviluppo dell'ingegneria molecolare. Si parte, come nei progetti sviluppati per le stampanti 3D tradizionali, da un disegno tridimensionale della parte interessata. In particolare la dottoressa Bose racconta che alla base dell'ingegneria di tessuti c'è biofisica, biologia cellulare e la sofisticata tecnologia delle bio-stampanti.

Nel bio-ink (bionchiostro) ci sono gocce composte da decine di migliaia di cellule umane: si tratta di cellule del paziente che vengono usate per creare i nuovi tessuti, cosa che dovrebbe evitare il problema del rigetto immunitario. Il collega Bandyopadhyay racconta di file generati da una risonanza magnetica che ha ricevuto da un neurochirurgo in India. Attraverso l'uso di quei file è stata stampata una placca di titanio, una sezione di cranio riprodotta per un paziente che aveva avuto un incidente automobilistico. Il team a Washington è impegnato in modo particolare sulla possibilità di usare la stampante in 3D per correggere difetti delle ossa.

Inchiostri a base di cellule, tessuti progettati al computer e poi "stampati" è questo il futuro della medicina? Vladimir Mironov direttore del MUSC Bioprinting Center dell'università del South Carolina pubblica online un manuale dal titolo curioso che rende bene l'idea: come stampare gli organi. A realizzare le prime bio-stampanti 3D sono state due società, la californiana Organovo e l'australiana Invetech. Il professor Gabor Forgacs, dell'Università del dipartimento di Fisica Biologica del Missouri-Columbia, dal 2009 attraverso la nascita della Organovo sta studiando le applicazioni della stampa in 3D nella medicina rigenerativa. Il 22 aprile ha annunciato la creazione, anzi la stampa, di tessuto epatico.

ALL’INIZIO FU IL LOBO
Alla Cornell University, nello stato di New York, il dottor Lawrence Bonassar del Dipartimento di Ingegneria Biomedica ha utilizzato una stampante 3D per creare il lobo di un orecchio. Il primo passo è stato la scansione della testa del paziente al fine di creare un modello computerizzato. La Wake Forest Institute for Regenerative Medicine in California è stata la prima a trapiantare vesciche prodotte in laboratorio. Ora sono impegnati a generare tessuti con stampanti in 3D da trapiantare su persone ustionate. Il direttore dell'istituto, il chirurgo Anthony Atala, ha mostrato in un video un esperimento in fase iniziale: una stampante 3D che stampa un rene. Secondo Gordon Wallace, direttore del Centro di scienze degli elettromateriali dell'Università di Wollongong in Australia «entro il 2025, sarà possibile fabbricare articolazioni, ossa e anche organi». Digitali già lo siamo, saremo tutti un giorno un po' cyborg?

Datagate, Snowden al giornalista: ti uccideranno. I segreti dell'Nsa nel data center nello Utah: la cyber guerra è già iniziata

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - Bluffdale, un piccolo paesino polveroso dello Utah potrebbe diventare ben presto il centro del mondo. E' il centro di una vallata dove arrivarono 160 anni fa pionieri mormoni per capire le parole misteriose del loro Dio. 

Oggi Bluffdale ospita il data center dell'Nsa, la National Security Agency che ha elaborato Prism, il programma segreto per spiare le mosse del mondo sul web. Il Data Center nello Utahsarebbe il pezzo finale di un puzzle assemblato negli ultimi dieci anni. Il suo scopo: intercettare, decifrare, analizzare e memorizzare vaste aree della comunicazione di tutto il mondo e immagazzinare i Big Data.

La guerra per la conquista dei Big Data, dell'enorme flusso di informazioni che ogni secondo circola sul web, è già iniziata da tempo. Gli smanettoni non si sorprendono per il grande Fratello del web: ricordano che anche uno smartphone, un tablet e addirittura la Xbox della Microsoft possono trasformarsi in device per essere spiati. 

Già lo scorso anno il giornalista James Bamford aveva rivelato i piani del Data center conquistando la prima pagina della storica rivista americana Wired. Bamford oggi parla della secret war, dell'Imperatore Alessandro e del perché Edward Snowden ha deciso di diventare la talpa di Prism. "Già nel 2012 erano stati svelati i piani di Prism, ma era stato sufficiente che l'Nsa negasse per sgonfiare tutto" ha detto su Reddit. Snowden deve aver pensato che solo pubblicando le prove poteva essere creduto.

L'informatico delle Hawai Edward Snowden contro l'Imperatore Alessandro, Keith AlexanderBramford su Wiredparla di Secret war, una cyber guerra segreta combattuta a colpi di malware che è già iniziata. Scrive del sistema di sicurezza americano nato per difendere gli Usa, ma anche in grado di attaccare i nemici. A capo della nuova guerra c'è Keith Alexandere, generale a quattro stelle della Marina, a capo dell'Nsa. Secondo Bramford le cyber armi sono fondamentali nel Ventunesimo secolo, così come il nucleare lo era nel ventesimo. 

Nsa avrebbe già lanciato il suo primo attacco con Stuxnetmalware utilizzato per distruggere impianto nucleare iraniano Natanz. «E' solo l'inizio» scrive il giornalista secondo il quale «l Pentagono ha chiesto 4,7 miliardi dollari per operazioni nel cyberspazio, anche se il bilancio della CIA e altre agenzie di intelligence potrebbe scendere di $ 4,4 miliardi». Il generale negli ambienti governativi è considerato con un misto di rispetto e paura, al pari di J. Edgar Hoover, direttore dell'Fbi per oltre mezzo secolo. Un ex alto ufficiale della CIA racconta che lo chiamavano scherzosamente l'imperatore Alessandro. «Alexander ha costruito un impero insistendo sulla vulnerabilità degli Stati Uniti davanti ad digitali che richiedono di accumulare sempre più potere sui dati».

Edward Snowden, eroe o traditore? La comunità hacker sembra aver già scelto quale distintivo assegnare al 29enne che ha svelato Prism al mondo, il programma di spionaggio del web elaborato dalla NSA (National Security Agency). Migliaia di americani hanno firmato una petizione per chiedere alla Casa Bianca di perdonare Snowden «eroe nazionale».

Molti lo accomunano a Bradley Manning, il militare americano sotto processo per aver passato a Wikileaks migliaia di documenti segreti del dipartimento di Stato americano. A bollare Snowden come traditore l'ex vicepresidente Usa, mentre la Cina respinge le accuse secondo le quali il 29enne sarebbe una spia al servizio di Pechino. 

Snowden al giornalista: ti uccideranno. Snowden intanto continua a rilasciare interviste da milioni di clic, mentre Assange lo invita a rifugiarsi in Sud America. Snowden scelse il nome in codice Verax per comunicare con Barton Gellmam il giornalista del Washington Post già vincitore del Premio Pultizer, che insieme a Gleen
Greenwald del Guardian, ha rivelato Prism. «So che soffrirò per le mie azioni, e che comunicare queste informazioni al pubblico segnerà la mia fine» ha scritto i primi di maggio al giornalista.Gellman racconta anche che Snowden lo aveva avvertito: "I giornalisti che avessero pubblicato la storia rischiavano". Secondo Gellman Snowed gli disse che la community del'intelligence americana "ti ucciderà sicuramente se pensano che tu sia l'unica falla per fermare la rilevazione". 

Riconosciuto e individuato sul web dalla semantica. Il ventinovenne gli disse che l'Nsa poteva rintracciarlo attraverso un'analisi semantica del suo linguaggio. "Non puoi proteggere 
la fonte" gli ha scritto "ma se mi aiuti a far conoscere la verità, posso considerarlo uno scambio equo, nulla può salvarmi".

Assange e i consigli a Snowden. Solo 5 pagine delle 41 fornite dalla talpa sono state pubblicate. Snowden aveva chiesto che venissero rese pubbliche tutte nell'arco di 72. Julian Assange, che ha già definito Snowden «un esempio» ha fatto sapere via Twitter: «Snowden ha chiesto che tutte le 41 pagine del documento su PRISM venissero pubblicate, ma né il Washington Post né il Guardian ne hanno avuto il coraggio». Chissà se Assange non termini il lavoro iniziato da Snowden. 

Prism, «Twitter è l'unico eroe della privacy? »
Sicurezza, privacy e il datagate

DI LAURA BOGLIOLO
«Twitter è il grande eroe di Prism?», l'unica grande net company che non ha partecipato al programma segreto per il controllo del web ad opera della National Security Agency? Lo chiede Daniel Politi su The Slatest che riprende un articolo del New York Times che fornisce un resoconto dettagliato sulla vicenda; sembrerebbe che Twitter sia stato uno dei pochi colossi del web che si è semplicemente rifiutato di rendere facile l'accesso alle informazioni

Facebook e Google hanno negato sabato di essere a conoscenza del programma Prism. Mark Zuckerberg ha definito «oltraggiose» l'accusa di aver dato libero accesso al governo ai loro server. Il New York Times ha detto che le affermazioni espresse in lettere agli utenti non sono poi così sbagliate: i colossi del web avrebbero quindi detto la verità.

La questione sembra essere più complessa. Chi accusa i colossi del web di aver partecipato al Grande Fratello online non parla di accesso diretto ai server, ma di un altro tipo di collaborazione per condividere le informazioni richieste che formalmente le aziende hanno l'obbligo di concedere in base al Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa).

Alle aziende sarebbe stato chiesto di creare delle stanze virtuali dove registrare le informazioni richieste dal governo che poteva così scaricarle. Dati che sono stati condivisi solo dopo che gli avvocati dell'azienda hanno esaminato la richiesta basta sul Fisa. La stanze virtuali sarebbero state create per facilitare il lavoro dell'Nsa. Il punto, secondo molti, è che le richieste dell'Nsa devono essere soddisfatte per legge, ma non era obbligatorio creare le stanze virtuali, cosa che Twitter si sarebbe rifiutato di fare.

Intanto negli Stati Uniti, c'è già chi suggerisce piattaforme alternative che non dovrebbe essere diventate vittime dell'occhio indiscreto di Prism. Si parla di Vine, l'app per creare microvideo di sei secondi, di Line, messaging service giapponese, del sistema di messaggistica canadese Kik e del coreano KakaoTalk.

Stampanti 3D nello Spazio per stampare i pezzi di ricambio della Iss

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - Creare i pezzi di ricambio della Stazione Spaziale Internazionale direttamente nello spazio. Come? Attraverso la famigerata stampante in 3D, quella già utilizzata per fare la cioccolata e creare pistole fatte in casa. La Nasa ha chiesto allaMade In Spazio, aziende specializzata nel settore, di pensare alla progettazione di un macchinario in grado di funzionare nello Spazio: la stampante avrà l'obiettivo di generare parti della Stazione spaziale internazionale senza attendere l'invio di materiali dalla Terra scrive Markus Hammonds per Discovery News. La produzione di pezzi di ricambio creati con le stampanti in 3D è una nuova frontiera anche per Ford e Mattel.

E adesso c'è anche chi stampa i pensieri: le fantasie dei bambini diventano giocattoli. 

Sarà sufficiente un giorno scaricare un file con 
estensione Cad per produrre un propulsore?
 Gli scienziati della Made In Spazio sono già a lavoro. Fanno parte del gruppo esperti in stampa 3D, veterani del volo spaziale, l'ex astronauta Dan Barry e il presidente della Planetary Resources Chris Lewicki. Il Ceo dell'azienda, Aaron Kemmer, spiega: «Le prime stampanti elaboreranno dei prototipi, come ad esempio schede dei componenti per computer». 

Intanto le prove di stampa in ambiente senza gravita sono già iniziate, il team ha in programma far partire lo sviluppo completo del progetto in autunno. Il progetto avrebbe, tra le altre cose, come vantaggio il vantaggio di ridurre i costi di trasporto. 

«Stiamo lavorando con Made in Space per testare la stampa 3D a bordo della stazione spaziale», dice Michael Gazarik. C'è da ricordare che tra le tante difficoltà da affrontare nel progetto c'è quella dell'assenza di gravità, di un ambiente dove, ricordiamocelo, le lacrime non scendono (video).

La Nasa ha pensato alle stampanti in 3D anche per altre applicazioni: fabbricare cibo. Il sito The Verge racconta la storia di un ingegnere meccanico, Anjan Contraente, che ha ricevuto una borsa di studio dall'agenzia spaziale a stelle e strisce per progettare un prototipo di stampante 3D con l'obiettivo di rendere automatica la creazione di cibo.

Base lunare costruita con la stampante in 3D. C'è anche un altro progetto in corso: stampare in 3D una stazione sulla Luna usando direttamente il materiale presente sul pianeta. L'Agenzia spaziale europea ha annunciato una partnership con lo studio di architettura Foster + Partners per valutare la possibilità di utilizzare materiale della Luna in una stampante 3D per costruire una base lunare. Tra le applicazioni delle stampanti in 3D c'è anche quella relativa alla costruzione di barriere coralline. Il futuro è già presente: sullo Spazio, ma anche sulla Terra. 

Stampanti 3D, adesso anche Ford
e Mattel stampano i prodotti

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - Stampanti 3D usate dai colossi delle auto e dei giochi per risparmiare. Usate già da anni da studi di architettura per riprodurre modellini, sono sbarcate sul mercato degli utenti. Per qualche migliaio di euro si possono stampare a casa oggetti personalizzati. E adesso, annuncia il New York Times, anche Ford, General Electric e Mattel sono impegnate nell'uso delle stampanti in 3D nelle loro fabbriche. L'obiettivo è risparmiare e ridurre i costi di produzione. 

La popolarità delle stampanti 3D è cresciuta negli ultimi tempi, soprattutto grazie ai prezzi ridotti degli oggetti ultratecnologici. Per produrre oggetti si parte da file che progettano l'oggetto, al posto dell'inchiostro ci sono polveri di materiale vario. Negli Usa stanno cercando di stampare addirittura la pizza in un progetto che ha come obiettivo quello di creare cibo per gli astronauti.

La più chiacchierata applicazione delle stampanti in 3D si chiama Liberator, ed è una pistola quasi interamente in plastica che si fabbrica in casa e che funziona davvero. Almeno 100mila persone hanno scaricato i file che servono a impostare la stampante ultratecnologica per vedere nascere tra le mura domestiche l'arma.

E adesso c'è anche chi stampa i pensieri: le fantasie dei bambini diventano giocattoli. 


Il Wall Street Journal racconta cometre grandi produttori americani - Ford, GE e Mattel - stanno usando la stampa 3D per ridurre i costi e i tempi di produzione. Ford utilizza la tecnologia per stampare testate, dischi freno e assali posteriori per veicoli di prova. Il tempo di produzione nei suoi motori EcoBoost, viene ridotto da quattro a cinque mesi a tre. 

Con le stampanti in 3D la General Electric sta tagliato i costi di produzione di alcune parti, tra cui una sonda ad ultrasuoni. 

Mattel stampa in 3D prototipi di giocattoli in cera e argilla prima di costruire i modelli di produzione di plastica. La stampante in 3D viene utilizzata per creare praticamente parti di ogni tipo di giocattolo come le Barbie.

Mentre Ford prevede che in futuro i clienti potranno stampare pezzi di ricambio in casa, la Mattel frena: scordiamoci quindi la possibilità di stampare Barbie fatte in casa: la Mattel infatti teme possano esserci problemi di sicurezza per i bambini.

Stampanti 3D, la pizza? Adesso si stampa: dalle pistole fatte in casa ai cibi del futuro

DI LAURA BOGLIOLO

ROMA - Al teletrasporto non siamo ancora arrivati, l'azione misteriosa a distanza come la definiva Albert Einstein è già realtà almeno con il salto di fotoni da un laboratorio all'altro, i frigoriferi intelligenti al massimo ci consentono di leggere cosa cinguetta il vicino, ma il sogno di rendere reale ciò che si desidera è quasi a un passo. 

E adesso c'è anche chi stampa i pensieri: le fantasie dei bambini diventano giocattoli. 

Nel mondo dell'infinitamente piccolo 
c'è una nuova tecnologia che ha debuttato, almeno sui social network, facendo un po' paura: la più chiacchierata applicazione delle stampanti in 3D si chiama Liberator, ed è una pistola quasi interamente in plastica che si fabbrica in casa e che funziona davvero. Almeno 100mila persone hanno scaricato i file che servono a impostare la stampante ultratecnologica per vedere nascere tra le mura domestiche l'arma. Non si sa quanti abbiamo poi realmente realizzato la pistola lanciata da Defense Distributed, associazione fondata da una giovane studente del Texas. 

Accanto alla paura che serpeggia sul web per Liberator, l'altra faccia delle nuove scoperte spunta sempre diffondendo un sano ottimismo. Pare che la Nasa stia pensando a un'applicazione tutta particolare per le stampanti in 3D: fabbricare cibo. Il sito The Verge racconta la storia di un ingegnere meccanico, Anjan Contraente, che ha ricevuto una borsa di studio dall'agenzia spaziale a stelle e strisce per progettare un prototipo di stampante 3D con l'obiettivo di rendere automatica la creazione di cibo.

L'obiettivo? Rendere disponibile per gli astronauti rifornimenti durante i lunghi viaggi nello spazio. Come funziona? Nelle cartucce al posto di cibo alimenti in polvere che si “stamperebbero” in blocchetti. Combinando ogni blocco si potrebbe ottenere una varietà di cibi. Il software sarà open-source, mentre l'hardware è basato sulla tecnologia Mendel 3D printer. Cibo per gli astronauti che devono fare lunghi viaggi nello spazio, ma anche finalità sociali. L'ingegnere, infatti, vorrebbe, dare un contributo nella lotta alla fame riducendo gli sprechi alimentari. Per ora reisce a stampare cioccolata. La prossima sfida, sarà quella di stampare addirittura una pizza: prima una lastra di pasta, poi una polvere di pomodoro.

IL CIOCCOLATO STAMPATO


La visione dell'ingegnere prevede una stampante in 3D in ogni cucina, un mondo dove 12 miliardi di persone possono comporre a piacimento pasti personalizzati componendo uno strato alla volta. Con cartucce stracolme di polveri a base di olio, pomodoro che si acquistano nei supermercati.

Nella lista di alimenti in futuro anche alghe e insetti da cui estrarre proteine. La visione dell'ingegnere prevede una stampante in 3D in ogni cucina, un mondo dove 12 miliardi di persone possono comporre a piacimento pasti personalizzati componendo uno strato alla volta. Con cartucce stracolme di polveri a base di olio, pomodoro che si acquistano nei supermercati. Nella lista di alimenti in futuro anche alghe e insetti da cui estrarre proteine. 
Al posto delle ricette della nonna scritte su pagine ingiallite dal tempo, ci saranno file da scaricare per comandare la stampante in 3D. Meraviglioso, futuristico: un'unica domanda (da troglodita digitale): è se va via la luce?

Liberator, la pistola che si stampa in 3D e che spara davvero: 100mila download

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - Si chiama Liberator, è una pistola in plastica che si può creare in casa con una stampante in 3D. Le istruzioni per creareLiberator sono state elaborate e messe online dal sito Defense Distributed: in due giorni sono state scaricate 100mila volte. Primi in classifica nell'elenco dei download gli Stati Uniti, il paese delle sparatorie dei licei dove le armi si comprano al supermercato (o quasi). Nella classifica ci sono anche Spagna e Brasile. Il video su YouTube ha raggiunto oltre 3 milioni di visitatori. Il filmato mostra come Liberator sia perfettamente funzionate: spara.

E ADESSO ANCHE LA PIZZA SI STAMPA

A creare Liberator l'organizzazione no-profit Defense Distributed, fondata da un giovane: Cody Wilson, 25 anni, studente in legge delll'Università del Texas a Austin. Wilson definisce Liberator The Wiki Weapon, la pistola che può essere creata velocemente. Dopo qualche giorno il Dipartimento di Stato degli Usa ha chiesto ai responsabili del sito di rimuovere le istruzioni. “Abbiamo dovuto rimuovere il file” ha detto Wilson a Forbes, il giovane che però non si arrende: "dopotutto i file sono in giro per internet” ha detto. Infatti la documentazione era già stata condivisa sulle più importanti piattaforme di peer-to- peer. Attualmente sulla pagina dedicata a Liberator, sul sito appare la scritta: “I file sono stati rimossi su richiesta del Dipartimento di Stato americano”. “Cento mila download, è sopra le nostre aspettative" ha detto a Forbes Haroon Khalid, uno degli sviluppatori del progetto. Su Pirate Bay, intanto, Liberator è diventato uno dei file più popolari nella categoria stampa in 3D.


Il Dipartimento di Stato americano ha imposto l'eliminazione dei file dal sito Defcad.org, perché Liberator violava il Traffic in Arms Regulations, la normativa che disciplina l'accesso alle armi e ai loro dettagli tecnici.

Liberator si compone di 16 pezzi: quindici possono essere realizzati con la stampante 3D Stratasys Dimension. Il pezzo finale è un chiodo comune, usato come un percussore, che può essere trovato in una ferramenta. 

Negli Usa senatori e deputati, intanto, si sono già mossi per vietare le armi che si stampano in 3D. In California, il senatore Leland Yee ha annunciato la presentazione di un disegno di legge per vietare le armi che "sono invisibili ai metal detector, e che possono essere prodotte senza controllo. A livello federale Steve Israele e Chuck Schumer hanno peraltro richiesto la legislazione per vietare le armi da fuoco.

 

Lulzbot, la pistola che si stampa
diventa low-cost: 25 dollari

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - Se qualcuno si era stupito per Liberator, oggi ci saranno altri che rimarranno inorriditi. Siamo nel campo delle stampanti 3D,diffuse da tempo nelle grandi aziende per produrre modellini, molto costose, consentono di creare oggetti reali sulla base di modelli creati sul proprio computer. c'è chi pensa a un uso alimentare delle stampanti (la pizza verrà stampata?), chi invece pensa a un'armeria a portata di casa. 

La prima pistola stampata in 3D è stata Liberator, creata da uno studente in Legge del Texas. Il video del test di liberator è stato visto da oltre 3 milioni di persone. Oltre 100mila persone invece hanno fatto in tempo a scaricare i file per progettare la pistola sulla stampante prima che il governo Usa chiedesse la rimozione dei file dal web. Ma ormai il "danno" era fatto. E lo ammette anche Erich Schmidt parlando dei pericoli di un uso senza limiti del web: chi ha diffuso i file della pistola Liberator, ha detto, sarà responsabile delle morti che potrebbe provocare. 

A limitare le paure fino a qualche giorno fa c'era l'alto costo dell'operazione Liberator creata con una stampante da oltre 8mila dollari. Ma il web e la tecnologia corre molto veloce. Anche troppo: è stata già creata la pistola stampata in 3D a basso costo: 25 dollari per la plastica, 1.700 per una stampante in 3D acquistabile anche online. A realizzarla un ingegnere del Wisconsin che si fa chiamare Joe che ha ripreso in un video pubblicato su YouTube il video. La pistola, come racconta Andy Greenberg su Forbes, ha sparato nove colpi «ci siamo fermati solo perché era diventata sera» ha detto l'ingegnere. Il video è stato cliccato 400mila volte in tre giorni. 




 

Tatuaggi e pillola al posto delle password comunicano con lo smartphone

DI LAURA BOGLIOLO
Tatuaggi al posto delle password
. Chi non è mai impazzito cercando di ricordare decine di account e relative parole di accesso al mondo digitale? Appunti in ufficio, parole chiave alle quali siamo affezionati da anni alle quali cambiamo solo qualche lettera o numero e il timore di essere derubati della propria identità digitale. 

Arriva da Motorola la nuova tecnologia wearable compunting, una nuova filosofia di vita cybernetica con strumenti necessari ad accedere ai device che si possono indossare. L'ultima trovata è un tatuaggio che consentirebbe di riconoscere l'utente semplicemente avvicinando il cellulare al tatuaggio. 

Ad annunciare l'arrivo del tatuaggio intelligente in un futuro non troppo lontano Dennis Woodside, chief executive officer diMotorola Mobile, nel corso della conferenza D11 in California dove è stato confermato tra l'altro l'arrivo di Google Moto X, uno smartphone super-intelligente pronto a sfidare gli iPhone.

Secondo quanto riferito da The Guardian a mostrare la nuova tecnologia è stato Regina Dugan, SVP ed ATAP in Motorola Mobility, ex capo del Defence Advanced Research Projects Agency del Pentagono degli Stati Uniti. I tatuaggi per il riconoscimento sono stati realizzati dalla società del Massachusetts MC10: contengono circuiti elettronici attaccati alla pelle con un timbro di gomma. Si chiamano Biostamps e inizialmente sono stati realizzati per scopi medici. potrebbe ora essere utilizzati per l'autenticazione dei consumatori.

Non solo tatuaggi, c'è anche la pillola da ingerire, la Proteus Digital Health che ha già ottenuto l'approvazione della US Food and Drug Administration. La pillola, sfruttando l'acidità prodotto dallo stomaco, produrre segnali all'esterno del corpo: La pillola può essere assunta ogni giorno per un massimo di un mese. In passato anche Nokia aveva proposto un progetto simile.

Google Inc, Google glass, niente riconoscimento facciale, ma già si pensa alla prima app porno

DI LAURA BOGLIOLO

 I rumors diventano realtà: Google Glass non saranno dotati del riconoscimento facciale. GLi occhiali a realtà aumentata non ancora in vendita, avevano sollevato molte polemiche sul tema della privacy tanto che il Congresso in una lettera aveva chiesto a Mr Larry Page in persona chiarimenti: «Google glass consentiranno il riconoscimento facciale». Il riconoscimento di monumenti, di opere d'arte, di luoghi di interesse è già possibile con l'applicazione per smarthphone Google Goggles attraverso lo scatto di una fotografia. E la meravigliosa tecnologia messa a disposizione conGoogle Glass aveva fatto sorgere molte domande sulla possibilità di riconoscere le persone semplicemente scattandogli una foto. «Ok Google Glass» e via con la registrazione. E' sufficiente un comando vocale infatti per attivare lo scatto di foto e video.

Fino a che non ci saranno «forti protezioni della privacy»niente applicazioni per consentire il riconoscimento facciale. Google Glass sono stati inviati soltanto a duemila tester, sviluppatori, esperti che hanno potuto scoprire le potenzialità degli occhiali a realtà aumentata. L'azienda ha raccolto informazioni e feedback proprio dai fotunati in possesso di Google Glass e ha registrato «interesse ma anche preoccupazione» e per questo motivo ha preso una posizione ufficiale. 

«Abbiamo ripetutamente dichiarato che non introdurremo il riconoscimento facciale nei nostri servizi a meno che non ci sia una valida soluzione per la tutela della privacy», aveva già affermato in quella occasione Big G. Il ceo di Google Schimdt in persona aveva dichiarato che sarebbe stato necessario creare un nuovo "galateo" per usare Google Glass. 

I Google Glass dovrebbero essere messi in vendita nel 2014al prezzo di 1500 dollari e si stima che saranno 9,4 milioni i dispositivi in giro entro il 2016. 

Intanto nasce anche la prima app porno per Google. MiKandi, che produce contenuti per adulti, è al lavoro per elaborare applicazioni specifiche come Tits and Glass. «Stiamo sviluppando la prima app porno per i Glass», ha infatti annunciato l'azienda. 

Google Glass con un concorso. Grande attesa la prossima settimana per l'invio di Google Glass ai vincitori del concorso #ifihadglass lanciato a febbraio: per partecipare bisognava semplicemente indicare che cosa si sarebbe fatto se si fosse potuto avere tra le mani un esemplare dei Google Glass.

Google glass e privacy: vietati a Las Vegas e in un bar a Seattle.Aspettando che Google Glass vengano commercializzati c'è chi ha già deciso di stabilire il divieto di indossarli esponendo un cartello, come ha fatto su Facebook un bar a Seattle The 5 Point che ha pubblicato il cartello di divieto online. Gli occhiali sono stati vietati anche Las Vegas. Secondo quanto riporta la Nbc la città dei casinò sarò off-limits per gli occhiali di Google perché minaccerebbero la privacy.

Con Google glass dentro l'acceleratore Lhc. E' stato invitato dal Cern a visitare il Large Hadron Collider, l'acceleratore di particelle più grande e potente finora realizzato. Ha indossato gli occhiali, ha girato in bicicletta per i 27 chilometri nel tunnel sotterraneo e ha trasmesso in diretta le immagini ai suoi allievi rimasti in classe negli Usa (video). 

Google Glass, prof in bici nel tunnel  del Cern: lezione in diretta agli studenti Video

DI LAURA BOGLIOLO

ROMA - Se siete appassionati di tecnologia, scienze e misteri, non potete fare a meno di provare un pizzico di invidia immerso in un mare di entusiasmo. Immaginate di essere uno dei pochissimi esploratori di Google Glass, gli occhiali a realtà aumentata che vi consentono di confondere il vostro destino con quello in pixel del web. Ricevete finalmente a casa gli occhiali, li indossate, li provate. 

Ma non è finita: un giorno vi arriva una e-mail dal Cern,l'European Organization for Nuclear Research il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle. "Saresti disposto a fare un test con i tuoi google Glass al Cern di Ginevra? Vorresti fare una passeggiata nel Large Hadron Collider?”. “Ho risposto subito sì ovviamente” racconta Andrew Vanden Heuvel, americano, insegnante di fisica, sul blog Teaching with glass. “Quale migliore occasione per far vivere ai miei studenti un'avventura indimenticabile?” dice il professore che ha fatto un tour nella galleria sotterranea indossando Google Glass: un tour tutto particolare, perché Andrew ha percorso i 27 chilometri a bordo di una bicicletta. Ha poi realizzato un video che ha postato su YouTube: in pochi giorni oltre 360mila persone lo hanno visto

In bicicletta nel tunnel sotterraneo: lezione in tempo reale agli studenti. “Guardando queste macchine incredibili - scrive sul blog - non potevo fare a meno di ammirare tutto lo sforzo che è stato fatto nella progettazione, realizzazione e gestione del materiale”. Ma poi è arrivato il momento più emozionante, “il tempo trascorso dentro la galleria del Large Hadron Collider. L'accesso al tunnel è molto limitato e mai nessuno lo aveva percorso in bicicletta. Inutile dire che io sono la prima persona che abbia mai fatto una lezione di scienze da dentro il tunnel LHC. Ero i n grado di condividere questa esperienza con gli studenti, anche rispondendo alle loro domande in tempo reale, è semplicemente strabiliante”.



L'Lhc è l'acceleratore di particelle più grande e potente finora realizzato: è costruito all'interno di un tunnel sotterraneo lungo 27 km, è stato progettato per ricreare i primi momenti di vita dell'Universo, subito dopo il Big Bang. Il prof americano l'ha percorso in bicicletta offrendo una lezione in tempo reale ai suoi studenti.

Mr Larry Page i Google Glass
consentono il riconoscimento facciale?

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - «Ok Google Glass» e via con la registrazione. Potrebbe essere questa la frase che presto sentirete sussurrare in strada, poche parole che potrebbero significare: "Qualcuno vi sta registrando". Google glass e privacy, occhiali a realtà aumentata diMountain View, decine di app per interagire da veri esseri digitali con il web, la possibilità di cinguettare con gli occhi mettendo online foto. 

Non ancora in vendita e già vietati a Las Vegas (violerebbero la privacy nei casinò), per gli spettacolari Google Glass arrivano le domande bipartisan del Congresso spedite direttamente a Mountan View (ecco la lettera) nei giorni in cui gli sviluppatori di Google sono riuniti alla Google I/O 2013


Google Glass consentono il riconoscimento facciale? E' una delle domande che si leggono nel documento inviato a Mr Larry Page. Il riconoscimento di monumenti, di opere d'arte, di luoghi di interesse è già possibile con l'applicazione per smarthphone Google Goggles attraverso lo scatto di una fotografia. 

Come fare a sapere se qualcuno ti sta registrando. A rispondere durante la conferenza è stato Steve LeeGoogle Glass product director, che ha assicurato: «Non introdurremo il riconoscimento facciale». Lee ha chiarito anche un altro punto sempre relativo alla privacy, ossia il problema di essere fotografati o registrati senza accorgersene. Lee ha ricordato la spia luminosa che si accende sugli occhiali, l'attivazione gestuale del servizio (una mano che tocca il lato destro dell'occhiale) o quella vocale (Ok Google glass), segnali che secondo Lee devono essere "ben riconoscibili". 

Nel documento della commissione per la privacy del Congresso si ricordano i problemi avuti con il servizio Street View e la raccolta di dati. Google ha tempo fino al 14 giugno per rispondere. Fondamentalmente il Congresso chiede in che modo BigG si sta attrezzando per ovviare problemi di privacy e se scriverà una nuova polici sul tema. Tempo fa è stato proprio Erich Schmidt ad annunciare che «ci vuole cautela e un nuovo galateo». Nelle domande si cita anche l'app ad hoc che il New York Times ha realizzato per Google Glass, chiedendo quali possano essere le implicazioni sempre sulla privacy. 

Dopottutto Google Glass appare sempre di più lo strumento multimediale in grado di far convergere tutte le potenzialità del web e dei social network. E' stata rilasciata recentemente la app di Twitter che consente di postare foto sul proprio profilo da 140 caratteri. Con lo sviluppodi altre app, i possessori di Google Glass(per ora sono stati distribuiti solo a una ristretta cerchia in tutto il mondo) potranno attraverso gesti, comandi vocali e movimenti della testa interagire con Tumblr, Facebook

Dentro il Large Hadron Collider Google Glass. Un professore di fisica americano che ha usato gli occhiali a realtà aumentata per una lezione molto particolare. E' stato invitato dal Cern a visitare il Large Hadron Collider, l'acceleratore di particelle più grande e potente finora realizzato. Ha indossato gli occhiali, ha girato in bicicletta per i 27 chilometri nel tunnel sotterraneo e ha trasmesso in diretta le immagini ai suoi allievi rimasti in classe negli Usa (video).

Alla conferenza degli sviluppatori di Google sono state presentate anche le app di CNN ed Elle. Sugli occhiali ultratecnologici si potrà anche giocare: il primo viedeogames? Si chiama Icebreaker. Intanto c'è anche chi indossa Google Glass sotto la doccia.

 

Cinguettare foto su Twitter
grazie a Google Glass

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - E' ufficiale: si potrà twittare con gli occhi grazie a Google Glass. Mentre gli sviluppatori di Mountain View sono riuniti al Moscone Center di San Francisco con Google I/O conference dove i svelano tra l'altro i segreti della nuova interfaccia di Google Maps Twitter conferma sul proprio blog le indiscrezioni dei giorni scorsi. Twitter ha lanciato ufficialmente l'app per postare foto sulla piattaforma da 140 caratteri grazie agli occhiali a realtà aumentata. 

Per curiosare tra le foto messe online grazie a Google Glasssi può cercare l'hashtag #throughglass. l'app infatti consente di postare automaticamente la frase Just shared a photo #throughglass. La prima foto postata sul profilo #testglass ritrae il manubrio di una bici in corsa. 

Solo pochissimi sviluppatori e appassionati al momento possono utilizzare Google Glass. Tra questi c'è anche un professore di fisica americano che ha usato gli occhiali a realtà aumentata per una lezione molto particolare. E' stato invitato dal Cern a visitare il Large Hadron Collider, l'acceleratore di particelle più grande e potente finora realizzato.Ha indossato gli occhiali, ha girato in bicicletta per i 27 chilometri nel tunnel sotterraneo e ha trasmesso in diretta le immagini ai suoi allievi rimasti in classe negli Usa (video).

Google Inc., Schmidt e la ricerca
del tasto "delete" per cancellare l'identità virtuale

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - «Non scrivere mai sul web quello che non scriveresti mai su una cartolina» diceva un saggio quando a dominare internet c'erano i blog, Twitter era solo per pochi smanettoni che neanche cambiavano l'immagine di quello strano uovo. Lo diceva un vecchio saggio quando Facebook non era ancora la piattaforma più usata per valutare la propria vita sugli obiettivi raggiunti dagli ex compagni delle elementari. 
«L'identità virtuale può usurpare quella reale» dice oggi Eric Schmidt, non un saggio qualunque ma il Ceo di Google, la compagnia diventata sempre di più sinonimo, semplicemente, di internet. L'allarme sui pericoli per la privacy sul web è stato lanciato durante Google's Big Tent da Erich Schmidt Jared Cohen diGoogle Ideas. Confessare tutto sul web significa registrare in modo indelebile sulla Rete i propri segreti, sempre di più i giovani pubblicano i propri dati sul web con conseguenze terrificanti sul proprio futuro, quando dovranno presentarsi per un colloquio di lavoro. E' stato questo l'avvertimento di Schmidt e Cohen.

Perseguiti per le proprie idee sul sesso. «Sempre di più i bambini scrivono sul web cose che li seguiranno per tutta la vita, i genitori dovrebbero insegnare i pericoli per la privacy sul web» ha detto Cohen che ha fatto l'esempio anche di paese del Medio Oriente dove il pericolo è ancora maggiore. Cohen ha parlato dell'ipotesi di una giovane che potrebbe scrivere commenti sulla liberta sessuale ed essere "perseguitata" da quelle frasi per tutta la vita. 
«Dobbiamo lottare per la privacy, la stiamo perdendo» dice Schmidt, proprio lui, il ceo della compagnia messa sotto accusa più volte per ipotetiche violazioni di privacy, sia per i dati raccolti da Street View che per l'uso in futuro di Google Glass

Liberator, la pistola che si stampa in casa: chi ha diffuso i file può provocare morti. Proprio Schmidt ricorda una regola fondamentale del web che troppo spesso viene dimenticata: «Una volta che qualcosa è stato messo on-line, è quasi sempre impossibile da cancellare». Schmidt fa una srota di appello alla responsabilità degli utenti di Google: «Ognuno di voi si aspetta che Google mantenga l'integrità dei dati che condividete con noi, ma bisogna ricordare che spesso è impossibile cancellare quello che si pubblica online».

Il Ceo cita il caso della pistola Liberator«chi che ha pensato che sarebbe stato bene di pubblicare i dettagli di una pistola da realizzare in casa con una stampante in 3D: questa informazione ora è in giro per tutto il mondo, praticamente impossibile da cancellare. Persone moriranno perché questo signore ha deciso che era una buona idea mettere online i file» che consentono di realizzare la pistola. 


Per quanto riguarda la tutela della privacy e Google, Schmidt ha detto: «Cerchiamo di essere il più possibile trasparenti. per mesi abbiamo discusso sul tema spiegando quello che può essere fatto con i vostri dati. E' chiaro che abbiamo un programma epr proteggere la vostra privacy altrimenti non avreste più fiducia in noi».

Alla conferenza si è parlato anche delle possibilità offerte ai paesi in via di Sviluppo dal web, al possibile accesso alle libertà civili in paesi come la Birmania dove meno dell'uno per cento delle persone ha accesso al web. E' stato citato anche il caso del Pakistan. Cohen ha detto che il suo tema ha incontrato molte donne ferite con l'acido dai talebani, donne che hanno cicatrici e che vivono segregate in casa. con l'accesso al web hanno avuto una seconda vita dove le cicatrici non sono più visibili».

Schmidt, descrivendo i pericoli per i giovanissimi che sul web confessano tutto, alla fine, ironicamente, fa un proposta: «Cambiare nome a 18 anni» in modo da non trascinarsi dietro gli "errori" e le immaturità lasciate sul web quando si era ragazzini.

Intanto, quello che davvero emerge da tutto il dibattito è un'unica grande esigenza (oltre alla consapevolezza): creare un tasto "delete" per cancellare, quando si vuole, la propria identità online. Cosa, oggi, ancora impossibile.

Google, Eric Schmidt manda in pensione il motto di BigG
«Don't be evil»

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - «Don't be evil? La frase più stupida che abbia mai sentito». Parola di Eric Schmidt, il Ceo di Google che manda in pensione il motto di BigG. Don't be evil è diventata una sorta di filosofia di vita della società che ha cambiato il modo di vivere il web.

Avere un'etica, comportarsi correttamente i principi diffuso all'inizio dell'avventura della geniale net company che ha rivoluzionato il modo di pensare e vivere il web. Concetti che poi, con il tempo, sembrano essersi dissolti considerando le accuse di violazione della privacy e di posizione dominante. Eric Schmidt, in tour in diversi network americani per l'uscita del suo nuovo libro The New Digital Age: Reshaping the Future of People, Nations and Businesssvela in un'intervista rilasciata a Peter Segal su Npr.org come viene usata la frase all'interno delle blindatissime riunioni della compagnia che ogni giorno sforna entusiasmanti progetti per Internet. 

Schmidt racconta a Npr: «Durante una riunione, si parla di una pubblicità e uno degli ingegneri si oppone dicendo che è una cosa malvagia. Ed ecco quindi che alla fine il progetto si blocca perché tutti si sentono malvagi». Insomma il Ceo di Google dice che il motto viene usato per porre il veto a progetti duranti le riunioni. Secondo Schmidt, e questo concetto non appare affatto chiaro, «il problema è che non c'è nessuno che si sia impegnato a dire cosa sia buono e cosa cattivo, in questo modo il motto non può garantire che Google resti un'azienda eticamente impeccabile». 

Il Ceo di Google insiste: «Quando sono stato assunto in Google ho pensato che quella frase fosse la cosa più stupida al mondo». A creare il moto secondo milti furono i due ragazzi d'oro, i fondatori del colosso di Mountain View, Larry Page e Sergey Brin. Sembra invece che all'orgine della frase ci sia la genialità di Paul Buchheit, impiegato numero 27 di Google, creatore tra l'altro di gmail.

Vine sbarca su Android: un video di sei secondi per farti conoscere

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - Nel giorno in cui si annuncia che Google strapperà a Apple lo scettro del numero di App più scaricate, ecco che anche gli androidiana potranno cerare mini-video istantanei per sfogare la propria creatività, e perché no, per farsi assumere. Arriva Vine anche per Android e non solo per iPhone e iPad. Ad annunciarloTwitter con un post ufficiale. Recentemente Vine è stato utilizzato per raccontare in diretta un'operazione al cervello.

L'app Vine, gratuita, in un primo momento era stata cerata solo per gli amanti delle Apple. Vine consente di creare video non più lunghi di sei secondi e condividerli, appunto, su Twitter. Si tratta di video "primordiali" che non possono essere editati: i video vengono riprodotti in loop, di seguito, tanto che alcuni specialisti di marketing hanno lanciato il pericolo dell'applicazione in pubblicità parlando di un rischio di ipnosi. A differenza dell'app per iPhone, quella creata per Android consente anche la funzione dello zoom.

Vine è una start-up che Twitter ha comprato a gennaio e l'applicazione per i video in miniatura sugli iPhone in pochi mesi ha conquistato. si attende ora di vedere quale potrà essere l'effetto della nuova applicazione per Android. Sarebbe sufficiente fare un parallelo con Instagram: in 12 ore ha conquistato un milione di utenti Android. Sembra che al momento l'app non sia scaricabile sul Google Play italiano.

Dan Hofmann co-fondatore di Vine ha postato su Twitter il suo primo video da sei secondi fatto con uno smartphone Android

Cronaca in diretta, ma anche un nuovo modo di conquistare l'attenzione nei colloqui di lavoro. Queste le applicazioni di vine che sbarca nel mondo del lavoro nel formato VineResume: realizzare un video di sei secondi da mettere su Twitter e allegare al proprio curriculum sembra essere una delle ultime forme innovative per farsi assumere.

E c'è la prima assunta grazie al curriculum formato Vine. Si chiama Dawn Siff, ha conquistato un posto all'Economist Group come product manager e racconta Todd Wasserman su Mashable che i suoi interlocutori sono stati molto impressionati dalla presentazione su Vine, anche se confessa, «mi hanno scelto soprattutto attraverso metodi tradizionali».

App, Google verso il soprasso di Apple. Apple intanto si appresta a perdere il titolo di piattaforma più popolare per le applicazioni. A strapparle la corona - afferma il Financial Times - sarà Google. L'azienda di Cupertino lo scorso mese ha annunciato che 50 miliardi di app sono state scaricate per l'iPhone, ìiPod touch e l'iPad. Allo stesso tempo Big G ha annunciato che 48 miliardi di app sono state scaricate per i dispositivi Android. Secondo gli analisti, le app scaricate ogni mese per Android sono 2,5 miliardi contro i 2 miliardi di Apple: da qui l'imminente sorpasso.

Twitter, in diretta sul web operazione  chirurgica al cervello, si usa Vine

DI LAURA BOGLIOLO
Si chiama Vine ed è un piattaforma di condivisione foto che consente di mettere online su Twitter video non più lunghi di sei secondi. Si chiama Instagram e serve a condividere foto suFacebook e Twitter. Si chiama Twitter e già lo conoscete. Mettete insieme questi tre prodigi del web e avrete la possibilità di seguire in diretta in live-twitter per la prima volta un'operazione al cervello

L'operazione è stata condivisa sul profilo Twitter del sistema ospedaliero di Los Angeles UCLA Health . In tantissimi hanno seguito l'operazione in diretta con l'hashtag #UCLAORLive vendendo scorrere sul profilo da 140 battute parole come “impianto di elettrodi” o “elettrodi pronti”. 

Le foto e i video hanno mostrato anche il paziente mentre suonava la chitarraSul sito dell'Ucla tutti i dettagli dell'operazione. A raccontare la storia nei dettagli il Los Angeles times. Secondo la direzione dell'Ucla Health la diretta Twitter dell'operazione contribuisce a diffondere tra le persone la consapevolezza dei problemi sulla salute. 

Ma questo non è l'unico caso di live-Twitter per una operazione chirurgica. Il Memorial Hermann Hospital di Houston, secondo quanto il Los Angeles times, dice di essere stato il primo a trasmettere in diretta con twitter un'operazione a cuore aperto. Il mese scorso, in un ospedale in Inghilterra Vine è stato usato per documentare con video un intervento chirurgico all'anca.

CON VINE SEI SECONDI PER FARTI ASSUMERE

Sei secondi per farsi assumere con Vine. Ma cos'è Vine?l'applicazione per Twitter che consente di postare video non più lunghi di sei secondi. Per molti è semplicemente “l'attimo da cogliere”, l'ultima rivoluzione digitale che lancerà un nuovo modo di comunicare. L'ultima moda? Usare Vine per il proprio curriculum: solo sei secondi per per catturare l'attenzione di potenziali aziende a caccia di figure professionali. E c'è già chi è riuscito a farsi assumere proprio grazie a Vine.

World Press Photo, la foto vincitrice di Paul Hansen
è originale, non è un fake

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - La foto vincitrice del World Press Photo è originale.Lo conferma il Wpf stesso che in un comunicato online diffonde i risultati di un'indagine affidata a due esperti di informatica forense. La foto vincitrice aveva subìto molte contestazioni: l'autore dello scatto, il fotografo svedese Paul Hansen, era stato accusato di aver manipolato l'immagine. 

Nell'immagine vincitrice del World Press Photo Contestvenivano ritratti palestinesi che portavano in braccio i corpi senza vita di due bimbi uccisi durante bombardamenti israeliani nel novembre del 2012. Le accuse erano state fatte da Neal Krawetz, un esperto di informatica forence, che sul blog Hacker Factor aveva pubblicato un articolo dal titolo “Hansen's picture is a composite”.

Pixel al microscopio grazie all'informatica forense. Il Wpf aveva subito avviato delle verifiche sulla autenticità e sulla possibile manipolazione della foto al fine di “eliminare ogni speculazione sull'integrità di immagine”. Hansen prima dell'analisi della foto, ha descritto nei dettagli come ha lavorato l'immagine e anche durante l'esame da parte degli esperti ha collaborato dando informazioni. 

Secondo le conclusioni degli esperti, “è chiaro che la foto ha subito modifiche per quanto riguarda il colore e il tono, ma al di là di questo non è emersa alcuna prova significativa di una manipolazione. L'analisi che prevede una manipolazione fotografica è profondamente sbagliata”. 

Compressione della foto, colori, ombre sono stati alcuni degli elementi analizzati dagli esperti forensi Hany Farid, Kevin Connor diFourandsix ed Eduard de Kam di Nederlands Instituut voor Digitale Fotografie. Hany Fardi su Wired.com ha spiegato: «Abbiamo contattato privatamente Neal Krawetz, dicendogli che le sue tesi erano sbagliate, ma lui ha insistito: no è giusto rovinare la reputazione di un fotoreporter».

Anonymous lancia lo sciopero
del web contro CISPA

DI LAURA BOGLIOLO
ROMA - L'ora X è scattata. Al grido di #stopCispa è partito dagli Stati Uniti il black out spontaneo del web lanciato da Anonymous. Motivo dell'ultima guerra in pixel? Cispa, il disegno di legge proposto dal deputato repubblicano Michael Rogers già passato alla Camera che dovrà essere discusso al Senato nonostante Barack Obama, abbia già annunciato la possibilità di un veto (il comunicato).

Il disegno di legge Cispa (il testo) secondo gli attivisti trasformerebbe i giganti del web in delatori del governo federale in materia di privacy. Anonymous chiede di oscurare per 24 ore i propri siti: attenzione, non si tratta di un attacco hacker, ma di un auto-censura, una sciopero del web proposto da diversi giorni anche su twitter con gli hashtag #stopcispa #CISPAblackout. Al momento sono oltre 370 i siti che hanno aderito alla campagna

Grandi assenti i colossi del web. Lo stesso strumento, lo sciopero del web, era stato usato nello gennaio dello scorso anno per combattere contro un altro disegno di legge che minacciava la privacy sul web, il SOPA, progetto che poi venne ritirato proprio sotto la pressione della battaglia scatenata sul web. Furono settemila i siti che aderirono, Wikipedia chiuse per 24 ore, protestò anche Reddit Google manifestò con un doodle ad hoc. Oggi, invece, la protesta sembra essere stata accolta soltanto da una piccola parte del web. Il cofondatore del social news Reddit Alexis Ohanian ha provato due giorni fa a contattare il papà di Google,Larry Page, chiamando il centralino dell'azienda: “Qui non lavora alcun Larry Page” è stata la risposta (video, continua a leggere). 

Per aderire alla campagna è stato attivato un Twibbon da aggiungere al proprio profilo Facebook o Twitter. L'Eef mette onlineuna pagina dedicata per inviare lettere di proteste al Senato, stessa procedura adottata da Activist.io.

Il dibattito politico. Il disegno di legge, passato alla Camera (288-127), verrà discusso al Senato, nonostante la Casa Bianca abbia già minacciato il veto. L'American Civil Liberties Union ha detto che il «CISPA è una proposta estrema che permette alle società che detengono le nostre informazioni molto sensibili a condividerle con qualsiasi società o ente governativo».


VECCHI ARTICOLI

TRAGEDIA A TOR DI QUINTO

Quella in alto è un'immagine satellitare della strada dove è stata aggredita Giovanna Reggiani.
A sinistra c'è viale Tor di Quinto. Si gira a destra in una stradina non segnalata da nessun cartello stradale. C'è una rotonda. Nessuna indicazione, nessuna luce.
Alle 20 di sera del giorno dopo il ritrovamento del cadavere ho girato più di 30 minuti su viale di Tor di Quinto, la FLaminia, chiedendo informazioni agli autisti (che ringrazio) della linea 32 fermi su un capolinea a ridosso di viale di Tor di Quinto (non ci sono pensiline).
Continuano a dirmi di girare dopo la rotonda. Dopo la rotonda io vedo una stradina (via Camposampiero) che poi diventa strada chiusa. Due signore mi dicono che la stazione sta a destra. Continuo a non credere alle informazioni ricevute. Perché la stradina che sta a destra,quella indicata dalle signore e dagli autisti, in realtà è un buco nero, sterrato, con all'inizio un segnale di ''divieto d'accesso'' per le auto.
Mi rifiuto di pensare che quella sia la strada che porta alla stazione. La illumino con gli abbaglianti dell'auto sperando di vedere in fondo qualche luce. Invece vedo solo ratti che passano, stracci per terra e ai lati fratte e alberi.
Percorro quei 300 metri in auto stando al telefono con il giornale. Perché ho paura. Vedo finalmente una luce fioca e un piccolo parcheggio. Lì non si potrebbe entrare in auto, lì non si potrebbe parcheggiare. Si dovrebbe percorrere la stradina a piedi. Proprio come ha fatto Giovanna Reggiani quel pomeriggio.


giovedì 1 novembre 2007
pag. 31 Cronaca di Roma
IL REPORTAGE

<<Da oggi saremo tutti qui a prendere le nostre mogli>>

di LAURA BOGLIOLO

Alla stazione di Tor di Quinto arrivano le scorte, i mariti impauriti che abbracciano con forza le loro signore non appena scendono dal treno delle 20. «Per arrivare alla stazione - spiega Dino Pes, 62 anni, scorta da ieri sera - bisogna camminare su una stradina sterrata, completamente buia, che terrorizzerebbe chiunque». Duecento metri di vero terrore per arrivare ai binari, un viale senza illuminazione, attraversato da ratti, minato da stracci e bottiglie abbandonate in terra, una vena senza speranza tracciata tra le fratte. Solo dopo qualche minuto di percorso con il fiato sospeso si vedono in lontananza delle luci e l'insegna bianco e verde “Tor di Quinto”. All'inizio della strada c'è il divieto d'accesso, le auto non possono entrare. «Oggi siamo tutti qui per proteggere le nostre mogli e ci torneremo ogni giorno», dicono.
«Da due anni c'è anche il divieto di parcheggio nello slargo davanti alla stazione - continua Dino - eppure lo spazio c'è, e sarebbe più semplice lasciare l'auto qui. Ma come si può pensare di farsela a piedi? L'autobus 32 passa vicino alla stradina, ma non si ferma». Fa il giro della rotonda che precede il viale, là dove tante persone di solito parcheggiano le auto. «E' l'unico modo per raggiungere la stazione» spiega Martina Belli, 34 anni, impiegata che ogni giorno prende la Roma-Viterbo da piazzale Flaminio. Oggi anche Martina non è sola. C'è Mario, il marito, che ha lasciato il figlio di due anni alla nonna ed è corso a prendere la moglie. «La sera questo posto è terrificante - spiega Mario - mia moglie di solito percorre la stradina con altre colleghe o parlando al cellulare con me, pregando che nessuno sbuchi dagli alberi, ma da oggi verrò sempre io a prenderla». «Spesso - racconta Martina - preferisco scendere alla stazione Due Ponti, più lontana da casa, ma molto più sicura».
Poco dopo le 20 la stazione è deserta. Ogni tanto il buio è spezzato da strane ombre. Uomini che sbucano da dietro i binari con bottiglie di birra in mano. «Poco più avanti, lungo i binari ci sono decine di accampamenti di disperati », spiega Marina Bucciarelli, 28 anni.
Anche Mauro L. , 34 anni, ha paura. Deve prendere il treno che lo porterà alla fermata Campi Sportivi. Mauro dovrà attraversare i binari per prendere il treno nell'altra direzione, perché sottopassaggi non ce ne sono.


L'ALTRA FACCIA DEI ROMENI IN ITALIA

Venerdì 02 Novembre 2007
pag. 8, Nazionale

«Gente come quella non ha sogni, infangano il nostro Paese: cacciateli»

di LAURA BOGLIOLO

ROMA - Parlano in italiano con le loro mogli quando camminano in strada. «Così – raccontano – è più sicuro, la gente non si spaventa e non ci addita». L’italiano l’hanno imparato a messa, qualcuno è autodidatta, altri hanno comprato il vocabolario con il primo stipendio. Hanno lasciato la Romania per «avere un futuro». Oggi, dopo anni di sacrifici, si sentono braccati e non perdonano i loro connazionali «che – spiegano con accento romano – ci fanno fare una brutta figura». Constantin Cucu, 28 anni, si sveglia ogni giorno alle 2 di notte. Alle 3 indossa il camice bianco e quel capello che tanto ama «perché – racconta – è il segno della mia professione, faccio il pasticciere». Inizia a impastare dolci nel bar Giolli di via Prenestina, a Tor Tre Teste, dove lavora da 6 anni. «Appena arrivato da Brasov, Transilvania, ho trovato lavoro, sono sempre stati tutti molto gentili con me. Ma io ho fatto subito capire che volevo stare in Italia per lavorare, per avere delle prospettive di una vita normale. E a Roma sono stato accolto benissimo». Lavoro, certo. Ma senza tralasciare i rapporti umani, così importanti per integrarsi davvero in un contesto nuovo. E infatti Constantin ha invitato anche i suoi datori di lavoro al battesimo della figlia Sara. Con la moglie Alina, romena anche lei, cerca di parlare solo in italiano. «Ti guardano male se sentono l’accento». E i fatti di cronaca nera degli ultimi giorni hanno peggiorato la situazione. Constantin spalma la panna con grazia mentre i suoi occhi esprimono desiderio di giustizia, ma anche rabbia. «Non è giusto che quei delinquenti infanghino il nostro paese, quelli non hanno sogni, vengono in Italia perché le leggi sono meno severe, andrebbero cacciati». Per ringraziare gli italiani ieri Constantin ha preparato una torta speciale insieme al suo amico e collega romano Riccardo Ribatti: «È la torta Italia-Romania alla quale abbiamo dato il nome “Pretiene”, che in romeno significa amicizia». Gli ingredienti? Panna, crema, cioccolato romeno poiana e roselline con i colori del tricolore. Il sogno di Constantin è aprire una sua pasticceria «mettersi in proprio, proprio come sognano tanti italiani». Anche Relu Stau ha paura che il sogno possa spezzarsi per colpa di quei «paesani che voi chiamate romeni, ma in realtà sono rom». Lui dal 2004 lavora a Roma come meccanico. È sposato, ha una figlia e un’altra in arrivo. «Nessuno è mai stato razzista con me, ma i romeni che compiono reati devono essere mandati via. Con l’entrata della Romania nell’Unione Europea sono arrivati in Italia tutti quelli che prima erano stati cacciati. Mandateli via, e farete un favore anche a noi». C’è rabbia anche nella voce di Contantin Oancea, 48 anni, che è nella capitale da più di 10 e ormai si sente romano. Ha una ditta edile, 3 figli, una moglie e un mutuo da pagare. «Nessuno ti regala niente, devi fare sacrifici per integrarti, la patria mi manca, ma la mia vita è qui. Mi sono integrato, non ho incontrato ostacoli. Credo a questo punto che sia giusto trovare anche il modo per fare qualcosa da parte mia. Quindi potrei anche assumere disoccupati italiani. L’ospitalità va ripagata, e l’integrazione è anche questo». Ma quando gli parli dei fatti di cronaca Oancea fa una smorfia: «Chi fa i sacrifici resti, chi compie reati deve essere cacciato». E di sacrifici Adrian Veghas 33 anni da 7 in Italia, operaio, ne ha fatti tanti. «All’inizio è stata durissima, ci sono tanti romeni disperati come lo ero io, tra di noi dobbiamo aiutarci, non siamo tutti delinquenti». Adrian ce l’ha fatta, ha un lavoro sicuro e una casa e presto tornerà in patria. «Ma – conclude – vorrei fare qualcosa per la mia comunità, siamo onesti lavoratori con il diritto di sognare». Come Constant, Relu, Oancea e chissà quanti altri che, però, vedono i loro sogni sgretolarsi per colpa dei connazionali fuorilegge.



IL RITRATTO

«Giovanna che amava i bambini aiutò anche una famiglia romena»
Parlano le amiche del catechismo della chiesa evangelica di piazza Cavour


Sabato 03 Novembre 2007
pag. 41 Il Messaggero
pag. 2 Il Mattino

di LAURA BOGLIOLO

Amava i bambini, gli stranieri e i più deboli. Ogni domenica partiva da quella casa a Roma Nord e guidava fino a piazza Cavour. Raramente andava al centro con il treno, la stazione di Tor di Quinto non le piaceva. Le faceva paura. Alle 10.45 entrava nella chiesa valdese, sorrideva e insegnava a una classe di bambini. Studiava la Bibbia insieme ad altri fedeli con i quali parlava di migrazione e figli di stranieri. Cercava un modo per aiutarli. Giovanna Reggiani era uno spirito sereno, che regalava serenità. Mai protagonista, sempre presente. «Non dimenticheremo mai il suo sorriso». Gli occhi chiarissimi di Annamarie Duprét brillano quando parla di Giovanna, amica e collega della scuola di catechismo della Chiesa Evangelica di piazza Cavour. Il secondo mercoledì di ogni mese Giovanna arrivava a casa di Annamarie per studiare la Bibbia. Fogli sparsi per gli appunti, una tazza di tè e una poltrona rossa dove Giovanna sedeva insieme al gruppo biblico. In quella casa nel quartiere Prati oggi c'è dolore. «Giovanna - spiega Annamarie, 70 anni, vicepresidente del Concistoro Valdese - avrebbe voluto essere ricordata nella pace, non avrebbe mai voluto una campagna anti-romeni». Entrò timidamente nella comunità valdese romana dopo il trasferimento da Siena. Seguiva insieme a lei i bimbi dai 5 ai 7 anni. «Divenne la sua più grande passione», organizzava gite come quell'ultima, a settembre, a Forano in Sabina. «Una giornata splendida, con Giovanna facemmo una caccia al tesoro per i piccoli». E poi c'erano gli spettacoli teatrali di Natale. «Emozionanti - racconta Ilaria Valenzi, presidente della Federazione Giovanile Evangelica Nazionale - Giovanna era davvero brava, i figli della comunità erano diventati anche i suoi figli, li amava e loro amavano lei». Giovanna era anche membro del gruppo che si occupa di migranti in difficoltà. «Fedeli dell'Indonesia, dell'Eritrea e della Romania» spiega Annamarie, «anche una famiglia romena che la comunità ha aiutato a tornare a casa dopo anni di sacrifici». Una vita per gli altri, tradizione di famiglia. Paola, la sorella, è diacono a Firenze dell'istituto Gignoro che si occupa minori stranieri in difficoltà e di anziani. Annamarie ancora non crede alla sua morte. «Quel giorno non ha preso la macchina per caso, di solito la prendeva, mi raccontava che aveva paura di scendere a piedi alla stazione Tor di Quinto». Nella chiesa di piazza Cavour ieri c'era un gran fermento. Per il Sinodo congiunto delle Chiese metodiste, valdesi e battiste e per le notizie sui funerali di Giovanna «una persona dolce, umile», le uniche parole che pronuncia Dorothea Mueller, pastore della chiesa di Siena dove è cresciuta Giovanna. Dorothea continua a ricevere telefonate dei parrocchiani per sapere precisamente quando e dove si svolgerà l'omelia. E poi la notizia: lutto nazionale oggi proclamato dalla Giunta Comunale per i funerali che si svolgeranno alle 11 presso la chiesa del Sacro Cuore di Cristo Re di viale Mazzini 32, come ha voluto il marito, «un luogo a metà strada tra Tor di Quinto e piazza Cavour, abbastanza grande da accogliere almeno mille persone» spiega Antonio Adamo, pastore della chiesa di piazza Cavour che insieme al cappellano della Marina Militare celebrerà la messa con rito valdese a partecipazione ecumenica. «Il marito - spiega il pastore - ha richiesto un messaggio di pace e comunione per spazzar via ogni tipo di rancore». Proprio ieri Annamarie ha incontrato altri fedeli per cercare il modo per spiegare ai piccoli perché Giovanna domenica non ci sarà. Nell'ultima lezione Giovanna parlò di Giuseppe e del Vecchio Testamento. Insieme ai piccoli aveva intonato dei canti. “Stai con me”, ”Ho bisogno di pregar” e quella canzone che era la sua preferita: «Fai sognar l'anima mia..».


I FUNERALI DI GIOVANNA REGGIANI

Al Sacro Cuore di Cristo Re i funerali di Giovanna Reggiani, tra commozione, applausi e paura
«Basta violenza, fate le leggi»
Gente comune da tutti i quartieri: «Poteva capitare a chiunque»

Domenica 04 Novembre 2007

di LAURA BOGLIOLO


Emanuele accarezza il pancione di Pamela che ricambia con uno sguardo dolce. Pamela lo chiama al cellulare ogni sera per sentirsi al sicuro mentre guida per tornare a casa dopo il lavoro. Tra due mesi nascerà la loro figlia, tra sei Emanuele Angeli, 25 anni, ufficiale della Marina, verrà trasferito a La Spezia e porterà con sé la sua famiglia. Proprio come avrebbero dovuto fare Giovanna Reggiani e suo marito prima che la loro vita si spezzasse. «Per questo siamo qui - racconta Emanuele - perché poteva succedere anche a noi, spesso il lavoro mi porta lontano, Pamela resta sola e ho sempre paura che possa accaderle qualcosa». Davanti alla chiesa del Sacro cuore di Cristo Re a Prati ci sono tante coppie di giovani che si stringono la mano, vogliono giustizia, non vendetta, applaudono e piangono quando passa il feretro di Giovanna Reggiani. Ci sono molti papà con le loro figlie, signore residenti alla Collina Fleming, vicino casa di Giovanna, ma anche in periferia, al Trullo, al Tiburtino. Hanno portato fiori, si sentono vicini alla famiglia Reggiani e scuotono la testa quando pensano alla telefonata che il marito Giovanni quel giorno ha ricevuto dalle forze dell'ordine, «l'incubo di ogni marito e genitore». Tutti condividono la paura di vivere «a Roma, sempre meno sicura». In chiesa ci sono Matteo Bianchi, 26 anni, e Roberta Mancini, 24. Si amano dai tempi del liceo, vivono sulla Tiburtina «dove - raccontano - ci sono furti, aggressioni, abbiamo paura, i delinquenti vanno cacciati». Francesca Marronaro, 69 anni, è mamma e nonna. Abita alla Collina Fleming, non esce dopo le 19 e implora sempre i figli di non tornare tardi a casa. «Tutti sapevano degli accampamenti Rom a Tor di Quinto - spiega Francesca - e non hanno fatto niente, è una vergogna». Filomena Morasca, 47 anni, si sente miracolata: «Anche io prendevo spesso il treno e scendevo a Tor di Quinto, poteva succedere anche a me». Al funerale ha portato la figlia, 13 anni, derubata della bici tempo fa a Ponte Milvio. «Ci vogliono le leggi - spiega Filomena - più sicurezza, meno violenza, devono proteggerci». Accanto a lei c'è Ida Giagani, 64 anni, di Casalotti, piange, si dispera: «I politici devono fare qualcosa, anche nel mio quartiere è pieno di ladri». Laila Bragagni, 50 anni, è venuta dal Trullo per abbracciare il papà di Giovanna. «Era un collega del mio papà, abitavamo vicini a Capalbio». Laila ha ricevuto due giorni fa la telefonata della mamma che le ha confermato che la Giovanna Reggiani dei giornali era proprio lei, l'amica d'infanzia con cui Laila correva nella pineta vicino casa, giocava a corda. «E' stato un duro colpo, non potevo crederci». Mauro Diotallevi, 45 anni, di Tor Tre Teste ha portato le sue due figlie. «Abitiamo a Tor Tre Teste, neanche là è sicuro, i politici devono agire sul versante dell'accoglienza, ma anche della sicurezza, domani potrebbe succedere a una delle mie figlie». L'omelia finisce, un nuovo applauso e qualche grida isolata: «Basta con la violenza, fate le leggi». Le coppie, i papà, le donne vanno via. Impauriti, atterrirti, accompagnati da una macchia nera nel cuore e da quel pensiero fisso: poteva succedere anche a me.



MONDANITA'

Domenica 29 Luglio 2007

Auditorium, tutto esaurito al concerto dell'artista siciliano: fans "abbattiati" da tutta Italia, applausi e scambio di "cimeli"

Tutti in coro con Franco

di LAURA BOGLIOLO

Non poteva esserci scenario più adatto alle note calde del Maestro Franco Battiato che ieri ha presentato il suo ultimo cd, Il vuoto. Quasi un ossimoro per il vuoto-pienissimo, anzi sold out (oltre tremila persone e fino all'ultimo c'erano fans, di tutte le età a caccia del biglietto, con tanto di cartello), della incantata Cavea dell'Auditorium Parco della Musica, che sotto un cielo di stelle brillanti ha entusiasmato il pubblico (comprendente anche volti noti, come il geologo mediatico Mario Tozzi). Per gli abbattiati, così i fans di Franco si definiscono, non c'è momento catartico migliore che un live fatto di I giorni della monotonia, Aspettando l'estate e Niente è come sembra, gli inediti presentati al pubblico romano e non solo. Oltre che da Roma, sono venuti dalla Sicilia ovviamente, ma anche da Udine, Milano e Genova. Hanno trascorso il torrido pomeriggio di ieri in attesa che le prime note de La cura risuonassero dal backstage durante le prove. E poi l'attesa fino all'inizio del concerto alle 21, scambiandosi cimeli come uno sgualcito articolo scritto dal cantautore nel '74 dal titolo "L'esistenza di Dio" per la rivista Gong. Tra i fans serpeggiano anche confessioni su quella musica "che è poesia che fa vibrare ogni battito di ciglia tra sogno, realtà e visione, contraddizioni e armonie". L'uomo che si divide tra sperimentazione e tradizione ha entusiasmato gli spettatori con una candida onda di emozioni che parlano di esistenza, morte, amore e perché no, delle ore perse nel traffico con la canzone Il vuoto. Compagni di avventura di Battiato sul palco il Nuovo Quartetto Italiano, complesso d'archi che da anni collabora con l'artista, Carlo Guaitoli (pianoforte), Angelo Privitera (tastiere), gli Fsc con Davide Ferrario, Stefano Spallanzani e Andrea Polato, le Mab, la band punk-rock femminile sarda che vive a Londra molto apprezzata dal pubblico. Con Battiato, l'amico filosofo Manlio Sgalambro. Grande emozione per la nuova canzone Niente è come sembra, frase che dà il titolo al nuovo film di cui Battiato è regista che verrà presentato a ottobre nella sezione Extra della seconda edizione della Festa del Cinema di Roma. Verso la fine del concerto tutti in piedi per il ritorno al passato che fa ballare sui grandi classici come Shock in my town, E ti vengo a cercare, L'animale. Ovazione per Centro di gravità permanente, un vero cult anche tra i giovanissimi. Una prova? Sul sito Youtube.com il video originale della canzone è stato cliccato oltre 60mila volte. Elegante, carismatico, così ieri Battiato ha riempito Il vuoto, con un pieno armonico di emozioni, suoni e ricordi.

   
 
 


Muti sulle note dell'amicizia



Mercoledì 18 Luglio 2007

Vida loca per Ricky
le fan sono “de fuego”

Capannelle, con Martin è “Fiesta!” per 10mila spettatori. Cori, applausi, striscioni Dietro le quinte lui chiede piatti di porcellana per gustare bontà mediterranee


di LAURA BOGLIOLO

Luci laser scolpiscono il fisico perfetto del re del latin pop che taglia l'aria surriscaldata a colpi di capoeira, salsa e baciata. Un fuego di emozioni ieri sera ha travolto l'Arena di Fiesta! presa d'assedio da fan di Ricky Martin e semplici appassionati di vida loca. Prima volta a Roma per l'alma latina che ha trascinato per due ore 10mila spettatori scatenati sui ritmi caraibici dell'adrenalinico Black and White Tour. Alle 22.20 appare sul palco: camicia brown aperta sul petto e maxipantaloni, i battiti delle percussioni africane di “Pegate” e “This is good” hanno dato lo start al concertone dominato da un enorme videowall che sembrava inghiottire il pubblico arrivato da tutt'Italia e anche dalla Svizzera. Alle 18 c'era già qualcuno in fila per accaparrarsi lo spazio sotto il palco arricchito da schermi semicilindrici e ascensori idraulici animati da 8 ballerine e 11 musicisti. “Ricky Italian Club, tu corazon” e “Gracias Kiki” le scritte d'affetto dei fan sugli striscioni. Il pre-concerto ha regalato sorprese agli iscritti al fan club che hanno incontrato il cantante nel backstage. Antonia Gizzi, 42 anni, di Cassino, ha consegnato a Ricky una maglietta della Nazionale con la scritta Kiki, «soprannome con cui si fa chiamare da quando è bambino». Nel backstage lo hanno salutato Renzo Arbore, Ela Weber, Fabiola Sciabbarrasi, moglie di Pino Daniele. C'erano anche i fratelli dell’artista portoricano, Fernando e Angel, che accompagnano sempre Ricky, 36 sexyssimi anni a settembre, arrivato a Roma in limousine da Lucca gustando frutta e formaggi. Scortato dai body guard, il cantante spezzacuori si è rifugiato nel camerino ricco di lampade fluorescenti e candele profumate alla vaniglia, essenza preferita da mister shake-your-bon-bon. Per i suoi ospiti pancakes, cialde e specialità made in Italy, che la popstar gusta solo su piatti di porcellana cinese, richiesti espressamente, così come gli amati succhi di frutta al mirtillo. Sul palco per interpretare il nuovo brano “Tu Recuerdo” c'era anche LaMari di Chambao, band spagnola di flamenco elettronico, arricchita dagli arrangiamenti di Tommy Torres. Fa furore il pubblico quando sul megaschermo appaiono le immagini di nudo artistico di Martin, si raggiunge il delirio quando lui ringrazia in italiano e dice: «È bellissimo essere qui, la mia anima è sul palco!». Luci spente e nuova atmosfera per le canzoni romantiche “Fuego de noche” e “Vuelve” che hanno visto Ricky total white, scalzo, sfiorare le mani del pubblico. Ancora un cambio di vestiti e il cantante, in nero, si scatena sulle note di “Livin la vida loca”, “Drop it on me”, “La Bomba”, “Maria”.


E sul braccio spunta il tatuaggio col Padre Nostro


Sembra un disegno a forma di spirale, in realtà nasconde il segreto di Ricky Martin. Sul braccio sinistro del cantante è apparso di recente un tatuaggio che segna uno dei periodi più importanti della sua vita. Su quella spirale è incisa la preghiera del Padre nostro in aramaico. La svolta spirituale di Ricky era già nell'aria visto il suo forte impegno nella beneficenza. Parte dei ricavati del tour andranno infatti alla sua fondazione a favore dei bambini sfruttati. Ricky ha voluto suggellare la nuova vida con un tattoo che va ad aggiungersi a quello sull'altro braccio che raffigura i quattro elementi: fuoco, terra, aria, acqua.
L.Bog.


Domenica 22 Luglio 2007
Stadio Olimpico, in 25mila si scatenano al concerto di Michael. Tra i fans, anche Martina Stella e la Cuccarini
Tutti in ballo alla corte di George, re delle emozioni

di LAURA BOGLIOLO

I pomeriggi in discoteca, le spalline extra-large, c'era chi voleva sposare Simon Le Bon. Cominciavano gli anni Ottanta e George Michael incantava la generazione che ieri si è scatenata all'Olimpico per la tappa romana del The 25 Live Tour con le sue oltre due ore di musica per celebrare i 25 anni di carriera dell'ex Wham! che ha scalato la vetta delle classifiche e ancora oggi resta un idolo ulra-osannato. I fan arrivano già alle 18 in auto gonfie di I want your sex, e Everything she wants per godersi ogni minuto dell'attesissimo arrivo del divo George, popstar amata da trentenni e quarantenni, ma anche da giovanissimi ammiratori arrivati da tutta Italia. Ma ci sono spettatori un po’ da tutta Europa. Venticinquemila cuori in fiamme per l’artista: «George - spiegano i fan - è unico, ha rivoluzionato la musica pop». Un maxischermo e musica che fa tremare le ossa accolgono George e la grintosa I'm your man che fa esplodere la tribuna e il prato gremito di cartelloni e striscioni in onore del cantante. Venticinque anni di canzoni tra applausi, flash e balletti improvvisati di gruppi di over 30 che si sono scatenati sugli spalti dello stadio tutto esaurito. Un megashow che piace ai fan tra i quali serpeggia un'unica domanda: «Che fine ha fatto Andrew Ridgeley?», l'amico chitarrista con il quale George fece la sua entrata trionfale nel mondo pop con il gruppo Wham!. C'è chi spera fino all'ultimo in una rimpatriata festeggiata sul palco dell'Olimpico. La sorpresa non arriva, ma al pubblico adrenalinico - che comprende anche volti noti come Martina Stella, Lorella Cuccarini, Michele Zarrillo, Riccardo Rossi, Gianni Sperti, Ana Laura Ribas e Patrizia De Blanck - bastano le prime note di Fast Love per riprendere il ritmo e incitare George, giacca scura occhiali e collane, a bissare colpi d'anca ultra-sexy e passi veloci al ritmo del pop britannico più longevo. Boato d'euforia per la sua ballad più famosa, Careless Whisper, e per Faith. Scivolano veloci le note dei singoli che George in passato cantò insieme a big quali Paul McCartney, Elton John e Stevie Wonder. Non è mancata neanche Father figure e Shoot the dog, canzone contro la guerra che svelato il lato pacifista delle migliaia delle persone accorse allo stadio. Emozioneper Jesus to a child, scritto da Michael in ricordo del suo ex compagno Anselmo Feleppa.


Lunedì 23 Luglio 2007
Quirinale: serata e ospiti esclusivi nel Cortile d’Onore al concerto straordinario del Maestro per il Libano.
Muti sulle note dell'amicizia


di LAURA BOGLIOLO

Note sublimi che spezzano l'etere dominato dal cielo stellato della "Casa degli italiani" hanno incantato ieri sera un parterre di assoluta eccezione nel Cortile d'Onore del Palazzo del Quirinale. È stato proprio il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, seduto in prima fila, a voler accogliere nello splendido cortile dell'edificio custode di secoli di storia italiana il Concerto per il Libano dell'Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino diretti dal Maestro Riccardo Muti. Il Viaggio dell'Amicizia organizzato dal Ravenna Festival, Telecom Italia, Progetto Italia e l'ambasciata del Libano in Italia si sarebbe dovuto svolgere a Baalbeck, in Libano, ma la situazione critica del Paese lo ha impedito. L'esecuzione del Requiem di Giuseppe Verdi ha incantato gli ospiti che prima dell'inizio del concerto hanno passeggiato nel cortile d'onore affascinati dal luogo incantato che nasconde secoli di storia italiana immerso nella facciata a doppia loggia sormontata dalla torre che domina il colle, incuriositi dalla cappella dell'Annunciata con affreschi di Guido Reni e dal vicino giardino dei primi del Settecento con la fontana dell'Organo. In prima fila il presidente Napolitano, la moglie e la figlia del primo ministro libanese Fuad Siniora, Hoda e Zeima Siniora, il ministro della cultura libanese, Tarek Mitri, una folta rappresentanza della diplomazia del Libano, oltre a Cristina Mazzavillani Muti e Chiara, moglie e figlia del Maestro. Ad aprire l'eccezionale concerto è stato il canto di preghiera di Suor Marie Keyrouz (apprezzatissima la voce della religiosa libanese) mentre ad interpretare i quattro ruoli vocali sono stati il mezzosoprano russo, Olga Borodina, il soprano greco Alexia Voulgaridou, che ha debuttato con Muti proprio in occasione delle Vie dell'amicizia, il tenore greco Mario Zeffiri e il basso russo Ildar Abdrazakov. Tantissimi i curiosi che hanno affollato la piazza davanti al Quirinale, a caccia di volti noti, ma anche di qualche nota diretta dal maestro Muti che ha accompagnato la vita del rione fino a tarda notte. La liaison tra Italia e Libano, in una catena di pace e di solidarietà, si è stretta anche attorno al contingente militare italiano di stanza a Naquoura. Tra le varie personalità politiche italiane e libanesi, ad ascoltare il grande Muti c'era anche un drappello di militari del contingente di pace italiano in Libano. Tra i primi ad arrivare, i presidenti della Camera, Fausto Bertinotti con la moglie Lella, e del Senato, Franco Marini e la consorte, il ministro della Difesa, Arturo Parisi, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, il presidente della Corte Costituzionale Franco Bile, il sindaco di Roma, Walter Veltroni con la consorte Flavia, Silvio Sircana, portavoce del Governo, con la moglie Livia Aymonino, il vicepresidente del Senato Gavino Angius, Gianni e Maddalena Letta, Maria Pia Fanfani, Rita Levi Montalcini, il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, Lamberto e Donatella Dini, il presidente di Musica per Roma Gianni Borgna. Il parterre esclusivo comprendeva anche Emilio Fede e la moglie Diana De Feo, Giovanni Maria Flick, Jas Gawronski, la poetessa Alda Merini, il presidente della Croce Rossa Italiana Massimo Barra, Corrado Augias, Piero Badaloni, Monica Guerritore e Roberto Zaccaria. Presenti anche i sindaci di Firenze e di Ravenna, Leonardo Domenici e Fabrizio Matteucci, e il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri Gianfrancesco Siazzu, il capo di Stato maggiore della Difesa Giampaolo Di Paola, e il capo di Stato Maggiore della Marina Militare Paolo La Rosa, il comandante della Squadra aerea dell'Aeronautica Militare Leonardo Tricarico. Prima dell'inizio del concerto, Riccardo Muti ha salutato il presidente Giorgio Napolitano che ha espresso la sua stima per il lavoro del Maestro. Alla esclusiva serata ha preso parte anche Bruno Vespa, che ha introdotto e "diretto" la registrazione del concerto che verrà trasmesso su Raiuno il 26 luglio alle ore 23.30. Ma dalle finestre del Colle c'erano sottili luci che "tradivano" l'ascolto in diretta su Radiotre del concerto.

Domenica 15 Luglio 2007 Chiudi
GENERAZIONE GENESIS

Nel ’73 il primo concerto al Palasport: «Per me è come rivivere quel giorno»


di LAURA BOGLIOLO e DAVIDE DESARIO

Erano studenti. Non avevano zaini ma i libri li legavano con la cinta. I più fortunati potevano vantare un motorino: il Garelli, il Califfone, il Boxer, il vespone della Piaggio oppure la mitica moto Morini. Per loro il mare faceva rima con Ostia e per andare all’estero, in molti, facevano l’autostop. Sognavano di diventare batteristi, di fare il tour manager per altri gruppi o di diventare critici musicali. La colonna sonora di quegli anni e di quei sogni erano anche i Genesis: mattinate rubate alla scuola chiusi in un garage a suonare chitarre e tastiere fingendosi Phil Collins e Tony Banks; pomeriggi sdraiati sul letto ascoltando I Know what I like; notti a parlare e fumare in macchina col finestrino abbassato e il nastro di Carpet Crawlers che suonava di sottofondo. E soprattutto i concerti attesi per mesi, inseguiti per tutta Italia e anche all’estero. E poi celebrati per anni e anni con il rito del biglietto incorniciato. Eccola la “generazione Genesis”. Riunita di nuovo sotto le note di quel progressive rock che li ha stregati lasciando un segno indelebile nei loro cuori: come i solchi di un vecchio 33 giri in vinile. Un disco che ieri, nel pratone del Circo Massimo, è tornato a girare. Certo, molte cose sono cambiate. Quegli ex ragazzi, oggi sono ultraquarantenni, padri di famiglia, con figli a carico. Parecchi hanno sostituito la “libertà” del motorino con la comodità della macchina, magari anche station wagon. E ai concerti non vanno più: «Costano cari e non sono più emozionanti come una volta - spiega Roberto Maddalena, ristoratore di 42 anni - Adesso ci sono i videoclip, internet, gli mp3 che ti fanno vedere e sentire l’artista preferito come e quando vuoi. Prima era davvero un sogno che si realizzava. Mi ricordo quando i miei amici partirono per andare a vedere i Genesis fino a Grenoble in Francia. Io non potevo. E li ho aspettati a Roma, per il primo concerto romano del ’73, al Palasport». Ma d’altronde anche i Genesis non sono più quelli di una volta: il loro front-man, quel genio e istrione di Peter Gabriel ha scelto la carriera da solista sterzando dal rock verso la sperimetazione elettronica che strizza l’occhio alla etnomusic. «Ho i brividi. Mi sembra di fare un tuffo indietro di vent’anni - dice Paola Zorzi, 44 anni del quartiere Nomentano - Ho cominciato a sentire i Genesis già a dieci anni grazie ai miei fratelli maggiori. Io frequentavo il bar Tortuga dove spesso rossi e neri se le davano di santa ragione. Poi, però, alcuni li ritrovavi insieme al Piper». Non c’è ovviamente solo Roma. La “generazione Genesis” ieri è arrivata da ogni angolo d’Italia: qualcuno con il treno da Bari, altri da Taranto, in macchina da Foligno, in pullman da Parma. Tanti anche gli stranieri: tedeschi, francesi, irlandesi alcuni dei quali con il sacco a pelo hanno trascorso la notte nella conca del Circo Massimo. «E’ un grande giorno - commenta Maurizio Vacca, 48 anni edicolante di Montesacro - Adesso sogno la riunificazione con Peter Gabriel. E il ritorno dei Led Zeppelin». Un sogno che si rinnova.

Giovedì 19 luglio 2007
AVRIL LAVIGNE A FIESTA
Isabella spettarice: non è un pesce d'Avril

DI LAURA BOGLIOLO

E' bad, è dark, ed è amatissima dai più giovani. Avril Lavigne, la teen-idol più famosa del punk-rock, non si è fermata neanche un secondo ieri sera a Fiesta! dove ha stregato un mare di under 16 impazziti per il suo The best damn thing. 'Mitika!', 'Thanks to exists' erano le scritte sugli striscioni. Prima del concerto nel backstage c'è stato il meet & greet per i 20 fan che hanno potuto incontrare Avril per foto ricordo e autografi. I 10mila spettatori insieme a Lorella Cuccarini e Isabella Ferrari hanno acclamato Avril e i suoi lunghi capelli sconvolti dall'onda rock di Sk8er Boi e Complicated e dal ritmo di Everything Back But You e I Can Do Better. Sul palco è salita anche la grintosa Dolcenera, special guest della serata. Dopo due ore di riff frenetici Avril ha salutato i suoi fan già pronti a lasciarsi le e-mail per scambiarsi online foto e video del loro idolo.

VIDEO AVRIL LAVIGNE


Domenica 08 Luglio 2007
Tre metri sopra il jet set

Scatti di un sabato stile Dolce vita: Scamarcio-Miller mano nella mano, Carolina e la Hurley a piazza del Popolo


di LAURA BOGLIOLO

Mancava solo la mitica Vespa per immortalare un romantico pomeriggio stile Dolce Vita. La grande festa per il re dell'Alta Moda Valentino rispolvera vecchi fotogrammi felliniani e scappatelle inaspettate. I nuovi Audrey Hepburn e Gregory Peck si chiamano Sienna Miller e Riccardo Scamarcio. I due attori hanno trascorso la giornata mano nella mano a piazza del Popolo cercando di nascondersi dagli sguardi di curiosi e fans. Sienna, che dopo la relazione con l'attore Jude Law, sembrava aver trovato l'anima gemella nel musicista Jamie Burke, si è lasciata coccolare dall'attore italiano anche al Colosseo e a Trastevere. Ma i rispettivi fidanzati possono stare tranquilli: mano nella mano, ma solo per esigenze di copione. All’hotel de Russie un'altra stella brillava in compagnia di un attore nostrano. Natasha Richardson, figlia di Vanessa Redgrave, faceva colazione con Franco Nero, ex compagno della madre. Ha scelto Trastevere, invece, la sensuale Uma Thurman. Piazza del Popolo è stata la scenografia perfetta di un altro pranzo da star. Al Bolognese la modella ex compagna di Hugh Grant, Liz Hurley e il marito, il miliardario indiano Arun Nayar, hanno assaporato i sapori della cucina made in Italy. Ma non c'è festa dell'alta moda senza blasonati. Al tavolo accanto c'era la sempre bellissima Carolina di Monaco, con il marito Ernst, principe di Hannover: allegri e con tanta voglia di apprezzare le golosità made in Italy. Con loro anche Mario D'Urso, infastidito dal pressing dei paparazzi. Ma come rinunciare a un indimenticabile sabato stile Dolce Vita?


ROLLING STONES A ROMA

Domenica 08 Luglio 2007

Via Urbana in delirio per i Rolling Stones


di LAURA BOGLIOLO

«Ehi Mick, a pic please!». C'erano decine di fans ieri a salutare con grida e flash i quattro esplosivi Rolling Stones che a sorpresa hanno trascorso il pomeriggio alla Recording International di via Urbana. A riunire i quattro principi del rock è stato Martin Scorsese che ha scelto proprio Roma per far visionare per la prima volta a Mick Jagger, Keith Richards, Ron Wood e Charlie Watts il documentario che il regista premio Oscar ha girato sulla vita delle pietre rotolanti. La pellicola, prodotta dalla Bim Distribuzione, si chiama “Shine a Light” (Brilla una luce) ed uscirà in Italia il 22 settembre. Il primo a uscire dalla sala di registrazione è stato Jagger, che ha salutato la folla di fan e curiosi che ha piacevolmente sconvolto il sabato pomeriggio del Rione Monti. Camicia a quadri e canottiera bianca per l'irresistibile gigante del rock che venerdì sera ha immortalato un pezzo di storia della musica nella psichedelica cornice dello Stadio Olimpico. Dopo Mick a raccogliere i flash dei fans sono stati Keith Richards, in compagnia dell'immancabile bandana e sigaretta, Ron Wood, il più disponibile con i fans e Charlie Watts. Per ultimo, in giacca e cravatta, è comparso Martin Scorsese, che farà “brillare” le stelle del rock in un attesissimo documentario.

FOTO, VIDEO E ALTRO SUI ROLLING STONES ALL'OLIMPICO >>


Sabato 07 Luglio 2007 Cronaca, pag. 57

Anne Hathaway e Martin Scorsese
con gli Stones


di LAURA BOGLIOLO

Scossi dal ritmo rock, accarezzati da una lingua gigante simbolo delle storiche boccacce di Mick, scatenati e adrenalinici in curva come in tribuna d'onore per cantare Ruby Tuesday e Angie. I Rolling Stones ieri allo stadio Olimpico hanno calamitato un parterre d'eccezione di stile hollywoodiano. Nel super-protetto backstage post concerto c'era la bellissima Anne Hathaway, la Pretty Princess del Diavolo veste Prada, osannata dai flash dei fans. Tra i più attesi il regista Premio Oscar per Martin Scorsese e l’attrice Sienna Miller. Anche i vip made in Italy si sono confusi tra la folla dei fans per intonare I'm Free e Jumpin' Jack Flash. Al blues Alex Britti ha preferito per una notte il rock purosangue della band britannica. Insieme a lui anche David Zard, Antonello Venditti, Luca Barbareschi, Carmen Consoli ed Elisa hanno applaudito l’intramontabile gruppo rock. Nascondono bene qualche capello grigio sotto cappellini neri con lo stemma dei Rolling Stones gli stoniani di vecchia data che hanno aspettato la notte del concerto in un raduno di oltre 300 fans al locale del Centro Nag's Head e che si sono ritrovati in curva sotto lo striscione “Mick, finalmente a Roma!”.

 

CINEMA
Giovedì 22 febbraio 2007, Nazionale, pag. 23
CULTURA/ALPHA DOG, IL FILM DI CASSAVETES

Giovani vite da videogame
Il gioco e l'orrore, facce della stessa medaglia
Gli adolescenti americani di Alpha Dog a confronto con quelli italiani

DI LAURA BOGLIOLO


Il mondo dei padrini senza rughe non perdona. Raccoglie il soffio del potere, affina gli artigli e sbrana Carne Fresca. Tutto può succedere nelle ville di Los Angeles dei liceali di buona famiglia, proprio come nel finale di un videogame dettato dagli angoli bui di un cuore facile e senza più coscienza che rapisce un ragazzino senza rendersene conto, lo arruola nel branco e lo giustizia senza pietà. Tutto in nome della devozione di un cane senza padrone che trova in Alpha Dog l'asse della sua vita. Al Metropolitan di via del Corso i giovani del Visconti, La Sapienza e la Luiss tifano fino alla fine per Carne Fresca, Zack, il quindicenne ucciso dalla banda di Johnny Truelove. Lorenzo, 17 anni, del Visconti, Cristiano, 20, studente de La Sapienza, sperano in un barlume di lucidità in Elvis e Frankies che barcolla tra coscienza e incoscienza fino a quando accompagna la vittima diventata amica accanto alla sua fossa. Ma ormai la scelta è stata fatta. Irremovibile e inattesa come le stelle che sorreggono il deserto che assiste alla scena. E tra il pubblico nessuno resta sorpreso o si commuove per le lacrime di Zack quando sta per essere ucciso. Perché liceali e studenti universitari credono che . Droga, omicidi e violenza. Ognuno ha il suo Alpha Dog da raccontare. Il bullo di Lorenzo V. , quello del liceo con qualche pelo in più sulla faccia che detta legge tra i corridoi e chiede soldi per il riscatto del cellulare rubato. Fino al caso più estremo. Quel bulletto di Racalmuto, in Sicilia, bruciato vivo a 23 anni vicino al cimitero e alle parrocchie di Ragalpetra raccontate da Sciascia <<perché dava fastidio>>. . Uno spintone, una vendetta iniziata per gioco e tutto può succedere. spiega Michele Lo Marco, 28 anni, studente della Luiss. Anche confondere il reale e l'orrore della fantasia, perché la forza del branco è tale da interpretare con il vizio del virtuale facce, corpi e decisioni da boia. E quel limite tra normale e violento, bene e male è così sottile che il film di Cassavetes non è poi così lontano dallo spensierato 'Notte prima degli esami. Oggi' di Brizzi. spiegano i ragazzi. Si può diventare buoni o cattivi, nessuno può essere sicuro per nascita, il passo tra Paradiso e Inferno è breve, veloce e senza ritorno. Luca e Azzurra di Brizzi come Johnny e Angela di Cassavetes? Magari in un'altra vita, o più semplicemente in quella dimensione parallela dove il limite viene oltrepassato con una bevuta di troppo, una zingarata sfuggita di mano e l'assenza della famiglia. . ribatte un altro ragazzo. Per amore, per vendetta, sotto effetto delle droghe, l'unica certezza dei ragazzi del Metropolitan è l'importanza della famiglia. . E di confondere il gioco con la realtà. Come in un videogame, dove tutto può succedere, anche che Carne Fresca si alzi dalla fossa senza ferite e ricominci a ridere.

STORIE E PERSONE

Giovedì 22 febbraio 2007, cronaca di Roma, pag. 41
I PRETI CHE VIVONO IN TRINCEA

Paura e preghiere a Sant'Agata:
tutti a messa, ma sotto scorta

Dopo la chiusura per furto il rettore ha riaperto la chiesa solo per la celebrazione

DI LAURA BOGLIOLO

Si affaccia alla finestra con lentezza stando attento a non farsi vedere, indica un ragazzo moro, trasandato, barcollante che gioca con due cani vicino alle panchine diventate letti sporchi e poi si ritrae velocemente. Don Giovanni Pittorru, Rettore di Sant'Agata a Trastevere, è barricato nei locali sopra la chiesa di piazza Sonnino, presa d'assalto due giorni fa dagli sbandati della zona che lo hanno minacciato e quasi aggredito perché volevano soldi durante la messa delle 17.
Don Giovanni ieri mattina ha chiamato una delle fedeli e le ha chiesto di non venire ad aprire il portone alle 8.30 come fa sempre. . La mattinata trascorre lenta, accanto ai passi di tante signore anziane che si fermano davanti alla chiesa chiusa, scuotono la testa e fanno il segno della Croce. . . Sandra corre veloce verso casa a viale Trastevere, lanciando sguardi di paura al gruppo di vagabondi che piantonano l'entrata della chiesa. Una decina di uomini ubriachi, con le braccia arrossate per quei buchi di siringa, mentre si scambiano piccoli oggetti, fanno pipì a cielo aperto e non tolgono mai lo sguardo dalla finestra di Don Giovanni. Il portone della chiesa è imbrattato di scritte, dietro l'angolo, vicolo di Sant'Agata racconta notti di droga libera. <Lì si vanno a bucare> spiega Don Giovanni, scosso e con gli occhi tristi. <E' molto doloroso, ma si tratta di sicurezza, il mio cuore è sempre stato attento a chi soffre>. Sin da bambino, nella sua Gallura in Sardegna, . E anche oggi poco è cambiato. Don Giovanni ha donato molto alle stesse persone che lo hanno aggredito, . Ha fatto dormire nella sua casa uno di quei ragazzi, ha assistito di notte una ragazza che soffre di epilessia procurandole le medicine necessarie. . Può però sfamarli. Don Giovanni mostra il buono per una pizza e una bibita non alcolica alla vicina pizzeria Salernitana. . Un mese fa infatti il Rettore di Sant'Agata è stato aggredito con un coltello . .
Alla messa delle 17 partecipano in molti anche se c'è un po' di tensione e un carabiniere entra ed esce dalla chiesa continuamente. Intimorito, ma coraggioso, guardiano delle anime di Trastevere, ma anche della loro incolumità fisica, Don Giovanni cerca di rassicurare i fedeli e dà appuntamento per la messa delle 20. La chiesa è piena nel giorno delle ceneri, nessuno ha voluto rinunciare. Il portone resterà aperto. . Insieme a lui c'è anche Giampiero Romani, governatore della Confraternita del Carmine in Trastevere. . Stringe mani e saluta Don Giovanni. . Accanto ai suoi fedeli il Rettore ha finalmente ritrovato serenità, ma non dimentica gli sguardi taglienti che lo aspettano sulla piazza.

 

14 febbraio 2007, Nazionale, Cultura
Notte prima degli esami. Oggi
Il flash Mob

Tutti nudi a Firenze

DI LAURA BOGLIOLO

Parola d'ordine sussurrata e la missione ha inizio. Gli orologi vanno sincronizzati su www.portale.it/orario.htm, il foglietto con le istruzioni consegnato dagli organizzatori viene letto di nascosto. L'ordine è di disperdersi dopo un minuto. L'azione di breve durata è concordata rigorosamente sul web. A far scattare i dormienti della Rete di solito è un'e-mail dove si dà solo un appuntamento e si aspetta. Siamo dentro il flash mob. Basta seguire le istruzioni e non svelare a nessuno il perché di quelle richieste folli. 'Il galateo secondo Alvaro Vitali', 'Pinocchio2, la vendetta'. Così nell'estate del 2003 il primo flash mob europeo a Roma sconvolse i commessi della libreria di Messaggerie Musicali a via del Corso sommersi da richieste di titoli impossibili. La folla in movimento ha colpito tutta Italia. A Treviso piazza dei Signori è stata invasa da giovani che indossavano calzini colorati. A Firenze sotto il campanile di Giotto hanno suonato campanelli. A Milano nascono i flash mob durante i matrimoni. Il contagio arriva dagli Usa: qualche anno fa a Manhattan 200 persone hanno fatto la stessa richiesta in un negozio, 'il tappeto dell'amore'. I flash-mobber sono i figli del Web 0.2 che fa diventare protagonista l'utente, così come piace ai giovani, gli stessi descritti da Brizzi, estensione naturale di mouse, T9, Youtube e Wikipedia. Nel film il flash mob è senza veli. Centinaia di ragazzi si mostrano nudi a Castel Sant'angelo. E sul web (www.flashmobitalia.info) è subito scattato l'omaggio al regista. Il 14 febbraio (giorno dell'uscita del film) alle 15.45 a Firenze al Prato delle Cornacchie delle Cascine i partecipanti del flash mob si dovranno spogliare completamente e per 30 secondi gridare "W la libertà!". I passanti sono avvertiti…

Martedì 09 Gennaio 2007, Nazionale
CULTURA, L'USCITA DEL FILM APOCALYPTO

La corsa dei minori alle sale aperte a tutti

di LAURA BOGLIOLO


LA DELUSIONE serpeggia nei corridoi del cinema Maestoso sulla via Appia Nuova. L'ora della censura scatta alle 17,30 quando la responsabile del cinema armata di pennarello rosso scrive sulla locandina appesa all'entrata "V.M. di 14". "Apocalypto ce lo siamo giocato". Un gruppo di liceali under 14 chiede spiegazioni, ma non è soddisfatto della risposta: "Il film è vietato, ce lo hanno appena comunicato". Niente Jaguar Paw, sacrifici umani per le divinità e avventure del regno dei Maya da ieri per i più piccoli che hanno iniziato il tam-tam di sms per sapere come va dall'altra parte della città. Perché il divieto non è scattato alla stessa ora. Anzi, in alcuni casi, i gestori del cinema non sapevano nulla della comunicazione. Continuano ad entrare giovanissimi allo spettacolo delle 19 e delle 22 al Roxy Parioli di via Luigi Luciani e al Galaxy di via Maffi. C'è chi dal quartiere Prati si trasferisce sulla Tuscolana per vivere il brivido di un film vietato col "fuso orario" nella capitale. Marco e Giuliano, 13 anni, hanno provato ad entrare allo spettacolo delle 17,30 al Giulio Cesare, ma il divieto per il film di Mel Gibson è stato assoluto, "senza possibilità d'appello". E' così iniziata la corsa verso la metropolitana che li ha portati al cinema Atlantic di Cinecittà dove c'è solo un cartello nel quale i gestori del cinema in accordo con l'Associazione Nazionale Esercenti Cinema "consigliano ai minori di 14 anni di vedere il film solo se accompagnati dai genitori". I genitori non ci sono, ma si entra comunque. "Dopotutto - spiegano i ragazzi - è solo un consiglio, siamo sicuri che il film non ci spaventerà". Secondo le autorità la comunicazione sul divieto è stata tempestiva. "E' partita in tempo reale al ministero degli Interni per le prefetture, all'Agis e all'Anica dove ci sono le associazioni dei distributori e degli esercenti", ha spiegato Gaetano Blandini, direttore generale per il cinema presso il ministero dei Beni Culturali. "La comunicazione del Codacons è arrivata alle 16,30, il nostro intervento è di un'ora dopo. Si è data così attuazione alla decisione del giudice". E il finale della diatriba legale era già nell'aria. "Prima o poi dovevano vietare Apocalypto". Sara De Santis, 35 anni, ha l'età anagrafica per vedere il film, ma a metà spettacolo esce dalla sala dell'Admiral di piazza Verbano. "E' troppo violento, non ce l'ho fatta, il Codacons e il Tar avevano ragione". Ma intanto la corsa alla sala senza divieto continua.

 

10 febbraio 2007, Cronaca di Roma, chiusura degli stadi

I blogger la pensano così

DI LAURA BOGLIOLO


<Che tristezza la domenica senza calcio!> firmato Pane&Pallone. I blogger romani lanciano pagine in pixel per gridare la loro rabbia contro le partite a porte chiuse, i controlli esagerati e il rischio di non vedere più la Roma in trasferta. Nella pagina dei commenti di www.asromaultras.it si discute sulle nuove norme anti-violenza. . Tifosinrete.blogspot.com lancia un sondaggio che boccia senza incertezze le partite a porte chiuse considerate come . E Tervor_60 fa una proposta: niente più stadio, . Su http://blog.libero.it/asr192 si parla invece del , dei romanisti pronti a fare una colletta per ospitare i tifosi del Parma e del ritorno dei bambini allo stadio. C’è poi chi cerca di fare distinzioni: <l'omicidio dell'ispettore filippo Raciti non è stato compiuto da ultras o da rivoluzionari> si legge su Nextcon.blogspot - ma da delinquenti . I blogger romani sono quindi decisi a non abbandonare la loro passione anche se sono sconvolti dall’omicidio Raciti a cui si dedica una poesia. Su Missfogo.splinder.com si legge: ‘vi regalo un fiore per tutte le volte che venite chiamati sbirri, perché non esistono solo persone che vi disprezzano’.

3 gennaio 2007, Cronaca di Roma

Giovanni Baglioni a Trastevere per il suo primo concerto


DI LAURA BOGLIOLO

Tornerà a febbraio con una nuova serata tutta da solo. A Lettere Caffè, naturalmente. Questa è la risposta di Giovanni Baglioni, classe '82, figlio di quell'"Avrai" di papà Claudio, alle richieste lasciate scritte dai suoi già tanti fans sul libro degli ospiti del locale di Trastevere alla fine della sua prima esibizione da solista. In quella serata aveva folgorato tutti. La sua arte è la chitarra per un assolo acustico di pezzi di Michael Hedges, l'artista che lo ha "fulminato" facendogli nascere la voglia di suonare musica contemporanea. Giovanni parla di Internet come fonte d'ispirazione, scherza sulla non-voglia di cantare e dei soldi necessari per stampare gli spartiti delle composizioni più difficili. "Quasi 100 euro di fotocopie" per la complicatissima Aerial Boundaries suonata prima dell'entusiasmante Air Tap di Erik Mongrain eseguita seduto percuotendo le sei corde della Takamine come se fosse un pianoforte. E poi la composizione dedicata al suo maestro, Pino Forestiere, e "Dalla cenere", assolo che scuote il pubblico. "Ho iniziato a studiare chitarra tre anni fa, ma è la mia compagna di giochi da quando ho 8 anni". A regalargli la prima chitarra elettrica è stato papà Claudio che insieme alla mamma Paola Massari lo volevano direttore d'orchestra.



Sabato 23 dicembre, NAZIONALE, INTERNI, PAG. 13

E SE TI REGALASSI UN'IDEA?

di LAURA BOGLIOLO

ROMA - Il bon ton natalizio funziona così: ripetere un numero x di volte "che bello", simulare sorpresa e felicità ed evitare di fare smorfie, nonostante le solite sciarpe, maglioncini, insalatiere decorate. Ma stavolta proviamo a cercare un regalo diverso, usando fantasia e originalità nelle botteghe del centro di Roma, rispettando una regola ferrea: tutto rigorosamente sotto i 20 euro. Difficile? Possibile.
Si va sul sicuro con i prodotti dei Monasteri, un negozio che offre le specialità dei monaci delle Abbazie d'Italia: ci sono l'elisir della felicità o quello della lunga giovinezza (12.50 euro) a base di principi attivi per mantenersi forti, risultato di antiche formule delle scuole mediche di Salerno e di quella chirurgica di Preci. Bastano poche gocce per trovare sollievo. Non si rimane giovani, ma sicuramente, assicurano gli antichi testi dei monaci, si allontana la vecchiaia. Prodotti naturali e solidarietà anche all'Erboristeria Pontificia: una confezione di saponi fatti a mano nel villaggio thailandese di Chiang Mai costa 9.50 euro; il ricavato della vendita va a favore dell'associazione LunAroma che fa assistenza alle ex prostitute del luogo. E che dire delle cordicelle di incenso di carta di riso e oli essenziali prodotte da una tribù del Nepal (15 euro)? Loro le appendono all'ingresso delle case per cacciare demoni e cattivi pensieri. Sempre utili.
I fidanzati romantici con la voglia di raccontarsi possono regalare un blog al proprio partner e proporgli di tracciare sui pixel la loro storia d'amore. Da Internet alla nuda terra: perché non regalare i bulbi di tulipano (dai 3 ai 5 euro a sacchetto in qualsiasi vivaio), che si piantano oggi per vederli sbocciare a primavera. Appassionati di archeologia? Da A.n. Minerali ci sono pietre, conchiglie e fossili del periodo cretaceo che non superano i 15 euro. Per un Natale doc, la Bottega Danese e i suoi prodotti scandinavi, patria di Babbo Natale: dalle ciotole in legno artigianali (20 euro) ai portacandele in cristallo (15 euro). Spazio ai piccoli alla Città del Sole con il Mini Sound Detector (15 euro) e il microfono direzionale (19) per ascoltare i suoni della natura, la confezione di "ciclomessaggi" (19.50) per scrivere mentre si pedala, le penne levitanti (14) e il kit per la pittura a spugna (14). Per gli appassionati di cartoleria è d'obbligo una visita all'Antica Cartotecnica che odora di inchiostro e pastelli Giotto anni Cinquanta. C'è un angolo nascosto dedicato ai primi del Novecento, con scaffali pieni di rubriche e libri mastri degli anni Venti (20 euro), quaderni con copertine nere, penne, calamai e matite usate dai nostri bisnonni. Dal Papiro si trovano anche sigilli personalizzati (15 euro), penne e pennini in vetro (16 euro), agende dei viaggi e dei vini in carta decorata a mano dagli antichi maestri fiorentini (22.50), carte da lettere con le iniziali (17.25) e una pergamena per tracciare il proprio albero genealogico.
Per gli appassionati di motori, tappa ai negozi della Ferrari. Tra i gadget più richiesti il set di gomme per cancellare a forma di cerchioni luccicanti che ricordano gli sprint della Rossa di Maranello (12.50). Tanti i fan anche per un'altra intramontabile passione: la Vespa 98 cc. del 1946. Dopo quasi sessant'anni e sedici milioni di esemplari prodotti, lo scooter della Piaggio rimane una vera leggenda, celebrata nel negozio Brucante dove si trovano poster e modellini che variano dai 6 ai 15 euro. E' affollatissimo anche l'angolo di "Quattroruote": un tavolo con le vecchie edizioni della rivista dedicata ai motori. Si arriva fino alle edizioni del 1962 e con 4 euro si porta a casa un pezzo di storia made in Italy. Ma c'è anche il Natale solidale. Con la Lav si adotta un cane maltrattato (26 euro), con il Wwf si protegge l'elefante Kiluba (20 euro), mentre con Sole Terra con l'acquisto del Kit Fiori (10 euro) si aiutano i bambini dell'ospedale oncologico di Kiev.

22 novembre 2006, pag. 49 Cronaca di Roma
Piazza Venezia: oltraggio all'arte sacra
di LAURA BOGLIOLO


Da una parte il Campidoglio, dall'altra l'Altare della Patria. In mezzo si interseca e svetta tagliando l'azzurro cielo capitolino di piazza Venezia la chiesa di S. Maria dell'Ara Coeli. Fotogrammi della città più bella del mondo. Reciterebbe così il copione di una guida capitolina, ma stavolta le dissertazioni culturali non bastano per descrivere la Roma che cambia, in peggio, proprio a pochi passi dalla sede dell'amministrazione comunale. Provenendo da
piazza Venezia, passando accanto al Vittoriano in direzione del Teatro Marcello, ci sono gruppi di turisti e cittadini che fissano l'affresco della Casa Romana dell'Ara Coeli, una delle abitazioni della Roma imperiale. Il Cristo, alla sua destra la Madonna, alla sinistra gli angeli e poi qualcosa che distoglie l'attenzione dall'arte e insospettisce. A qualche metro di distanza potrebbe sembrare una macchia di smog. Avvicinandosi ancora di più l'inganno della vista svanisce e lascia spazio alla peggiore delle ipotesi. Ci sono escrementi che sfidano la forza della gravità sull'affresco della Casa Romana dell'Ara Coeli, proprio dove la Sibilla predisse ad Augusto la venuta in terra di Gesù Cristo, “Haec est ara filii Dei”. Un luogo storico, denso di significato religioso, che da settimane giace ostaggio di uno scempio che sembra non avere precedenti. Possibile che qualcuno abbia osato tanto? I romani, mentre aspettano alla vicina fermata dell'autobus 170, lanciano ipotesi. Dalle più tristi, «qualcuno ha tirato una zolla di escrementi di cavallo», alle più ottimistiche, «ma forse la zolla era sulla strada e un'auto passando l'ha calpestata e il risultato è quel mosaico oltraggioso». Ma l'opera, custodita per secoli dai Frati Francescani Minori a cui Innocenzo IV cedette la chiesa, è troppo in alto e distante dalla strada per trasformarsi in un facile bersaglio del traffico. Il mistero resta, proprio in quell'angolo di Roma dove un tempo i sacerdoti erano soliti predire il futuro mediante l'osservazione del volo degli uccelli. E stavolta il presagio è davvero triste.

19 agosto 2006, Cronaca di Roma

Liz Taylor da Los Angeles: quei sandali sono i miei

di LAURA BOGLIOLO


Un paio di sandali turchesi misura 36 custoditi gelosamente in una vetrina di un ristorante del centro di Roma e una lettera arrivata da Los Angeles qualche giorno fa che certifica l'originalità delle scarpe regalate nel '62 durante le riprese del film Cleopatra nella Cinecittà degli anni della Dolce Vita. Più di un anno di riprese per il kolossal prodotto dalla 20th Century Fox costato 44 milioni di dollari e interpretato dalla diva di ogni tempo, Liz Taylor. Il camerino dei due premi Oscar è invaso dai 65 costumi di scena disegnati da Irene Sharaff, un paio di sandali turchesi usati per calpestare i set maestosi del film costruiti negli studi di via Tuscolana, dalle guardie del corpo che proteggono anche i gioielli dai quali Liz non si separa mai e tubetti di antidolorifici per il male alla schiena che la tormentava da quella caduta da cavallo nel film “Torna a casa Lessie!”. Massaggi ogni giorno per alleviare il dolore, una bottiglia di liquido per lenti a contatto (da vista? o quelle colorate che donavano il magico viola allo sguardo della Taylor?) e il pranzo portato da Mimmo Cavicchia, allora personal-gourmet dell'attrice che amava i suoi piatti a base di prosciutto, mozzarella, spinaci crudi e cannelloni di pollo. Tra la Taylor e Mimmo nacque una grande amicizia. Il ristorante di Cavicchia, La Taverna Flavia, si trasformò nel rifugio della diva e di Richard Burton, il Marco Antonio del film, futuro marito di Liz per due volte. Le riprese a Cinecittà stanno per finire e Mimmo chiede un ricordo alla Taylor. Liz prende i sandali turchesi indossati sul set nascosti in una scatola dorata nel camerino e li dona al suo amico romano in segno di affetto. Un'amicizia cresciuta negli anni. Mimmo è stato anche invitato nella villa di Los Angeles dell'attrice per ben due volte. «Mi regalò un altro paio di scarpe nere con tacchi in cambio di un prosciutto che le portai da Roma...» ricorda. Quelle scarpe furono in seguito rubate, mentre i sandali turchesi sono ancora custoditi nel suo ristorante nella sala Little Liz dove Mimmo fa ha ricevuto una visita a sorpresa. Deluce Wilnding, la nipote di Liz, venuta a Roma per portare i saluti della zia al suo amico Mimmo. «Credevo fosse uno scherzo - spiega Mimmo - e invece poi mi ha dato il numero di telefono della Taylor, l'ho chiamata, è stata un'emozione grandissima». Liz ancora si ricorda di quei sandali. «Hai ancora le mie scarpe?» ha chiesto, «vorrei che tutti sapessero che sono veramente le mie». «Non credevo alle mie orecchie - dice Cavicchia l'avvocato-gourmet - Devo aver balbettato qualcosa per ringraziarla. Poi ho sentito che spiegava con precisione a una sua segretaria cosa desiderava venisse fatto». «Cinque minuti dopo un'altra telefonata da Los Angeles - racconta emozionato e divertito l'amico romano di Liz - Questa volta era di Pamela la segretaria particolare che mi annunciava che avrei ricevuto una lettera con la certificazione dell'autenticità di quei sandali: il regalo di un'amica vera». Ed eccolo il testo di questo singolare certificato: “I sandali turchesi della Taverna Flavia sono un personal gift di Liz Taylor al suo amico Mimmo e sono stati indossati sul set di Cleopatra”. Le stesse scarpe calzate nel '62 da Liz Taylor che a 74 anni, affetta da una grave insufficienza cardiaca, dopo una vita di successi e scandali e una stella sulla Hollywood Walk of Fame al numero 6336, ancora non ha dimenticato.


luglio 2007, CRONACA DI ROMA, CONCERTO DI BATTIATO

Seimila in delirio, la cura Battiato funziona


di LAURA BOGLIOLO

Una Fiesta come non si era mai vista per seimila persone. Immersa in un mix di rock, sound classico, arti e chitarre elettriche. Il sacro e il profano stampato su spartiti invade Capannelle ritmata dai cori degli "Abbattiati" avvolti nelle bandiere della Trinacria. "Facciamoci sentire", grida Davide Rombaldi , 26 anni, di Catania. L'appuntamento per i fedelissimi di Franco Battiato in concerto ieri al Roma Rock Festival era alle 18.30 davanti alla biglietteria. Un raduno pre-concerto per centinaia di fans da tutta la Penisola, organizzato sul forum del sito del fan club www.fanbattiato.com per lo scambio di cimeli: da Pollution, secondo album dell'artista nella versione per il mercato giapponese, a quello che i collezionisti chiamano il feticcio, ossia il cd Telaio magnetico, autografato. Alle 20.30 via al Battiato-watching: appostamenti strategici alle entrate per vedere il suo arrivo. Un grido: "Eccolo!". Corse per strappare una foto e un autografo all'autore di "La cura" e di tante altre creazioni meravigliose. Alle 21.30 sale sul palco l'artista newyorchese Joan As Police Woman . L'entusiasmo esplode quando compare il cantautore dalla mente vulcanica come quell'Etna sotto cui è cresciuto. Battiato canta seduto su un tappeto persiano illuminato da sfere bianche. È grande, anche quando mentre canta "Le stagioni dell'amore", si accorge del malore di una ragazza e interrompe il concerto chiedendo soccorsi per la spettatrice. Che, dopo poco, si riprende. E lui ricomincia il canto, accompagnato dall'orchestra regionale della Toscana, il poeta-filosofo Manlio Sgalambro , Angelo Privitera e i giovani rocker Fsc .

18 luglio 2006, Cronaca di Roma, PAG. 43
CONCERTO DEPECHE MODE ALL'OLIMPICO

Mastrandrea e Silvestrin in coro con i Depeche Mode


<i'M gRACE, FROM hOLLAND>. Sdraiati sull'asfalto davanti all'Olimpico, armati di pennelli e bombolette spray. Dipingono gli striscioni portati da Siracusa, Amsterdam e Trastevere. C'è anche chi si cambia dentro l'auto perché dall'ufficio non ha fatto in tempo a passare a casa. Dorso nudo, gilet nero di pelle stile Dave e cresta laccata in testa. La loro più che una passione è una devozione per quel sound introverso e magico che li ha portati a Roma da tutta l'Italia. Dave Gahan, Martin Gore e Andrew Fletcher, i Depeche Mode e i loro 25 anni di electro pop inglese incoronati Re di Roma ieri sera in un Olimpico da sold-out con 80mila presenza. Il concerto del ''Touring the Angel 2006 'scalda le vie della Capitale con caroselli di clacson e bandiere al vento per l'arrivo dei , come i fan chiamano la band cult degli anni Ottanta. . Per Elisa Diotallevi, 37 anni romana, è e che esplode davanti alle immagini caledoiscopiche dei sei maxi-schermi dello stadio. grida Marco Curticelli, bolognese, del fan club, che ha già visto le date di Berlino e che ha collaudato la scenografia dei fan. . I DM-maniaci sono pronti. spiega Orietta Dell'Asta, 24 anni, studentessa di Catania.. Prima gli scozzesi Franz Ferdinad, special guest della serata, poi finalmente i tre di Basildon, protagonisti di questa notte dark e pop. Luci spente e solo grida quando il palco mobile invade il campo accerchiato da giochi di luci, navicelle spaziali e l'enorme sfera che lancia messaggi tra la folla che ormai è una sola onda di emozioni e grida per i grandi successi: da "Personal Jesus" a "Just Can't Get Enough", da "Never Let Me Down" a "Enjoy The Silence" fino alle ultime hits dell'undicesimo album "Playing The Angel".

28 LUGLIO 2006, Cronaca di Roma, PAG. 45
Raduno di harley, a Rock City tutti in sella

DI LAURA BOGLIOLO


A cavallo dei mitici big twin americani per festeggiare anni passati a divorare asfalto. Ieri sera al Rock City dell'Eur (via delle Tre Fontane) un'unica colonna sonora ha accompagnato la notte: l'inconfondibile sound del propulsore bicilindrico della Harley Davidson per una serata dedicata allo stile Road 66. Harleysti e free bikers di Roma e provincia hanno sfilato nel villaggio musicale dell'Eur nella serata dedicata alla mitica moto made in Milwaukee nel 1901 che da decenni raccoglie appassionati di tutto il mondo. Centinaia le bandane e le magliette con l'inconfondibile aquila tutta americana. I pantaloni sono rigorosamente in pelle e gli stivali con le borchie. Centauri con lunghe barbe e adesivi di tante nazioni per ricordare i lunghi viaggi sulle due ruote percorsi in solitaria o in compagnia di altri amanti della big twin che ha fatto impazzire generazioni intere. Si celebra il mito della moto ''selvaggia'' per eccellenza, quella amata da James Dean, Marlon Brando, ma anche Mickey Rourke e George Clooney. Ci sono gli harleysti ma anche curiosi, famiglie intere e bambini incantanti davanti ai giganti della strada. Sfilano Harley Davidson stile cutom, live hard, dragster, ma anche quelle meno rifinite, più primitive. Tante anche le donne pronte a festeggiare per un raduno tutto particolare che ha visto gli harleysti esibirsi in giri di pista acrobatici. E poi tutti sotto il palco a cavallo delle moto per assistere al concerto dei Backstreets, tribute band di Bruce Springteen. Tanti i successi che hanno fatto impazzire a suon di rombi e accelerate i centauri: da I'm On Fire, No Surrender e Glory Days a Dancing in The Dark. Tutti ad urlare Born in the Usa, tutti nati in America, almeno nel cuore conquistato dalla Harley.


19 aprile 2006 Cronaca, pag 35

Benedetto XVI e Ciampi al Natale di Roma
DI LAURA BOGLIOLO
Nei tempi antichi la chiamavano Palilia in onore della Dea Pale, protettrice dei pastori. Nel Terzo Millennio il Natale di Roma è sinonimo di arte, musica, trionfo della romanità e del sacro. Perché al concerto delle 21 all'Auditorium Parco della Musica ospiti d'onore saranno il Pontefice Benedetto XVI e il Presidente della Repubblica Ciampi. I festeggiamenti iniziano giovedì alle 22.30 con Aspettando la mezzanotte al Foro Romano. Appuntamento alla Terrazza tra via Clivo Argentario e via San Pietro in Carcere per l'evento organizzato da Alessandro Cochi, consigliere del I Municipio della Commissione Cultura, coordinatore di Identità e Tradizione, che invita i romani a celebrare con letture di brani tratti dai classici latini e canzoni popolari, l'origine ed i fasti della Caput Mundi.
I primi a scendere in campo il 21 aprile saranno gli affezionati del Gruppo Storico Romano che alle 9 a Porta San Sebastiano celebrano la cerimonia d'apertura della Porta Appia. Alle 11 la festa si sposta vicino alla Tomba di Priscilla con la rievocazione del solco dell'Urbe, mentre la sera ci sarà la premiazione del concorso Dea Roma presso il locale omonimo a via Ardeatina. Il festeggiamenti del Gruppo Storico Romano proseguono il 22 con i ludi gladiatori a via Appia Antica e il rito della Palilia alla Bocca della Verità, mentre il 23 si prosegue con la maestosa sfilata in abiti storici dal Colosseo lungo i Fori Imperiali alla quale partecipano quasi 600 amanti di Roma provenienti da tutte le parti del mondo. Esploderà anche l'arte con l'apertura e l'ingresso gratuito a tutti i musei civici della Capitale. Dal Museo di Roma con le mostre Ippolito Caffi. Luci del Mediterraneo e Giuseppe Cavalli. Fotografie 1936 - 1961, al Museo di Roma in Trastevere con il Festival di Fotografia Internazionale di Roma.
Inizierà in concomitanza del Natale di Roma il Festival Concerti e Palazzi, dal 500 ad oggi che si apre con lo spettacolo Sonatemi un balletto presso Palazzo Carpegna. Alle 20.30 si potrà ascoltare musica all'Accademia di Francia di Villa Medici con Le donne e il jazz che propone concerti per riscoprire il jazz al femminile. Infine, al Teatro di Tor Bella Monaca andrà in scena lo spettacolo Radio clandestina di Ascanio Celestini che ricorda l'eccidio alle Fosse Ardeatine.


Mercoledì 26 Aprile 2006, pag. 40

Al XVII Municipio "Pronto baby sitter", servizio a domicilio da prenotare
Se telefonando arriva la "tata"
di LAURA BOGLIOLO

Basta una telefonata e la tata arriva a domicilio. ''Pronto baby-sitter'' è il progetto nato nel Municipio XVII dalla volontà delle mamme. Iniziò tutto con una riunione spontanea tra genitori del quartiere e il presidente Roberto Vernarelli. "Molte mamme - spiega Vernarelli - impegnate in attività lavorative o semplici casalinghe avevano evidenziato la necessità di poter contare su un sostegno pratico per riuscire a godere di una sola ora di tranquillità nel corso della giornata". Negli asili nido non c'era più spazio, chi avrebbe accudito i bambini? Si è pensato ad un'idea rivoluzionaria finanziata dal municipio. Il servizio, nato nel 2004, consente alle mamme di prenotare la propria tata chiamando il numero 338.9444986. Le prenotazioni avvengono il venerdì dalle 18 alle 20. Il servizio, a disposizione degli abitanti del Municipio XVII, è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 9,00 alle 13,00 e dalle 14,00 alle 18,00. Quanto si paga? Solo 3 euro l'ora. Due euro invece se i bambini da accudire sono due. Il servizio viene affidato tramite bando ad un associazione privata che offre tate specializzate a domicilio. Arrivano tantissime richieste anche dai vicini Municipi, ai quali però non si può dare seguito, perché il servizio è riservato ai residente del XVII. Le operatrici sono facilmente riconoscibili per il look: maglietta stampata con il nome del progetto, valigetta contenente materiale ludico - didattico e cartina del territorio. Ma non finisce qui. Perché a luglio e ad agosto c'è ''Baby by night''. Un baby parking gratuito con giochi, cineforum e animazioni. Il sabato sera i genitori possono lasciare i piccoli nell'asilo by night presso lo spazio ''Bimbo mio'' di via Cantore 4, vicino a piazza Mazzini. Mamma e papà possono godersi una serata estiva in giro per la capitale, mentre i bambini vengono accuditi in uno spazio baby divertente. Il servizio è completamente gratuito (per informazioni e prenotazioni: 06.3700510, 3476886520). Nel Municipio, che comprende il quartiere Prati e Della Vittoria, con una popolazione di oltre 71.200 abitanti, ci sono altri due Spazi Baby che accolgono bambini dai 18 ai 36 mesi (Via A. Emo, 8, Tel 06.39726732, Viale Angelico, 28, Tel 06.3720043, orari 8-13,14.30-19.30). Per l'accesso è valida la stessa lista di attesa per gli Asili Nido. Se tramite tale lista si ottiene il diritto all'accesso al Nido, si potrà optare per l'iscrizione allo Spazio Baby in alternativa al Nido. L'accoglienza si articola su due fasce orarie di cinque ore ciascuna. E il 3 aprile è nato ''L'asilo nido che non c'è'', la struttura di via Fornovo 10 autogestita dal comitato spontaneo dei genitori dei bambini in lista d'attesa per gli asili nido. Ospita 70 bambini e non ha ottenuto l'autorizzazione dell'Asl "perché - come spiegano dal Municipio - l'ingresso della struttura non è perfettamente al livello stradale".


14 aprile 2006, cronaca
Musei aperti per ferie

DI LAURA BOGLIOLO

Le opere di uno dei più grandi maestri del Quattrocento nello splendido scenario delle Scuderie del Quirinale. Antonello da Messina e la ricostruzione visiva del corpus pittorico nel perfetto equilibrio tra il linguaggio italiano e nord-europeo. Ma anche la figura di artista-reporter di Caffi in Luci del Mediterraneo al Museo di Roma e il progetto espositivo a cura di Rudy Chiappino sul percorso artistico di Amedeo Modigliani al Complesso del Vittoriano. Sarà festa nelle case dei romani, ma anche nei musei che consacrano una delle più attive primavere della cultura. Perché anche durante le feste il Sistema Musei Civici e le grandi mostre spalancheranno le porte a romani e turisti. Si potrà trascorrere Pasqua e pasquetta all'ombra di Marco Aurelio e del Festival della Fotografia organizzato da Zoneattive quindi, ma anche lunedì 24 e martedì 25 aprile le più belle dimore museali, le ville e i parchi storici rimarranno aperti. Grande sorpresa poi il 21 aprile, quando il Natale di Roma verrà festeggiato con l'ingresso gratuito nei musei civici.
Al Macro si potranno ammirare le esposizioni di Leandro Erlich, Erwin Wurm e Gianni Dessì. Al Museo di Roma in Trastevere c'è Paesaggi di guerra con le fotografie di Luca Campigotto, Riccardo Mazzoni, Simon Norkol e Lorenzo Pitturi, un percorso che sintetizza il rapporto tra presente e passato, mostrando i grandi eventi della Storia. Al Chiostro del Bramante si potrà fare una full immertion nelle opere di Giulio Aristide Sartorio, uno degli artisti più rappresentativi del simbolismo e del liberty italiano.
''Roma avrà i musei aperti più di qualsiasi altra città europea''. Così Gianni Borgna, assessore alle Politiche Culturali, ha presentato ieri l'iniziativa promossa dalla Sovarintendenza dei Beni Culturali e Zètema Progetto Cultura. ''Dopotutto Roma - ha continuato Borgna - si contraddistingue per un turismo culturale che sconfigge ormai da tempo quello mordi e fuggi e conferma il trend positivo''. Qualche esempio? Villa Torlonia sta registrando una media di 800 visitatori nei giorni feriali e di 1200 in quelli festivi. Perché accanto ai musei ci sono anche le ville e i luoghi storici da visitare. Dai Mercati Traianei, alla Casina delle Civette e Casino dei Principi di Villa Torlonia, fino ad arrivare al Planetario e al Museo Astronomico.
E gli orari? Quasi tutti i musei osservano orario continuato dalle 9 alle 19, altri invece resteranno aperti fino alle 14 (info: tel. 06.82059127). ''Un'iniziativa - ha concluso l'assessore Borgna - che può realizzarsi grazie all'impegno dell'amministrazione comunale ma anche alla disponibilità dei dipendenti''.
Ancora arte ai Musei Capitolini con Tutta Roma ad opera di Martin Parr e Il secolo delle vacanze, retrospettiva dedicata a Henri Cartier-Bresson. Per la prima volta a Roma si potranno ammirare le opere di Giuseppe Cavalli a Palazzo Braschi e infine le immagini del fotoreporter Mario Pondero presso la Sala Santa Rita. Aperti anche il Museo delle Mura, Napoleonico, Pietro Canonica a villa Borghese e la Centrale Montemartini.
E poi le grandi inaugurazioni. Il 21 verrà aperta al pubblico la splendida Ara Pacis ristrutturata sotto lo sguardo attento e la genialità artistica dall'architetto americano Richard Meier. Appuntamento, infine, il 10 maggio con l'inaugurazione del museo Bilotti nell'ex aranciera di Villa Borghese. Il collezionista ha lasciato alla capitale la sua splendida collezione di arte contemporanea che comprende anche quadri di De Chirico.


Lunedì 10 Aprile 2006, nazionale, pag. 10
Speciale manager e stakanovisti
Biagiotti: "Fatica? Per me è un gioco"
di LAURA BOGLIOLO

ROMA - Lavinia Biagiotti, 28 anni, vice presidente della Biagiotti Group, quante ore lavora al giorno?

"Arrivo a lavorare fino a 12 ore, i miei genitori mi hanno insegnato la religione del lavoro, fare sacrifici per raggiungere gli obiettivi senza mai perdere la passione".
Ha dei segreti per resistere allo stress?
"C'è una filosofia che viene dall'Oriente. Dietro la mia scrivania c'è la frase di un filosofo cinese. Dice: "chi è maestro dell'arte di vivere non distingue tra gioco e lavoro, fatica e divertimento". E' un motto che seguo con serenità ogni giorno".
Fa molti sacrifici?
"Non li chiamerei sacrifici, ma regole di vita per arrivare a lavoro piena di energia tanto che i miei collaboratori mi chiamano scherzosamente "duracell". Poi non mi piace la vita mondana, la sera esco poco, cerco di andare a letto presto e programmare la giornata".
E per rilassarsi cosa fa?
"Mi basta una passeggiata e d'estate qualche ora al mare il sabato mattina, ma poi si torna al lavoro, anche nel weekend".


28 febbraio 2006, pag. 49

Da Zero a Centomila l'assalto dei sorcini
DI LAURA BOGLIOLO

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'Tre, due, uno Zero!''. Brividi, battiti, cori e striscioni verso il cielo del Palalottomatica che promette ancora pioggia e freddo, ma non scoraggia i sorcini stretti, anzi abbracciati sotto le capannine fatte di ombrelli colorati, mentre si scambiano panini, foto e poster, quasi come in un rito. Il rito dell'attesa del concerto di Renato Zero, quello che Marta De Santis e Giulia Bevilacqua, 26 anni, hanno già vissuto a Torino. Le pendolari di ''Il cielo'', ''Fermo posta'' e ''Tutti gli zeri del mondo'' mangiano chilometri e inghiottono ore d'attesa per vivere una serata ''con il Mago che ti emoziona e fa bene all'anima''. Marta e Giulia stanno per raccontare la loro avventura torinese, ma guai a svelare la scaletta della serata. Trentenni, quarantenni, ma anche bambini di 8 anni vogliono che Renato, il loro Renato, regali una notte di sorprese. ''Stanotte a Roma c'è stato il terremoto! E' arrivato lo Zeromovimento!'' grida Fabio Mattei, 36 anni, impiegato, maglietta nera del tour di Zerofobia scolorita dal tempo dei 20 concerti visti. ''La maglietta - spiega Fabio - è di mia madre, che ha passato la sua passione per Renato a me''. Il suo primo concerto Fabio lo ha visto a 10 anni. ''Il tour Tregua - spiega Fabio - fu un'illuminazione, Renato mi fa sentire libero''. In oltre 10mila hanno aspettato per ore l'apertura dei cancelli per la prima data romana del tour ''Zero Movimento'' del cantautore che pizzica le corde del cuore da 3 generazioni. Davanti al box della biglietteria c'è ancora qualcuno che chiede se ci sono biglietti. Ma la parola d'ordine per le 4 date romane è ''Sold out''. Tutto esaurito, ma non sul web dove scatta la caccia al biglietto. Marco Lucidi, 44 anni, viene da Modena e ha appena comprato due biglietti a 133 euro messi all'asta sul sito di Ebay.it. ''Ho speso tanto, anzi troppo - spiega Marco - ma non potevo deludere mia moglie, facciamo finta che questa sia la nostra seconda luna di miele, un week-end a Roma e il concerto del nostro Renato''. ''Renato è vero, sanguigno, romano, ma anche cittadino del mondo''. Parola di Sandra Nardecchia, 56 anni, romanissima lei, brasiliana la sua amica Carla fan di Zero nonostante un oceano di lontananza. ''Ho programmato la mia vacanza in Italia in base al tour di Renato Zero, questo sarà il mio primo concerto da sorcina'' spiega emozionata Carla. Qualche minuto prima delle 19 le capannine di ombrelli si chiudono. Piove ancora, ma bisogna prepararsi per la corsa alla conquista dei posti quando i cancelli si apriranno. ''E' bello pescare sospesi su di una soffice nuvola rosa!'', ''Renato fammi Il Dono! Sposami''. ''Siamo Zero assoluto! Ma vicino a te siamo Tutto''. I sorcini scaldano i muscoli per lo scatto finale, ma anche le voci già pronte a recitare cori sotto il palco. Alle 19 si aprono i cancelli. Ressa, ma senza ansia e poi le prime corse per accaparrarsi i posti migliori. Si entra e già il fiato si spezza per l'emozione. Una scenografia futurista, un palco che è quasi un astronave è pronto ad accogliere Renato che alle 21 appare e stappa un boato di grida e applausi. Si inizia con ''Il Jolly", "Guai", "Mentre aspetto che ritorni". E poi "Voyeur", "Magari'' "Fantasmi", fino a "Uomo no" e "La vita è un dono". Due ore e 40 insieme a Renato. Uno spettacolo del cuore per i 10mila sorcini.

12 marzo 2006, pag. 53

Totti e Ilary in platea per Fiorello

di LAURA BOGLIOLO

«Campione!». Lo spettacolo non è ancora iniziato ma gli applausi e le grida sono già esplosi. Entra in campo Francesco Totti, accompagnato da Ilary Blasi poco prima che al Palalottomatica inizi lo show di Fiorello “Volevo fare il ballerino”. Tutto lo stadio è per Totti e lo incita con un applauso. Sono accorsi anche Sergio Rubini, Claudio Santamaria, Lucio Presta, Bobo Craxi per vedere Fiorello. In platea anche la moglie Susanna, la mamma Rosaria e la sorella Katy. Tutto esaurito per le due date romane, attese da tantissimi fans. «Balla, canta, recita, nessuno è meglio di lui!». Franco Giacinti, 49 anni: «Vengo da Augusta e Fiorello rappresenta una speranza, un conterraneo che dal nulla è diventato l'artista più richiesto». Come lui altri 10mila appassionati hanno aspettato l'apertura dei cancelli per ore. Perché Fiorello piace proprio a tutti. Alla famiglia Franti, mamma, papà e due bimbe, che ha parcheggiato quasi a un chilometro di distanza pur di arrivare in tempo. Tantissime ragazze ultratrendy sperano nell'incontro fatidico: «L'ho aspettato 4 ore davanti a Radiodue - spiega Mara Giuliani, 19 anni, studentessa - per avere un suo abbraccio. Stasera voglio una foto». Notte di emozioni, come il duetto di Fiorello con Michael Bublè in collegamento dal Canada: cantano “Home”. E le distanze, come per magia, non esistono più.

16 marzo 2006, pag. 49


Morgan duetta con Battiato e Asia vj: sono notti d'argento


di LAURA BOGLIOLO

Eccentrici, anticonformisti, inimitabili, geniali, provocatori glam, ma soprattutto imprevedibili. Marco “Morgan” Castoldi e Asia Argento sono la coppia delle sorprese, capaci di sminuzzare e riassemblare ogni genere di arte. Lui ieri sera, assalito da fan giovanissime che imitano la sua poco consueta acconciatura, ha reinterpretato una delle opere più intense di Fabrizio De André tratta da "L'Antologia Di Spoon River" di Edgar Lee Masters, con un duetto da antologia con Franco Battiato. Lei, attrice e regista dark, sarà dj venerdì al Piper. Ieri sera l'Auditorium Conciliazione ha accolto l'artista milanese che ha cantato, suonato il pianoforte e l'organo Hammond incantando il pubblico scatenato sulle note di “Non al denaro, non all'amore né al cielo", l'ultimo album dell'ex Bluvertigo. A fare il tifo per Morgan non solo i giovanissimi della tribù electrodarkpsichedelica, ma anche cinquantenni appassionati di De Andrè, curiosi di ascoltare la nuova lettura musicale data all'opera che l'artista scomparso pubblicò nel 1971. La bella attrice e regista dark, mamma della piccola Anna Lou, venerdì sarà invece dee jay performer fino all'alba al Piper di via Tagliamento. Appuntamento alle 24 quando Asia, accompagnata dalla sua sterminata personale collezione di dischi, mixerà sulla plancia del locale vinili d'autore, dal rock elettronico ai Rolling Stones fino alle sonorità house. A sorpresa, accanto alle note più scatenate, Asia Argento proporrà anche passaggi di Vivaldi.

2 marzo 2006, pag. 49
Compleanno per Lou Reed all'Auditorium

DI LAURA BOGLIOLO

Una febbre selvaggia dai ritmi graffianti contagia veloce il popolo del rock'n'roll. Neanche il vento che soffia freddo e crudele davanti all'Auditorium del Parco della Musica scalfisce la temperatura già calda dei fan di Lou Reed. Capelli brizzolati per qualcuno in fila un'ora prima dell'inizio del concerto per assaporare ogni istante della serata che promette un sound scatenato d'autore. Cinquantenni collezionisti di Lp che sperano di strappare un autografo sulla copertina del rarissimo 33 giri ''The Velvet Underground & Nico'' resa famosa dalla banana in primo piano opera di Andy Warhol. Non solo ricordi però. Ci sono tantissimi giovani nella platea della splendida Sala Santa Cecilia. I fan di Lou Reed sono soprattutto ventenni e trentenni battezzati al rock proprio dall'ex leader dei Velvet Underground, . C'è anche chi ha assediato l'Auditorium già dal pomeriggio sognando di incontrare Lou Reed durante il sound check. Nessun avvistamento mentre sale l'attesa per assistere all'unica data romana del ''Winter Tour'' iniziato il 25 febbraio. Alfredo Manfredonia, 24 anni, fa il bis. Ha già assistito al concerto di Firenze e non vuole perdersi quello nella sua città. Anche perché il mercoledì da leoni rockettari vissuto al Parco della Musica è un evento davvero speciale. Non solo per la presenza sul palco degli storici compagni di avventure Mike Rathke, Fernando Saunders, Tony Smith e Rob Wasserman. Ma anche perché alla mezzanotte si festeggia il compleanno di Lou Reed. Sessantaquattro anni scanditi sul palco di un concerto voluto solo per la voglia di cantare senza dischi in promozione. Qualcuno srotola uno striscione con la scritta ''Happy Birthday!'', ma non sa se avrà il coraggio di mostrarlo durante il concerto. Perché Lou Reed, raccontano, è riservato, anche se regalare emozioni come nessun altro. Ed emozionato è anche Matteo, 18 anni, al suo primo concerto del padrino del rock'n'roll animal. Andrea, 26 anni, romano, è in ansia e da giorni sul sito del fan club www.loureed.it lancia appelli disperati per cercare il biglietto. Ma il concerto segna il tutto esaurito ormai da mesi. In più di 2800 hanno preso d'assalto il botteghino dell'Auditorium che in pochi giorni ha segnato il sold out. Alle 21 è ora di far silenzio. Si spengono le luci e le prime note di ''Paranoia Key of E'' fanno esplodere la sala in un lungo applauso seguito dalle grida per ''Rock Minuet'' e ''My House''. Ed è già puro ed entusiasmante rock'n'roll, almeno per una sera.

14 gennaio 2006, pag. 35
VOGLIA DI CINEMA

di LAURA BOGLIOLO

Poltrone rosse, odore di pop-corn e il sogno che inizia. C'è un cuore che batte in 46 sale cinematografiche del Lazio dove, dal 17 gennaio e per tutto il 2006, andare al cinema il martedì e il mercoledì costerà 2,50 euro. Grazie a Voglia di Cinema, iniziativa presentata ieri e realizzata dagli assessorati alla cultura della Regione Lazio e della Provincia di Roma, dall'Anec Lazio con la partecipazione del Cotral, tutta la famiglia potrà assistere alle prime visioni a prezzi stracciati. Il progetto, che esclude per il momento le sale della Capitale, vedrà anche il coinvolgimento di attori e registi nell'ambito di incontri speciali con il pubblico in sala. «Vogliamo sostenere il cinema come esperienza culturale anche nella provincia - ha spiegato Giulia Rodano, assessore alla Cultura, Spettacolo, Sport della Regione - e presenteremo nella Finanziaria regionale altre iniziative come l'anticipazione della restituzione dell'Iva ai produttori cinematografici che scelgono la nostra regione come location per i loro film». Per il progetto la Regione ha stanziato 400mila euro e la Provincia 40mila. «È un'iniziativa che va in contro-tendenza rispetto alle ultime scelte politiche - ha detto Vincenzo Vita, assessore alle Politiche Culturali della Provincia - E poi c'è la moda dei film visti sui cellulari che riduce l'arte cinematografica a un gadget». Soddisfatto anche Giuseppe Ciotoli, presidente dell'Anec Lazio: «Portare i film di qualità anche in provincia è il nostro obiettivo, ridurre i costi favorirà tutte le famiglie». Franco Cervi, presidente del Cotral, ha inoltre annunciato iniziative speciali sui trasporti per favorire lo spostamento da un paese all'altro. Tutti uniti dalla voglia di cinema quindi, anche i testimonial della campagna. Da Andrea Guerra, compositore delle musiche di L'ultimo Bacio, Jun Ichikawa di Cantando dietro i paraventi di Olmi, Silvio Muccino, interprete di Manuale d'amore, e Ferzan Ozpetek, il regista di Cuore Sacro. Ma la voglia di cinema esploderà anche a Roma. Gli assessori Vita e Rodano hanno annunciato che nella Capitale si ripeterà un'iniziativa simile a Cin Cin Cinema: biglietti ridotti nei giorni feriali.

INTERVISTE AI TESTIMONIAL

INTERVISTA A SILVIO MUCCINO
Testimonial di Voglia di Cinema 2006

A 23 anni già tanti film di successo e altri in preparazione. Voglia di cinema letteralmente?
E' la mia grande passione, per questo ho aderito all'iniziativa. Conosco tanti ragazzi che rinunciano ad andare al cinema perché costa troppo e iniziano a scaricare i film da Internet, una vera malattia che rovina il cinema italiano, ma elimina anche l'elemento della socializzazione.
Perché il film visto in sala è quasi un rito
Certamente. C'è un fascino particolare, la possibilità di vedere meglio gli sguardi, le inquadrature, e poi c'è l'elemento umano, è bello ritrovarsi insieme al cinema ed è emozionante decidere di condividere due ore di sogno con qualcuno. Ti costringe ad uscire di casa, a spezzare l'isolamento al quale può portarti il film in Tv o, peggio ancora, sul cellulare, un mezzo che distrugge la poesia del cinema.
Un progetto che aiuterà il cinema italiano quindi
Ne sono sicuro, anche perché i film italiani stanno cambiando. E' finita la fase ''autistica'', intimista. Si fanno film per comunicare con la gente, per essere più vicini al pubblico, per rappresentare i loro sogni e le loro paure con un linguaggio sempre più diretto.
Proprio come fa Carlo Verdone con cui ha finito di girare ''Il mio miglior nemico''
Carlo è un mito per me. Sa cogliere gli aspetti migliori e peggiori della gente. Siamo tornati da poco dalla Turchia e lavorare con lui mi ha fatto crescere molto professionalmente.
A 16 anni ha scritto con Gabriele ''Come te nessuno mai''. Si sente più attore o sceneggiatore?
Mi piace recitare, imparare i tempi della commedia, impersonare personaggi passionali come me, ma forse, ultimamente, mi sento più sceneggiatore. Spesso sento proprio l'esigenza di scrivere e di stare lontano dalle luci dei riflettori.

INTERVISTA A OZPETEK
Testimonial di Voglia di Cinema 2006

Perché ha aderito all'iniziativa?
I film sono fatti per essere visti al cinema, dove c'è un'altra dimensione, ma i biglietti costano troppo. Una famiglia per una serata al cinema e una pizza spende prezzi esorbitanti. Per questo condivido ''Voglia di Cinema''. Il cinema italiano ha bisogno di risollevarsi. Lo stesso problema della scarsa affluenza nelle sale c'è anche in Francia, Germania e Turchia.
Per questioni economiche, ma anche sociali?
Certamente. Il cinema è un luogo di aggregazione, di socializzazione, spazi rari a Roma. Dopo l'11 settembre c'è sempre più paura di stare in mezzo alla gente e ''Voglia di cinema'' può essere un modo per abbattere i timori e condividere insieme un momento d'arte.
Ama molto Roma, una città spesso presente nei suoi film
La Capitale è una delle location che preferisco. Amo perdermi in certi vicoli di Roma e raccogliere stimoli e sguardi per scrivere. Diciamo che sono nato nell'Impero Romano d'Oriente, la Turchia, ma mi sento cittadino di quello d'Occidente, Roma.
Anche il suo prossimo film lo girerà a Roma?
In gran parte, per il resto in qualche città del Sud d'Italia. Ho finito il soggetto con Gianni Romoli. Dovevo iniziare a girare il 12 luglio, ma ho Saturno contro… quindi inizieremo a settembre.
Rivedremo un Ozpetek da Cuore Sacro, misteriosamente perso tra identità e memoria?
No, Cuore Sacro è stato una vera svolta nella mia carriera professionale, ma rimane un film unico, appunto ''sacro''. Il titolo è ''Mentre Lorenzo dorme'' e racconta la storia di un gruppo di trentenni e quarantenni. Voglio scrivere delle cose che mi sono vicine, di quello che vivo, delle persone che conosco, così come ho fatto per gli altri film. Nascono tutti da un fatto che ho visto o vissuto.

6 gennaio 2006, pag. 37
Chi ha beffato Harry Potter?

di LAURA BOGLIOLO


Arrivano quasi inghiotti da lungi mantelli neri e lucidi. Portano occhiali tondi anche se non ne hanno bisogno e sulla fronte si lasciano disegnare la piccola, ma inconfondibile cicatrice a forma di saetta che li fa diventare piccoli maghi, almeno per una notte. Folate dolciastre di zucchero filato, bracieri ardenti che illuminano la notte e genitori strattonati teneramente dai piccoli entusiasti. A piazza SS. Apostoli è scattato il count down per vivere una nuova avventura. Alle 22 è già festa ai tre stend allestiti dalla libreria Mel Giannino Stoppani e dalla casa editrice Salani per festeggiare l'uscita del sesto libro della Rowling “Harry Potter e il Principe Mezzosangue” in vendita dalle 24. Ma qualcuno ha rotto l'incantesimo. Alcune librerie a Vigna Clara e alla Balduina hanno messo in vendita il libro prima del 6 gennaio. «Qualcuno è venuto meno al patto - comunica la Casa Editrice Salani, che pubblica in italiano i libri di Harry Potter - Verso costoro saranno presi necessariamente dei provvedimenti come il ritiro della concessione di vendita di quest'ultimo volume di Harry Potter. Hanno tradito la fiducia dei bambini». Anche perché è stata la stessa autrice a volere che la messa in vendita sia contemporanea per ogni uscita. Ma l'embargo è stato tradito anche sul Web, visto che da tempo è scaricabile (gratis) su diversi siti la versione inglese tradotta in italiano. I volumi sono invece gelosamente custoditi all'interno della libreria Stoppani. Un pannello e una piramide incartata sfidano la curiosità dei bambini. Sagome di streghe, fantasmi di cartone, ampolle e tre diversi gazebi colorati hanno trasformato la piazza in un angolo incantato. C'è chi grida «Riddikulus!», chi «Exspelliarmus!». Armati di bacchette magiche i bambini tentano le formule appena imparate grazie all'aiuto dei professori maghi, gli animatori della festa che distribuiscono cappelli, scope volanti e fanno test per decidere a quale Casa i piccoli debbano appartenere. Ressa per far parte della Grifondoro, la stessa di Harry Potter. Ampolle e fumi colorati e si va a scuola di magia per imparare la pozione polisucco che permette a chiunque la beva di trasformarsi in un'altra persona. A pochi passi la mini-sala trucco, la più affollata. Ci sono occhiali, sciarpe gialle e rosse (i simboli del Grifondoro) e la Nimbus2000 da cavalcare, la scopa potentissima usata da Harry Potter nel Quiddich. Nel gazebo accanto si raccontano, invece, storie di maghi, streghe e stregoni, quelle che mettono un po' paura ma scatenano la gara di chi ne sa di più. Perché i fan di Harry Potter sono informatissimi. Conoscono a memoria gli angoli di Azkaban, la prigione dei maghi e sono a caccia di indiscrezioni sul libro che stanno per afferrare. Il count down continua accompagnato dalle voci di Flavia Cercato e La Giada, le due speaker del programma “Citofonando Play” di PlayRadio, che trasmettono dall'interno della libreria. Con loro lo scrittore Sandro Veronesi e la psicopedagogista e scrittrice Maria Rita Parsi che discutono sul fenomeno Potter. L'orologio gigante della piazza sta per segnare la mezzanotte e l'esercito di potteriani si mette in fila. Non ci sono solo bambini. Anche i più grandi festeggiano il nuovo capodanno in attesa di abbracciare il libro. E' arrivata l'ora. Il commesso squarcia la piramide incartata e qualcuno grida: «Abbasso i babbiani! (gli umani nel linguaggio del libro)». Perché per una notte siamo stati tutti maghi, grandi e piccoli.


Data: 06/08/2003 Pagina: 19
Macho no, micio sì


di LAURA BOGLIOLO
ROMA - Spalle in discesa, pancetta in bella vista e bicipiti quasi invisibili. Vi siete riconosciuti? Se la prova costume davanti allo specchio non dà risultati entusiasmanti non temete. Quest'anno sarete voi i vincitori delle passerelle estive e sulla spiaggia potrete respirare normalmente, evitando le smorfie di fatica mentre cercate di mostrare quell'unico addominale che proprio non vuol farsi vedere. Perché l'Apollo dai pettorali sagomati non va più di moda e le donne, quest'anno, preferiscono l'uomo rassicurante e morbido, uno di quelli, insomma, che "s'acchiappano" con le mani. La sconfitta del macho palestrato viene registrata da un'inchiesta del mensile Class, che ha svolto uno studio tra oltre 500 donne di età compresa tra i 18 e i 50 anni. Il risultato? Uomini con fisico perfetto, che evocano l'aria di sani ragazzotti americani, sportivi e vitaminizzati si sono fatti strappare lo scettro di sex symbol, dai meno statuari, ma più umani, tipi da ufficio, quelli che evitano palestre e alimentato il sex appeal solo con i libri. La pensano così "vip" come Cristina Parodi, Daniela Santanchè, Adriana Volpe, Alena Seredova, Roberta Capua e Cinzia Leone. Che non ha dubbi sull'argomento e confessa: "I machi? Preferisco semplicemente uomini "vivi", che sappiano mettersi in gioco. Stare con uno tutto muscoli? Ti immagini i discorsi? Tutta la vita a ripetergli "ammazza quanto sei bono!"". Anche Sara Del Vecchio, moglie dell'attaccante giallorosso, conferma il nuovo trend estivo: "Ovviamente - racconta - mi piacciono persone sportive e dinamiche. Ma il bel fisico non basta". Anche impiegate e casalinghe, senza pietà e con un pizzico di rivincita, fanno ruzzolare dall'Olimpo dei più desiderati i muscoli di Raoul Bova e promuovono come nuovi sex symbol Alessandro Gassman, scelto dal 38% delle intervistate, Stefano Accorsi (36%) e intellettuali come il filosofo francese Bernard Henry-Levy (24%). Avete capito bene, si tratta di "rivincita". Non solo per gli uomini senza muscoli, ma anche e soprattutto per le donne lontane mille vite e tre piatti di pasta dalle filiformi Barbie. Secondo l'opinione di 30 sessuologi, infatti, ostentare un fisico iperpalestrato provocherebbe effetti inibitori sulla libido femminile. La prova? Immaginate la scena. Sdraiate lungo la riva, mentre cercate di nascondere i rotolini di troppo e l'indelebile cellulite, circondate da scalmanati Big Jim che sfoggiano fisici da copertina. Che fate? Tentate un approccio? O vi sentite schiacciate dalla bellezza di quei muscoli così perfetti? Meglio rinunciare e scegliere l'uomo meno perfetto, ma più avvicinabile e soprattutto, attento non solo alla circonferenza dei propri muscoli, ma anche ai bisogni intellettuali del partner. Secondo la sessuologia Serenella Salomoni, infatti, "le donne preferiscono stare accanto ad un uomo magari con qualche difettuccio fisico, ma che sia una persona in grado di prestare attenzione alle esigenze femminili". E in molti sembrano averlo capito. Lo conferma la psicologa Ivana Castoldi, secondo la quale anche il sesso forte "sta imparando a comunicare con il proprio mondo interiore, con la propria intimità". Insomma, le donne lo preferiscono "micio" e il sociologo Enrico Finzi ci dà qualche speranza: "Il maschilista macho? Una specie superata, in via d'estinzione".

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marzo 2006
NOTTE IRREGOLARE


La lunga attesa fuori le poste degli stranieri per ottenere il permesso di soggiorno. Dovevano farla i datori di lavoro la fila, ma di italiani solo 1 su 100

Passi stanchi calpestano le scalinate della posta centrale di via Marmorata quando il sole ancora non si vede e la notte sta per finire. Alle 5 di mattina c'è il rumore della Roma che parla solo straniero, quella avvolta in coperte portate da casa, che passa il tempo giocando a carte e gioca al Lotto della Fortuna per aggiudicarsi un futuro migliore. La sigla sui biglietti stracciati da un blocco umido è di Reduane, 28 anni, marocchino che siede al tavolo portato da casa davanti all'entrata degli uffici, aiuta a compilare il kit da presentare e a gestire la fila. E' laureato in lingue ed è venuto a Roma ''per svoltare''. Aspetta dalle 4 di notte di domenica. ''Devo presentare la domanda anche per mio fratello'' e per il suo amico Amur, 18 anni, con gli occhi sgranati dalla paura. Sbadiglia Ingrid P. dell'Ecuador. Lei, regolare, fa il tifo per la sua amica Annnamaria che vive a Roma da un anno e fa la domestica per 500 euro al mese ma non ha il permesso. Continuano a tenere tra le mani il rosario ''la Grazia - singhiozzano quasi - per il permesso'' e quel numeretto, il 186. L'unico italiano è Enzo, numero 38. Aspetta dalle 16 di lunedì, ha preso 2 giorni di ferie per fare la fila e regolarizzare la badante della zia di 82 anni. A scandire l'alba solo l'appello, lento, quasi soffocato, e quei tratti neri sull'elenco a cancellare i nomi di chi non risponde perché non ce l'ha fatta ed è tornato a casa per la stanchezza. Stona quasi, alle 6.30, seduta su una sedia, con un taillieur perfetto, Antonella C., 33 anni, medico, che ha appena dato il cambio alla sua badante polacca. L'unica italiana datrice di lavoro alla posta di via Nocera Umbra, quartiere Appio Tuscolano. A Josè e Maria, peruviani, alle poste di via Taranto, i datori di lavoro invece hanno detto:''ecco i moduli, andate a fare la fila, ma tornate, a turno, per sbrigare le faccende di case''. L'ultima della fila alla posta di piazza dei Tribuni a Cinecittà è Marida, romena, numero 258. Doveva lavorare e non poteva venire prima. Il permesso le servirà per stare più tranquilla, ma anche per poter tornare a casa, in Romania, quando vuole. Perché non c'è solo il costo del viaggio, ma anche quello del passaggio alla frontiera. Per tornare dalla Romania in Italia se sei clandestino paghi dai 300 ai 400 euro.
Ancora un appello, un cartone sporco calciato e ore d'attesa fino alla sentenza delle 14.30. Qualcuno ce l'ha fatta, tanti altri no.

ottobre 2005
Viaggio tra i senza dimora. Le vite ''invisibili'' sui marciapiedi
QUELLE NOTTI TRA I CARTONI

DI LAURA BOGLIOLO

Vanno a Messa per imparare l'italiano. La notte nascondono le scarpe sotto la testa perché sono merce rara. Il letto è un pezzo di cartone. Hanno le vite sospese perché apolidi, rifugiati politici, con il sogno di una vita migliore o l'incubo di quella passata. La vita senza dimora è fatta di paura nella paura: senza diritti e in lotta con i clan della strada che non ti fanno lavorare ai semafori, ti cacciano se provi a chiedere l'elemosina nella zona già presidiata, ti derubano di notte.
Stazione Ostiense, ore 20. La città normale ancora si confonde con i volti scavati dalla fame, i vestiti sporchi e i panni stesi sulle siepi. Un'ora dopo tutto cambia. Finisce la giornata, inizia la Notte dei Senza Dimora, la manifestazione organizzata dalla rivista Terre di Mezzo con l'aiuto della Croce Rossa.
Notte di musica, solidarietà e invito alla città normale a conoscere quella invisibile.
I volontari della Cri distribuiscono la cena a 400 persone: 45 chili di pasta, 22 di pomodori, 15 di fagioli.

Le vite spezzate si siedono al tavolo. Hanno saputo della nottata grazie al passaparola. Antonio Buoniconti, napoletano, 44 anni, da 15 a Roma, ha avvertito molti amici. Fino a pochi mesi fa viveva in strada a piazza Augusto Imperatore. Poi un amico gli ha regalato un camper parcheggiato sulla Casilina Vecchia. Si definisce ''taroccaro''.
Prese in mano le carte la prima volta per pagare il funerale della mamma. Dice di aver fatto le carte anche a Simona Torretta prima che partisse per l'Iraq e di averle predetto. Il suo ricordo più bello è il Giubileo dei Senza Tetto quando ha conosciuto il Papa. Accanto ad Antonio c'è Luciano Rosati, 58 anni, di Terni. Dorme a piazzale dei Partigiani da 20 anni. Dice di essere amico degli afghani perché gli insegnano l'inglese. Dei polacchi perché conoscono . Lavorava nei cantieri a Ostia, lo hanno licenziato e si è ritrovato per strada. Aspetta la pasta e recita le poesie che gli insegnò la maestra Rosetta alle elementari, ''l'unica - racconta - che m'ha voluto bene''.
Odore d'aglio. Alle 21.30 arriva la cena. Aspetta il suo turno seduto su uno scalino Abib. Tunisino, 41 anni, volto scavato dalla fame e occhi che gridano . Faceva il muratore, due mesi fa si è fatto male e quando è tornato al cantiere gli hanno detto:''ne abbiamo trovato un altro''. La sua doccia è la fontanella della Garbatella. Chiede di lavorare. Gli hanno detto di andare a viale Palmiro Togliatti alle 5 di mattina e di farsi raccattare dal caporalato.
Inizia la cena e anche il murales di pensieri tracciati su un lenzuolo lasciato a terra dai volontari. Salama, Natibak. Firme, frasi e disegni. Eftikhar, 17 anni, disegna un cavallo perché gli ricorda il buskashi, sport nazionale afghano. E' partito da Ghazni, attraversato il Pakistan, l'Iran e dalla Turchia ha preso la nave che l'ha portato a Foggia: 2500 euro per il viaggio di 12 ore stipato in un container. E' un rifugiato politico, ismailita, minoranza perseguitata dai Pashtun. A Roma gli fa da papà Alì, tagiki, anche lui rifugiato, torturato dai talebani. Aspetta da 6 anni a piazzale dei Partigiani che la sua vita cambi. Non ha lavoro e assistenza. Come Yamir, 45 anni, che non sa di che nazione sia. La Macedonia non ha mai voluto dargli la cittadinanza perché è nato in Bosnia. La Bosnia nemmeno perché ha i genitori macedoni. Da 6 anni a Roma, cambia sempre posto per dormire perché ha paura. Alle 23.00 inizia la fila per avere le coperte consegnate dalla Croce Rossa. Bisogna fare in fretta perché molti devono prendere l'ultima corsa dell'autobus per tornare a casa: al Colle Oppio, sulla Casilina, a Rebibbia, qualcuno tra gli spartitraffico della Colombo. In fila c'è anche Mariusz Adamek, 33 anni, polacco, da 4 mesi a Roma in cerca di un futuro migliore. Per ora ha incontrato solo la strada, il furto al Colle Oppio della sua chitarra e 50 euro per una settimana di lavoro dall'alba al tramonto al mercato di Campo de' Fiori. Alle 24 finisce la musica. Spalle in discesa avvolte nelle coperte blu che scompaiono. Dormono sotto le palme nel giardino del piazzale. Passano le ore e aumenta il silenzio.
Le 3.30 è il momento in cui si sente di più: i respiri, il freddo e qualche lamento. Elsa racconta di essere stata internata dai figli per strapparle la pensione. Rosa e Giosè sono una coppia e cercano un po' di intimità tra le strisce blu del parcheggio vicino.
Alle 5 gli Scout portano la colazione. Alì, Abib e Luciano raccolgono i loro letti. Alle 6 la città inizia a farsi sentire. I gabbiani gridano. Gli autobus ripartono. La città normale è tornata. Un taxista guarda chi ancora dorme davanti alla stazione e grida:''Sveglia! Hanno fatto un albergo a 5 stelle qui?''.

 
 

gennaio 2005
Viaggio nella notte della città ghiacciata

Il trans Valentina pensa ai clienti, Rosan ricorda il primo inverno da clandestino, i "disperati" della tenda-rifugio

Il Tevere increspato dal vento ghiacciato è tagliato dalla navetta da crociera che finisce l'ultima corsa. Ore 24, la Roma di notte inizia a vivere. Castel Sant'Angelo illuminato, quasi senza ombre. Perché i passanti sono pochissimi. Camminano vicini e fanno barriera contro il gelo Emanuele Nicolai, Nicola Riveri e Giorgia Rosi, 25 anni, studenti di ingegneria. "Dobbiamo festeggiare - racconta Emanuele - perché stamattina ho superato l'esame di meccanica e ho convinto i miei amici ad uscire nonostante il freddo". Emanuele e i suoi amici corrono in un locale a piazza Cavour per cercare un po' di caldo. Restano al freddo, invece, le mani di Rosan Silva, 33 anni, dello Sri Lanka, mentre aspetta un amico alla fermata del tram a largo di Torre Argentina. Rosan fa il magazziniere, dice che lavorerà fino alle 6 del mattino ed è abituato al freddo. E' arrivato in Italia quattro anni fa grazie a quel mezzo milione di vecchie lire usato per pagarsi il posto sul gommone che dalla ex Jugoslavia lo ha portato fino in Italia. "Era inverno - ricorda - e sono quasi morto per il freddo". A pochi passi camminano le pellicce di un paio di donne. Lo spettacolo al Teatro Argentina è appena finito. Anna Cataldo, 44 anni, si ricopre completamente la testa usando un foulard griffato mentre si stringe al marito che scherzando dice: "Finalmente, questa sera, sono riuscito a mettere il burka a mia moglie".
Vicoli quasi deserti poco dopo l'una. Piazza Navona, calpestata da meno di dieci persone infreddolite, sembra ancora più grande. Passeggia sconsolato Roman Khan Mizan, 35 anni, del Bangladesh. "Niente soldi, c'è poca gente, fa troppo freddo", racconta Lavapiatti di giorno al bar Fantoni, fotografo di strada durante la notte. Chiede 3 euro per uno scatto alle coppie che escono dai locali e dovrà tornare a casa a mani vuote, neanche una foto scattata. Neanche i 3 euro per pagarsi l'autobus e la metropolitana che lo riportato a casa, vicino alla Tiburtina. E' l'una passata da un po'. Il silenzio di via del Governo Vecchio viene spezzato solo dal rumore del furgone dell'Ama, mentre Tony, 40 anni, al lavoro da due ore, raccoglie e lancia con forza sul furgoncino i sacchi neri dell'immondizia lasciati fuori dai ristoranti ormai chiusi. "Non posso avere freddo - racconta Tony - sto sempre in movimento". Lungotevere solcato da poche macchine. Sul fiume, sotto Castel Sant'Angelo, non passano più navette. Una giovane coppia, consolata solo dalla birra, litiga appoggiata su un muretto. Ma bisogna far silenzio. A pochi passi c'è l'Isola della Solidarietà, quattro enormi tende-rifugio gestite dall'Assessorato alle Politiche Sociale e dalla Protezione Civile dove dormono i senza tetto. "Stanotte ci sono più di duecento persone - racconta Angelo De Luca, 53 anni, responsabile degli operatori sociali - siamo aperti dalle 17 alle 8, offriamo la cena, un letto e la colazione". La tenda più grande è un deposito di letti a castello disposti in fila, vicinissimi l'uno all'altro. Carmine e Francesco, 47 e 55 anni, sono fratelli, originari di Napoli, non hanno sonno e giocano a carte. Gestivano un bar. E poi? "E poi ci siamo mangiati i soldi - raccontano - dormivamo nei giardinetti qua fuori. Per fortuna è arrivato Angelo e questa tenda è diventata la nostra casa".
Intanto sul lungotevere poche macchine sostano al semaforo di ponte Garibaldi. Poche macchine, ma anche una bicicletta. Alle 4 di notte Mario Di Napoli, 48 anni, funzionario pubblico, spinge con forza i pedali della sua city bike. Percorre viale Trastevere dove ha lasciato una festa e si dirige verso casa, nei pressi del Pantheon. "Uso sempre la bicicletta - racconta Mario - e anche in questa notte così fredda non ho saputo rinunciare alle due ruote. Dopotutto - continua - pedalando mi riscaldo e in macchina avrei avuto più freddo". Preferirebbe, invece, non essere costretto a saltellare per riscaldarsi Muhamad Abunaser, 33 anni, del Madagascar. Muhamad, dopo esercizi di ginnastica involontari, si rannicchia davanti a una stufa mentre fa la guardia a un chiosco di dolci all'angolo tra viale Trastevere e via di San Francesco a Ripa. "Il chiosco - racconta Muhamad - è aperto 24 ore su 24, io lavoro la notte, dalle 8 di sera, alle 8 di mattina". Muhamad odia il freddo perché le ricorda la Russia, quando, insieme ad altri clandestini, ha viaggiato per settimane nascosto all'interno di camion e auto. "Spesso - racconta - di notte dovevamo percorrere le strade a piedi e un mio amico è morto per il freddo". Le strade quasi deserte, spostandosi all'Aventino, diventano un carosello di macchine. Sotto gli archi di via dei Guerrieri una decina di travestiti aspettano clienti. Valentina, colombiano, 24 anni, in meno di 3 minuti, dice di no a più di quindici passanti che fanno richieste "non in catalogo". Chiede 30 euro per le sue prestazioni, sorride se gli domandi se ha paura e nonostante gli abiti trasparenti che indossa dice di non avere freddo. A pochi metri c'è un'altra Roma. Alle cinque si spopola la discoteca "Neutra" di via di San Saba. Flavia Mazzucato, 23 anni, e Ottavia Morbiducci, 22, entrambe studentesse, hanno passato la notte ballando. "Dopo due settimane sui libri - raccontano - saremmo uscite anche se avesse nevicato". Ieri notte però si sono annoiate. "Sempre le stesse facce", confessa Flavia. Si definiscono "parioline" e per provarlo mostrano orologi Cartier e Rolex, borse Gucci e stivali neri da oltre 350 euro. Flavia e Ottavia tornano a casa, mentre Daniele Nati, 24 anni, deve lavorare ancora per un'ora. Fa le pulizie alla stazione Termini. "Stanotte - racconta - è stata durissima tra tanto freddo e tanta sporcizia". Daniele finisce di lavorare alle 5. Ma fa doppio turno. Ha un'ora e mezza di tempo per scaldarsi in qualche bar. Ricomincerà a pulire alle 6 e mezza. Lo aiuta a trascinare il secchio con il detersivo Arturo Quentas, 30 anni, peruviano, da soli due mesi a Roma. "Non credevo facesse così freddo - racconta Quentas - ho scelto l'anno sbagliato per trasferirmi in Italia".
E' quasi l'alba nel piazzale della stazione Termini, echeggiano solo i suoni acuti delle radiotrasmittenti dei pochi taxi fermi ad aspettare una chiamata. "Li ho sbattuti fuori, erano ubriachi", si sfoga Franco Angilella, 64 anni, taxista da 35, mentre racconta che i clienti della sua ultima corsa, tre ragazzi e una ragazza, erano completamente impazziti, avevano bevuto e urlavano nel suo taxi. Franco, che andrà presto in pensione, ricorda le nevicate storiche nella Capitale, ma non ha memoria di notti così fredde.
Nella Capitale la minima record (meno sei gradi) risale al 23 gennaio 1869 mentre la scorsa notte, secondo il termometro dell'Osservatorio del Collegio romano, la colonnina di mercurio si è fermata alle 6 del mattino a più 0,5 gradi. A pochi passi, in Via Marsala, il marciapiede della stazione diventa il rifugio di più di trenta "bozzoli" colorati. Coperte rosa, celesti e verdi avvolgono senza tetto sistemati l'uno accanto all'altro in un letto di asfalto che gli darà riparo fino a quando non sorgerà il sole che troverà, poco distanti, a piazza della Repubblica, le splendide Naiadi della fontana appena gelate.



Sabato 8 ottobre, 2005
Il caso delle baby cubiste rilancia la riflessione su una generazione che spaventa. "La scuola più importante? Quella della vita

" Viaggio nel "pianeta 14 anni" "Ma non siamo tutti uguali"

di LAURA BOGLIOLO

Hai 14 anni, perché fai sesso? "Perché è giusto". Perché si bruciano auto e motorini? "Per mettersi in mostra". E le cubiste lolite? "E' normale, l'importante è avere i soldi". Ci sono i bulli nella tua scuola? "Zitto, muto e abbassa lo sguardo: segui queste regole e stai sereno". Dialogo con i minorenni. Molti di loro non hanno neanche 14 anni e frequentano, come a loro piace dire, "la scuola di vita". Quella che ti insegna a non sfidare con lo sguardo il capo branco, che trasforma l'insegnante di educazione fisica nel custode dei cellulari "altrimenti te li rubano" e ti fa incidere, con una pinzetta per sopracciglia sul banco di scuola parole forti: "ieri l'ho fatto, ma non lo amo". La stessa scuola che per molti è ancora solo studio, amicizie e ansia per il compito in classe. Ore 8, la campanella sta per suonare al Liceo sperimentale Russel di via Tuscolana, zona Appio. Qualcuno fuma e mostra piercing. "La cubiste minorenni? E' inconcepibile - spiega Alessandra, 16 anni, con il sogno di fare il magistrato - diventare merce di scambio a soli 14 anni". Le tentazioni ci sono, ma l'importante è saper scegliere. "Conosco ragazzi che per divertirsi vanno a Campo de' Fiori a rubare cellulari, ma non siamo tutti così". Marco, 16 anni, ha fatto le sue scelte già ai tempi della scuola media di via Francesco Gentile a Cinecittà Est. "C'erano i bulli, ma bastava ignorarli". Nella scuola Petrarca di viale Furio Camillo entrano bambine che sono ancora bambine, che arrossiscono se si parla d'amore o ancor peggio di sesso. Arrossiscono anche quando raccontano del ragazzo "tosto" che non capiscono, "perché è prepotente e cerca la lite". Ore 8.30, altra scuola, altro micromondo. All'Istituto turistico Marco Polo di piazza Santa Maria Ausiliatrice si pensa già all'amore, quello dei grandi. "E' giusto fare sesso - spiega un gruppo di ragazze di 14 anni - quando si ha voglia". Non ne parlano con i genitori, assolutamente no, ma con la pioniera del gruppo, quella che ha provato per prima. Non si stupiscono delle cubiste lolite. Conoscono discoteche a Latina e a Testaccio con dei privèe usati dai ragazzi come alcove d'amore. Parlano anche dei compagni bengalesi con i quali si va d'accordo nonostante le scritte razziste nelle aule. Ore 9, al liceo scientifico Gullace Ballotta di Cinecittà si aspetta al baretto. Hanno 16 anni e raccontano le loro scelte. C'è chi a 13 anni fa già sesso "perché è solo divertimento e non un passo importante", chi ruba agli amici gli occhiali "per fare soldi e comprarsi il fumo". Continuano a parlare di scelte anche quando ricordano i ragazzi che incendiano le auto. "Anche se nasci in periferia - spiegano - hai sempre una scelta". E allora conosciamo la periferia: la scuola media Italo Calvino di via Libero Leopardi dove si riuniva il gruppo di minori responsabile degli ultimi atti incendiari. La campanella suona alle 14.15. C'è chi corre a casa per vedere i Simpson, chi scrive sul muro ormai murales della scuola e chi stringe tra le mani la lettera scritta per i compagni di classe. Shiraze ha 13 anni, è musulmana e porta il velo. Ha scritto Io e il velo "per far capire ai compagni cosa sia la religione musulmana". Shiraze che da grande vuole fare il medico legale racconta le difficoltà iniziali ma poi ha spiegato il perché di quel velo celeste che le copre la testa e ora i suoi compagni neanche ci fanno caso. Hanno scelto il dialogo nella scuola della vita. Hanno scelto il dialogo nella scuola della vita, quella fatta di scontri con i compagni, dei primi furti (alle medie soprattutto di libri), ma anche delle primissime esperienze che sconciano il cuore, ma rendono, come sempre più forti. Come la storia di Alessia, grafomane innamorata, che su una delle colonne coloratissime che circondano il lungo corridoio esterno della scuola ha scritto la sua storia: "m'hai lasciato per Sara, meno male ke non me dovevi più fa soffri, tu, l'omo della vita mia...baci a Alex... ah Sara, non essere gelosa per i baci che io adesso posso scrivere, ma che tu puoi dare".


Giovedì 30 Giugno 2005
In giro per la città con il termometro in mano


di LAURA BOGLIOLO

Non c'è ombra vicino a Castel Sant'Angelo. Quando l'orologio segna le 11.30 e il termometro oltre 45 gradi sotto il sole a picco, i più ottimisti cercano riparo sotto le statue del ponte, ma i cinque centimetri d'ombra a disposizione non bastano. Quando fa caldo tutto cambia. Gli ombrelli si usano per coprirsi dal sole, la timidezza scompare e si “soffre” insieme. Un unico grande e sudato pensiero serpeggia nella testa di chi ha deciso di trascorrere la mattinata in centro: il Tevere Village, la «spiaggia di Roma» con una piccola striscia di sabbia. Ma non c'è posto e soprattutto si grida. Perché molti pensano che l'ingresso sia gratuito e che non sia giusto pagare 4 euro per una sdraio e 10 per un ombrellone e due lettini. C’è la Rowing Cup e il pubblico vuole vedere i campioni della canoa che rigano il Tevere di grinta. Per l'evento anche le due piscine sono chiuse e non resta che accovacciarsi sul bollente prato sintetico. C'è invece chi vive d'amore e pedalate. La pista ciclabile del Tevere è quasi intasata. Gianni Casale, 38 anni, di solito percorre 40 chilometri. Anche con questo caldo? Certamente e in compagnia della fidanzata Alessia che è davvero innamorata e nonostante l'afa opprimente non molla. Per lei solo un lamento: «Non ci sono fontanelle lungo la pista». Pedala anche Mussad Deheri, ma né per amore, né per sport. Ha 32 anni e per lavoro fa il venditore ambulante di gelati. Si trascina dietro un frigorifero coperto da un ombrellone. Viene dall'Eritrea e se gli chiedi cosa faceva nel suo paese risponde solo: «Fight, fight». Ha combattuto contro la Somalia e per lui i 45 gradi sotto il sole e le pedalate non sono niente. Alle 13 Mussad continua a trascinare il suo risciò, mentre i turisti sono già a pranzo. Si godono l'ombra e i 38 gradi di via Paola, mentre Mimmo, pizzettaio del locale “Amici e Nemici”, ha già finito il suo terzo litro d'acqua. Mimmo è egiziano, da dieci anni sforna pizze e ancora non si è abituato al clima di Roma. «E' umido e non si respira». A via Sora finalmente una fontanella approdo anche di un Martin Pescatore adottato dagli abitanti della via. «E' apparso da quando fa così caldo - spiegano - passa ore vicino alla fontanella». Vorrebbe trovarsi sotto una cascata d'acqua gelida anche chi aspetta l'870 alla fermata di via Acciaoli: 45 gradi al sole, ombra inesistente. Alle 14 scie di turisti coraggiosi sfidano l'asfalto quasi molle di Corso Vittorio e raggiungono la Chiesa Nuova. C'è conforto per il fresco all'interno (meno di 30 gradi) e per le parole del sacrestano Demo: «C'è il rischio - racconta ai visitatori - che la parola Dio perdi la D e resti solo l'io, troppo umano». Alle 14.30 turisti e romani hanno un solo appuntamento: la fontana dei Quattro Fiumi di piazza Navona usata per pediluvi improvvisati. C'è chi il fresco lo cerca nei musei e Palazzo Braschi è tappa quasi forzata se si vuole fuggire al caldo delle 15. C'è anche chi pensa alle ville o almeno a un fazzoletto di prato con alberi. Il parco della Resistenza è macchiato, oltre che dalla sporcizia, da asciugamani e sdraio. Brutta sorpresa per chi ha pensato al Giardino degli Aranci che resta chiuso per lavori. Non resta che villa Celimontana, lo spazio verde più vicino. Continua a fare caldo e alle 16 il termometro segna più di 33 gradi, ma all'ombra si respira. Ma non abbastanza. Unica speranza per chi vuole sopravvivere a una tremenda giornata di caldo è l'ottavo colle di Roma: la mongolfiera che domina la città. Ogni 15 minuti l'aerostato si solleva da villa Borghese. Alle 17 il vento spira a 12 nodi ed è consentito salire solo 5 alla volta. Si parte, si dondola e già si respira. Da 40 gradi si scende rapidamente a 35 e poi a 30 e fino a 25. A 150 metri d'altezza Roma è lontana. E finalmente anche il caldo.

 
  Venerdì 24 Settembre 2004
Viaggio sui 18 Km della linea che collega via Battistini all'Anagnina
Quelli della notte

Metro A, treni affollati sino a tardi:
da ottobre si chiude alle 21


Posti in piedi, anche dopo le 21. Una folata di vento caldo e umido, odore di fuliggine e spezie che sanno di strascichi di sudore. Le scale dell'entrata della metro alla fermata Furio Camillo e qualche spallata contro corpi stanchi dopo una giornata di lavoro. Giornali sotto il braccio che sono già di ieri, sguardi fissi in terra e passi che vorrebbero mangiare la strada pur di raggiungere subito casa. Dieci minuti dopo le 21 le scale mobili sporche della stazione raccontano di un'altra giornata che se ne è andata nella città a cielo aperto e di un'altra che non smette di andare avanti tra le viscere della terra. Nella Roma sotterranea la vita spasmodica della metropoli che corre non si ferma. Da Furio Camillo in direzione Anagnina. Entrano ed escono dai vagoni dove non c'è posto per sedersi. Ci sono i manager pendolari che dal centro tornano nella periferia. Completo, blu e valigetta 24 ore. Ci sono gli studenti che hanno gli occhi ancora pieni di libri, lezioni, code all'università. I più colorati sono gli extracomunitari. Hanno finito anche loro di lavorare e si portano dietro i negozi "gonfiabili" fatti di materassini e merce in buste di plastica. Ad Arco di Travertino, dove in superficie ci sono i capolinea degli autobus che vanno verso Roma sud, il flusso maggiore di persone. Escono ed entrano da ogni vagoni almeno una ventina di persone. Volti sempre più stanchi e mani che sorreggono teste dondolanti. Passano veloci Porta Furba-Quadraro, Numidio-Quadraro e Lucio Sestio. Ancora pochi minuti e si arriva al capolinea. Anagnina, una città nella città. La regola è: guardarsi le spalle dai malintenzionati. Insegnano questo gli sguardi intimoriti delle decine e decine di persone che non smettono di uscire ed entrare dalla stazione dalle 21.30 alle 22.00. Scendono Pasquale Verde, 18 anni e un suo amico. "Abito ad Anagnina e senza metro - racconta - mi sentirò tagliato fuori dal mondo. Dovrei iniziare a lavorare al Bingo di piazza Re di Roma, farò tardi e come tornerò a casa?". Escono ed entrano dai vagoni. Da Anagnina in direzione Battistini la corsa ricomincia, ma cambia la gente. I volti stanchi dei lavoratori lasciano spazio a sguardi più sorridenti. C'è chi deve raggiungere il centro perché ha appuntamento con gli amici, chi deve andare al cinema Barberini e preferisce prendere la metro almeno all'andata. C'è anche chi torna a casa dopo una gita. Aldo Aureli, 78 anni, accompagnato da moglie ed amici torna da Marino. "Abitiamo a due passi da Ponte Lungo, non guidiamo - racconta - senza metro dopo le 21 dovremmo fare vita vecchietti, rintanati a casa". E poi ci sono i viaggiatori. A Termini è giorno. Stesso via via delle 11 di mattina. Turisti e militari che tornano in caserma. Ancora fermate in direzione Battistini. Solo posti in piedi, anche alle 22.30. C'è il solito manager sguardo fisso mentre ripassa il business plan prima di tornare a casa, ma anche l'operatore ecologico che ha finito il turno e l'uomo con la pettorina gialla fluorescente della Sta. Ma c'è anche chi inizia a lavorare. "Inizio il turno a mezzanotte - spiega con accento napoletano Nicola D.C., 37 anni, guardia giurata - potrei prendere l'auto, ma non è affidabile come la metro". Vagoni più vuoti solo verso il capolinea Battistini. Si torna indietro, ancora una corsa, verso Anagnina. Solo posti in piedi, anche alle 23. Alla fermata Flaminio il pienone. E' finita la partita e il vagone si riempie di romanisti. Nicola Michele, 27 anni, porta sulle spalle l'autografo di Totti. "La metro è comoda quando ci sono le partite - spiega - io devo arrivare fino a Giulio Agricola". Quasi ressa a Termini. Ancora fermate. Si scende ad Arco di Travertino. C'è ancora chi approfitta degli autobus. L'ultima corsa, quella delle 23.30 (in direzione Furio Camillo) si fa attendere dieci minuti. Ore 23.28 cessa anche la musica in sottofondo. Solo i rumori delle viscere di Roma. Mentre sui vagoni continua a salire gente. Come se fosse giorno.
 
 
BOGLIOLO SU BAGLIONI
 
 

Giovedì 05 Luglio 2007

L’artista al party del Canottieri Roma. E la “notte di note” conquista anche Emanuele Filiberto

Baglioni, incanto della Festa d’Estate

di LAURA BOGLIOLO


È stato un invito tessuto con fili d'oro a preannunciare la Festa dell'Estate al Circolo Canottieri Roma, l'esclusivo club adagiato sulle rive del Tevere dove l'altra sera oltre 500 invitati hanno atteso l'alba tra le note di poesia di Claudio Baglioni e l'araldica simpatia del principe Emanuele Filiberto di Savoia rapito dai flash degli invitati. Il principe, sposato con l'attrice Clotilde Courau, è arrivato da solo nel green perfetto del parco all'ombra di immensi tendoni con dissolvenze color perla. Le luci naturali di candele hanno accompagnato il cocktail di benvenuto per gli ospiti accolti dal presidente del circolo Gianni Battistoni insieme alla moglie Giuliana e alla figlia Priscilla.

Ed è stato proprio il principe a dare il via all'esibizione della Nazionale di nuoto sincronizzato del Ct Laura De Renzis e dell'allenatrice Roberta Farinelli. Alle 21 si è cenato con risotto provola e piselli, fagottini di melanzane con tagliatelle, assaggi di mare e monti. Al tavolo seduti accanto al principe c'erano la famiglia Battistoni, Iaia Fiastri, autrice di commedie insieme a Garinei e Giovannini, lo stilista Bruno Piattelli, Silvia Sinopoli e Francesca Tagliacozzo, responsabile dell'Associazione via Condotti.

In sottofondo c'era la musica di Claudio Baglioni che alle 23 è salito sul palco illuminato da luci soffuse color notte tra gli applausi del pubblico entusiasta. Una chitarra, un pianoforte e una tastiera sono stati i soli compagni di viaggio del cantautore che ha raccontato «oltre 30 anni di musica ricca di emozioni e ricordi». Da Con tutto l'amore che posso, Poster, Avrai, Strada facendo, Tutti qui e Tutto in un abbraccio alle cover dell'album Quelle degli Altri tutti qui fino a Mille giorni di te e di me senza dimenticare canzoni romane come Quanto sei bella Roma.

Tra i più divertiti, gli ospiti del tavolo che ha accolto il conte Gelasio Gaetani Lovatelli d'Aragona, Benedetta Geronzi e la pierre Micaela Calabresi. Ad applaudire il mito senza tempo che torna con il cd Buon viaggio della vita c'erano anche l'attore Enzo Decaro, l'avvocato Alessandro Picozzi, l'angiologo Roberto Ronci, lo stilista Sandro Ferrone, il preferito da Sabrina Ferilli, l'architetto Manlio Amato, Luca Danese, ex sottosegretario di Stato per i trasporti, gli avvocati Sergio Lio e Wally Ferrante dell'ufficio legislativo del ministro Melandri. Al tavolo degli sportivi si è parlato dei successi passati e futuri con Bruno Mascarenhas, bronzo alle Olimpiadi di Atene e il tennista Bruno Orecchio.

A fine concerto il presidente, Caterina Riccardi, dirigente Bulgari, e Fausto Cionni hanno regalato a Baglioni un orologio modello Ergon. Regali anche per gli altri da parte degli sponsor: profumi di Bulgari, deliziose gelatine di Ubs e porta documenti di Land Rover.

Fino a tarda notte Claudio Baglioni, insieme alla compagna Rossella Barattolo e il presidente Battistoni, ha gustato formaggio per scaricare l'adrenalina post-concerto. Alle 3 le luci si sono spente. E' rimasto solo il riflesso della luna sulla piscina a incastonare, come un diamante nel tempo, il ricordo della festa sotto un cielo di notte di note suonate da chi voleva “essere un grande mago”. E c'è riuscito.



25/04/2007 CRONACA, PAG. 45

ANCHE DALLA SPAGNA
PER IL CONCERTO DI BAGLIONI


di LAURA BOGLIOLO

Tutto in un abbraccio, così i fans di Claudio Baglioni aspettano il Gran Finale del tour Tutti qui. Tutti in fila dalle 16 per prendere i posti migliori al Palalottomatica. Vengono da tutt’Italia e anche dalla Spagna. Sventolano fascette con il volto del loro Claudio e striscioni anomali: «Sei meglio della nutella, manco ingrassi». Ci sono anche i tatuaggi con il simbolo di Baglioni, come quello di Mary Pasqualotto, 42 anni di Parma: «Ho marchiato a vita la mia passione». Come lei, anche Dany Agostini di Ostia ama Claudio: «Grazie a lui ho conosciuto moltissimi amici». Il Palalottomatica brilla di fans armati di cellulare per filmare il cantante che regala la storia della sua musica in oltre tre ore di festa.



21/12/2003 pagina 50

IL RADUNO
Tra confessioni e musica Baglioni incontra quattromila "clabber"


di LAURA BOGLIOLO
Claudio Baglioni ha aperto le porte di casa sua. E lo ha fatto in un modo tutto particolare. Dando appuntamento ai fedelissimi al Palaghiaccio di Marino per l'incontro annuale con i suoi "clabber". Ieri in più di quattromila hanno atteso per sei ore l'apertura dei cancelli dello stadio mentre il sole freddo di dicembre si rifletteva sulle tessere di iscrizione al Clab (l'associazione culturale del cantante) appese al collo dei fans. Li chiamano "rimbaglioniti". Sono affetti da una strana malattia che ha conquistato il passaporto del tempo e si danno appuntamento in qualunque luogo d'Italia pur di avvicinare Baglioni, che ogni anno regala un incontro "intimo" fatto di confessioni e musica. Sul palcoscenico spoglio, fatto solo di microfoni, chitarre e qualche tastiera, alle 17 il poeta della musica leggera ha fatto il suo ingresso intonando "Tu scendi dalle stelle", canzone che, confessa Baglioni, gli ricorda l'infanzia e quell'appartamento di Montesacro da dove tutto è iniziato. Il tema del raduno è "la casa", il luogo "dove nascono speranze e muoiono vite". Con queste parole nell'immancabile divise nera, con un ciuffo argentato più lungo del solito Baglioni ha intonato prima "Avrai", canzone dedicata al figlio Giovanni e poi "I vecchi". Infreddolito, ha voluto accarezzare le corde della chitarra prima di lasciare libero il tuono della sua voce sulle note di Yesterday, canzone che, racconta, avrebbe voluto scrivere lui. Un Baglioni più rilassato del solito, che gioca con il suo pubblico regalando colpetti d'anca e ringraziando il fan club "Una parola per te" con tanto di cappelli di Babbo Natale. "I raduni sono belli per questo - racconta Luciana Frate, 34 anni, di Ancona - si respira aria di casa". Luciana ama così tanto Baglioni che porta sempre con se il tovagliolo rubato a un ristorante dal tavolo del cantante. "E' usato da lui - dice - c'è il suo Dna, potrei sempre clonarlo…". Alessandro Moroni, 30 anni, di Roma ha trascinato a forza la sua ragazza a tutti i concerti di Baglioni, anche nella maratona del '96, quando, è andato ai suoi concerti per otto giorni di seguito. Domani molti"'rimbaglioniti" faranno il bis. Appuntamento all'Auditorium Pio per il concerto a favore di Antea, associazione che offre assistenza ai malati terminali.


13/12/2004, pag. 48
Baglioni, un piccolo grande concerto
Lunedì sera al Classico di Testaccio si esibirà per i100 fan che hanno risolto un quiz

di LAURA BOGLIOLO
Imbraccerà la stratocaster nera, sotto un cielo di travi di legno tra luci soffuse e profumo d'incenso. Claudio Baglioni si esibirà il 16 febbraio in un concerto per pochi intimi al Classico Village, locale ricavato da una ex fabbrica di saponi, diventato tempio della musica dal vivo a pochi passi da Testaccio. I biglietti (solo 100) potranno essere conquistati rispondendo in modo esatto a domande sull'artista fatte durante la trasmissione I protagonisti, in onda dalle 21 alle 24 su Rtl 102.5, il network che organizza l'evento e che trasmetterà il concerto in diretta. Linee telefoniche bollenti, quindi, nel tentativo di accaparrarsi i biglietti per la prima serata romana di Claudio Baglioni, solo un anticipo delle tre tappe nella Capitale del "Crescendo Tour", l'infinito, o quasi, giro per stadi iniziato il 21 novembre a Torino che terminerà il 26 marzo a Padova. Alle prime due date romane (26 e 27 febbraio) è stata aggiunta una terza serata (28) per la quale sono già iniziate le prevendite. La notizia del concerto al Classico Village si è diffusa in modo sotterraneo, attraverso il tam tam che corre su Internet con segnalazioni quasi "clandestine" sui siti e le mailing-list (liste di discussioni online) dedicate al cantante romano. Perché è proprio sul Web che si incontrano i "rimbaglioniti", attraverso una fitta rete di amicizie che superano ogni confine geografico. Nella comunità del sito Una parola per te ( www.unaparolaperte.net) circolano informazioni "riservate" e in anteprima, mentre i fan romani cercano di dare "dritte" su dove alloggiare, quali mezzi pubblici prendere e dove, probabilmente verrà avvistato Baglioni tra i vicoli di Roma. Lampadaosram, soprannome usato da Anna Conte, di Cosenza, ha provato per ore a telefonare per vincere i biglietti della serata. "Ho trovato sempre occupato. Se avessi vinto avrei preso il treno senza pensarci un secondo". Anche "Non c'è mai fine al viaggio", Claudia Lapini, 18 anni di Firenze, ha provato a giocare al quiz. "Niente da fare, ma penso che partirò comunque per Roma pur di vedere Claudio entrare nel locale, anche per pochi secondi". Anche Claudio Baglioni, prossimo alla laurea in Architettura (probabilmente a marzo), si trasforma in "uomo virtuale" e rilascia la nuova versione del sito www.baglioni.it, una vera e propria cittadella virtuale chiamata Patapan, nome della canzone del suo ultimo cd dedicata al padre recentemente scomparso. Nel sito il menestrello di "51 Montesacro" si trasforma in un personaggio animato, mentre ripercorre, in un'ambientazione quasi alla Blade Runner i 35 anni di carriera, attraverso i luoghi del passato, proprio come nelle scenografie, ideate dallo stesso Baglioni, del Crescendo Tour dove il palco mutua la struttura di una casa, dalla cantina fino al tetto. Intanto, i "rimbaglioniti" dai polpastrelli consumati nel tentativo di prendere la linea, non si arrendono e si danno appuntamento il 25 febbraio, alla vigilia della prima data romana, al locale "Il Moro", per una serata baglionana.

25/06/2004
Pagina: 47
Baglioni si laurea con tanto di fan


di LAURA BOGLIOLO
"Ho il cuore gonfio, sono molto emozionato". Apre la cartellina nera, sfoglia e riordina i bozzetti dei palcoscenici dei concerti che lui stesso ha progettato, beve un bicchiere d'acqua e sospira profondamente. Claudio Baglioni ieri ha vissuto l'ansia dello studente a pochi minuti dalla laurea nella facoltà di Architettura di Valle Giulia e quando annunciano che è il suo turno, si alza e sorridendo esclama: "Si va in scena?". Non si tratta di un concerto, ma il pubblico c'è comunque. La voce dell'arrivo di Baglioni è rimbalzata tra i corridoi della facoltà tra lo stupore degli altri laureandi e di un centinaio di fan che dalle 8 di mattina aspettavano l'arrivo del cantante. "Sono di Cosenza - racconta Angela Cervo, 47 anni - e sono qui per stringere la mano a chi ha accompagnato 30 anni della mia vita con le sue canzoni". Non sanno se essere più felici per la tesi appena discussa o per la notizia Barbara e Monica Blasi, sorelle e da pochi minuti entrambe architetto. "Ma davvero anche Baglioni si laurea oggi?", esclamano. Tra flash, richieste d'autografi e abbracci Baglioni ha raggiunto l'aula 4 dove ha discusso la tesi sulla sistemazione dell'area che unisce il Gazometro al Tevere per il corso di laurea triennale in Restauro architettonico e riqualificazione urbana. Nell'aula c'è silenzio, tuona solo la voce di Baglioni che questa volta non racconta anime e sogni in note, ma descrive il progetto mostrando decine di tavole. In prima fila la compagna Rossella Barattolo e il figlio Giovanni. "Questa mattina era più emozionato di quando fa un concerto - racconta Giovanni - è strano vederlo nei panni di uno studente, di solito per me è un insegnante". La discussione della tesi termina dopo circa un'ora. Nuovo bagno di folla per Baglioni che raccoglie decine di mazzi di fiori. "Questo è bellissimo - esclama - lo porto mia madre". C'è tempo per riposarsi in attesa della consegna ufficiale della laurea. "Questa mattina - racconta Baglioni - ho fatto un tuffo nel passato, mi sono svegliato con l'ansia dell'esame, non ricordavo nulla. Mentre mi facevo la barba ho iniziato a fare vocalizzi come se dovessi fare un concerto, continuavo a chiedermi "da dove comincio?", qui non è come ai concerti, gioco fuori casa". "Ho voluto rispettare le regole della cerimonia, salendo le scale della facoltà che frequentavo negli anni '70 dove studiavo e piangevo - continua - per colpa dei lacrimogeni molto frequenti a quei tempi". E poi scherza con il figlio. "E tu - gli chiede - quando ti laurei? - e poi - ho voluto che Giovanni fosse presente perché non sono mai molte le occasioni per vantarsi con i propri figli". Alle 15 l'aula Magna è gremita. Formula di rito proclamata dal professore Stefano Garano e poi il voto: 108/110. Un boato d'applausi abbraccia il volto emozionato di Baglioni, mentre in molti speranzosi gridano: "canta! Cantaci qualcosa!". Ma ieri Baglioni era un architetto, solo un architetto.


30/01/2005, pag. 31

La buona musica di Baglioni
Doppio concerto di beneficenza

Baglioni non finisce mai di stupire. La sua musica ha conquistato il passaporto del tempo e regalato note a tre generazioni. Questa estate ha fatto un'altra conquista: la laurea in Architettura. Ed ora, dopo quasi 5 anni ininterrotti di concerti e tour, e l'ultimo successo di ”Sono io l'uomo della storia accanto”, il menestrello della musica italiana è pronto a regalare altri due appuntamenti per beneficenza. Lunedì alle 21, nell'aula Magna della Facoltà di Architettura di Valle Giulia, Baglioni suonerà per la fondazione Sue Ryder Onlus, associazione che offre assistenza ai malati terminali (info tel. 06 22796525). Giovedì ”Notte di note” e ”Mille giorni di te e di me” verranno intonate al cinema Adriano (piazza Cavour) a favore della Fondazione Azzurra che finanzia borse di studio e progetti per studenti bisognosi delle facoltà di giurisprudenza di tutta Italia (info tel. 06.8084053). Centralini della facoltà e delle onlus in tilt vista la valanga di richieste di partecipazione da parte dei fan del cantante che non mancano mai di essere vicini al loro mago, soprattutto quando la chiamata avviene per motivi di beneficenza. I fans temono inoltre che questi siano gli ultimi appuntamenti prima della pausa che Baglioni aveva già annunciato da tempo. «A volte - ha spiegato - c'è bisogno di fermarsi per continuare ad ascoltarsi».
L.Bo.


4 novembre

Strada Facendo, con Baglioni dalla scalinata a via del Corso

di LAURA BOGLIOLO
Esistono i flashmob della musica leggera? Raduni improvvisi le cui coordinate vengono dettate solo sul web e all'ultimo momento? Da ieri sì. Ad inaugurare la nuova moda è stato Claudio Baglioni che poco prima delle 24 per festeggiare l'uscita del suo nuovo triplo cd “Tutti qui” è apparso sulla scalinata di Trinità dei Monti tra la sorpresa e l'entusiasmo generale. Un appuntamento annunciato sul sito del cantautore solo qualche ora prima e raccolto da centinaia di fans che hanno affollato piazza di Spagna. Alle 23 eccolo vicino all'obelisco di Trinità dei Monti: camicia blu, jeans chiari multitasche, giaccone di pelle nera. Imbraccia la chitarra e inizia il sogno. La scalinata si trasforma in palco metropolitano, lo stesso calpestato dall'artista «a 17 anni - racconta - quando prendevo 5 autobus da Centocelle per arrivare al Centro». Più di 300 persone cantano il nuovo singolo “Tutti qui”: «La musica fa la magia e fa riunire tutti». “La vita è adesso”, e poi “Sabato pomeriggio” suonata seduto sugli scalini con un cantante di strada. 45 minuti di musica poi “fuga” alle Messaggerie Musicali di via del Corso dove dal pomeriggio i fedelissimi lo aspettavano. Più di mille persone lo salutano con grida e flash. A mezzanotte Baglioni sale le scale del megastore, accoglie subito i primi 20 fans che lo attendevano fin dalle 9 di mattina. Al Midnight-Party l'artista romano ha continuato a firmare autografi e a scherzare con i suoi ammiratori.


8 novembre 2005
Baglioni, sinfonia sulle note della solidarietà

di LAURA BOGLIOLO

Archi, violini e la bacchetta del maestro Margherita Graczyk . Il silenzio assoluto non appena le luci si spengono, qualche striscione sventolato timidamente e l'emozione di un incontro tutto particolare tra la musica leggera di Claudio Baglioni , che ha tracciato le vite in quasi quarant'anni di storia, e gli arrangiamenti di un ensemble musicale travolgente, la prestigiosa Royal Philarmonic Orchestra. Notte di sorprese. La prima, una spettatrice d'eccezione: Franca Ciampi , arrivata con una sua amica. Tutto esaurito ieri sera all'Auditorium Conciliazione per il concerto di beneficenza a favore del Fai, il Fondo per l'Ambiente Italiano, la principale fondazione no profit per la tutela, la salvaguardia e la cura del patrimonio artistico e naturalistico del nostro Paese. Il cantautore romano, che non ha mai nascosto la sua passione per la tutela dei beni artistici e dell'ambiente, ancora una volta sembra aver vinto una scommessa fatta con se stesso: far apprezzare i suoi grandi successi confezionati, questa volta, in versione sinfonica. Da Io sono qui , a Tutto in un abbraccio fino ad Avrai , scritta subito dopo la nascita del figlio Giovanni (presente in sala), le note dei 67 professori d'orchestra hanno accompagnato il poeta della musica leggera che non finisce mai di stupire. Giovedì notte ha indossato i panni del cantante di strada. Accompagnato solo dalla sua chitarra ha regalato un concerto a sorpresa di 45 minuti sulla scalinata di Trinità dei Monti e una passeggiata per il Centro fino al megastore Messaggerie Musicali dove ha autografato il suo nuovo triplo cd. Ieri sera Baglioni, in abito scuro, è stato il protagonista di un concerto a metà tra un'opera sinfonica e un'esibizione pop. Da menestrello che non dimentica le vie della periferia di Centocelle, dove è cresciuto, a musicista di grande livello, capace di coniugare il suo Cuore di aliante rock con i violini della musica classica. Milleottocento persone in sala. Ad applaudire Baglioni, Giulia Maria Mozzoni Crespi , presidente del Fai, Susanna Agnelli , da sempre impegnata nel sociale, Carla Fendi, presidente del gruppo omonimo, Fulvio Conti , amministratore delegato di Enel, il presidente della Regione Piero Marrazzo , Maurizio Gasparri, Luigi Abete , presidente della Bnl, e Giovanni Malagò . Non manca l'incursione divertente di Dario Ballantini nei panni di Gianni Morandi versione calciatore. Il ricavato della serata verrà utilizzato per sostenere la gestione dei beni posti sotto la tutela del Fai. Tra le sorprese più apprezzate e applaudite della serata le canzoni Via e Strada facendo riviste completamente in chiave sinfonica. Quasi un boato di applausi per la storica Poster , la romanticissima Mille giorni di te e di me e Tienimi con te e l'intramontabile La vita è adesso . I fans, gli affezionati di ogni età, non hanno mai smesso di sostenere il loro "mago" e di agitare lo striscione che riassume la passione di tre generazioni di appassionati: "Claudio, Tienici con te!". E anche dicembre vedrà Baglioni cantare: appuntamento il 3 per Natale in Vaticano - Concerto per le Missioni d'Oriente .


2 dicembre 2005
Che lezione alla Sapienza le note di Baglioni

di LAURA BOGLIOLO

Zainetti in spalla, sciarpe per proteggere dal freddo e cellulare in mano per gridare «stasera c'è Baglioni, corri all'università!». Hanno aspettato dalle 10 del mattino, in fila, ordinatamente, davanti al Rettorato della Sapienza scambiandosi parole e pensieri sul loro «mago», sul «poeta che ti regala il passaporto per un'altra dimensione, fatta di sogno e speranza». A loro piace essere chiamati rimbaglioniti , quasi drogati dalla potente voce del cantante romano che alle 18 nell'Aula Magna dell'università si è seduto accanto al Rettore Renato Guarini , al professore di Letteratura Italiana Asor Rosa , alla professoressa e sociologa Elisabetta Mondello e al professor Roberto Palumbo , preside della Facoltà di Architettura di Valle Giulia, dove lo scorso anno Claudio Baglioni si è laureato. «Un incontro - ha spiegato il Rettore Guarini - per ricordare i 40 anni di carriera del cantante, festeggiati con l'uscita del cofanetto edito dall'Einaudi “Parole e Canzoni” che contiene un libro e un Dvd con una lunga intervista realizzata da Vincenzo Mollica ». Quarant'anni di successi apprezzati anche dal Rettore che ha confessato la sua passione per la canzone Strada Facendo «un vero inno - ha spiegato Guarini - alla speranza». Applausi scroscianti della platea anche quando il professor Asor Rosa ha definito la serata come un momento per «dare a Baglioni la laurea honoris causa in Scienze della Letteratura». A raccontare, invece, la laurea presa lo scorso anno ci ha pensato il preside della Facoltà di Valle Giulia Roberto Palumbo. «Ho incontrato la mamma di Baglioni - ha spiegato - e le ho promesso che avrei pensato io a farlo tornare sulla giusta strada e a farlo studiare». E così è stato. «Una laurea importante - ha raccontato Baglioni - perché studiare aiuta in ogni momento della vita, anche nello scrivere». «Le parole sono bestioline strane, con i testi ho sempre avuto problemi, perché rispetto tantissimo la letteratura e i grandi poeti». Parole in cattedra e poi il concerto. Claudio Baglioni ha intonato le note di “Avrai” al pianoforte, poi della grintosa ”Ninna Nanna Nanna Ninna” «ispirata ad una poesia di Trilussa». Fans quasi in delirio per “Con tutto l'amore che posso” eseguita con la chitarra e l'indimenticabile “Mille giorni di te e di me”. Baglioni canta e si commuove quando parla di ”Patapan” scritta per il papà che non c'è più. «Avrei tanto voluto conoscerlo da giovane, per vedere quanti sacrifici ha dovuto fare per crescermi così». Ancora musica ed emozioni con “Strada Facendo”, “Amore Bello”, “E tu” e “Sabato Pomeriggio”. Più di un'ora di concerto e poi il saluto finale: «Tenetemi con voi, il sogno è sempre».

 
  LA MORTE DEL PAPA  
 

Mercoledì 2 Febbraio 2005 (nazionale)
LA NOTIZIA NEL MONDO
Già cinquanta televisioni davanti al Gemelli
Collegamenti da Roma di Cnn e Bbc, rapidissima la circolazione su Internet: l'ansia di migliaia di fedeli sui blog

Tutti affacciati su internet alla ricerca di notizie fresche sulla salute del Papa. La notizia arriva sui siti di informazione stranieri e i nottambuli del web si lanciano nella lettura. Stavolta è diverso. Non si perde tempo e la "latest news" scala la classifica delle prime pagine in pixel.
Davanti alla crisi irachena, davanti a tutto. Tutti riportano in alto, come notizia più importante, il ricovero del Pontefice. La Bbc (www.bbc.co.uk), la Cnn (www.cnn.com), il Washington Post (www.washingtonpost.com), NyTimes (www.nytimes.com) danno priorità alle condizioni di salute del Pontefice. I siti di informazione stranieri, ma anche le televisioni di tutto il mondo gridano la notizia.
Non c'è tempo da perdere, perché il mondo vuole sapere. Subito dopo poco la notizia il Gemelli è assediato da uno squadrone di decine e decine di giornalisti italiani e stranieri (tivvù tedesca, francese e l'agenzia Reuters). Lingue diverse per i telecronisti, ma stessi obiettivi: dare le ultime notizie su Giovanni Paolo II. Tutti i telegiornali a "stelle e strisce" aprono i loro tiggì con la notizia del Pontefice e servizi in diretta satellitare. I siti di informazione e le tv sono la fonte ufficiale, ma il bizzarro e sveglio (nella mente e nelle case viste l'ora) popolo di Internet cerca aggiornamenti che poi riporta sui propri diari online, "personalizzando" la notizia. Parola d'ordine ancora una volta i Blog, le pagine personali dei navigatori che ormai sono diventati la piazza virtuale di riferimento degli "umori" del popolo del mondo. Ai blogger la notizia del Papa sta molto a cuore e usano le piattaforme web dinamiche (sia aggiornano in tempo reale) per cercare, quasi disperatamente, aggiornamenti. Dodici minuti dopo la mezzanotte appare il primo commento sul blog http://dreamer.ilcannocchiale.it/ ma il blogger non ha nulla di sognante: c'è scetticismo sul comunicato stampa ufficiale di Navarro Valls.
Stavolta è diverso, si ha paura per la vita del Papa. Gli umori del popolo web vanno verso una sola direzione: vogliamo la verità, la vogliamo subito. L'annuncio del ricovero continua a correre veloce sul web. Tam tam di notizie anche sul blog dell'inviato del Tg1 Pino Scaccia. Nei commenti gli utenti si sono incontrati per scambiarsi informazioni, gli stessi utenti che si riunirono intorno al blog di Enzo Baldoni al tempo del rapimento di Simona Torretta e Simona Pari, una sorta di avanguardia di blogger pronti a cogliere le ultime news dal mondo sotterraneo del web. Danielat, Pipistro e la Poderosa (questi i nickname dei bloggers) passano la notte scambiandosi informazioni e ricercando aggiornamenti. Tra internet e tv si cerca di rimanere aggiornati. Navigatissimo anche il sito della Santa Sede (http://www.vatican.va/phome_it.htm) da cui però non trapela nessuna notizia.

Lo speciale sulla morte del Papa >>
  03.04.05
UN'ORA ESATTA DOPO LA MORTE IL TRISTE RITO DEI CAMPANARI

di LAURA BOGLIOLO

Non avrebbero mai voluto schiacciarli quei pulsanti. Entrare in sacrestia, aprire quel pannello con i comandi elettronici, spingere prima su “man” ('uomo', manuale) e poi sulla scritta verde “funebre”. A San Pietro le campane hanno suonato a martello quando erano le 22,37, esattamente un’ora dopo. Stesso gesto, stessa ora, in tutte le chiese di Roma per annunciare la morte del Papa. A manovrare il pannello elettronico della Basilica di San Giovanni in Laterano sono stati i custodi, gli addetti alla sicurezza dipendenti del Vaticano. Indossavano cappotti blu con ricami dorati, sapevano che da un momento all'altro poteva squillare il cellulare. Reperibili giorno e notte, pronti a dare il via al suono di quelle campane che hanno spezzato il fiato ai romani. Uno di loro ancora prima di spingere quel pulsante aveva già le lacrime agli occhi, perché, «non sarà facile fare quel gesto». Alla basilica di Santa Maria Maggiore è toccato ai frati francescani attivare la funzione manuale e poi quello verde dell'omelia funebre. E già nel pomeriggio c’era fermento anche alla basilica di San Paolo dove si è tenuta una riunione nella sacrestia e Don James e don Emidio hanno cercato di trovare una soluzione perché il sistema elettronico, quello che attiva il suono delle campane, non funzionava. Don Emidio, campanaro ufficiale della basilica, sapeva già che quei rintocchi sarebbero stati per i fedeli l’eco di una tristezza infinita. Ciro Polina, 75 anni, siciliano, che per 30 anni campanaro della basilica, ricorda che ai suoi tempi bastava una fune e la sola forza delle mani. «Suonare le campane - lui spiega - è come suonare uno strumento musicale». Lo sa bene anche Graziano Boldini, 76 anni, ex custode della basilica. Ricorda ancora il suono naturale delle campane. Mostra ai turisti un pezzo della sua vita: la foto con il pontefice al quale dedicò nel '79 una maratona ciclistica da Castel Gandolfo a Cestocova, capitale religiosa della Polonia. Fu proprio il pontefice a dare inizio alla gara sventolando una bandiera rossa. Campane che annunciano quello che tutti sapevano ma non volevano sentire. Rintocchi tristi anche nelle parrocchie di periferia. Don Gianfranco, parroco della chiesa Dio Padre Misericordioso di Tor Tre Teste, confessa con tenerezza di essersi consultato con i parroci degli altri quartieri. Voleva sapere se c'era una procedura particolare da seguire. I frati francescani di SS Pietro e Paolo all'Eur hanno appreso la notizia dalla Tv. «Quando sarà il momento - avevano detto - schiacceremo il pulsante con il numero 21, quello delle celebrazioni per i funerali».

 
  11.04.05
Sorpresa in parrocchia, i “papabili” dicono Messa

Ogni cardinale è “abbinato” a una chiesa di Roma. Uno dei favoriti, Schonborn, a Marconi


di LAURA BOGLIOLO

ROMA - Emozionati, stupiti, finalmente accennano un sorriso. Ritrovano forza e si sentono sempre più protetti nelle loro parrocchie. Anche i più piccoli, seduti sulle gambe delle mamme, sembrano accorgersi che c'è qualcosa di diverso. Scrutano gli sguardi concentrati dei più grandi e con l'ingenuità dei 4 anni una bambina alza la manina verso l'altare, indica e sussurra alla mamma: «E' il Papa!».
Perché si respira un'aria di solennità, una inconsueta atmosfera di gioia e nello stesso tempo di serenità in questi giorni in cui tante lacrime sono state versate. Così ieri, alla parrocchia di Gesù Divino Lavoratore di via Oderisi da Gubbio, i fedeli hanno accolto il cardinale Schönborn, Arcivescovo di Vienna, ordinario per i fedeli di rito bizantino in Austria. Sua eminenza Christoph Schönborn, originario della Repubblica ceca, è uno dei 115 cardinali del Conclave. Uno dei cardinali “papabili”.
In questi giorni nella Roma prossima alle elezioni alcuni dei cardinali hanno deciso di far visita alle loro parrocchie. Ogni cardinale è infatti titolare di una chiesa a Roma.
Alle 10 è il cardinale Schönborn a celebrare la messa, davanti a uno stuolo infinito di fedeli che riempiono la parrocchia in ogni suo angolo. L'omelia ricorda il Pontefice, la sua forza e la sua dolcezza. «Alzatevi e andiamo». Il cardinal Schönborn ripete le frasi di Papa Giovanni Paolo II, quelle stesse frasi che i fedeli hanno inciso nei ricordi dei loro cuori. L'importanza dell'evangelizzazione, del non aver paura di essere cristiani e di dimostrare la fede con i fatti. Le preghiere sembrano più solenni, le frasi ripetute con più fermezza. C'è di nuovo serenità nei volti di chi una settimana fa ha appreso la notizia della morte del Pontefice piangendo. «Crediamo nel Cristo Risorto» racconta Angela, 78 anni, da 40 parrocchiana, che anche ieri non è voluta mancare alla messa. Ancora preghiere, teste chine e mani congiunte per anziani, famiglie, ma soprattutto giovanissimi. L'amore che azzera le diversità, proprio come diceva Lui. C'è anche chi, preso dal trasporto delle parole del Cardinale fa delle previsioni. Marco Di Somma, 76 anni, ex maresciallo dei carabinieri si rivolge con chiarezza al Cardinale. «Ti vedo in bianco!» gli dice, mentre sua eminenza rimane in silenzio, fa un sorriso e tira su le spalle come per dire «chi lo sa...». «Ha un linguaggio molto simile al Pontefice - racconta Marco - fatto di forza e dolcezza, secondo me sarà lui il nuovo Papa». Ancora parole sul Pontefice e i ricordi di chi lo ha visto tante volte accanto a sé. Enrico Bonvecchi, 37 anni, da sette fa parte del coro della Diocesi di Roma diretto da Monsignor Frisina. «Il ricordo più bello - spiega quasi commovendosi - è stato a Tor Vergata durante le giornate della Gioventù, ho visto il Papa finalmente nella sua dimensione, in mezzo ai ragazzi la sua comunicazione era più chiara e incisiva».
Stessi sorrisi e un lungo applauso alla fine dell'omelia nella parrocchia della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo a via Gallia, a pochi passi da piazza San Giovanni. A celebrare la messa il cardinale Audrys Juozas Backis, Arcivescovo di Vilnius, in Lituania, anche lui membro del Conclave. I fedeli che prima pregavano per dare sostegno al Papa morente, adesso pregano perché il “loro” cardinale sia guidato dallo Spirito Santo nella scelta giusta. La voce della visita del cardinale si è sparsa con velocità tra i fedeli che sono accorsi in parrocchia. All'entrata le foto della visita nell'80 di Giovanni Paolo II che sembra ancora vegliare su tutti. Un po' per quelle immagini che lo ritraggono mentre regala abbracci, un po' per le parole del Cardinale che ripetono quello che potrebbe essere definito il motto del cuore del Pontefice: «Non abbiate paura».
 
  11.04.05
A San Paolo il mosaico con il volto di Wojtyla rievoca antiche profezie

di LAURA BOGLIOLO

Sostano incuriositi con il naso all'insù. L'attenzione maggiore dei fedeli nella basilica di San Paolo è per il medaglione di Papa Giovanni Paolo II incastonato tra le travi della navata laterale. L’unico illuminato, l'unico senza la data della morte. Nella basilica ci sono i medaglioni di tutti i Pontefici, anzi di più. Perché ci sono anche 8 anti-papa e 3 papi mai esistiti. Capita così che il medaglione di Giovanni Paolo II sia il numero 271 e non il 262, quello giusto. Molti fedeli fanno visita alla Basilica soprattutto per contare il numero di spazi vuoti per i medaglioni dei futuri Pontefici. Secondo una profezia di Nostradamus, quando finiranno le nicchie ci sarà la fine del mondo. Ce ne sono ancora 28. Prima dell'incendio dell'800 i Pontefici erano rappresentati in affreschi. La leggenda popolare dice che gli affreschi sono stati sostituiti da medaglioni di dimensioni più piccole per recuperare spazio. Intanto si aspetta l'elezione del nuovo Pontefice e l'affissione del medaglione elaborato dalla Scuola del Mosaico del Vaticano. Meno 27.

 
  Santa Maria Consolatrice festeggia il suo cardinale

di LAURA BOGLIOLO

Volti sorridenti e passi veloci verso la piazza dominata dalla parrocchia che tutti conoscono, che tutti hanno nel cuore. C'è grande festa a via di Casal Bertone. Il Cardinale del quartiere è diventato Papa. La notizia viene appresa proprio mentre nella Chiesa di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino viene celebrata la Messa delle 18. I fedeli si inginocchiano e rimangono in preghiera mentre le campane della chiesa di cui il Cardinale Ratzinger è stato titolare dal 1978 suonano a festa. Tutti nel quartiere ricordano quel nome e quel volto. Ognuno ha un ricordo particolare. «Giocava al circolo delle bocce della Parrocchia» racconta Alvaro Mattei, 78 anni. C'è poi chi ha un ricordo davvero particolare. Valentina Santangelo, 24 anni, studentessa: «Sono stata cresimata dal nuovo Papa. Non ci posso credere, è un'emozione immensa». Don Enrico Pomili, 74 anni, da 50 parroco della chiesa, continua ad abbracciare i suoi parrocchiani. «Siamo felici - racconta - La volontà del Signore è stata fatta». Suor Lucia Agnese, invece, mostra con orgoglio lo stemma affisso nell'atrio dell'oratorio di Santa Maria Consolatrice, che riporta il nome del cardinale. Stesse emozioni e tanta soddisfazione anche nelle due cattedrali laziali di cui Ratzinger era titolare: nelle chiese suburbicarie di Velletri-Segni, ai Castelli romani, e a Ostia Antica, a Sant'Aurea. «Che emozione forte», ha esclamato il vescovo della diocesi di Velletri-Segni monsignor Andrea Maria Erba. Ora a Velletri sperano tutti che il nuovo Papa faccia una delle sue prime visite proprio nella sua cattedrale. Anche il parroco della cattedrale, intitolata a San Clemente I Papa, monsignor Franco Risi, è visibilmente compiaciuto. È stato presso la parrocchia di Santa Aurea, lo scorso 19 novembre, uno degli ultimi bagni di folla da cardinale di Joseph Ratzinger. L'occasione fu la prima festa di Sant'Agostino come patrono del XIII Municipio, voluto da Papa Giovanni Paolo II. Per tradizione infatti la chiesa del borghetto medievale di Ostia Antica, una delle più antiche porte di accesso a Roma, viene definita prima diocesi suburbicaria di Roma, e viene affidata alle cure spirituali del rappresentante più anziano del collegio cardinalizio. E Ratzinger, appunto, in qualità di decano, si recò a Ostia accompagnando le reliquie di Sant'Agostino. L'emozione e la gioia per l'elezione del nuovo Papa ha contagiato tutte le parrocchie di Roma. Dalle basiliche di Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano, alle parrocchie del Centro e della periferia, l'annuncio è stato accolto con le campane a festa. A San Giovanni i turisti presenti all'interno e sul sagrato al rintocco delle campane hanno cominciato ad abbracciarsi. Stessa scena a Santa Maria in Trastevere e Santa Teresa del Bambino Gesù. Ovunque, la notizia dell'elezione è arrivata in tempo reale. «Già questa sera o al massimo domani - garantisce don Federico, nella chiesa di Sant'Antonio - organizzeremo una veglia di ringraziamento e di augurio per Benedetto XVI».
 
  E il pronipote di BenedettoXV si chiama Benedetto come i Papi
(21.04.2005)


di LAURA BOGLIOLO

«Io, pronipote di un Papa, adesso ho il nome del nuovo Pontefice». Da bambino e con l'ingenuità dei quattro anni guardava incuriosito un immenso quadro che dominava la casa del nonno a Viterbo, immagine che gli ispirava uno strano senso di mistero e solennità. Non aveva mai provato a chiedere chi fosse la persona ritratta. Finché un giorno, quando aveva 10 anni, il nonno gli svelò il perché di quel quadro. «E' il fratello del tuo trisnonno, Papa Benedetto XV». Benedetto Della Chiesa, 19 anni, vive a Roma, ma è di origini genovese e martedì sera è corso a piazza San Pietro per un incontro personalissimo con la Storia. Stava studiando nelle aule della facoltà di Economia e Commercio della Luiss quando è arrivata la notizia. «Fumata bianca!». Benedetto è corso in motorino fino a San Pietro accompagnato da tre suoi amici che facevano il 'tifo' per lui. E' arrivato appena in tempo. Ore 18.49. La finestra della loggia centrale si apre. Il nuovo Papa è il cardinale Joseph Ratzinger e il suo nome è « .. Benedicto XVI». Mille pensieri e una grande emozione per il giovane Benedetto che è l'ultimo discendente della casata genovese dei marchesi Della Chiesa che diede i natali a Papa Benedetto XV, nome che il nuovo Pontefice ha deciso di assumere. «Sono stato felice, ma poi ho sentito un forte senso di responsabilità». Benedetto sapeva che il suo nome era uno dei candidati. «Su Internet ho letto che 'Benedetto' era tra i più quotati». Ma fino a quel momento non aveva nessuna certezza. Studente, sorriso carismatico e grande voglia di vivere, Benedetto è uno sportivo. La sua grande passione è il rugby. «Faccio parte della squadra Union Rugby Capitolino» racconta con orgoglio. Ha frequentato il liceo classico Giuliana Falconieri ai Parioli e a scuola non ha mai svelato la storia di famiglia «finché - racconta - l'ultimo anno non abbiamo studiato la prima guerra mondiale e allora sono stato simpaticamente sovrastato dalla curiosità dei miei compagni». Benedetto conosce a memoria la famosa nota del 1° agosto 1917 nella quale il Papa-trisavolo descrisse il conflitto in corso come un''inutile strage' ed ha un ottimo rapporto con la religione. «Sono un cattolico praticante, ho sempre frequentato la parrocchia de La Storta anche se alcune volte salto la messa della domenica per le partite di rugby». «Amavo Karol Wojtyla, era il 'nostro' Papa per quelli della mia generazione». Ha le idee molto chiare sul suo futuro. Da grande vuole diventare imprenditore proprio come il papà e il nonno. «Abbiamo un'azienda agricola, produciamo di tutto, dall'erba medica al granturco. Mi piace molto il rapporto con la natura e vedere i prodotti nascere dalla terra». Il diciannovenne marchese Benedetto ama Internet, esce spesso con gli amici e qualche volta va a ballare. «Non molto spesso però, perché devo studiare». Insomma, Benedetto è e si sente un ragazzo normale. A parte il suo nome.
 
 

Il nostro Papa
(18.04.2005)

di LAURA BOGLIOLO
Le mani congiunte e le teste chine. In preghiera in una domenica dai volti tristi per le lacrime lasciate a piazza San Pietro. Soprattutto giovanissimi, ma anche anziani e trentenni. Sguardi da manager, mani da operaio. L'amore senza differenze, proprio come insegnava Lui. C'è chi porta ancora il cero che sabato notte ha stretto tra le mani sperando nel miracolo. C'è chi la messa la conosce a memoria, ma anche chi confessa: «Non sono un grande credente, ma Giovanni Paolo II era un grandissimo uomo». Si sente un'unione più forte del solito durante la messa celebrata alla chiesa di Santa Maria Ausiliatrice nel quartiere Appio-Tuscolano. Moltissimi i giovani che hanno ancora i segni della notte trascorsa in un silenzio surreale nella piazza del Papa trasformata in un letto di umanità. «Da questo Pontefice - raccontano - abbiamo imparato ad affrontare la vita con serenità». Matteo, 17 anni, sogno nel cassetto diventare calciatore, fa chiarezza nel suo cuore che è già saggio: «Sono triste e sereno, il Papa è tornato da Dio». Ci sono giovani, ma anche testimoni della storia, che hanno conosciuto 3 pontefici, ma nel cuore ne hanno solo uno, Karol Wojtyla. «L'ho incontrato - racconta Luciana Di Tomei, 70 anni - in occasione delle commemorazioni per Don Bosco». Nella stessa chiesa Vincenzo e Rosetta Taronna festeggiano 50 anni di matrimonio. «La parola del Papa ha accompagnato la nostra unione», raccontano. Solo posti in piedi anche nella chiesa San Gaspare del Bufalo. Vicino all'altare è stato affisso un quadro che ritrae il Pontefice. «Il Papa - racconta Beatrice, 13 anni - è ancora con noi, specialmente oggi che ricorre la festa della Misericordia, festa creata da lui». Ancora giovani. «Tu hai vinto il mondo Gesù», canta Valeria Verginelli, 24 anni. Fa parte del coro della parrocchia ed è serena «il Papa - spiega - è finalmente rinato». Ed è proprio la resurrezione il tema centrale della messa celebrata nell'immensa parrocchia di Don Bosco a Cinecittà. Francesco Mazola, 31 anni, ringrazia il Papa «perché ha creduto nei giovani e ci ha insegnato ad affrontare i problemi con coraggio». A Francesco piace il “Papa uomo”, il volto che sorride ai bambini e ai malati, il bastone agitato in segno di danza e la mano portata agli occhi per raccogliere le lacrime. La messa è finita. I grandi tornano a casa. I piccoli tirano calci al pallone nell'oratorio. Gli occhi di tutti si fermano sulla statua di Padre Pio a piazza dei Tribuni. Porta già i segni di un'altra storia. I biglietti lasciati dai fedeli. «E' stato un grande Papa, è stato il mio Papa, lo amerò per sempre. Alfonso».

 
 
CASO BALDONI
 
 

22/08/2004, PAGINA 3 (Primo Piano)

''Siamo a Najaf, ecco i miliziani neri di Sadr''

DI LAURA BOGLIOLO

«Gli abitanti di Najaf si sporgono dalle case, salutano, ci indicano la via verso il Mausoleo di Ali. Vediamo i primi armati vestiti di nero con la fascia verde sulla fronte». Cronache in diretta dall'Iraq. Sono queste le ultime parole di Enzo Baldoni, freelance disperso da giovedì a Najaf, che lasciava traccia di sé e delle sue avventure sul Web grazie al blog (diario online) www.bloghdad.splinder.com. L'ultimo messaggio è di domenica 15 agosto. Da giorni le pagine delle avventure di Enzo sono ferme. Ad animare il sito solo notizie riportate da colleghi e i messaggi degli amici virtuali che preoccupati aspettano con ansia e commentano la morte di Ghareeb, l'interprete di Enzo con il quale (raccontava) si sentiva al sicuro. Scrive Daniela di Como: «Mi sento come se fosse mancato uno di famiglia». Il tam tam corre veloce su Internet fino ad altre piazze virtuali sempre in diretta da Bagdad. Sul blog dell'inviato del Tg1 Pino Scaccia (www.pinoscaccia.rai.it) si spera, ma si fanno anche ipotesi sulla scomparsa del freelance. «Spero che Enzo - racconta Scaccia sul suo blog - adesso stia rintanato da qualche parte in attesa di quel sogno che ci scambiavamo spesso per gioco: Pensa se becchiamo al Sadr!». «Il problema - continua Scaccia - è che lui non ha il telefono e nessuno lo può raggiungere se non si fa vivo lui. Lo aspetto». Asserragliati dietro la finestra di un pc. In attesa di notizie senze filtri. Sfogliano le pagine del Web in attesa di rivelazioni. Gli amici virtuali sono a caccia di news in tempo reale e scelgono i blog come fonte, lo strumento che dal 2000, prima negli Usa e poi in Europa, rappresenta una finestra sul mondo. Perché per creare un diario digitale bastano solo cinque minuti, conoscenze di base del Web (non è richiesta nessuna tecnica speciale), e voglia di raccontare. Ha stupito, incuriosito e creato un vero “caso internazionale” il blog di Salam Pax (http://dear_raed.blogspot.com) il diario di un giovane di Bagdad che, attraverso Internet, ha raccontato la guerra in Iraq, eludendo lo spionaggio elettronico del Mukhabarat. Nessuno credeva a Salam Pax, si pensava a cronache costruite a tavolino, ma poi il quotidiano Guardian ha scoperto la vera identità del ragazzo. Salam ha 29 anni, è architetto, vive in una villetta a due piani in un quartiere residenziale di Bagdad, scrive il suo diario web da una camera da letto dove, racconta, vive tra un poster del film Matrix, una giungla di cavi e un monitor. Anche altri giornalisti hanno scelto i blog per raccontare teatri di guerra. E' il caso di Christopher Allbritton, reporter per l'Ap e il New York Daily, che scrive su www.back-to-iraq.com. Ma attenzione alle “imitazioni”. Mesi fa fece scandalo The Agonist che raccontava i particolari della guerra in modo minuzioso. La rivista telematica Wired scoprì invece che parte delle informazioni provenivano da una newsletter alla quale il blogger era abbonato. Guerra e non solo. Sul Web si trova anche la storia di una normale famiglia irachena che racconta, alternandoli ad abitutidini quotidiane (pulire la casa e stendere i panni), la paura e i rumori della guerra. Così una madre di famiglia lascia i propri racconti su afamilyinbaghdad.blogspot.com. Anche l'Afghanistan è sotto i riflettori dei blog. Marco Cafferati, medico volontario di Emergency descrive su www.medicoakabul.splinder.com i mesi trascorsi nella Capitale afgana e commenta così la tragica questione delle amputazioni dovute alle bombe: «Per molti di loro è meglio morire che perdere un arto. L'ho pregato a mani giunte sul lettino operatorio. Lui faceva no con la testa, senza dire altro». Intanto accanto al blog di Enzo Baldoni gli amici virtuali, dai nick (soprannomi) più diversi aspettano un nuovo post (messaggio) che segnerà la fine dell'avventura iniziata quasi con un grido: «Da un po' di tempo - si legge sul primo messaggio lasciato dal freelance sul blog - la solita vocina insistente tra la panza e la coratella mi ripeteva: "Bagdad! Bagdad! Bagdad!". Ho dovuto cedere».

 
 
CASO CALIPARI
 
 

03/05/2005, pagina 3

''Copia e incolla, così ho beffato i segreti''

Gianluca Neri, giornalista, dove ha preso il rapporto Usa su Calipari che ha poi pubblicato sul suo blog www.macchianera.net?
«La mattina del primo maggio ho navigato come faccio di solito nei vari siti di informazione online. Ho visto che era stato pubblicato il rapporto Calipari e allora sono risalito alla fonte, ossia al sito del Multi-National Corps of Iraq, raggiungibile all'indirizzo www.mnf-iraq.com/. Ho scaricato il documento e mi sono accorto che si potevano rendere leggibili le parti omissis con estrema semplicità».
Ossia come ha fatto?
«Si tratta di un documento con estensione “Pdf”. E' stato sufficiente cliccare su “Seleziona Testo”, copiare il contenuto del documento e incollarlo su un file Word, il programma di videoscrittura più conosciuto. O più semplicemente si può salvare il documento “Pdf” in Doc con “salva come”».
Operazione semplicissima, non da hacker quindi?
«Si è trattato da parte americana di un errore da segretaria alle prime armi. Sarebbe stato sufficiente mettere delle password per impedire l'accesso al documento online, oppure per rendere inagibile la funzione che consente di copiare il testo. Le parti omissis non erano cancellate, ma semplicemente coperte da un evidenziatore di colore nero».
Appena venuto a conoscenza della scoperta cosa ha fatto?
«Ho cercato di avvertire varie testate giornalistiche, ma il primo maggio non rispondeva nessuno. Non volevo sprecare una notizia del genere sul mio blog. Ho quindi provato prima a contattare giornali e agenzie stampa. Poi ho pubblicato tutto sul mio blog, ossia www.macchianera.net».
Le autorità italiane o americane l'hanno contattata?
«Mi ha chiamato la Farnesina che ha voluto che spiegassi nei dettagli come si fa a trasformare in “chiaro”, ossia a rendere leggibili, gli omissis. Credo volessero accertarsi che non si trattava di un'opera di hackeraggio, cosa che non è».
Per lei che valore ha la scoperta?
«Mi piace aver scombinato le carte. Mi rende felice aver dato giustizia alla vicenda Calipari»
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CASO TORRETTA
 
 

14/09/2004, PAGINA 39

Sul web lettere alla famiglia: "Vi siamo vicini"

La crepa sul cuore di Roma per il rapimento di Simona Torretta e Simona Pari lascia tracce anche sul Web. «Parole di riconoscenza, di silenzioso dolore e di condivisione del tragico momento». Così Alessandro Radicchi, responsabile dell'area immigrazione di Sol.Co Roma, consorzio della cooperativa sociale che offre servizi finalizzati all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate, descrive le lettere che da mercoledì ad oggi sono arrivate alla casella di posta solcopersimona@solcoroma.net. Il consorzio ha dedicato una pagina web (www.solcoroma.net/solcopersimona.asp) alle due ragazze: uno sportello per entrare in contatto con la famiglia di Simona e un forum dove discutere della situazione. Saranno le ex colleghe di Emanuela Torretta a consegnare le lettere di solidarietà alla famiglia. Perché la sorella di Simona per un anno, fino al giugno del 2003, ha svolto servizio civile proprio presso Sol.Co roma. «Da giovedì - continua Radicchi - abbiamo già raccolto una ventina di lettere». Sul forum rimbalzano messaggi di solidarietà alle due volontarie definite ragazze coraggio. «Esprimo il mio dolore - si legge su uno dei messaggi - e la mia indignazione nei confronti di tutte le guerre, e la mia solidarietà verso tutte le sue vittime». La pagina, ripresa anche dal sito romano www.amiciperlacitta.it, è solo la punta di un iceberg della catena di solidarietà che si diffonde su internet. E' nato da collettivo di organizzazioni di volontariato, il blog www.freeourfriends.blogspot.com (Liberate i nostri amici) che lancia una vera e propria petizione a favore delle due ragazze e degli altri due volontari irakeni rapiti. La petizione, raggiungibile all'indirizzo http://www.petitionspot.com/petitions/freeourfriends, in quattro giorni ha già ottenuto quasi mille adesioni. Messaggi di solidarietà da parte di americani, irakeni, ma anche di italiani. «Liberateli! Tutti e quattro! Perché non si possono rinchiudere le buone idee e le buone azioni» scrive Federico Marabini. «Liberate Simona e Simona che sono in Iraq per aiutare la pace» grida Paolo Prieri. Sul web si lanciano grida di pace, ma anche di rabbia. 'Spazzatura umana', così Tuareg del blog http://istintivamente.splinder.com definisce chi ha deturpato la tenda allestita davanti casa di Simona Torretta, strappando le bandiere della pace e lo striscione 'Simona e Simona libere'. Appello che continuerà a circolare almeno sul web, là dove i vandali non possono nulla.

 
  TOTTI SPOSO  
 

16/05/2005, pagina 53
Nel centro commerciale la lista di nozze bis

di LAURA BOGLIOLO Che c'è di strano in una coppia che passeggia mano nella mano in uno dei centri commerciali della periferia con in tasca la lista dei desideri per le proprie nozze? Assolutamente niente. Se non fosse che a calcare i viali artificiali del centro I Granai due settimane fa sono stati Francesco Totti e Ilary Blasi. La passeggiata si è fermata al piano terra, davanti alle vetrine del negozio Anticoli & Di Nepi, specializzato in biancheria intima per la casa, dove la coppia ha lasciato la propria lista di nozze. Acquistare un regalo agli sposi è semplicissimo. Basta entrare, sorridere alla simpatica commessa alla quale basterà accennare «è qui la lista di nozze di...?». Inizierà il tour nel “morbido” e normale (quasi da non crederci) mondo di Francesco e Ilary. I regali vanno dai 20 ai 310 euro. Ci sono coppie di asciugamani da 20 euro o teli per la doccia da 35 (colori tinta unita, semplicissimi). Per le grandi firme basta Missoni: accappatoi (142 euro) o teli da mare (77 euro). Per il modello non c'è problema. «Ilary - spiega la commessa - si è raccomandata di far scegliere liberamente». Si passa poi ai completi da letto che vanno dai 110 ai 160 euro. Una delle trapunte scelte da Francesco è anche in vetrina: una cascata color cielo. Si conclude il tour nella futura casa Totti con i piumini d'oca (310 euro) o estivi (195 euro). Per i colori si può scegliere tra bordeaux, nero, pervinca, blu scuro e marrone. Niente giallo e rosso. Quello solo nel cuore.

 

 
  SINDACO  
  08/05/2005, pagina 50

Vicini di casa, compagni di festa

Rinfresco a via Velletri con il sindaco che porta torta rustica e ciambellone


di LAURA BOGLIOLO

Molti, i più timidi, si sentiranno sollevati: via l'incubo dei 30 secondi interminabili in ascensore con l'inquilino sconosciuto al quale non si sa proprio che dire. La giornata di ieri rimarrà nella storia personale di ogni condomino. Pranzi nei cortili, mostre negli ascensori e Vip insieme a gente comune. Così la Festa dei vicini ha fatto incontrare i romani. Circa 500mila persone, secondo il Comune, hanno partecipato ai 300-400 eventi sparsi in tutta la città. Una vera festa fino a notte fonda. «Sono sorpreso, non pensavo che l'esordio romano di questa iniziativa potesse coinvolgere così tante persone - ha sottolineato Atanase Perifant, ideatore della festa dei vicini nata a Parigi nel '99, seduto alla tavolata di piazza Santa Cecilia a Trastevere. Il via tra i Vip con una riunione di condominio immersa nel verde del piccolo giardino sopra piazza del Popolo. «Fu una mia vicina - racconta Giulio Scarpati - a portarmi per la prima volta a teatro, ho iniziato a fare l'attore grazie lei». Giovanna Cau, consigliere comunale per la lista Veltroni, rimpiange i vicini di una volta «quando c'era molta più solidarietà, si vestivano i morti o si aiutava ad organizzare matrimoni». Ma a volte si era troppi vicini. Per lo sceneggiatore Ugo Pirro «condividere un appartamento con altri a largo Goldoni non era facile». Forse per questo Pirro per un film sui vicini vedrebbe bene il maestro Antonioni «perché rappresenta l'incomunicabilità». A Daniela Poggi («un'arma per combattere la solitudine») fa eco Simona Marchini («è un'esigenza sommersa»). Tanto che gli inquilini di via Tor S.Giovanni non hanno aspettato l'istituzione della festa: Alberto Grazioli già da 5 anni organizza la festa del buon vicinato. Per tanti è stata la prima volta. Anche in via Velletri dove nella terrazza condominiale vista villa Torlonia il sindaco Veltroni ha pranzato con i suoi vicini insieme alla moglie Flavia e alla figlia più piccola. Ognuno ha portato qualcosa. Alla famiglia Veltroni spettava un secondo (torta rustica) e un dolce (ciambellone). Entusiasti i condomini. «Non lo incontriamo mai, dovremmo farlo più spesso» ha detto Salvatorino Salomi. «Questa terrazza - ha detto scherzando Veltroni - dovremmo usarla la sera per un dancing». Un po' di chiacchiere con il vicino Roberto Russo sul basket, l'abbraccio all'ex assessore della giunta Petroselli Antonio Frajese e la carezza a Irene, la più piccola del condominio. E poi chiacchiere sottovoce. «Vivo nel palazzo accanto - racconta Alessandro De Giorgi - perché solo lo stabile del sindaco ha la fibra ottica per Internet e noi no?» Lì vicino Pamela Pantano, assessore alle Politiche per l'Infanzia ha annunciato che il 18 maggio sarà la festa del gioco. Nell'ascensore di via Pasquale Tola c'era una mostra organizzata da Lift Gallery, associazione diretta da Giuseppe Tabacco che ha esposto un collage di foto dei condomini. Incontro tra generazioni invece nella casa dell'ex assessore Daniela Valentini a via Vicinale dove l'inquilino più anziano, Sergio, 74 anni, ha conosciuto il più giovane, Alessandro, 1 mese. Festa anche a piazza Santa Maria Liberatrice dove Sant'Egidio ha consegnato il premio del buon vicinato ai portieri di via Amerigo Vespucci 42, Marcello e Gabriella Gobbi. «La festa - ha detto il sindaco - corrisponde a un bisogno reale, colma la solitudine, viviamo troppo di citofoni e diventerà come la Notte Bianca». «Nel mio condominio a Trastevere - ha aggiunto l'assessore Gramaglia - gli anziani hanno raccontato com'era il quartiere anni fa». Critica invece l'Anaci che l'ha bollata come «una festa inutile». «Avevamo portato avanti una serie di proposte al Comune per ridurre le conflittualità nei condomini - ha dichiarato il direttore degli studi dell'Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari, Carlo Parodi - è del tutto inutile improvvisare un'iniziativa così, hanno aderito solo i condomìni con meno conflittualità». Sarà così? La parola ai cittadini.
 
  19/05/2005, pagina 45

La giornata dei bambini


di LAURA BOGLIOLO

Molti, i più timidi, si sentiranno sollevati: via l'incubo dei 30 secondi interminabili in ascensore con l'inquilino sconosciuto al quale non si sa proprio che dire. La giornata di ieri rimarrà nella storia personale di ogni condomino. Pranzi nei cortili, mostre negli ascensori e Vip insieme a gente comune. Così la Festa dei vicini ha fatto incontrare i romani. Circa 500mila persone, secondo il Comune, hanno partecipato ai 300-400 eventi sparsi in tutta la città. Una vera festa fino a notte fonda. «Sono sorpreso, non pensavo che l'esordio romano di questa iniziativa potesse coinvolgere così tante persone - ha sottolineato Atanase Perifant, ideatore della festa dei vicini nata a Parigi nel '99, seduto alla tavolata di piazza Santa Cecilia a Trastevere. Il via tra i Vip con una riunione di condominio immersa nel verde del piccolo giardino sopra piazza del Popolo. «Fu una mia vicina - racconta Giulio Scarpati - a portarmi per la prima volta a teatro, ho iniziato a fare l'attore grazie lei». Giovanna Cau, consigliere comunale per la lista Veltroni, rimpiange i vicini di una volta «quando c'era molta più solidarietà, si vestivano i morti o si aiutava ad organizzare matrimoni». Ma a volte si era troppi vicini. Per lo sceneggiatore Ugo Pirro «condividere un appartamento con altri a largo Goldoni non era facile». Forse per questo Pirro per un film sui vicini vedrebbe bene il maestro Antonioni «perché rappresenta l'incomunicabilità». A Daniela Poggi («un'arma per combattere la solitudine») fa eco Simona Marchini («è un'esigenza sommersa»). Tanto che gli inquilini di via Tor S.Giovanni non hanno aspettato l'istituzione della festa: Alberto Grazioli già da 5 anni organizza la festa del buon vicinato. Per tanti è stata la prima volta. Anche in via Velletri dove nella terrazza condominiale vista villa Torlonia il sindaco Veltroni ha pranzato con i suoi vicini insieme alla moglie Flavia e alla figlia più piccola. Ognuno ha portato qualcosa. Alla famiglia Veltroni spettava un secondo (torta rustica) e un dolce (ciambellone). Entusiasti i condomini. «Non lo incontriamo mai, dovremmo farlo più spesso» ha detto Salvatorino Salomi. «Questa terrazza - ha detto scherzando Veltroni - dovremmo usarla la sera per un dancing». Un po' di chiacchiere con il vicino Roberto Russo sul basket, l'abbraccio all'ex assessore della giunta Petroselli Antonio Frajese e la carezza a Irene, la più piccola del condominio. E poi chiacchiere sottovoce. «Vivo nel palazzo accanto - racconta Alessandro De Giorgi - perché solo lo stabile del sindaco ha la fibra ottica per Internet e noi no?» Lì vicino Pamela Pantano, assessore alle Politiche per l'Infanzia ha annunciato che il 18 maggio sarà la festa del gioco. Nell'ascensore di via Pasquale Tola c'era una mostra organizzata da Lift Gallery, associazione diretta da Giuseppe Tabacco che ha esposto un collage di foto dei condomini. Incontro tra generazioni invece nella casa dell'ex assessore Daniela Valentini a via Vicinale dove l'inquilino più anziano, Sergio, 74 anni, ha conosciuto il più giovane, Alessandro, 1 mese. Festa anche a piazza Santa Maria Liberatrice dove Sant'Egidio ha consegnato il premio del buon vicinato ai portieri di via Amerigo Vespucci 42, Marcello e Gabriella Gobbi. «La festa - ha detto il sindaco - corrisponde a un bisogno reale, colma la solitudine, viviamo troppo di citofoni e diventerà come la Notte Bianca». «Nel mio condominio a Trastevere - ha aggiunto l'assessore Gramaglia - gli anziani hanno raccontato com'era il quartiere anni fa». Critica invece l'Anaci che l'ha bollata come «una festa inutile». «Avevamo portato avanti una serie di proposte al Comune per ridurre le conflittualità nei condomini - ha dichiarato il direttore degli studi dell'Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari, Carlo Parodi - è del tutto inutile improvvisare un'iniziativa così, hanno aderito solo i condomìni con meno conflittualità». Sarà così? La parola ai cittadini.
 
  STORIE E PERSONE  
  Il Messaggero 16 ottobre 2005

Pasolini nelle storie dei “suoi” ragazzi
Gli ex borgatari, omai cresciuti, ricordano il Maestro nei “grattacieli” di Donna Olimpia


di Laura Bogliolo

C'era er Pecetto, capelli e occhi nerissimi, che amava tirare calci al pallone e alla polvere. Er Pera, già fruttivendolo a 13 anni, campione di zecchinetta. Er Cippichetto, che si faceva pagare per portare il pallone. C'erano e ci sono ancora i Ragazzi di vita, che ieri hanno ricordato Pier Paolo Pasolini a 50 anni dalla pubblicazione del suo libro più famoso. Si sono dati appuntamento a via di Donna Olimpia 30, in quel condominio chiamato anche nel libro «i grattacieli», quattro palazzoni costruiti sul fosso di Tiradiavoli negli anni 50, quando Monteverde era un deserto di campi sterrati e prati secchi. In mezzo ai calcinacci, sotto i panni stesi e tra le grida delle madri, i ragazzi di vita giocavano a pallone. Insieme a loro un uomo «gentile, con la faccia un po' da ladro come noi, ma se parlava capivi che era diverso». Era il «maestro lombardone» racconta er Pecetto, Silvio Parrello, 63 anni, citato nel primo capitolo del libro, oggi poeta, pittore e custode della memoria del quartiere. Somiglia in modo impressionante a Pasolini «come il cane somiglia al suo padrone» spiega Silvio che del suo maestro ricorda quando gli insegnava a parlare l'italiano o quando attraversavano insieme a nuoto il Tevere. Si tuffavano dai «pilastri» che poi divennero Ponte Marconi e raggiungevano l'orticello da dove rubavano grappoli d'uva. Er Pecetto amava andare in bici e a lui Pasolini dedicò il racconto Il biciclettone. Er Cippichetto, Alvaro e er Riccetto «facevano la lotta, ma vinceva sempre Pier Paolo» che abitava a via Fonteiana. Er Pera, Gino Capone, 65 anni, gli portava la spesa «in quella casa piena di carte, Olivetti e giornali». Sul pianerottolo la casa del poeta Attilio Bertolucci, animata dai piccoli Bernardo e Giuseppe. Così passavano i pomeriggi i ragazzi di vita davanti a quell'uomo che prendeva appunti e arrivava con la Fiat 600 regalata da Fellini. E con la stessa umanità ieri l'hanno ricordato insieme a Fabio Bellini, presidente del XVI Municipio, Maurizio Bartolucci consigliere comunale e Paolo Masini della Commissione Cultura. Dopo i racconti e la presentazione del libro Pasolini a Monteverde l'inaugurazione della targa dedicata all'artista ideata dallo scenografo Enzo De Camillis, affissa a via Abate Ugone dove c'è la scuola Giorgio Franceschi. Quella che crollò nel 51, quando era popolata da sfollati. Tra le macerie c'era anche la madre di Riccetto, il protagonista di Ragazzi di vita.
 
  13/01/2004 pagina: 33

Il barbiere di Totò, con bottega al Quadraro

Luigi Scarano aveva 7 anni quando iniziò a fare barba e capelli al grande comico

di LAURA BOGLIOLO
AVEVA i pantaloni corti, uno sgabello per arrampicarsi e che paura. Gli tremavano le mani, ma si fece forza e a sette anni fu battezzato da Totò. Studi De Paolis, 1945, quando l'Italia del dopoguerra rinasceva insieme all'arte di raccontare. Luigi Scarano, per gli amici Gino, ha iniziato così la sua carriera di maestro dell'acconciatura, con quelle mille lire che Totò gli mise in mano sussurrandogli: "Non farle vedere a papà, altrimenti te le prende". Da quel giorno il piccolo Gino aveva un appuntamento fisso con il Principe della risata e non si è più separato da quelle forbici d'oro e dal quel rasoio accuratamente affilato sulla coramella di cuoio. Sotto le sue mani sono passati i grandi del cinema italiano. Da Mastroianni a Manfredi, da Rossano Brazzi a Alberto Sordi. E le mura della sua bottega, in via dei Quintili, nel quartiere popolare del Quadraro, raccontano la storia del barbiere a domicilio. "La passione per l'arte d'acconciare l'ho ereditata da mio padre", racconta Gino, grandi occhi celesti e capelli argentati. Gli si illuminano gli occhi mentre racconta di Alberto Sordi. Bastava uno squillo e accorreva a casa sua, armato di pettine, rasoio e pennello. "Non è vero - precisa Gino - che Sordi era tirchio. Mi dava grosse mance e passare qualche ora con lui era uno spasso. Mi diceva sempre: ah Gi', oggi pranzo leggero: un piatto di fettuccine e tre involtini". Era un po' in ansia quando doveva affrontare l'enorme gatto nero che faceva da guardia alla casa di Anna Magnani. "Annare' - le dicevo sempre - un giorno di questi me prenderà un infarto". Più che un negozio quello di Gino sembra una casa, arredata con un comodo salotto dove i clienti amici passano i pomeriggi sorseggiando caffè. Il barbiere degli artisiti è una vera celebrità nel quartiere. Tutti conosco le sue ''gesta''. Gino è stato il più giovane Cavaliere della Repubblica. E per le nozze d'argento della sua professione ha ricevuto dal Papa la benedizione apostolica, affissa in una parete del suo negozio.
 
  16/06/05, pagina 22

Spadaro:<<Com'è bello a 90 anni fare il blogger>


di LAURA BOGLIOLO
L'ALGEBRA è arte, la letteratura è vita e Internet è l'ultimo approdo scoperto per stare in compagnia. La musica online è una rivelazione. L'e-mail quel piacevole mistero che gli consente di comunicare ogni giorno con la cugina che vive a Los Angeles. Non si trova bene con quelli della sua età perché «odiano il computer e sprecano tempo giocando a carte». Ma non sempre riesce a capire i giovanissimi che amano il web, quelli che scrivono “cosa” con la “k” e “baci” usando la “x” che per lui altro non è che la parte di un'equazione. Ha combattuto in Jugoslavia nella divisione Sassari, incontrato Italo Balbo, il principe Umberto di Savoia e sorseggiato con sospetto nel '43 quel liquido nero chiamato Coca Cola. Sebastiano Spadaro la vigilia di Natale del prossimo anno compirà novant'anni ed è un blogger. In Diario di un gentiluomo (www.diario-diario.splinder.com) e poi in Viva la matematica! (www.wlamatematica.splinder.com) propone e risolve equazioni, racconta del suo passato e spiega con ironia il suo presente. «Sono un ottuagenario - scrive - così come lo era Ippolito Nievo. Però non voglio fare la fine che gli toccò». In comune con lo scrittore nessun mare in burrasca e la sciagura del piroscafo Ercole, ma solo Le confessioni di un italiano specialissimo. «Le sei del mattino, è il momento d'ogni giorno in cui abbandono il letto e mi caccio nel mio studiolo. Accendo il computer e clicco su un sito americano che trasmette bellissima musica classica. E subito inforco la mia cyclette collocata proprio davanti al computer, e compio da 500 a 1.000 pedalate ascoltando con vero piacere». Pensionato bancario, nato a Messina, residente a Cogoleto (Genova), ha iniziato per gioco con il Commodore 64 ed ora ama i blog e quelle incognite chiamate e-mail. «Capisco la radio e la televisione che si risolve con le onde hertziane e le antenne che le captano, ma questo mio computer non ha nessuna antenna». Mandare una mail negli Usa «è semplice: scrivo il nome e aggiungo la conchiglietta. Ai miei tempi tutto ciò era inimmaginabile e si guardava Marconi come un grande sognatore». E poi un umano attimo di malinconia per l'età. «Mi ritengo come quei prigionieri nelle carceri americane che sono in attesa della sedia elettrica. Con questo blog vivo nella speranza di incontrare filosofi e matematici che mi sollevino il morale». Sebastiano ha tanti amici, ma nessuno di loro ama il computer. «Purtroppo devo confessare che i vecchi non mi piacciono. Barbe e chiome candide mi deprimono. Amo studiare matematica, divertirmi col computer». Con la sorella che vive a Napoli comunica così: «Stampo quello che scrivo sul blog e poi glielo spedisco per posta». Tra le ultime scoperte la musica online, i siti che ama definire “una specie di juke-box”. Sebastiano scopre il futuro, ma non dimentica il passato. «Porto i capelli neri perché tinti, i colleghi di banca che incontro per strada a Milano rimangono sorpresi affermando che sono mutato ben poco, mentre io stento a riconoscerli per le loro barbe e capelli candidi. E chiedo notizie degli altri che non incontro più e la risposta è sempre quella: infarto». Sebastiano usa Internet anche per sapere come sta la sua città. «C'è tra i lettori qualcuno di Messina che mi possa aggiornare? Penso che ci sarebbe Maria Grazia Cucinotta, se davvero mi leggesse». E poi quasi un appello: «Sono nato nei locali dell'Osservatorio Astronomico e il mio sogno è riuscire a visitarlo ancora una volta». Chissà se il web potrà aiutare un blogger e gentiluomo di quasi 90 anni. Anche solo con una webcam.
 
 

10/12/2004, pagina 19
PRESEPI. Dalla bottega di Trastevere
Paolo, scultore, lo insegna ai bimbi "Così io tramando questa arte"

di LAURA BOGLIOLO
ROMA - Si riuniscono una volta a settimana. Immergono le mani nella pasta di sale. Disegnano, prendono le misure e accompagnano la fantasia nell'atrio di una capanna a misura di pulcino. Hanno dai 5 ai 14 anni. Sono abituati a giocare con i videogames, internet e i Dvd, ma non rinunciano alle lezioni del maestro Paolo. E tra piscina, karate e calcio chiedono alla mamma:«Voglio andare a lezione di presepe!». Nasce a Roma la prima scuola per insegnare ai bambini a creare presepi. A guidare i piccoli della Cassia, i Parioli e Monte Sacro è Paolo Hermanin, romano, 53 anni, artista, artigiano e insegnante. «Ma solo per passione» precisa. Il maestro Hermanin, da più di 20 anni scultore nel laboratorio di vicolo Moroni, nel cuore di Trastevere, racconta la storia degli allievi di una scuola tutta particolare, nata dalla volontà dei bambini. «Da novembre, un giorno a settimana, seguo tre gruppi di ragazzi, ci riuniamo a casa di uno dei genitori che a turno dà ospitalità ad un laboratorio itinerante. C'è il recupero della manualità, della fantasia e il ritorno agli odori della natura». I ragazzi stanno costruendo la capanna, usano cartone, legno e pasta di sale come collante, raccolgono sassolini, muschio e l'entusiasmo cresce. «Sono molto incuriositi, vedono con i loro occhi un falegname a lavoro e scoprono la bellezza della tradizione». Si impegnano e mettono tutto il loro sapere. «E' stato bellissimo - spiega con tenerezza Hermanin - quando uno dei bambini ha disegnato la capanna con le prese elettriche, il televisore e il telefono». Paolo ancora ricorda quando la sua casa di bambino era illuminata da un antico e prezioso presepe napoletano. «Ho pensato - conclude - che fosse giusto tramandare un'arte così importante». E i bambini lo hanno capito. Seguono il maestro che custodisce i segreti del Natale nell'antica bottega di Trastevere, un tempo rimessa di carrozze. E abbandonano i giocattoli in serie, per abbracciare la tradizione.

 
 

24/07/2004, pagina 31

Balduina, è festa per la suora amica

di LAURA BOGLIOLO

Una centenaria che regala fede, allegria e un dialogo silenzioso con i Santi. Ha curato il giardino del cuore di tre generazioni. Ha fatto nascere boccioli quando sembrava troppo tardi senza mai lasciare che qualche sorriso venisse reciso. Suor Maria Flavia, (nella foto), insegnante elementare dell'Istituto religioso Santa Maria Ausiliatrice di via Tito Livio, oggi compie cento anni. Ha gli occhi vispi, il sorriso che infonde speranza e le mani forti. A festeggiarla le sue ex alunne che da quell'ultima campanella che suonava l'inizio dell'adolescenza non l'hanno più dimenticata. «Ha aiutato tantissime persone - racconta Ornella Pahor, 72 anni, affezionatissima ex alunna e amica di Suor Maria Flavia - anche solo con la sua allegria. E' una giovane centenaria piena di vitalità e le sue preghiere hanno regalato gravidanze tanto desiderate». Suor Maria Flavia regala la vita e mette sempre una buona parola con i Santi laddove sembra che non ci sia più speranza. In quell'angolo di cuore dove tutto sembra possibile ha chiesto a Santa Rita da Cascia di duplicare la vita. Ed è riuscita tante volte a far specchiare gli occhi tristi di chi aveva smesso di sperare in quelli di un figlio. Quando da lassù il “dono” ritarda, parla con i Santi e con voce decisa sussurra: «Ma che figura mi fate fare!». Suor Maria Flavia a cento anni ha la forza di regalare vita trasmettendo allegria con lo sguardo sereno di chi ha visto un secolo di storia, ascoltato per due volte l'incantesimo della radio che gridava “la guerra è finita” e percorso chilometri di pensieri rivolti agli altri. «E' amata tantissimo dai giovani - ricorda con emozione la signora Ornella - perché a cento anni i suoi occhi riflettono ancora la gioia di vivere grazie ad una profonda Fede». Ora è Ornella Pahor e le sue amiche ad accompagnare i passi di Suor Maria Flavia restituendo, in una catena di eterno affetto, quel sostegno che ricevevano da bambine. «E' stata una maestra straordinaria - continua Ornella -. E' stata un po' la madre di tutte noi». Gli amici più cari dicono che il segreto di Suor Maria Flavia sia credere fermamente in un contatto diretto con i Santi. «Ci ripete sempre - conclude Ornella Pahor - che il Signore ha un occhio di riguardo per lei e sorridendo le piace raccontare i suoi cento anni con una frase: “Il Signore mi vizia”»

 
  10/07/2003 Pagina: 25
Un romano di San Giovanni sfida gli orientali a Poitiers nella prima Coppa del mondo dei videogiochi
"Cafone", aspirante campione


di LAURA BOGLIOLO
ROMA - Combatte contro le influenze demoniache della Burning Legion. I suoi compagni sono i Fanti, i Cavalieri e gli Elfi Chierici. E il suo regno si chiama Chaos. Un rombo profondo in lontananza accompagna le sue notti. Le sue armi sono una tastiera e un mouse. Il suo fortino una stanza illuminata solo dal riflesso dei pixel del video sulle pareti. Nel mondo virtuale dei videogiochi si fa chiamare "Cafone". Nella vita reale, quella consumata nel quartiere San Giovanni di Roma, lo conoscono come Andrea Stirparo. Diciannove anni, studente di ingegneria informatica nella Terza università di Roma, ha lasciato a casa i libri ed è partito per raggiungere Poitiers, in Francia dove, da due giorni, è impegnato nella prima Coppa del Mondo di videogiochi che si concluderà domenica. Andrea, unico italiano nella competizione, concorre nella specialità "Warcraft III", un gioco di "strategia in tempo reale", e cercherà di portare a casa il titolo di cyber atleta combattendo contro 400 ragazzi piombati in Francia da 37 paesi. Ad accoglierli il Futuroscope, una cittadella digitale, animata da schermi giganti che trasmettono i volti tirati, ma divertiti dei giovani impegnati nella gara, e altoparlanti che diffondono il battito cardiaco dei concorrenti. E ieri, il cuore di Andrea, è stata la colonna sonora della sfida contro un ragazzo svedese. La prima battaglia di Cafone è stata persa. Ma il ragazzo romano non si scoraggia e puntualizza: "Non sono stato però eliminato, rimango in gara". Una gara che Andrea si è guadagnato vincendo un torneo a Vicenza, tappa fondamentale di un'avventura iniziata tre anni fa, quando, l'incontro con i videogiochi, lo ha strappato da una quotidianità, fatta di studio, amici e spintoni in metropolitana per raggiungere l'università. In 12 mesi "Cafone" è diventato un campione e la realtà virtuale il luogo di vittorie e soddisfazioni. Perché se Andrea salirà sul podio, si porterà a casa non solo il ricordo delle pacche sulle spalle degli altri giocatori, ma 150.000 euro, il montepremi messo a disposizione dalla Ligarena, società francese di videogames che organizza l'evento. Ma gli scalini del podio non sono facili da raggiungere. Andrea teme soprattutto i nemici dagli occhi a mandorla, i giovani coreani, considerati i migliori al mondo nel settore. Il rivale più temuto da Cafone è Dafny, uno pseudonimo dietro al quale si nasconde un giovane coreano considerato il non plus ultra per "Warcraft III", che è una delle tre specialità della competizione. Le altre due riguardano "Unreal Tournament" e "Counter Strike", protagonisti indiscussi nel mondo dei videogiochi in grande fermento negli ultimi mesi. Dopo l'avvento del videogioco a comando vocale, con tanto di chipset, arriva Eye Toy, l'ultimo gioiello multimediale della Sony, che azzera il confine tra macchina e uomo. Si tratta, in pratica, della prima interfaccia di gioco su PlayStation 2 che usa i movimenti del corpo come metodo di controllo. Si usa una telecamera, e il giocatore non deve far altro che spostarsi, agitare le mani e "toccare" gli oggetti sullo schermo. Il futuro dei videogiochi, quindi, regalerà sempre di più un'immersione completa nella realtà virtuale, tanto da far invidia ai protagonisti di Matrix, il film di fantascienza, diventato la bibbia di ogni appassionato di cyber-spazio. E Andrea non delude neanche in questo. Tra le sue passioni non poteva non esserci la pellicola esplosiva dei fratelli Wachowski, tutta impostata sull'illusione dell'universo virtuale dominato da una sola domanda: cosa divide la realtà dall'illusione? Cafone, campione di videogame e di cyberspazio, ha già pronta la risposta e non si lascia allontanare di molto dalla realtà, perché se gli chiedi i suoi miti, dopo il protagonista di Matrix spara il nome della pornostar Rocco Siffredi. Abilità virtuali, ma sogni reali, quindi, per Andrea che probabilmente sarà rimasto deluso dalla scarsa partecipazione femminile alla competizione. Solo qualche decina di ragazze ad allietare i pomeriggi del campione romano. Ma carine e determinatissime.
 
  19/09/2004, cronaca pagina 37

E la turista scippò lo scippatore


di LAURA BOGLIOLO
TURISTA deruba borseggiatore. E' andata proprio così, senza possibilità d'appello per l'incauto ladro che si è trasformato nella vittima di un furto programmato da lui stesso. Lui: robusto, carnagione scura, grande cappello in testa, avrebbe voluto portarsi via una borsa poggiata in terra accanto a un tavolino di una pizzeria di via del Corallo. Lei: Elen Van Der Weerd, biondissima olandese, 55 anni, psicologa di Haarlem, fisico atletico e occhi celesti di ghiaccio, sta gustando un calzone filante di mozzarella insieme ad un'amica. Il match inizia alle 22 circa quando un grido fa sobbalzare Elen. «A ladro!». Qualcuno le sta rubando la borsa. Elen si gira, si alza di scatto. Petto in fuori e braccia veloci. Scavalca la sedia e strappa dalle mani del ladro la sua borsa. Spaesato, colto in flagrante, l'uomo continua a camminare con indifferenza. Ma Elen non demorde, la sua missione non è ancora finita. Giustizia per tutti. La bionda olandese vuole recuperare la refurtiva strappata anche ad altri. E allora rincorre il ladro, lo marca stretto e grida. In una manciata di secondi via del Corallo si trasforma in una location da film stile Totò. Sembra quasi che da un momento all'altro possa sbucare il brigadiere Lorenzo Bottoni (Aldo Fabrizi) intento ad inseguire il ladro Ferdinando Esposito (Totò). Ma questo non è un film. Il “Guardie e ladri” anno 2004 ha altri protagonisti. E ci pensa Elen a fare giustizia. La corsa continua su via del Governo Vecchio. I due scompaiono dietro l'angolo. Pezzi di pizza sospesi in bocca. I vicini di tavolo di Elen restano quasi immobili. «Ma che succede?» si sente urlare. Ma non c'è tempo per pensare. Perché dopo qualche secondo ecco riapparire Elen, sorridente, un po' affaticata mentre stringe in mano il trofeo: è riuscita a strappare al borseggiatore che si è volatilizzato il sacco che aveva in spalla. «Temevo l'avesse rubato a qualcuno» racconta Elen. Ma nel sacco non c'è nulla. Elen ha inaugurato così il suo primo giorno di vacanza a Roma. Ma non ha avuto paura? «No, l'ho guardato negli occhi e ho gridato: give me the bag! (dammi la borsa)». Dice che è stata una questione di basic instinct, un istinto naturale, quasi animale. Elen, appassionata di footing, decide di non esporre alcuna denuncia ai carabinieri. La sua borsa è salva.