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Filo
diretto, con Kabul Intervista a Marco Cafferati, medico volontario di
Emergency
’’Per molti di loro è meglio morire che
perdere un arto. L’ho pregato a mani giunte sul lettino operatorio. Lui
faceva no con la testa, senza dire altro’’. A parlare è Marco Cafferati,
Kaffo per gli amici, 45 anni, medico chirurgo a Torino e volontario per
tutta l’estate a Kabul, nell’ospedale di Emergency. Se gli chiedi perché
lo fa non ha dubbi:’’ La molla è stata soprattutto un’esigenza umanitaria,
voler aiutare, fare qualcosa di concreto oltre che parlare di pace’’.
E l’Afghanistan svuotato dai talebani, ma ancora pieno di mine antiuomo
e scontri tra i signori della guerra ha un disperato bisogno d’aiuto.
‘’Non dimenticher? mai – racconta Marco – gli occhi di Alim, un bambino
che ha perso entrambe le gambe ed i testicoli per l’esplosione di una
mina’’. Le giornate di Marco, raccontate in un diario online (www.medicoakabul.splinder.it),
iniziano alle 7.00, alternandosi tra la sala operatoria e le visite nell’ambulatorio
dell’ospedale che in questi giorni ha rischiato di chiudere per ‘’problemi
con l’amministrazione locale, ‘’ma per ora - assicura Kaffo - tutto tranquillo’’.
Si stacca alle 17.00 e si resta reperibili durante la notte perché le
emergenze non conoscono ora. ‘’La vita qui non è facile – conclude Marco
- ma mi sento comunque di incoraggiare esperienze simili, anche se brevi
e durante le vacanze. Ben vengano giovani che si dedicano al volontariato
invece di pensare solo a divertirsi ed abbronzarsi…’’.
I BAMBINI DELL'AFGHANISTAN 20/05
Kabul Storie di
bambini, quelli che non sanno quanto sia pericoloso raccogliere un semplice
pezzo di metallo per strada, in un paese come l'Afganistan, dove ai 10
milioni di mine antiuomo si è aggiunto in tempi recenti un numero imprecisato
di cluster bombs. Momen, figlio di Musa Khan, viene da una famiglia di
otto persone: madre, padre, nonna e cinque fratelli. Il padre come molti
afgani è senza lavoro, la sua famiglia vive a Sorobi e sopravvive come
può. Alcuni giorni fa Momen, quattordici anni e la vivacità tipica di
tutti i bambini della sua età (anche adesso che è in ospedale) ha raccolto
un oggetto sul ciglio della strada di casa; un oggetto rotondo e nero
- ci ha detto - pieno di scritte strane; non ha dovuto scavare o cercare
tanto, era lì appoggiato sul ciglio della strada; ha deciso di prenderlo
e portarlo a casa per giocarci. Non sapeva che era una mina, probabilmente
del tipo M 412, almeno fino a quando non è esplosa portandogli via due
dita di una mano e tre dell'altra. Storie di bambini che giocano, come
tutti i bambini di questo mondo, e come loro sono curiosi. Hasibullah,
figlio di Abdul Marouf, ha dieci anni e ieri, insieme alla sua famiglia,
è andato a trovare i suoi parenti nel villaggio di Sardik Cogha, vicino
Mirbachakot. Una corsa fino al campo vicino alla casa, per giocare a pallone
insieme ai tre cugini che non vedeva da tempo. Il cugino Hussain ha trovato
un tubo di metallo delle dimensioni di un grosso pennarello ed ha tentato
di aprirlo insieme ai suoi fratelli. Hussain adesso è ricoverato in un
letto della ICU (Terapia Intensiva) del nostro ospedale di Kabul, ha perso
una mano ed ha lesioni multiple dell'intestino; i suoi due fratelli Quais
(7 anni) e Quawi (9 anni), sono nello stesso reparto con lesioni agli
occhi e ferite multiple da schegge su gambe, mani e area genitale. Il
padre dei tre bambini Merajudin (48 anni) passa da un letto all'altro
con sguardo assente, ha rischiato di perdere in un attimo i suoi tre figli,
ci spiega la forma della mina, la identifichiamo come una "Blast mine"
del tipo ZAP-1, ci dice che sono sotterrate, ma con le ultime piogge vengono
fuori; guarda la foto della mina e scuote la testa. Il cugino Hasibullah
ha avuto solo ferite superficiali, perchè si trovava poco più dietro,
protetto dagli altri bambini; il padre oggi lo porterà a casa; guarda
i suoi tre nipoti, rivolge lo sguardo in direzione della Mecca e dice:
"Inshallah". Massimo Spalluto www.emergency.it
MANIFESTI CON MESSAGGI DEL MULLAH OMAR NELL’EST DELL’AFGHANISTAN
‘’Fino
a quando un non-mussulmano attaccherà un mussulmano, il dovere di ognuno
di noi è combattere l’aggressore’’. ‘’Noi siamo stati attaccati perché
hanno accusato bin Laden di essere un terrorista. Ma quale è la colpa
dell’Iraq? L’Iraq non ha nessun bin Laden nel suo paese’’. E’ questo l’ultimo
decreto del mullah Omar. Il leader spirituale dei talebani in Afghanistan,
uno degli uomini piu' ricercati al mondo, continua a diffondere il suo
verbo e questa volta lo fa attraverso l’affissione di manifesti nell’Est
dell’Afghanistan, l’area dove si concentra maggiormente l’opposizione
agli Usa e al governo transitorio di Karzai. Il documento è firmato da
altri 600 religiosi islamici e incita alla jihad contro gli americani
e gli afgani che collaborano con loro.
Fonte: Afghannews.net
Commenti
Una guerra alla volta. Il corriere della sera online dedica gli esteri
solo alla guerra in Iraq. Su Repubblica.it troverete un accenno in una
news nascosta. Tutto tace su Ilnuovo.it. La notizia del delegato della
Croce rossa ucciso giorni fa in Afghanistan è rimasta nell'oscurità. E
così tutte le altre notizie sulla guerra mai cessata in Afghanistan. Le
agenzie continuano a parlare di morti, attentati, esplosioni. Eppure quella
dell'Afghanistan continua a rimanere una guerra dimenticata. Una guerra
alla volta, una piazza alla volta...alla faccia della globalizzazione!.
Laura
Una confidenza, in un orecchio. Stavamo li', la notte scorsa, davanti
il comando dell"Isaf dopo aver sentito quel botto tremendo. C'erano i
colleghi del Corriere e di Repubblica. Ci siamo guardati. Quasi temevamo
di disturbare chiamando le redazioni, rompevamo il fracasso sull'Iraq.
Ma il problema non riguarda le guerre. Il nostro lavoro sta diventando
schizofrenico. Diciamo: un evento alla volta. Si parla per mesi di un
argomento poi all'improvviso, via, cancellato. C'erano dei meccanismi
precisi qualche tempo fa: una notizia scivolava via via, dalla prima alla
quinta, poi alla dodicesima, fino a sparire. Adesso si va all'improvviso
da sei pagine intere a zero. Colpa dei giornali o colpa della societa'
di oggi che brucia tutto? Mia cara "giornalara", un bell'argomento.
Pino Scaccia
RASSEGNA
WEB
La guerra in Iraq rende piu' rischiosa la situazione in Afghanistan I
leader afgani hanno affermato che l'azione militare in Iraq distoglie
l'attenzione internazionale sull'Afghanistan e riduce gli sforzi di ricostruzione
del paese. A causa della guerra in Iraq aumenterebbe la difficoltà di
estendere l'autorità di Kabul sulle aree sotto controllo dei signori della
guerra e di altri elementi sovversivi. Allo scopo di rafforzare la collaborazione
tra Usa e Afghanistan, il ministro della difesa afghano, Mohammed Fahim,
leader dell'Alleanza del Nord , si è recato negli Usa a metà marzo. Gli
ufficiali dell'amministrazione Bush hanno assicurato che l'assistenza
di Washington al governo Karzai non sarebbe cambiata in vista dell'azione
militare in Iraq
(continua
>>)
Afghanistan, un paese da ricostruire
La Banca Mondiale assicurerà all'Afghanistan 208 milioni di dollari alla
fine di marzo. Centoquarantotto milioni verranno impiegati per finanziare
le scuole, gli ospedali e speciali progetti di sviluppo.
(l'articolo
>>)
Giornalista radiofonico espulso da Herat
Ahmed Shah Behzad, un free lance afghano corrispondente a Herat per ''The
Radio Free Afghanistan'', è stato espulso dal Ismael Khan, governatore
della città, dopo che le forze dell'ordine lo hanno aggredito. Molti giornalisti
della città hanno scioperato per protestare contro I continui attacchi
alla libertà d'informazione nella provincia
(L'articolo
>>)
(la
protesta di Reporters Senza Frontiere >>)
IL
RAPPORTO 2002 DI R.S.F >>
SCOPERTE CASSE ARMI VICINO BASE USA A BAGRAM
28 MAR - I paracadutisti americani del 505 reggimento di fanteria in Afghanistan
hanno scoperto due casse piene di armi vicino alla base aerea Usa a Bagram
mentre erano impegnati in un'operazione d'assalto sulle montagne di Koh-i
Safi, denominata 'Desert Lion'. Lo ha annunciato il colonnello Roger King,
portavoce dell'esercito americano nella base di Bagram (40 chilometri
a nord di Kabul) - la più importante in Afghanistan - dove stazionano
circa 8.000 soldati della coalizione. All'interno delle casse c'erano
una ventina di razzi anticarro, obici di mortaio e munizioni per armi
leggere.
DESERT
LION - Mentre la prima operazione, Valiant Strike si svolge
prevalentemente nella zona di Kandahar, ex roccaforte del regime dei Taleban,
Desert Lion si svolge invece nelle montagne nel nordest del Paese.
US forces
launch second operation in Afghanistan >>
ASSASSINATO DELEGATO CROCE ROSSA
GINEVRA, 27 MAR - Un delegato del Comitato internazionale della Croce
Rossa (Cicr) di origine salvadoregna è stato ucciso oggi nella provincia
di Oruzga, nell'Afghanistan centrale. Lo ha reso noto la stessa Croce
Rossa a Ginevra, precisando che l'operatore lavorava con alcuni colleghi
afghani per migliorare il rifornimento idrico nella città di Tirin Kot.Secondo
la fonte, "gli automezzi su cui viaggiavano sono stati intercettati da
assalitori non identificati". Il delegato ucciso aveva 39 anni e lavorava
per la Croce Rossa dal 1999. Aveva effettuato missioni in Colombia, nella
Repubblica del Congo e in Angola.
ALPINI IN RICOGNIZIONE SUL PASSO DEGLI AGGUATI.
PATTUGLIA DI 48 ORE, NESSUN INCIDENTE KABUL, 27 MAR - Una perlustrazione
durata 48 ore lungo la strada tra Gardez e Khost, dove un valico a 3.200
metri è chiamato, non a caso, il passo degli agguati: per i militari italiani
della task-force Nibbio il primo vero e prolungato impegno operativo ad
altissimo rischio. La missione si è appena conclusa e, ha riferito un
portavoce del contingente, senza alcun incidente. I militari della task-force
hanno percorso il tragitto, a bordo di veicoli protetti ed adeguatamente
armati, in due tappe: ieri la prima, da Khost - sede della base Salerno,
l'accampamento degli alpini - a Gardez, dove sono rimasti la notte, presso
un distaccamento americano. La seconda tappa oggi, sul percorso inverso.
Compito della missione, quello di verificare la transitabilità e pericolosità
della strada, la più importante di quest'area a ridosso del confine con
il Pakistan, e quindi strategica anche per gli spostamenti dei militari
di Enduring Freedom.
LINK:
EURASIANET >>
Generale
Usa: anche alpini a caccia di terroristi
Le forze della coalizione internazionale di cui
fanno parte anche gli alpini "hanno l'intento di catturare e uccidere
tutti i terroristi e coloro che li sostengono". Lo ha detto il generale
Mc Neill, comandante di Enduring Freedom in Afghanistan. Le dichiarazioni
giungono nello stesse ore nelle quali dal fronte iracheno il generale
Brooks ha precisato che i parà partiti dall'Italia potranno essere usati
per azioni di guerra e che lascia "all'Italia il compito di commentare
il proprio ruolo nella guerra". Repubblica.it
>>
IN ARRIVO NUOVE LEGGI, DALL'ITALIA SÌ ALLA SHARIA
(ANSA) - KABUL, 27 MAR - «Rispettare le tradizioni».
È questa la parola d'ordine del gruppo di esperti che, su incarico del
governo italiano, dovrà coordinare la riforma del sistema giudiziario
afgano. Questo sarà rivisto, ma non stravolto, ma saranno salvaguardati
in particolare il sistema di giustizia tribale e la Sharia, la legge coranica,
da molti criticata, «i cui principi - assicura Giuseppe Di Gennaro, il
capo del team italiano - non sono in contrasto con le regole dei diritti
umani».
MILLE DONNE FANNO PIC-NIC IN FEUDO TALEBAN
(ANSA-AFP) - KANDAHAR (AFGHANISTAN), 27 MAR - Un
migliaio di donne afghane, tutte a volto scoperto, si sono incontrate
ieri e, per la prima volta dopo 25 anni, hanno organizzato un gigantesco
pic-nic nella località dove era l'antico feudo dei taleban, ad una quindicina
di chilometri a nord di Kandahar. All'origine della manifestazione il
direttore dell'educazione della provincia di Kandahar, Mohammad Dawood
Barak, che ha voluto ripristinare l'usanza per la prima volta dopo 23
anni di guerra.
AL-QUAEDA, Mohammed fa i nomi di terroristi chiave
La mente dell'11 settembre, catturata il primo marzo
in Pakistan, ha consegnato agli inquirenti americani i nomi di diversi
terroristi pronti a colpire. Lo rivela il Time. Leggi
l’articolo: ilNuovo.it
CUTULI: MINISTRO INTERNO AFGHANO, VERITÀ ENTRO L'ANNO
(ANSA) - KABUL, 26 MAR - «Credo che entro l'anno
l'inchiesta arriverà a delle conclusioni». L'ha detto il ministro dell'
Interno afghano, Ali Ahamad Jalali, interpellato dall' Ansa e dal Giornale
Radiorai, a proposito delle indagini sull'omicidio di Maria Grazia Cutuli,
la giornalista del Corriere della Sera uccisa in Afghanistan in un agguato
il 19 novembre 2001. Il ministro, che ha parlato con i giornalisti nella
sede dell' ambasciata italiana a Kabul, non ha voluto fornire altri particolari,
sottolineando che l'inchiesta è affidata al Dipartimento della Sicurezza.
Intanto la procura di Roma ha chiesto tre ordinanze di custodia cautelare
nei confronti di altrettanti afghani nell'ambito dell'inchiesta sulla
morte di Maria Grazia Cutuli. Uno degli afghani era già stato arrestato
a Kabul perchè trovato in possesso di alcuni oggetti che appartenevano
ai giornalisti caduti nell'imboscata.
L'ULTIMO
SCOOP DELLA CUTULI >>
EX PRIGIONIERI GUANTANAMO SPIEGANO ISOLAMENTO
(ANSA-AFP) - KABUL, 26 MAR - Diciotto afghani rimpatriati
sabato scorso dopo 14 mesi di detenzione hanno raccontato l'isolamento
subito nella base americana di Guantanamo (Cuba), dove sono approdati
dopo aver patito torture nelle prigioni afghane. Questi ex prigionieri,
che le autorità americana hanno liberato ritenendo che «non rappresentino
più una minaccia», hanno detto ai giornalisti che il loro arresto è stato
«ingiustificato» perchè sono innocenti. Secondo le autorità americane,
nella base di Guantanamo sono detenute attualmente circa 660 persone per
motivi di terrorismo. Buona parte di loro sono state catturate alla fine
del 2001 in Afghanistan. Queste persone sono sottoposte a isolamento totale
e nessuna di loro è stata formalmente accusata, ha potuto parlare con
un avvocato o è stata autorizzata a ricevere visite.
GUANTANAMO
GATE >>
IL
MINISTRO MARTINO: ''CON LA GUERRA PIU' RISCHI PER IL CONTINGENTE ITALIANO''
La guerra in Iraq mette piu' a rischio il nostro
contingente impegnato in Afghanistan. Il ministro della Difesa Antonio
Martino, nel corso dell'audizione in commissione Difesa del Senato, ha
osservato che ''all'apertura delle ostilita' sul territorio iracheno,
a fronte di un generale innalzamento del livello di rischio di possibili
attentati terroristici, come per altri contingenti, anche per quello in
Afghanistan sono state assunte specifiche misure di sicurezza''. A proposito
dei rischi per il nostro contingente militare in Afghanistan il ministro
avverte che ''la minaccia prevalente e' rappresentata da possibili lanci
di razzi, per lo piu' notturni, e dal posizionamento di mine, anche telecomandate''.
''Sono possibili anche agguati a distanza ravvicinata da parte di gruppi
armati -mette in guardia Martino- e il coinvolgimento in scontri tra fazioni
contrapposte''. Infatti, ''quello dei rapporti con le formazioni militari
afghane (Amf) e le unita' del costituendo nuovo esercito afghano (Ana)
rappresenta uno dei fattori piu' delicati, tenuto anche conto -sottolinea
il ministro- che le prime appartengono ad etnie e tribu' locali e il secondo
ha una struttura multietnica''. Il ministro ha inoltre chiarito che l'Italia
non e' andata in Afghanistan a sostituire i militari americani per favorire
l'impegno Usa nella guerra in Iraq. Rispondendo a un'interrogazione del
senatore diessino Massimo Brutti, nel corso dell'audizione, Martino parla
di ''coincidenze solo temporali ma non 'logiche' delle due operazioni''
e ricorda che ''in Afghanistan, per l'operazione 'Enduring Freedom', continuano
ad esserci ottomila militari americani; e ottomila erano quelli che c'erano
all'inizio...''.
L’unico mercato che funziona in Afghanistan? E’ quello dell’oppio
La vera trionfatrice dell'operazione Endouring Freedom? Sembra essere
l'eroina. Il 2002 è stata una gran annata per i coltivatori di oppio afgani:
dalle 185 tonnellate raccolte nel 2001 la produzione è schizzata a 2.700
tonnellate. Un bel salto del 1.400 %. E le previsioni per il raccolto
del 2003 non sono certo incoraggianti. La campagna militare che ha stanato
i talebani dalle grotte, nulla ha potuto contro le sterminate piantagioni
di papaveri a cielo aperto. E a sbugiardare la vetusta regola della domanda
e dell'offerta, pare che il ritorno dell'Afghanistan nella partita dei
produttori dopo un periodo di mercato in crisi, abbia fatto lievitare
i prezzi dell'oppio fino ai 350 dollari al chilo. Il ritorno, sì, perché
nel luglio del 2000 il mullah Omar vietò le coltivazioni di papavero da
oppio e per convincere i contadini, usò delle argomentazioni molto convincenti
fatte di incendi e mutilazioni. Risultato: la produzione crollò, tanto
che tra il 2000 e il 2001 i satelliti spia non scovavano quasi più un
campo di papaveri, con grande stupore e soddisfazione del Programma delle
Nazioni Unite per il Controllo delle Droghe che, sotto la direzione dell'italiano
Pino Arlacchi, aveva offerto nel 1997 aiuti economici al regime dei talebani
in cambio della sostituzione della coltivazione dell'oppio con quella
di albicocche, mandorle, funghi e cipolle.
L'articolo completo: http://news2000.libero.it/editoriali/edp25.html
KHOST: ATTACCATO UN AVAMPOSTO ALLEATO, NESSUNA VITTIMA
Washington, 3 mar. - (Adnkronos) Sei o sette guerriglieri
armati hanno attaccato un posto d'osservazione alleato, situato all'interno
della base operativa «Salerno», a Khost, nella regione sud-orientale dell'Afghanistan,
al confine con il Pakistan. I militari alleati hanno risposto al fuoco,
chiedendo il lancio di razzi illuminanti. Nella sparatoria non vi sono
state vittime. Il fatto è accaduto il primo marzo, ma è stato comunicato
solo oggi dal Pentagono. TERRORISMO - Khalid Sheikh Mohammed, il terrorista
considerato il numero tre di Al Qaida arrestato sabato scorso in Pakistan,
è stato trasferito in aereo a Kabul.
HERAT:
LA TV CON IL BURKA
(ANSA-AFP) - HERAT (AFGHANISTAN), 2 MAR - Le autorità
della città di Herat (nordovest dell'Afghanistan) hanno vietato, mediante
decreto religioso, la diffusione nei luoghi pubblici delle reti televisive
satellitari e dei film stranieri per impedire la diffusione di «film anti-islamici»,
precisano le autorità. Il 22 gennaio scorso la Corte suprema afgana ha
votato l’interdizione di tutte le televisioni straniere in Afghanistan.
PAKISTAN: arrestato ‘’cervello’’ 11 settembre
ISLAMABAD (ANSA) - Khalid
Shaikh Mohammed, il terrorista di
Al Qaida considerato lo stratega degli attentati dell'11 settembre e uno
dei 10 maggiori ricercati dall'Fbi, è stato arrestato in Pakistan sabato.
In uno dei suoi viaggi, nel 1999, si sarebbe incontrato ad Amburgo con
Mohamed Atta, Marwan al-Shehhi e Ziad Jarrah, tre terroristi che l'11
settembre pilotarono tre dei quattro aerei dirottati per l'attacco a New
York e Washington. L'Fbi colloca Mohammed anche tra gli autori delle stragi
contro le ambasciate americane in Africa del 1998 (224 morti)
LINK:
FBI, MOST WANTED TERRORISTS
NELLE ALPI ITALIANE ADDESTRAMENTO NUOVE RECLUTE
Los Angeles, 1 mar. (Adnkronos)- I nuovi campi di
addestramento di al Qaeda sono in Europa, in località sperdute delle Alpi
italiane, delle Ardenne belghe o in Spagna. Le reclute vi vengono allenate,
in una serie di corsi intensivi lampo della durata di tre giorni, non
necessariamente con armi. Lo rende noto il Los Angeles Times citando fonti
investigative.
PAKISTAN: KARACHI, attentatore consolato Usa
addestrato in Afghanistan
Karachi, 1 mar. - (Adnkronos) - E' pachistano, si
chiama Zulfiqar Ali ed ha 30 anni. E' questa l'identità dell'attentatore
che ieri ha ucciso due guardie del consolato Usa a Karachi, città del
sud del Pakistan nella quale da tempo si sono concentrate le indagini
dell'Fbi sulle reti legate ad Al Qaida. Le autorità pachistane sono convinte
che l'uomo sia stato addestrato in Afghanistan.
KARACHI, METROPOLI ESPLOSIVA - l'attentato
è avvenuto a due giorni dalla più grande manifestazione anti-americana
della storia di questa inquieta metropoli musulmana di 14 milioni di abitanti.
La manifestazione di domenica denominata 'Million Man March' con riferimento
al numero dei manifestanti che gli organizzatori vogliono portare in piazza
contro un intervento militare in Iraq. Il Pakistan, confinante con l'Afghanistan,
retrovia di talebani e seguaci di Osama bin Laden messi in fuga alla fine
del 2001, è per Washington un partner fondamentale nella lotta al terrorismo
internazionale ed è uno dei membri non-permanenti del Consiglio di sicurezza
dell'Onu. Proprio ieri l'inviata di Colin Powell era impegnata a convincere
Islamabad a votare al Consiglio di sicurezza dell'Onu la seconda risoluzione
patrocinata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna da cui dovrebbe dipendere
l'intervento militare contro l'Iraq.
TRUPPE ITALIANE A BAGRAM - Il
contingente militare italiano di Enduring Freedom è tutto in Afghanistan.
L'ultimo aereo militare con a bordo soldati italiani è atterrato ieri
a Bagram dove la task force Nibbio, composta anche da cinque donne, allestirà
un nuovo campo base e parteciperà sotto il controllo dei comandanti americani
di Enduring Freedom al pattugliamento della zona. A Khost c'è anche la
bandiera di guerra del 9/o
Reggimento alpini dell'Aquila, che costituisce il nocciolo
duro del contingente.
ARRESTATI
12 TALEBAN
SPIN
BOLDAK (AFGHANISTAN), 25 FEB - Le autorità afghane hanno detto oggi di
aver arrestato nei giorni scorsi nel Sud dell'Afghanistan 12 sospetti
membri del deposto regime dei taleban. Gli arrestati, secondo quanto riferito
dalla polizia locale, avevano armi ed esplosivi e sono sospettati di stare
preparando attentati.
LINK:
Afghan-info.com
Una
pagina in costruzione, ma guardate gli accessi..
Ironico.
TalibanReunited
TRUPPE
ITALIANE
La bandiera degli alpini a Khost. A Bagram arrivano le prime donne soldato
24
FEB - Dopodomani la bandiera di guerra del 9/o reggimento alpini dell'Aquila,
il reparto impegnato in Afghanistan contro il terrorismo internazionale,
lascerà la base di Bagram, dove si trova il quartier generale di Enduring
Freedom, e verrà sistemata nel fortino di Khost, l'avamposto dove entro
metà marzo saranno schierati i militari italiani. Tra un paio di settimane
gli alpini passeranno sotto il controllo operativo Usa e cominceranno
le loro attività di pattugliamento sui monti tra Pakistan e Afghanistan,
un'area dove sono frequenti gli scontri a fuoco e che è da tutti considerata
ad altissimo rischio. A Bagram sono arrivate anche le prime donne soldato
italiane, tre alpine, di cui una paracadutista.
GLI
ALPINI DEL 9° REGGIMENTO >>
Mille alpini in Afghanistan
4 ottobre 2002 - Sì
del parlamento all'invio degli alpini in Afghanistan, che ora devono impedire
infiltrazioni di terroristi dal confine con il Pakistan. La decisione
cha ha frantumato l'Ulivo. Margherita, Udeur e Sdi favorevoli. Ds, Verdi
e Comunisti italiani contro.
Alpini in Afghanistan. Ulivo stracciato. Usa, ipocrisia
nucleare
Hanno detto ''sì''. I parlamentari riuniti ieri hanno votato l'invio di
mille alpini in Afghanistan nell'ambito dell'operazione di guerra contro
il terrorismo Enduring Freedom. I militari stanno preparando il sacco,
pronti a sostituire i Royal marines britannici ai primi di marzo. Perché
le forze inglesi servono altrove: in Iraq. Gli alpini dovranno impedire
infiltrazioni di terroristi dal Pakistan e imparare la regola del free
fire, fuoco senza restrizione ogni volta che serva. Partiranno con il
consenso del 70% del Parlamento e il ''no'' alla guerra all'Iraq dei 2/3
degli italiani secondo gli ultimi sondaggi. La guerra ha già fatto una
vittima di casa nostra: l'Ulivo. Il centrosinistra ha presentato ieri
quattro mozioni, tutte diverse. Ds contrari alla spedizione ma favorevoli
ad un'azione di peacekeeping. Margherita favorevole all'intervento purché
sganciato dall'intervento bellico Usa in Iraq. Udeur e Sdi favorevoli
alla missione senza remore. Verdi e Pdc hanno lanciato un ''no'' secco
alla missione. Il centrosinistra ha perso l'occasione di recuperare la
faccia davanti all'elettorato. Davanti a chi preferisce fare il girotondo
in piazza piuttosto che riconoscersi in simboli che non fanno altro che
dividere davanti ad una risposta semplicissima: si può dire di ''sì''
o di ''no'' alla guerra, ma non si può rispondere con spaccature. Eppure
era facile: bastava fare come ha fatto Shroeder che con la sua scelta
si è conquistato le elezioni. Oppure seguire Chirac. Almeno di una cosa
possiamo essere fieri noi italiani. Stiamo contribuendo a riscrivere le
regole di diritto internazionale dove ''prevenzione'' diventa la parola
magica. Guerra di prevenzione in Iraq, perché, parola di Bush, ''se Onu
e Saddam non si decidono gli Usa creeranno una coalizione per disarmare
uno dei peggiori leader di questo mondo''. E la parola viene mantenuta.
E' già il terzo giorno che caccia Usa e britannici colpiscono radar iracheni
e lanciano volantini ai militari di Saddam con un avvertimento: non sparate
sui nostri aerei o sarà la fine. La Marina Usa annuncia la partenza delle
portaerei. Condurranno nel Golfo 250 velivoli e 2mila missili Usa e ipocrisia
nucleare. Reclamano il diritto di possedere armi nucleari, ma lo negano
ad altre nazioni. La decisione del Consiglio di sicurezza dell'Onu nel
1991 di distruggere, rimuovere o neutralizzare le armi di sterminio dell'Iraq
è stata unica e di vasta portata, assai più dura dei tentativi passati
di disarmare paesi sconfitti come Germania e Giappone. Ma vale la regola
dei ''due pesi e due misure'', come ci ricorda l'ex ispettore capo per
il disarmo in Iraq Richard Butler secondo il quale "gli americani non
si rendono conto che non possono reclamare il diritto di possedere armi
nucleari e negarlo ad altre nazioni". Gli Usa sono sempre più convinti.
Serve una risoluzione Onu che autorizzi l'uso della forza, prima delle
ispezioni però. Insomma, stracciamo la Carta che sancisce la nascita dell'Onu.
Il Consiglio di Sicurezza dovrebbe votare una risoluzione che recita così:
sì all'uso della forza nel caso in cui si accerti che l'Iraq non rispetti
le precedenti risoluzioni sulle ispezioni. Il che vorrebbe dire delegare
ad altri la decisione sulla ricorrenza dei presupposti per autorizzare
azioni militari. Un primo punto a favore di Bush: gli ispettori non partono
se prima il consiglio non si pronuncia in modo unanime sulla missione.
E l'unanimità in questo caso vuol dire guerra preventiva. E in modo preventivo
mi chiedo: perché Giappone, Cina o Russia non possano arrogarsi lo stesso
diritto? E se un giorno decidessero di farlo? Con quali ''armi'' potremmo
contrastarle?
Il fatto:
l'invio di mille alpini in Afghanistan è appoggiato
dalle forze del governo, ma anche da schieramenti interni all'Ulivo. Le
truppe andrebbero in Afghanistan non per sostituire gli inglesi pronti
ad intervenire in Iraq, ma per continuare a partecipare all'azione anti-terrorismo,
sarebbero quindi parte dell'operazione Enduring Freedom, azione di guerra
diretta dagli Usa. La posizione opposta: i militari italiani consentirebbero
l'impiego di truppe inglesi nell'attacco all'Iraq. All'interno dell'Ulivo
altre spaccature: sì all'invio di alpini in Afghanistan, ma come
truppe della la missione Isaf , che è invece sotto l'egida delle Nazioni
Unite e serve a controllare la pace e la sicurezza a Kabul.
Hanno detto:
Antonio Martino, Ministro della Difesa:''Decidere
unilateralmente che l'operazione abbia esaurito i propri compiti sarebbe
sbagliato. Rompere la grande coalizione contro il terrorismo, con tatticismi
e distinguo, sarebbe irresponsabile. In questo senso il Governo si ritiene
pienamente legittimato a proseguire la partecipazione in Enduring Freedom,
dando attuazione agli impegni assunti da molti mesi con l'approvazione
del Parlamento".
Oliviero Di liberto, segretario del Pdci:''Se
mandiamo gli alpini in Afghanistan, li mandiamo a sostituire gli inglesi
che andranno ad attaccare l'Iraq. La nostra posizione è assolutamente
contraria''
Ottaviano Del Turco, capogruppo
dello Sdi: ''Avere un'opinione
critica nei confronti dell'unilateralismo americano in Iraq - spiega Del
Turco - non può diventare improvvisamente il ritorno all'antiamericanismo
di altri tempi. Dire di no all'intervento in Afghanistan equivarrebbe
a sposare tesi che non appartengono alla cultura e alla storia della sinistra
italiana. E dunque diremo sì alla presenza italiana con un intervento
nuovo e qualificato in Afghanistan''
Gavino Angius, Capogruppo della Quercia al Senato:''
"nel nostro no all'invio degli Alpini in Afghanistan non c'è nè un indebolimento
nella lotta al terrorismo internazionale nè può essere propagandato come
una sorta di antiamericanismo di ritorno. Noi siamo paese alleato ed amico
degli Stati Uniti ma non condividiamo in alcun modo la nuova dottrina
dell'attacco preventivo all'Iraq e conseguentemente non condividiamo che
ci sia un mutamento della missione italiana in Afghanistan''
Luciano Violante, presidente
dei deputati Ds:'' In Afghanistan
ci sono due missioni. Enduring Freedom, missione americana di guerra alle
organizzazioni terroristiche e la missione Isaf , che è invece sotto l'egida
delle Nazioni Unite e serve a controllare la pace e la sicurezza a Kabul.
Recentemente il presidente Karzai ha chiesto che venisse rafforzata la
missione Isaf. Noi riteniamo che in questo momento sia sbagliato rafforzare
Enduring Freedom , bisogna invece rafforzare la missione Isaf. Enduring
Freedom originariamente non era una missione di guerra ma era una missione
logistica, di scorta. Quella missione non c'è più, sulla base delle cose
dette dal ministro Martino ci sarà una missione di guerra e quindi noi
siamo assolutamente coerenti nel dire 'vogliamo che le truppe italiane
garantiscano la sicurezza , lottino contro il terrorismo, raccolgano l'appello
del presidente Karzai e siano lì sotto l'egida delle Nazioni Unite, non
sotto egida Stati Uniti d'America".
IN
CORSO NUOVA CAMPAGNA CONTRO AL-QAEDA A SUD-EST
22 agosto - Truppe governativce e forze speciali della coalizione occidentale
guidata dagli Stati Uniti hanno intrapreso una nuova campagna contro Al-Qaeda
e quanto rimane dei Talebani nell'Afghaniostan sud-orientale. Lo ha riferito
il colonnello Roger King, portavoce del contingente Usa, confermando quanto
già anticipato ieri da fonti ufficiali afghane. Lo scopo dell'operazione
militare in corso nella zona di Zormat, ha specificato King, consiste
nel «trovare, catturare o uccidere qualsiasi miliziano restante di 'al-Qaedà
nonchè i loro sostenitori nell'area, come pure negare al nemico la possibilità
di farne un proprio santuario». Il portavoce americano ha aggiunto che
finora sono stati arrestati tre individui, di cui non ha indicato le generalità,
e localizzati molti depositi di armi e munizioni di piccole dimensioni.
VIDEO BIN LADEN: LA CNN LI HA PAGATI 30.000 DOLLARI
21 agosto - È costato 30mila dollari alla Cnn lo scoop sull'addestramento
alla guerra e gli esperimenti con gas tossici della rete terroristica
Al Qaeda: la rete televisiva di Atlanta ha ammesso di aver pagato per
strappare i 64 video alla concorrente Cbs, quando in un primo momento
aveva assicurato di averli avuti gratuitamente. È stato il presentatore
Aaron Brown a riconoscere che la consegna dei filmati all'inviato Nic
Robertson, che sostiene di averli avuti da una misteriosa fonte in Afghanistan,
è stata frutto di una vera transazione, con tanto di gara al rialzo tra
i due grandi network. A quanto si è appreso, la Cbs si è rifiutata di
pagare una somma così alta per i video, nonostante i portavoce di entrambe
le tv assicurino che è stata verificata scrupolosamente l'autenticità
delle immagini. Nessuna delle due reti, poi, ha voluto fornire maggiori
dettagli su come siano entrate in contatto con gli intermediari, spiegando
di non voler mettere in pericolo i propri collaboratori in Afghanistan.
AFGHANISTAN:
A LEZIONE DI GUERRA
Francia e Stati Uniti rifiutano l’appello dell’Onu: no all'aumento
degli effettivi della forza di pace (Isaf) in Afghanistan (20 luglio).
La palla passa all’Italia: il governo statunitense chiede al Bel Paese
un incremento del numero di soldati attualmente stanziati in Afghanistan
(350 o 1000? Le agenzie confondono). Berlusconi annuncia (24 luglio) che
il governo italiano sta «esaminando» la richiesta. E' il minimo che il
Cavaliere possa fare dopo aver omaggiato Bush di un orologio d'oro Franck
Muller del valore di 10.900 dollari (il regalo più costoso donato dai
ministri degli esteri in visita alla Casa Bianca lo scorso anno). Intanto
nel paese occupato dalle forze di pace continuano le lezioni di guerra.
Forze speciali statunitensi hanno completato l’addestramento del primo
battaglione dell'esercito nazionale afgano. Trentasei ufficiali e 350
soldati, dopo tre mesi di preparazione intensiva, pronti a formare il
nucleo delle forze armate afgane. Il secondo sarà addestrato da istruttori
francesi entro metà agosto. Per fortuna che c’è la Mondadori. La casa
editrice raccoglie l’invito dell'associazione «Sempre insieme per la pace»:
invierà libri ai militari italiani impegnati in Afghanistan. Siamo curiosi
di conoscere il contenuto dei 450 volumi. Forse manuali per il perfetto
militare-pacifista: ‘’Come portare pace imbracciando il fucile’’.
(27 luglio)
Truppe
italiane in Afghanistan. Berlusconi: stiamo esaminando aumento truppe
ROMA - Francia e Stati Uniti rifiutano l’appello dell’Onu di aumentare
gli effettivi della forza di pace (Isaf) in Afghanistan (20 luglio). La
palla passa all’Italia: il governo statunitense chiede al Bel Paese un
aumento del numero di soldati attualmente stanziati in Afghanistan (350
o 1000? Le agenzie confondono). Berlusconi annuncia (24 luglio) che il
governo italiano sta «esaminando» la richiesta. Intanto nel paese occupato
dalle forze di pace continuano le lezioni di guerra. Forze speciali statunitensi
hanno completato l’addestramento del primo battaglione dell'esercito nazionale
afgano. Trentasei ufficiali e 350 soldati, dopo tre mesi di preparazione
intensiva, pronti a formare il nucleo delle forze armate afgane. Il secondo
sarà addestrato da istruttori francesi entro metà agosto. Per fortuna
che c’è la Mondadori. La casa editrice raccoglie l’invito dell'associazione
«Sempre insieme per la pace»: invierà libri ai militari italiani impegnati
in Afghanistan. Siamo curiosi di conoscere il contenuto dei 450 volumi.
Forse manuali per il perfetto militare-pacifista: ‘’Come portare pace
imbracciando il fucile’’.
(24 luglio)
Afghanistan,
assassinato il vicepresidente Qadir
I
militari Usa ammettono l'errore nel bombardamento su un villaggio dove
si stava celebrando un mantrimonio
KABUL - Il vicepresidente afgano Haji Abdul Qadir è stato assassinato
oggi fuori dal suo ufficio nel centro di Kabul, ha annunciato il ministro
degli Interni Taj Mohammad Wardak. Potrebbe trattarsi, stando alle prime
ipotesi, di un regolamento di conti interno all'Alleanza del nord. Qadir,
infatti, è di etnia pashtun e membro dell'Alleanza del nord, era anche
ministro dei lavori pubblici. Il capo della polizia Basi Salangi ha detto
ai giornalisti che due uomini armati gli hanno sparato decine di colpi
mentre stava entrando in auto all'interno del complesso che ospita il
suo ufficio. Nel difficile equilibrio di poteri tra le diverse etnie,
Karzai aveva scelto Qadir come suo vice insieme con Mohammad Fahim, l'ex
braccio destro di Massud e ora ministro della Difesa, e l'hazaro Karim
Khalili. Sull'omicidio di Qadir ha immediatamente avviato un'indagine
la Forza internazionale di assistenza alla Sicurezza (Isaf), il cui comando
è di recente passato dalla Gran Bretagna alla Turchia. Nella sparatoria
ha perso la vita anche l'autista del ministro, mentre altre due persone
sono rimaste ferite. - Comunicazione promozionale - Signore della guerra
dell'Afghanistan orientale, il vicepresidente assassinato era stato uno
degli uomini chiave della caduta del regime talibano, lo scorso anno.
Il fratello Abdul Haq, comandante mujaheddin, fu giustiziato dai Taliban
poco dopo l'inizio dell'operazione militare statunitense e lo stesso Qadir
potrebbe avere pagato a distanza di mesi il suo ruolo nella cacciata del
mullah Mohammed Omar. "Era uno dei pochi Pashtun dell'Alleanza del nord",
ha ricordato un esperto di questioni afghane, "ed era considerato un traditore".
I talebani erano di etnia Pashtun, la maggiore del Paese, mentre l'Alleanza
era dominata dai tagiki. All'inizio dell'anno era stato ucciso all'aeroporto
di Kabul il ministro del Turismo Abdul Rehman, in circostanze mai chiarite.
Intanto, sempre oggi, il generale statunitense Dan McNeill ha ammesso
l'errore nell'episodio delle bombe americane cadute il primo luglio su
un villaggio dell'Afghanistan centrale dove si stavano celebrando delle
nozze e nel quale - secondo le autorità afgane - sono morti 48 civili
e altri 117 sono rimasti feriti, e ha promesso l'apertura di un'inchiesta
formale. McNeill - comandante delle forze armate Usa in Asia centrale
- in una conferenza stampa a Kabul ha confermato la versione afghana secondo
cui le bombe sono cadute nei dintorni del villaggio di Deh Rawud, nella
martoriata e povera provincia centrale di Uruzgan. Ma ha aggiunto che
i membri della commissione d'inchiesta mista afghano-americana, che hanno
visitato il posto, non sono riusciti a vedere i corpi delle vittime -
che erano già stati sepolti - né quindi a confermarne il numero. "Non
è nostra prassi colpire persone innocenti", ha detto McNeill, che ha poi
aggiunto di aver ricevuto "numerose indicazioni" che il bombardamento
aereo di lunedì scorso è stato la risposta a fuoco antiaereo proveniente
dal terreno: "Con tutta chiarezza ci sono stati diverse indicazioni da
terra e dagli equipaggi degli aerei di fuoco antiaereo, almeno a quanto
mi risulta fino a questo momento". Gli abitanti del villaggio hanno detto
che in quell'occasione stavano sparando in aria con i fucili, com'è consuetudine
locale in occasione di matrimoni. Il ministro degli esteri afghano, Abdullah
Abdullah, che ha tenuto la conferenza stampa assieme al generale McNeill,
ha detto che "un'indagine vera deve essere fatta perché episodi del genere
in futuro non accadano più". (6 luglio 2002)
Afghanistan:
bomba Usa fa strage in un villaggio. Una commissione d'inchiesta indagherà
sulla tragedia
KABUL - Centoventi tra morti e feriti è il bilancio provvisorio di un
bombardamento americano che ha colpito per errore un paese nel sud dell'Afghanistan.
L'obiettivo colpito accidentalmente da un aereo Usa è stato il villaggio
di Kakarak, nella provincia di Uruzgan, situato a 175 chilometri a nord-est
di Kandahar, dove si stava svolgendo un ricevimento di nozze. Il tragico
incidente, al momento non confermato dalle fonti Usa, è solo l'ultimo
episodio di una serie di "errori" militari che, dall'inizio dell'offensiva
americana in Afghanistan, nell'ottobre scorso, hanno provocato la morte
di numerosi altri civili. Le prime notizie sono state diffuse da alcuni
abitanti della zona e dallo stesso presidente afghano Hamid Karzai che
ha riferito i particolari all'agenzia locale Bakhtar. Karzai ha detto
che sono già partiti i soccorsi e una commissione del ministero degli
affari di frontiera si è recata sul posto. Le fonti militari americane
ammettono che si è trattato di un incidente, ma non confermano il numero
delle vittime. Il colonnello Roger King, portavoce della base di Bagram
(a nord di Kabul) citato dalla Cnn, riconosce che qualcosa non ha funzionato
durante un'azione a nord di Kandahar. Secondo King, le forze in azione
hanno incontrato fuoco ostile e hanno sollecitato l'intervento di bombardieri,
che hanno attaccato le forze nemiche con un B52. In seguito all'attacco
si sarebbero berificate "perdite" fra i civili, citando la cifra di "tre
o quattro" tra morti e feriti. La stessa fonte aggiunge, però, che solo
nella mattinata di domani le forze americane potranno cercare di valutare
la situazione sul terreno. Il portavoce del Pentagono, Jeff Davis, ha
poi confermato che "almeno una bomba" ha mancato il proprio obiettivo,
aggiungendo di non sapere dove essa sia caduta e quali danni abbia fatto.
Quanto alle notizie che vengono da residenti nella regione, Davis ha detto
di essere al corrente delle notizie, ma di non sapere se siano vere e
se morti e feriti siano stati causati dalla bomba americana. In seguito
il comando centrale di Tampa ha annunciato che una commissione d'inchiesta
indagherà. Ufficiali militari statunitensi, diplomatici americani dell'ambasciata
a Kabul e funzionari del governo afghano condurranno un'ispezione sul
luogo del bombardamento. (1 luglio 2002)
Guantanamo: Usa denunciati da Human Rights Watch
WASHINGTON,
31 MAGGIO - Human Rights Watch (Hrw), una tra le più importanti organizzazioni
a difesa dei diritti umani negli Stati Uniti, ha denunciato l'Amministrazione
Bush per violazioni delle leggi internazionali a causa del trattamento
riservato ai prigionieri della guerra contro il terrorismo. «L'Amministrazione
non può trattenere persone a tempo indeterminato senza muovere un'accusa,
nè può mandare i prigionieri in Paesi dove rischiano la tortura», ha detto
il portavoce di 'Hrw', Kenneth Roth. La denuncia dell'organizzazione riguarda
soprattutto i 384 prigionieri catturati in Afghanistan e detenuti alla
base militare di Guantanamo, a Cuba. 'Hrw' se la prende soprattutto con
il presidente americano George W. Bush per aver negato ai detenuti lo
status di prigionieri di guerra e, quindi, tutte le garanzie delle Convenzioni
di Ginevra.
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l'articolo originale
www.humanrightswatch.org
Dossier:
Guantanamo Gate
Il mullah Omar: attaccheremo la Casa Bianca
L'ex capo dei taleban
a un giornale arabo: ci lanceremo contro Washington. Bin Laden? Grazie
a Dio è vivo
ILCAIRO – E’ ricomparso dopo mesi di silenzio, il volto misterioso
di al-Qaeda: il mullah Omar. Al giornale arabo Asharq al Awsat, nella
prima intervista mai concessa, l’ex-capo spirituale dei Taleban ha detto:
''Grazie a Dio, Bin Laden è ancora vivo e la guerra presto si sposterà
dall’Afghanistan alla Casa Bianca''.
Il mullah Omar non ha ammesso alcuna responsabilità diretta per le stragi
dell’11 settembre, ma dice che quegli attentati sono stati una ''conseguenza
diretta della politica ingiusta degli Usa nei confronti dell’Islam e del
loro appoggio agli israeliani nel conflitto con gli arabi. ''L'America
- ha proseguito - conosce queste ragioni e non le ha prese in considerazione:
tali fatti (gli attacchi) contro di essa potranno quindi ripetersi''.
Sulla guerra in Afghanistan, Omar dice: ''Non è terminata e si inasprirà
fino ad arrivare alla Casa Bianca, il quartier generale dell'ingiustizia
e del despotismo, dal momento che da lì è partita una guerra contro l'Islam
e i musulmani senza una giustificazione legale o internazionale''.
(17 maggio)
Afghanistan: uccisi quattro uomini di Al-Qaeda
30
aprile - Quattro combattenti di al Qaeda, la rete terroristica di Osama
bin Laden, sono stati uccisi dalle forze sotto il comando statunitense
nell'Afghanistan orientale, al confine con il Pakistan. Ne ha dato notizia
Bryan Hilferty, portavoce militare Usa.
Guantanamo: prigionieri trasferitri a Campo Delta
30
aprile - Sono state svuotate le famigerate gabbie del 'Campo Raggi X'
della base militare americana di Guantanamo, a Cuba: tra domenica e lunedì
i 300 detenuti di Al Qaida e dei Taleban sono stati trasferiti nelle nuove
celle in muratura del nuovo 'Campo Delta'. Il 'Campo Deltà conta 408 celle.
Rispetto alle gabbie di X-Ray le celle sono leggermente più piccole ma
presentano altri vantaggi: i detenuti dormiranno in un letto, e non più
su un materassino di gommapiuma, e dispongono di un lavandino con acqua
corrente e di WC con tanto di sciacquone. Il nuovo campo è circondato
da una fitta rete verde che a chi è fuori impedisce di vedere dentro e
a chi è dentro di vedere fuori. I detenuti sono stati ammanettati e bendati
con speciali occhialetti anneriti per impedire loro di capire in quale
parte della base si trovi il nuovo campo. Alle 408 celle esistenti se
ne aggiungeranno altre 208 entro la fine di maggio.
Dossier: Guantanamo
Gate
Violenta battaglia in est Afghanistan. Almeno 25 morti
29 aprile - E' di almeno 25 morti e oltre 100 feriti, quasi tutti
civili, il primo bilancio della violenta battaglia in corso a Gardez nell'Afghanistan
orientale. Milizie rivali si contendono il controllo dell'antica città,
capoluogo della provincia di Paktia, al confine con il Pakistan. Secondo
quanto riferisce il governatore della provincia, Taj Mohammad Wardak,
i combattimenti sono iniziati intorno a mezzanotte, quando le forze dell'ex
governatore provinciale Padshah Khan Zadran hanno attaccato le truppe
fedeli all'attuale governo ad interim del premier Hamid Karzai. A gennaio
Gardez era stato al centro di un'identica contesa, durata due giorni con
la morte di una cinquantina di mujaheddin; allora l'esecutivo provvisorio
di Kabul aveva rimosso Zadran dalla carica. La zona è la stessa dove un
paio di mesi fa forze speciali occidentali e truppe regolari afghane avevano
scatenato la più massiccia offensiva dall'inizio della campagna internazionale
anti-terrorismo contro sacche di resistenza dei Talebani e dei loro alleati
di Al-Qaeda.
La
Turchia al comando dell'Isaf
29 aprile - Dopo la Gran Bretagna, toccherà alla Turchia comandare la
Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) in Afghanistan.
"La data del passaggio di consegne", prosegue il comunicato, "sarà decisa
in colloqui tra i Paesi coinvolti (tra cui l'Italia ndr) e le Nazioni
Unite". Per l'occasione, sarà rafforzato il contingente turco di stanza
a Kabul, che attualmente è composto da 267 soldati.
Guantanamo,
trasferimento imminente, ma segreto
28 aprile - Il trasferimento dei detenuti di 'Campo Raggi X' nelle loro
nuove celle con vista sul mare è imminente, ma avverrà in segreto: telecamere
e giornalisti,infatti, non vi potranno assistere. Lo indicano alla stampa
americana i responsabili militari della prigione a cielo aperto allestita
sulla base navale di Guantanamo (Cuba). Le autorità americane non hanno
ancora deciso cosa fare dei detenuti di Guantanamo. Alcuni saranno quasi
sicuramente processati da tribunali militari speciali le cui procedure
sono state appena definite. Altri potrebbero comparire davanti a tribunali
ordinari. Altri ancora potrebbero non essere mai processati.
Re
Zhair torna a casa dopo mezzo secolo
17 aprile - Zhair Shah, l'ex re dell'Afghanistan, ha lasciato l'Italia
per riabbracciare il suo popolo e baciare la sua terra. Zhair Shah, di
etnia pashtun si trovava a Ischia quando nel 1973, fu detronizzato da
un colpo di stato "ispirato" dai sovietici e portato a termine da suo
cugino Mohammed Daud. Il suo ritorno è atteso con grande speranza in tutto
l'Afghanistan. Spetterà a lui convocare la Loya Jirga, l'assemblea tradizionale
che dovrà nominare il nuovo governo provvisorio, con il compito di avviare
elezioni democratiche.
Dossier:
Chi vuol esser re?
Anche
la Royal Marine in Afghanistan
16 aprile - I soldati della Royal Marine britannica hanno iniziato le
operazioni offensive in Afghanistan. È quanto ha comunicato questa mattina
il ministero della Difesa britannico. "Le Forze britanniche hanno iniziato
le operazioni in Afghanistan, l'attuale missione del 45/o Commando è in
corso, appoggiata da elicotteri Chinook per perlustrare e sgombrare una
valle ad alta quota dove crediamo ci possano essere alcune cellule delle
forze dei taleban e di Al Qaida ancora attive", ha dichiarato un portavoce
della Difesa. Le truppe fanno parte del contingente di 1.700 soldati britannici
richiesti dagli Usa per snidare le ultime cellule di Al Qaida nel Paese.
Attualmente sono già in Afghanistan circa 700 Marine.
LINK
afghan-info.com
http://www.afghan-network.net/
http://www.odci.gov/cia/publications/factbook/geos/af.html
http://www.hazara.net/
http://www.afghanistan.org/
http://www.rawa.org/
geografy.about.com
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