EMERGENCY A KABUL
PARLA MSF CHI VUOL ESSER RE E I BAMBINI?
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SPECIALE 11 SETTEMBRE
War News dall'Afghanistan

Filo diretto, con Kabul Intervista a Marco Cafferati, medico volontario di Emergency
’’Per molti di loro è meglio morire che perdere un arto. L’ho pregato a mani giunte sul lettino operatorio. Lui faceva no con la testa, senza dire altro’’. A parlare è Marco Cafferati, Kaffo per gli amici, 45 anni, medico chirurgo a Torino e volontario per tutta l’estate a Kabul, nell’ospedale di Emergency. Se gli chiedi perché lo fa non ha dubbi:’’ La molla è stata soprattutto un’esigenza umanitaria, voler aiutare, fare qualcosa di concreto oltre che parlare di pace’’. E l’Afghanistan svuotato dai talebani, ma ancora pieno di mine antiuomo e scontri tra i signori della guerra ha un disperato bisogno d’aiuto. ‘’Non dimenticher? mai – racconta Marco – gli occhi di Alim, un bambino che ha perso entrambe le gambe ed i testicoli per l’esplosione di una mina’’. Le giornate di Marco, raccontate in un diario online (www.medicoakabul.splinder.it), iniziano alle 7.00, alternandosi tra la sala operatoria e le visite nell’ambulatorio dell’ospedale che in questi giorni ha rischiato di chiudere per ‘’problemi con l’amministrazione locale, ‘’ma per ora - assicura Kaffo - tutto tranquillo’’. Si stacca alle 17.00 e si resta reperibili durante la notte perché le emergenze non conoscono ora. ‘’La vita qui non è facile – conclude Marco - ma mi sento comunque di incoraggiare esperienze simili, anche se brevi e durante le vacanze. Ben vengano giovani che si dedicano al volontariato invece di pensare solo a divertirsi ed abbronzarsi…’’.

I BAMBINI DELL'AFGHANISTAN 20/05
Kabul Storie di bambini, quelli che non sanno quanto sia pericoloso raccogliere un semplice pezzo di metallo per strada, in un paese come l'Afganistan, dove ai 10 milioni di mine antiuomo si è aggiunto in tempi recenti un numero imprecisato di cluster bombs. Momen, figlio di Musa Khan, viene da una famiglia di otto persone: madre, padre, nonna e cinque fratelli. Il padre come molti afgani è senza lavoro, la sua famiglia vive a Sorobi e sopravvive come può. Alcuni giorni fa Momen, quattordici anni e la vivacità tipica di tutti i bambini della sua età (anche adesso che è in ospedale) ha raccolto un oggetto sul ciglio della strada di casa; un oggetto rotondo e nero - ci ha detto - pieno di scritte strane; non ha dovuto scavare o cercare tanto, era lì appoggiato sul ciglio della strada; ha deciso di prenderlo e portarlo a casa per giocarci. Non sapeva che era una mina, probabilmente del tipo M 412, almeno fino a quando non è esplosa portandogli via due dita di una mano e tre dell'altra. Storie di bambini che giocano, come tutti i bambini di questo mondo, e come loro sono curiosi. Hasibullah, figlio di Abdul Marouf, ha dieci anni e ieri, insieme alla sua famiglia, è andato a trovare i suoi parenti nel villaggio di Sardik Cogha, vicino Mirbachakot. Una corsa fino al campo vicino alla casa, per giocare a pallone insieme ai tre cugini che non vedeva da tempo. Il cugino Hussain ha trovato un tubo di metallo delle dimensioni di un grosso pennarello ed ha tentato di aprirlo insieme ai suoi fratelli. Hussain adesso è ricoverato in un letto della ICU (Terapia Intensiva) del nostro ospedale di Kabul, ha perso una mano ed ha lesioni multiple dell'intestino; i suoi due fratelli Quais (7 anni) e Quawi (9 anni), sono nello stesso reparto con lesioni agli occhi e ferite multiple da schegge su gambe, mani e area genitale. Il padre dei tre bambini Merajudin (48 anni) passa da un letto all'altro con sguardo assente, ha rischiato di perdere in un attimo i suoi tre figli, ci spiega la forma della mina, la identifichiamo come una "Blast mine" del tipo ZAP-1, ci dice che sono sotterrate, ma con le ultime piogge vengono fuori; guarda la foto della mina e scuote la testa. Il cugino Hasibullah ha avuto solo ferite superficiali, perchè si trovava poco più dietro, protetto dagli altri bambini; il padre oggi lo porterà a casa; guarda i suoi tre nipoti, rivolge lo sguardo in direzione della Mecca e dice: "Inshallah". Massimo Spalluto www.emergency.it

MANIFESTI CON MESSAGGI DEL MULLAH OMAR NELL’EST DELL’AFGHANISTAN


‘’Fino a quando un non-mussulmano attaccherà un mussulmano, il dovere di ognuno di noi è combattere l’aggressore’’. ‘’Noi siamo stati attaccati perché hanno accusato bin Laden di essere un terrorista. Ma quale è la colpa dell’Iraq? L’Iraq non ha nessun bin Laden nel suo paese’’. E’ questo l’ultimo decreto del mullah Omar. Il leader spirituale dei talebani in Afghanistan, uno degli uomini piu' ricercati al mondo, continua a diffondere il suo verbo e questa volta lo fa attraverso l’affissione di manifesti nell’Est dell’Afghanistan, l’area dove si concentra maggiormente l’opposizione agli Usa e al governo transitorio di Karzai. Il documento è firmato da altri 600 religiosi islamici e incita alla jihad contro gli americani e gli afgani che collaborano con loro.

Fonte: Afghannews.net

Commenti
Una guerra alla volta. Il corriere della sera online dedica gli esteri solo alla guerra in Iraq. Su Repubblica.it troverete un accenno in una news nascosta. Tutto tace su Ilnuovo.it. La notizia del delegato della Croce rossa ucciso giorni fa in Afghanistan è rimasta nell'oscurità. E così tutte le altre notizie sulla guerra mai cessata in Afghanistan. Le agenzie continuano a parlare di morti, attentati, esplosioni. Eppure quella dell'Afghanistan continua a rimanere una guerra dimenticata. Una guerra alla volta, una piazza alla volta...alla faccia della globalizzazione!.
Laura

Una confidenza, in un orecchio. Stavamo li', la notte scorsa, davanti il comando dell"Isaf dopo aver sentito quel botto tremendo. C'erano i colleghi del Corriere e di Repubblica. Ci siamo guardati. Quasi temevamo di disturbare chiamando le redazioni, rompevamo il fracasso sull'Iraq. Ma il problema non riguarda le guerre. Il nostro lavoro sta diventando schizofrenico. Diciamo: un evento alla volta. Si parla per mesi di un argomento poi all'improvviso, via, cancellato. C'erano dei meccanismi precisi qualche tempo fa: una notizia scivolava via via, dalla prima alla quinta, poi alla dodicesima, fino a sparire. Adesso si va all'improvviso da sei pagine intere a zero. Colpa dei giornali o colpa della societa' di oggi che brucia tutto? Mia cara "giornalara", un bell'argomento.
Pino Scaccia

RASSEGNA WEB
La guerra in Iraq rende piu' rischiosa la situazione in Afghanistan I leader afgani hanno affermato che l'azione militare in Iraq distoglie l'attenzione internazionale sull'Afghanistan e riduce gli sforzi di ricostruzione del paese. A causa della guerra in Iraq aumenterebbe la difficoltà di estendere l'autorità di Kabul sulle aree sotto controllo dei signori della guerra e di altri elementi sovversivi. Allo scopo di rafforzare la collaborazione tra Usa e Afghanistan, il ministro della difesa afghano, Mohammed Fahim, leader dell'Alleanza del Nord , si è recato negli Usa a metà marzo. Gli ufficiali dell'amministrazione Bush hanno assicurato che l'assistenza di Washington al governo Karzai non sarebbe cambiata in vista dell'azione militare in Iraq
(continua >>)

Afghanistan, un paese da ricostruire
La Banca Mondiale assicurerà all'Afghanistan 208 milioni di dollari alla fine di marzo. Centoquarantotto milioni verranno impiegati per finanziare le scuole, gli ospedali e speciali progetti di sviluppo.
(l'articolo >>)

Giornalista radiofonico espulso da Herat
Ahmed Shah Behzad, un free lance afghano corrispondente a Herat per ''The Radio Free Afghanistan'', è stato espulso dal Ismael Khan, governatore della città, dopo che le forze dell'ordine lo hanno aggredito. Molti giornalisti della città hanno scioperato per protestare contro I continui attacchi alla libertà d'informazione nella provincia
(L'articolo >>)
(la protesta di Reporters Senza Frontiere >>)
IL RAPPORTO 2002 DI R.S.F >>

SCOPERTE CASSE ARMI VICINO BASE USA A BAGRAM

28 MAR - I paracadutisti americani del 505 reggimento di fanteria in Afghanistan hanno scoperto due casse piene di armi vicino alla base aerea Usa a Bagram mentre erano impegnati in un'operazione d'assalto sulle montagne di Koh-i Safi, denominata 'Desert Lion'. Lo ha annunciato il colonnello Roger King, portavoce dell'esercito americano nella base di Bagram (40 chilometri a nord di Kabul) - la più importante in Afghanistan - dove stazionano circa 8.000 soldati della coalizione. All'interno delle casse c'erano una ventina di razzi anticarro, obici di mortaio e munizioni per armi leggere.

DESERT LION - Mentre la prima operazione, Valiant Strike si svolge prevalentemente nella zona di Kandahar, ex roccaforte del regime dei Taleban, Desert Lion si svolge invece nelle montagne nel nordest del Paese.
US forces launch second operation in Afghanistan >>

ASSASSINATO DELEGATO CROCE ROSSA
GINEVRA, 27 MAR - Un delegato del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) di origine salvadoregna è stato ucciso oggi nella provincia di Oruzga, nell'Afghanistan centrale. Lo ha reso noto la stessa Croce Rossa a Ginevra, precisando che l'operatore lavorava con alcuni colleghi afghani per migliorare il rifornimento idrico nella città di Tirin Kot.Secondo la fonte, "gli automezzi su cui viaggiavano sono stati intercettati da assalitori non identificati". Il delegato ucciso aveva 39 anni e lavorava per la Croce Rossa dal 1999. Aveva effettuato missioni in Colombia, nella Repubblica del Congo e in Angola.

ALPINI IN RICOGNIZIONE SUL PASSO DEGLI AGGUATI. PATTUGLIA DI 48 ORE, NESSUN INCIDENTE KABUL, 27 MAR - Una perlustrazione durata 48 ore lungo la strada tra Gardez e Khost, dove un valico a 3.200 metri è chiamato, non a caso, il passo degli agguati: per i militari italiani della task-force Nibbio il primo vero e prolungato impegno operativo ad altissimo rischio. La missione si è appena conclusa e, ha riferito un portavoce del contingente, senza alcun incidente. I militari della task-force hanno percorso il tragitto, a bordo di veicoli protetti ed adeguatamente armati, in due tappe: ieri la prima, da Khost - sede della base Salerno, l'accampamento degli alpini - a Gardez, dove sono rimasti la notte, presso un distaccamento americano. La seconda tappa oggi, sul percorso inverso. Compito della missione, quello di verificare la transitabilità e pericolosità della strada, la più importante di quest'area a ridosso del confine con il Pakistan, e quindi strategica anche per gli spostamenti dei militari di Enduring Freedom.
LINK: EURASIANET >>

Generale Usa: anche alpini a caccia di terroristi
Le forze della coalizione internazionale di cui fanno parte anche gli alpini "hanno l'intento di catturare e uccidere tutti i terroristi e coloro che li sostengono". Lo ha detto il generale Mc Neill, comandante di Enduring Freedom in Afghanistan. Le dichiarazioni giungono nello stesse ore nelle quali dal fronte iracheno il generale Brooks ha precisato che i parà partiti dall'Italia potranno essere usati per azioni di guerra e che lascia "all'Italia il compito di commentare il proprio ruolo nella guerra". Repubblica.it >>

IN ARRIVO NUOVE LEGGI, DALL'ITALIA SÌ ALLA SHARIA
(ANSA) - KABUL, 27 MAR - «Rispettare le tradizioni». È questa la parola d'ordine del gruppo di esperti che, su incarico del governo italiano, dovrà coordinare la riforma del sistema giudiziario afgano. Questo sarà rivisto, ma non stravolto, ma saranno salvaguardati in particolare il sistema di giustizia tribale e la Sharia, la legge coranica, da molti criticata, «i cui principi - assicura Giuseppe Di Gennaro, il capo del team italiano - non sono in contrasto con le regole dei diritti umani».

MILLE DONNE FANNO PIC-NIC IN FEUDO TALEBAN
(ANSA-AFP) - KANDAHAR (AFGHANISTAN), 27 MAR - Un migliaio di donne afghane, tutte a volto scoperto, si sono incontrate ieri e, per la prima volta dopo 25 anni, hanno organizzato un gigantesco pic-nic nella località dove era l'antico feudo dei taleban, ad una quindicina di chilometri a nord di Kandahar. All'origine della manifestazione il direttore dell'educazione della provincia di Kandahar, Mohammad Dawood Barak, che ha voluto ripristinare l'usanza per la prima volta dopo 23 anni di guerra.

AL-QUAEDA, Mohammed fa i nomi di terroristi chiave
La mente dell'11 settembre, catturata il primo marzo in Pakistan, ha consegnato agli inquirenti americani i nomi di diversi terroristi pronti a colpire. Lo rivela il Time. Leggi l’articolo: ilNuovo.it

CUTULI: MINISTRO INTERNO AFGHANO, VERITÀ ENTRO L'ANNO
(ANSA) - KABUL, 26 MAR - «Credo che entro l'anno l'inchiesta arriverà a delle conclusioni». L'ha detto il ministro dell' Interno afghano, Ali Ahamad Jalali, interpellato dall' Ansa e dal Giornale Radiorai, a proposito delle indagini sull'omicidio di Maria Grazia Cutuli, la giornalista del Corriere della Sera uccisa in Afghanistan in un agguato il 19 novembre 2001. Il ministro, che ha parlato con i giornalisti nella sede dell' ambasciata italiana a Kabul, non ha voluto fornire altri particolari, sottolineando che l'inchiesta è affidata al Dipartimento della Sicurezza. Intanto la procura di Roma ha chiesto tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti afghani nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Maria Grazia Cutuli. Uno degli afghani era già stato arrestato a Kabul perchè trovato in possesso di alcuni oggetti che appartenevano ai giornalisti caduti nell'imboscata.
L'ULTIMO SCOOP DELLA CUTULI >>


EX PRIGIONIERI GUANTANAMO SPIEGANO ISOLAMENTO
(ANSA-AFP) - KABUL, 26 MAR - Diciotto afghani rimpatriati sabato scorso dopo 14 mesi di detenzione hanno raccontato l'isolamento subito nella base americana di Guantanamo (Cuba), dove sono approdati dopo aver patito torture nelle prigioni afghane. Questi ex prigionieri, che le autorità americana hanno liberato ritenendo che «non rappresentino più una minaccia», hanno detto ai giornalisti che il loro arresto è stato «ingiustificato» perchè sono innocenti. Secondo le autorità americane, nella base di Guantanamo sono detenute attualmente circa 660 persone per motivi di terrorismo. Buona parte di loro sono state catturate alla fine del 2001 in Afghanistan. Queste persone sono sottoposte a isolamento totale e nessuna di loro è stata formalmente accusata, ha potuto parlare con un avvocato o è stata autorizzata a ricevere visite.
GUANTANAMO GATE >>


IL MINISTRO MARTINO: ''CON LA GUERRA PIU' RISCHI PER IL CONTINGENTE ITALIANO''
La guerra in Iraq mette piu' a rischio il nostro contingente impegnato in Afghanistan. Il ministro della Difesa Antonio Martino, nel corso dell'audizione in commissione Difesa del Senato, ha osservato che ''all'apertura delle ostilita' sul territorio iracheno, a fronte di un generale innalzamento del livello di rischio di possibili attentati terroristici, come per altri contingenti, anche per quello in Afghanistan sono state assunte specifiche misure di sicurezza''. A proposito dei rischi per il nostro contingente militare in Afghanistan il ministro avverte che ''la minaccia prevalente e' rappresentata da possibili lanci di razzi, per lo piu' notturni, e dal posizionamento di mine, anche telecomandate''. ''Sono possibili anche agguati a distanza ravvicinata da parte di gruppi armati -mette in guardia Martino- e il coinvolgimento in scontri tra fazioni contrapposte''. Infatti, ''quello dei rapporti con le formazioni militari afghane (Amf) e le unita' del costituendo nuovo esercito afghano (Ana) rappresenta uno dei fattori piu' delicati, tenuto anche conto -sottolinea il ministro- che le prime appartengono ad etnie e tribu' locali e il secondo ha una struttura multietnica''. Il ministro ha inoltre chiarito che l'Italia non e' andata in Afghanistan a sostituire i militari americani per favorire l'impegno Usa nella guerra in Iraq. Rispondendo a un'interrogazione del senatore diessino Massimo Brutti, nel corso dell'audizione, Martino parla di ''coincidenze solo temporali ma non 'logiche' delle due operazioni'' e ricorda che ''in Afghanistan, per l'operazione 'Enduring Freedom', continuano ad esserci ottomila militari americani; e ottomila erano quelli che c'erano all'inizio...''.

L’unico mercato che funziona in Afghanistan? E’ quello dell’oppio

La vera trionfatrice dell'operazione Endouring Freedom? Sembra essere l'eroina. Il 2002 è stata una gran annata per i coltivatori di oppio afgani: dalle 185 tonnellate raccolte nel 2001 la produzione è schizzata a 2.700 tonnellate. Un bel salto del 1.400 %. E le previsioni per il raccolto del 2003 non sono certo incoraggianti. La campagna militare che ha stanato i talebani dalle grotte, nulla ha potuto contro le sterminate piantagioni di papaveri a cielo aperto. E a sbugiardare la vetusta regola della domanda e dell'offerta, pare che il ritorno dell'Afghanistan nella partita dei produttori dopo un periodo di mercato in crisi, abbia fatto lievitare i prezzi dell'oppio fino ai 350 dollari al chilo. Il ritorno, sì, perché nel luglio del 2000 il mullah Omar vietò le coltivazioni di papavero da oppio e per convincere i contadini, usò delle argomentazioni molto convincenti fatte di incendi e mutilazioni. Risultato: la produzione crollò, tanto che tra il 2000 e il 2001 i satelliti spia non scovavano quasi più un campo di papaveri, con grande stupore e soddisfazione del Programma delle Nazioni Unite per il Controllo delle Droghe che, sotto la direzione dell'italiano Pino Arlacchi, aveva offerto nel 1997 aiuti economici al regime dei talebani in cambio della sostituzione della coltivazione dell'oppio con quella di albicocche, mandorle, funghi e cipolle.

L'articolo completo: http://news2000.libero.it/editoriali/edp25.html

KHOST: ATTACCATO UN AVAMPOSTO ALLEATO, NESSUNA VITTIMA

Washington, 3 mar. - (Adnkronos) Sei o sette guerriglieri armati hanno attaccato un posto d'osservazione alleato, situato all'interno della base operativa «Salerno», a Khost, nella regione sud-orientale dell'Afghanistan, al confine con il Pakistan. I militari alleati hanno risposto al fuoco, chiedendo il lancio di razzi illuminanti. Nella sparatoria non vi sono state vittime. Il fatto è accaduto il primo marzo, ma è stato comunicato solo oggi dal Pentagono. TERRORISMO - Khalid Sheikh Mohammed, il terrorista considerato il numero tre di Al Qaida arrestato sabato scorso in Pakistan, è stato trasferito in aereo a Kabul.

HERAT: LA TV CON IL BURKA
(ANSA-AFP) - HERAT (AFGHANISTAN), 2 MAR - Le autorità della città di Herat (nordovest dell'Afghanistan) hanno vietato, mediante decreto religioso, la diffusione nei luoghi pubblici delle reti televisive satellitari e dei film stranieri per impedire la diffusione di «film anti-islamici», precisano le autorità. Il 22 gennaio scorso la Corte suprema afgana ha votato l’interdizione di tutte le televisioni straniere in Afghanistan.

PAKISTAN: arrestato ‘’cervello’’ 11 settembre
ISLAMABAD (ANSA) - Khalid Shaikh Mohammed, il terrorista di Al Qaida considerato lo stratega degli attentati dell'11 settembre e uno dei 10 maggiori ricercati dall'Fbi, è stato arrestato in Pakistan sabato. In uno dei suoi viaggi, nel 1999, si sarebbe incontrato ad Amburgo con Mohamed Atta, Marwan al-Shehhi e Ziad Jarrah, tre terroristi che l'11 settembre pilotarono tre dei quattro aerei dirottati per l'attacco a New York e Washington. L'Fbi colloca Mohammed anche tra gli autori delle stragi contro le ambasciate americane in Africa del 1998 (224 morti)
LINK: FBI, MOST WANTED TERRORISTS

NELLE ALPI ITALIANE ADDESTRAMENTO NUOVE RECLUTE

Los Angeles, 1 mar. (Adnkronos)- I nuovi campi di addestramento di al Qaeda sono in Europa, in località sperdute delle Alpi italiane, delle Ardenne belghe o in Spagna. Le reclute vi vengono allenate, in una serie di corsi intensivi lampo della durata di tre giorni, non necessariamente con armi. Lo rende noto il Los Angeles Times citando fonti investigative.

PAKISTAN: KARACHI, attentatore consolato Usa addestrato in Afghanistan

Karachi, 1 mar. - (Adnkronos) - E' pachistano, si chiama Zulfiqar Ali ed ha 30 anni. E' questa l'identità dell'attentatore che ieri ha ucciso due guardie del consolato Usa a Karachi, città del sud del Pakistan nella quale da tempo si sono concentrate le indagini dell'Fbi sulle reti legate ad Al Qaida. Le autorità pachistane sono convinte che l'uomo sia stato addestrato in Afghanistan.
KARACHI, METROPOLI ESPLOSIVA - l'attentato è avvenuto a due giorni dalla più grande manifestazione anti-americana della storia di questa inquieta metropoli musulmana di 14 milioni di abitanti. La manifestazione di domenica denominata 'Million Man March' con riferimento al numero dei manifestanti che gli organizzatori vogliono portare in piazza contro un intervento militare in Iraq. Il Pakistan, confinante con l'Afghanistan, retrovia di talebani e seguaci di Osama bin Laden messi in fuga alla fine del 2001, è per Washington un partner fondamentale nella lotta al terrorismo internazionale ed è uno dei membri non-permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Proprio ieri l'inviata di Colin Powell era impegnata a convincere Islamabad a votare al Consiglio di sicurezza dell'Onu la seconda risoluzione patrocinata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna da cui dovrebbe dipendere l'intervento militare contro l'Iraq.

TRUPPE ITALIANE A BAGRAM - Il contingente militare italiano di Enduring Freedom è tutto in Afghanistan. L'ultimo aereo militare con a bordo soldati italiani è atterrato ieri a Bagram dove la task force Nibbio, composta anche da cinque donne, allestirà un nuovo campo base e parteciperà sotto il controllo dei comandanti americani di Enduring Freedom al pattugliamento della zona. A Khost c'è anche la bandiera di guerra del 9/o Reggimento alpini dell'Aquila, che costituisce il nocciolo duro del contingente.

ARRESTATI 12 TALEBAN

SPIN BOLDAK (AFGHANISTAN), 25 FEB - Le autorità afghane hanno detto oggi di aver arrestato nei giorni scorsi nel Sud dell'Afghanistan 12 sospetti membri del deposto regime dei taleban. Gli arrestati, secondo quanto riferito dalla polizia locale, avevano armi ed esplosivi e sono sospettati di stare preparando attentati.
LINK:
Afghan-info.com

Una pagina in costruzione, ma guardate gli accessi..

Ironico. TalibanReunited

 

TRUPPE ITALIANE
La bandiera degli alpini a Khost. A Bagram arrivano le prime donne soldato

24 FEB - Dopodomani la bandiera di guerra del 9/o reggimento alpini dell'Aquila, il reparto impegnato in Afghanistan contro il terrorismo internazionale, lascerà la base di Bagram, dove si trova il quartier generale di Enduring Freedom, e verrà sistemata nel fortino di Khost, l'avamposto dove entro metà marzo saranno schierati i militari italiani. Tra un paio di settimane gli alpini passeranno sotto il controllo operativo Usa e cominceranno le loro attività di pattugliamento sui monti tra Pakistan e Afghanistan, un'area dove sono frequenti gli scontri a fuoco e che è da tutti considerata ad altissimo rischio. A Bagram sono arrivate anche le prime donne soldato italiane, tre alpine, di cui una paracadutista.
GLI ALPINI DEL 9° REGGIMENTO >>


Mille alpini in Afghanistan

4 ottobre 2002 -
Sì del parlamento all'invio degli alpini in Afghanistan, che ora devono impedire infiltrazioni di terroristi dal confine con il Pakistan. La decisione cha ha frantumato l'Ulivo. Margherita, Udeur e Sdi favorevoli. Ds, Verdi e Comunisti italiani contro.

Alpini in Afghanistan. Ulivo stracciato. Usa, ipocrisia nucleare


Hanno detto ''sì''. I parlamentari riuniti ieri hanno votato l'invio di mille alpini in Afghanistan nell'ambito dell'operazione di guerra contro il terrorismo Enduring Freedom. I militari stanno preparando il sacco, pronti a sostituire i Royal marines britannici ai primi di marzo. Perché le forze inglesi servono altrove: in Iraq. Gli alpini dovranno impedire infiltrazioni di terroristi dal Pakistan e imparare la regola del free fire, fuoco senza restrizione ogni volta che serva. Partiranno con il consenso del 70% del Parlamento e il ''no'' alla guerra all'Iraq dei 2/3 degli italiani secondo gli ultimi sondaggi. La guerra ha già fatto una vittima di casa nostra: l'Ulivo. Il centrosinistra ha presentato ieri quattro mozioni, tutte diverse. Ds contrari alla spedizione ma favorevoli ad un'azione di peacekeeping. Margherita favorevole all'intervento purché sganciato dall'intervento bellico Usa in Iraq. Udeur e Sdi favorevoli alla missione senza remore. Verdi e Pdc hanno lanciato un ''no'' secco alla missione. Il centrosinistra ha perso l'occasione di recuperare la faccia davanti all'elettorato. Davanti a chi preferisce fare il girotondo in piazza piuttosto che riconoscersi in simboli che non fanno altro che dividere davanti ad una risposta semplicissima: si può dire di ''sì'' o di ''no'' alla guerra, ma non si può rispondere con spaccature. Eppure era facile: bastava fare come ha fatto Shroeder che con la sua scelta si è conquistato le elezioni. Oppure seguire Chirac. Almeno di una cosa possiamo essere fieri noi italiani. Stiamo contribuendo a riscrivere le regole di diritto internazionale dove ''prevenzione'' diventa la parola magica. Guerra di prevenzione in Iraq, perché, parola di Bush, ''se Onu e Saddam non si decidono gli Usa creeranno una coalizione per disarmare uno dei peggiori leader di questo mondo''. E la parola viene mantenuta. E' già il terzo giorno che caccia Usa e britannici colpiscono radar iracheni e lanciano volantini ai militari di Saddam con un avvertimento: non sparate sui nostri aerei o sarà la fine. La Marina Usa annuncia la partenza delle portaerei. Condurranno nel Golfo 250 velivoli e 2mila missili Usa e ipocrisia nucleare. Reclamano il diritto di possedere armi nucleari, ma lo negano ad altre nazioni. La decisione del Consiglio di sicurezza dell'Onu nel 1991 di distruggere, rimuovere o neutralizzare le armi di sterminio dell'Iraq è stata unica e di vasta portata, assai più dura dei tentativi passati di disarmare paesi sconfitti come Germania e Giappone. Ma vale la regola dei ''due pesi e due misure'', come ci ricorda l'ex ispettore capo per il disarmo in Iraq Richard Butler secondo il quale "gli americani non si rendono conto che non possono reclamare il diritto di possedere armi nucleari e negarlo ad altre nazioni". Gli Usa sono sempre più convinti. Serve una risoluzione Onu che autorizzi l'uso della forza, prima delle ispezioni però. Insomma, stracciamo la Carta che sancisce la nascita dell'Onu. Il Consiglio di Sicurezza dovrebbe votare una risoluzione che recita così: sì all'uso della forza nel caso in cui si accerti che l'Iraq non rispetti le precedenti risoluzioni sulle ispezioni. Il che vorrebbe dire delegare ad altri la decisione sulla ricorrenza dei presupposti per autorizzare azioni militari. Un primo punto a favore di Bush: gli ispettori non partono se prima il consiglio non si pronuncia in modo unanime sulla missione. E l'unanimità in questo caso vuol dire guerra preventiva. E in modo preventivo mi chiedo: perché Giappone, Cina o Russia non possano arrogarsi lo stesso diritto? E se un giorno decidessero di farlo? Con quali ''armi'' potremmo contrastarle?

Il fatto: l'invio di mille alpini in Afghanistan è appoggiato dalle forze del governo, ma anche da schieramenti interni all'Ulivo. Le truppe andrebbero in Afghanistan non per sostituire gli inglesi pronti ad intervenire in Iraq, ma per continuare a partecipare all'azione anti-terrorismo, sarebbero quindi parte dell'operazione Enduring Freedom, azione di guerra diretta dagli Usa. La posizione opposta: i militari italiani consentirebbero l'impiego di truppe inglesi nell'attacco all'Iraq. All'interno dell'Ulivo altre spaccature: sì all'invio di alpini in Afghanistan, ma come truppe della la missione Isaf , che è invece sotto l'egida delle Nazioni Unite e serve a controllare la pace e la sicurezza a Kabul.

Hanno detto:
Antonio Martino, Ministro della Difesa:
''Decidere unilateralmente che l'operazione abbia esaurito i propri compiti sarebbe sbagliato. Rompere la grande coalizione contro il terrorismo, con tatticismi e distinguo, sarebbe irresponsabile. In questo senso il Governo si ritiene pienamente legittimato a proseguire la partecipazione in Enduring Freedom, dando attuazione agli impegni assunti da molti mesi con l'approvazione del Parlamento".
Oliviero Di liberto, segretario del Pdci:''Se mandiamo gli alpini in Afghanistan, li mandiamo a sostituire gli inglesi che andranno ad attaccare l'Iraq. La nostra posizione è assolutamente contraria''
Ottaviano Del Turco, capogruppo dello Sdi: ''Avere un'opinione critica nei confronti dell'unilateralismo americano in Iraq - spiega Del Turco - non può diventare improvvisamente il ritorno all'antiamericanismo di altri tempi. Dire di no all'intervento in Afghanistan equivarrebbe a sposare tesi che non appartengono alla cultura e alla storia della sinistra italiana. E dunque diremo sì alla presenza italiana con un intervento nuovo e qualificato in Afghanistan''
Gavino Angius, Capogruppo della Quercia al Senato:'' "nel nostro no all'invio degli Alpini in Afghanistan non c'è nè un indebolimento nella lotta al terrorismo internazionale nè può essere propagandato come una sorta di antiamericanismo di ritorno. Noi siamo paese alleato ed amico degli Stati Uniti ma non condividiamo in alcun modo la nuova dottrina dell'attacco preventivo all'Iraq e conseguentemente non condividiamo che ci sia un mutamento della missione italiana in Afghanistan''
Luciano Violante, presidente dei deputati Ds:'' In Afghanistan ci sono due missioni. Enduring Freedom, missione americana di guerra alle organizzazioni terroristiche e la missione Isaf , che è invece sotto l'egida delle Nazioni Unite e serve a controllare la pace e la sicurezza a Kabul. Recentemente il presidente Karzai ha chiesto che venisse rafforzata la missione Isaf. Noi riteniamo che in questo momento sia sbagliato rafforzare Enduring Freedom , bisogna invece rafforzare la missione Isaf. Enduring Freedom originariamente non era una missione di guerra ma era una missione logistica, di scorta. Quella missione non c'è più, sulla base delle cose dette dal ministro Martino ci sarà una missione di guerra e quindi noi siamo assolutamente coerenti nel dire 'vogliamo che le truppe italiane garantiscano la sicurezza , lottino contro il terrorismo, raccolgano l'appello del presidente Karzai e siano lì sotto l'egida delle Nazioni Unite, non sotto egida Stati Uniti d'America".


IN CORSO NUOVA CAMPAGNA CONTRO AL-QAEDA A SUD-EST
22 agosto - Truppe governativce e forze speciali della coalizione occidentale guidata dagli Stati Uniti hanno intrapreso una nuova campagna contro Al-Qaeda e quanto rimane dei Talebani nell'Afghaniostan sud-orientale. Lo ha riferito il colonnello Roger King, portavoce del contingente Usa, confermando quanto già anticipato ieri da fonti ufficiali afghane. Lo scopo dell'operazione militare in corso nella zona di Zormat, ha specificato King, consiste nel «trovare, catturare o uccidere qualsiasi miliziano restante di 'al-Qaedà nonchè i loro sostenitori nell'area, come pure negare al nemico la possibilità di farne un proprio santuario». Il portavoce americano ha aggiunto che finora sono stati arrestati tre individui, di cui non ha indicato le generalità, e localizzati molti depositi di armi e munizioni di piccole dimensioni.

VIDEO BIN LADEN: LA CNN LI HA PAGATI 30.000 DOLLARI

21 agosto - È costato 30mila dollari alla Cnn lo scoop sull'addestramento alla guerra e gli esperimenti con gas tossici della rete terroristica Al Qaeda: la rete televisiva di Atlanta ha ammesso di aver pagato per strappare i 64 video alla concorrente Cbs, quando in un primo momento aveva assicurato di averli avuti gratuitamente. È stato il presentatore Aaron Brown a riconoscere che la consegna dei filmati all'inviato Nic Robertson, che sostiene di averli avuti da una misteriosa fonte in Afghanistan, è stata frutto di una vera transazione, con tanto di gara al rialzo tra i due grandi network. A quanto si è appreso, la Cbs si è rifiutata di pagare una somma così alta per i video, nonostante i portavoce di entrambe le tv assicurino che è stata verificata scrupolosamente l'autenticità delle immagini. Nessuna delle due reti, poi, ha voluto fornire maggiori dettagli su come siano entrate in contatto con gli intermediari, spiegando di non voler mettere in pericolo i propri collaboratori in Afghanistan.

AFGHANISTAN: A LEZIONE DI GUERRA
Francia e Stati Uniti rifiutano l’appello dell’Onu: no all'aumento degli effettivi della forza di pace (Isaf) in Afghanistan (20 luglio). La palla passa all’Italia: il governo statunitense chiede al Bel Paese un incremento del numero di soldati attualmente stanziati in Afghanistan (350 o 1000? Le agenzie confondono). Berlusconi annuncia (24 luglio) che il governo italiano sta «esaminando» la richiesta. E' il minimo che il Cavaliere possa fare dopo aver omaggiato Bush di un orologio d'oro Franck Muller del valore di 10.900 dollari (il regalo più costoso donato dai ministri degli esteri in visita alla Casa Bianca lo scorso anno). Intanto nel paese occupato dalle forze di pace continuano le lezioni di guerra. Forze speciali statunitensi hanno completato l’addestramento del primo battaglione dell'esercito nazionale afgano. Trentasei ufficiali e 350 soldati, dopo tre mesi di preparazione intensiva, pronti a formare il nucleo delle forze armate afgane. Il secondo sarà addestrato da istruttori francesi entro metà agosto. Per fortuna che c’è la Mondadori. La casa editrice raccoglie l’invito dell'associazione «Sempre insieme per la pace»: invierà libri ai militari italiani impegnati in Afghanistan. Siamo curiosi di conoscere il contenuto dei 450 volumi. Forse manuali per il perfetto militare-pacifista: ‘’Come portare pace imbracciando il fucile’’.

(27 luglio)

Truppe italiane in Afghanistan. Berlusconi: stiamo esaminando aumento truppe
ROMA - Francia e Stati Uniti rifiutano l’appello dell’Onu di aumentare gli effettivi della forza di pace (Isaf) in Afghanistan (20 luglio). La palla passa all’Italia: il governo statunitense chiede al Bel Paese un aumento del numero di soldati attualmente stanziati in Afghanistan (350 o 1000? Le agenzie confondono). Berlusconi annuncia (24 luglio) che il governo italiano sta «esaminando» la richiesta. Intanto nel paese occupato dalle forze di pace continuano le lezioni di guerra. Forze speciali statunitensi hanno completato l’addestramento del primo battaglione dell'esercito nazionale afgano. Trentasei ufficiali e 350 soldati, dopo tre mesi di preparazione intensiva, pronti a formare il nucleo delle forze armate afgane. Il secondo sarà addestrato da istruttori francesi entro metà agosto. Per fortuna che c’è la Mondadori. La casa editrice raccoglie l’invito dell'associazione «Sempre insieme per la pace»: invierà libri ai militari italiani impegnati in Afghanistan. Siamo curiosi di conoscere il contenuto dei 450 volumi. Forse manuali per il perfetto militare-pacifista: ‘’Come portare pace imbracciando il fucile’’.
(24 luglio)


Afghanistan, assassinato il vicepresidente Qadir
I militari Usa ammettono l'errore nel bombardamento su un villaggio dove si stava celebrando un mantrimonio
KABUL - Il vicepresidente afgano Haji Abdul Qadir è stato assassinato oggi fuori dal suo ufficio nel centro di Kabul, ha annunciato il ministro degli Interni Taj Mohammad Wardak. Potrebbe trattarsi, stando alle prime ipotesi, di un regolamento di conti interno all'Alleanza del nord. Qadir, infatti, è di etnia pashtun e membro dell'Alleanza del nord, era anche ministro dei lavori pubblici. Il capo della polizia Basi Salangi ha detto ai giornalisti che due uomini armati gli hanno sparato decine di colpi mentre stava entrando in auto all'interno del complesso che ospita il suo ufficio. Nel difficile equilibrio di poteri tra le diverse etnie, Karzai aveva scelto Qadir come suo vice insieme con Mohammad Fahim, l'ex braccio destro di Massud e ora ministro della Difesa, e l'hazaro Karim Khalili. Sull'omicidio di Qadir ha immediatamente avviato un'indagine la Forza internazionale di assistenza alla Sicurezza (Isaf), il cui comando è di recente passato dalla Gran Bretagna alla Turchia. Nella sparatoria ha perso la vita anche l'autista del ministro, mentre altre due persone sono rimaste ferite. - Comunicazione promozionale - Signore della guerra dell'Afghanistan orientale, il vicepresidente assassinato era stato uno degli uomini chiave della caduta del regime talibano, lo scorso anno. Il fratello Abdul Haq, comandante mujaheddin, fu giustiziato dai Taliban poco dopo l'inizio dell'operazione militare statunitense e lo stesso Qadir potrebbe avere pagato a distanza di mesi il suo ruolo nella cacciata del mullah Mohammed Omar. "Era uno dei pochi Pashtun dell'Alleanza del nord", ha ricordato un esperto di questioni afghane, "ed era considerato un traditore". I talebani erano di etnia Pashtun, la maggiore del Paese, mentre l'Alleanza era dominata dai tagiki. All'inizio dell'anno era stato ucciso all'aeroporto di Kabul il ministro del Turismo Abdul Rehman, in circostanze mai chiarite. Intanto, sempre oggi, il generale statunitense Dan McNeill ha ammesso l'errore nell'episodio delle bombe americane cadute il primo luglio su un villaggio dell'Afghanistan centrale dove si stavano celebrando delle nozze e nel quale - secondo le autorità afgane - sono morti 48 civili e altri 117 sono rimasti feriti, e ha promesso l'apertura di un'inchiesta formale. McNeill - comandante delle forze armate Usa in Asia centrale - in una conferenza stampa a Kabul ha confermato la versione afghana secondo cui le bombe sono cadute nei dintorni del villaggio di Deh Rawud, nella martoriata e povera provincia centrale di Uruzgan. Ma ha aggiunto che i membri della commissione d'inchiesta mista afghano-americana, che hanno visitato il posto, non sono riusciti a vedere i corpi delle vittime - che erano già stati sepolti - né quindi a confermarne il numero. "Non è nostra prassi colpire persone innocenti", ha detto McNeill, che ha poi aggiunto di aver ricevuto "numerose indicazioni" che il bombardamento aereo di lunedì scorso è stato la risposta a fuoco antiaereo proveniente dal terreno: "Con tutta chiarezza ci sono stati diverse indicazioni da terra e dagli equipaggi degli aerei di fuoco antiaereo, almeno a quanto mi risulta fino a questo momento". Gli abitanti del villaggio hanno detto che in quell'occasione stavano sparando in aria con i fucili, com'è consuetudine locale in occasione di matrimoni. Il ministro degli esteri afghano, Abdullah Abdullah, che ha tenuto la conferenza stampa assieme al generale McNeill, ha detto che "un'indagine vera deve essere fatta perché episodi del genere in futuro non accadano più". (6 luglio 2002)

Afghanistan: bomba Usa fa strage in un villaggio. Una commissione d'inchiesta indagherà sulla tragedia
KABUL - Centoventi tra morti e feriti è il bilancio provvisorio di un bombardamento americano che ha colpito per errore un paese nel sud dell'Afghanistan. L'obiettivo colpito accidentalmente da un aereo Usa è stato il villaggio di Kakarak, nella provincia di Uruzgan, situato a 175 chilometri a nord-est di Kandahar, dove si stava svolgendo un ricevimento di nozze. Il tragico incidente, al momento non confermato dalle fonti Usa, è solo l'ultimo episodio di una serie di "errori" militari che, dall'inizio dell'offensiva americana in Afghanistan, nell'ottobre scorso, hanno provocato la morte di numerosi altri civili. Le prime notizie sono state diffuse da alcuni abitanti della zona e dallo stesso presidente afghano Hamid Karzai che ha riferito i particolari all'agenzia locale Bakhtar. Karzai ha detto che sono già partiti i soccorsi e una commissione del ministero degli affari di frontiera si è recata sul posto. Le fonti militari americane ammettono che si è trattato di un incidente, ma non confermano il numero delle vittime. Il colonnello Roger King, portavoce della base di Bagram (a nord di Kabul) citato dalla Cnn, riconosce che qualcosa non ha funzionato durante un'azione a nord di Kandahar. Secondo King, le forze in azione hanno incontrato fuoco ostile e hanno sollecitato l'intervento di bombardieri, che hanno attaccato le forze nemiche con un B52. In seguito all'attacco si sarebbero berificate "perdite" fra i civili, citando la cifra di "tre o quattro" tra morti e feriti. La stessa fonte aggiunge, però, che solo nella mattinata di domani le forze americane potranno cercare di valutare la situazione sul terreno. Il portavoce del Pentagono, Jeff Davis, ha poi confermato che "almeno una bomba" ha mancato il proprio obiettivo, aggiungendo di non sapere dove essa sia caduta e quali danni abbia fatto. Quanto alle notizie che vengono da residenti nella regione, Davis ha detto di essere al corrente delle notizie, ma di non sapere se siano vere e se morti e feriti siano stati causati dalla bomba americana. In seguito il comando centrale di Tampa ha annunciato che una commissione d'inchiesta indagherà. Ufficiali militari statunitensi, diplomatici americani dell'ambasciata a Kabul e funzionari del governo afghano condurranno un'ispezione sul luogo del bombardamento. (1 luglio 2002)


Guantanamo: Usa denunciati da Human Rights Watch

WASHINGTON, 31 MAGGIO - Human Rights Watch (Hrw), una tra le più importanti organizzazioni a difesa dei diritti umani negli Stati Uniti, ha denunciato l'Amministrazione Bush per violazioni delle leggi internazionali a causa del trattamento riservato ai prigionieri della guerra contro il terrorismo. «L'Amministrazione non può trattenere persone a tempo indeterminato senza muovere un'accusa, nè può mandare i prigionieri in Paesi dove rischiano la tortura», ha detto il portavoce di 'Hrw', Kenneth Roth. La denuncia dell'organizzazione riguarda soprattutto i 384 prigionieri catturati in Afghanistan e detenuti alla base militare di Guantanamo, a Cuba. 'Hrw' se la prende soprattutto con il presidente americano George W. Bush per aver negato ai detenuti lo status di prigionieri di guerra e, quindi, tutte le garanzie delle Convenzioni di Ginevra.
Leggi l'articolo originale

www.humanrightswatch.org

Dossier: Guantanamo Gate

Il mullah Omar: attaccheremo la Casa Bianca

L'ex capo dei taleban a un giornale arabo: ci lanceremo contro Washington. Bin Laden? Grazie a Dio è vivo
ILCAIRO – E’ ricomparso dopo mesi di silenzio, il volto misterioso di al-Qaeda: il mullah Omar. Al giornale arabo Asharq al Awsat, nella prima intervista mai concessa, l’ex-capo spirituale dei Taleban ha detto: ''Grazie a Dio, Bin Laden è ancora vivo e la guerra presto si sposterà dall’Afghanistan alla Casa Bianca''.
Il mullah Omar non ha ammesso alcuna responsabilità diretta per le stragi dell’11 settembre, ma dice che quegli attentati sono stati una ''conseguenza diretta della politica ingiusta degli Usa nei confronti dell’Islam e del loro appoggio agli israeliani nel conflitto con gli arabi. ''L'America - ha proseguito - conosce queste ragioni e non le ha prese in considerazione: tali fatti (gli attacchi) contro di essa potranno quindi ripetersi''.
Sulla guerra in Afghanistan, Omar dice: ''Non è terminata e si inasprirà fino ad arrivare alla Casa Bianca, il quartier generale dell'ingiustizia e del despotismo, dal momento che da lì è partita una guerra contro l'Islam e i musulmani senza una giustificazione legale o internazionale''.

(17 maggio)


Afghanistan: uccisi quattro uomini di Al-Qaeda

30 aprile - Quattro combattenti di al Qaeda, la rete terroristica di Osama bin Laden, sono stati uccisi dalle forze sotto il comando statunitense nell'Afghanistan orientale, al confine con il Pakistan. Ne ha dato notizia Bryan Hilferty, portavoce militare Usa.

Guantanamo: prigionieri trasferitri a Campo Delta
30 aprile - Sono state svuotate le famigerate gabbie del 'Campo Raggi X' della base militare americana di Guantanamo, a Cuba: tra domenica e lunedì i 300 detenuti di Al Qaida e dei Taleban sono stati trasferiti nelle nuove celle in muratura del nuovo 'Campo Delta'. Il 'Campo Deltà conta 408 celle. Rispetto alle gabbie di X-Ray le celle sono leggermente più piccole ma presentano altri vantaggi: i detenuti dormiranno in un letto, e non più su un materassino di gommapiuma, e dispongono di un lavandino con acqua corrente e di WC con tanto di sciacquone. Il nuovo campo è circondato da una fitta rete verde che a chi è fuori impedisce di vedere dentro e a chi è dentro di vedere fuori. I detenuti sono stati ammanettati e bendati con speciali occhialetti anneriti per impedire loro di capire in quale parte della base si trovi il nuovo campo. Alle 408 celle esistenti se ne aggiungeranno altre 208 entro la fine di maggio.
Dossier: Guantanamo Gate

Violenta battaglia in est Afghanistan. Almeno 25 morti

29 aprile - E' di almeno 25 morti e oltre 100 feriti, quasi tutti civili, il primo bilancio della violenta battaglia in corso a Gardez nell'Afghanistan orientale. Milizie rivali si contendono il controllo dell'antica città, capoluogo della provincia di Paktia, al confine con il Pakistan. Secondo quanto riferisce il governatore della provincia, Taj Mohammad Wardak, i combattimenti sono iniziati intorno a mezzanotte, quando le forze dell'ex governatore provinciale Padshah Khan Zadran hanno attaccato le truppe fedeli all'attuale governo ad interim del premier Hamid Karzai. A gennaio Gardez era stato al centro di un'identica contesa, durata due giorni con la morte di una cinquantina di mujaheddin; allora l'esecutivo provvisorio di Kabul aveva rimosso Zadran dalla carica. La zona è la stessa dove un paio di mesi fa forze speciali occidentali e truppe regolari afghane avevano scatenato la più massiccia offensiva dall'inizio della campagna internazionale anti-terrorismo contro sacche di resistenza dei Talebani e dei loro alleati di Al-Qaeda.

La Turchia al comando dell'Isaf
29 aprile - Dopo la Gran Bretagna, toccherà alla Turchia comandare la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) in Afghanistan. "La data del passaggio di consegne", prosegue il comunicato, "sarà decisa in colloqui tra i Paesi coinvolti (tra cui l'Italia ndr) e le Nazioni Unite". Per l'occasione, sarà rafforzato il contingente turco di stanza a Kabul, che attualmente è composto da 267 soldati.

Guantanamo, trasferimento imminente, ma segreto
28 aprile - Il trasferimento dei detenuti di 'Campo Raggi X' nelle loro nuove celle con vista sul mare è imminente, ma avverrà in segreto: telecamere e giornalisti,infatti, non vi potranno assistere. Lo indicano alla stampa americana i responsabili militari della prigione a cielo aperto allestita sulla base navale di Guantanamo (Cuba). Le autorità americane non hanno ancora deciso cosa fare dei detenuti di Guantanamo. Alcuni saranno quasi sicuramente processati da tribunali militari speciali le cui procedure sono state appena definite. Altri potrebbero comparire davanti a tribunali ordinari. Altri ancora potrebbero non essere mai processati.

Re Zhair torna a casa dopo mezzo secolo
17 aprile - Zhair Shah, l'ex re dell'Afghanistan, ha lasciato l'Italia per riabbracciare il suo popolo e baciare la sua terra. Zhair Shah, di etnia pashtun si trovava a Ischia quando nel 1973, fu detronizzato da un colpo di stato "ispirato" dai sovietici e portato a termine da suo cugino Mohammed Daud. Il suo ritorno è atteso con grande speranza in tutto l'Afghanistan. Spetterà a lui convocare la Loya Jirga, l'assemblea tradizionale che dovrà nominare il nuovo governo provvisorio, con il compito di avviare elezioni democratiche.
Dossier: Chi vuol esser re?

Anche la Royal Marine in Afghanistan
16 aprile - I soldati della Royal Marine britannica hanno iniziato le operazioni offensive in Afghanistan. È quanto ha comunicato questa mattina il ministero della Difesa britannico. "Le Forze britanniche hanno iniziato le operazioni in Afghanistan, l'attuale missione del 45/o Commando è in corso, appoggiata da elicotteri Chinook per perlustrare e sgombrare una valle ad alta quota dove crediamo ci possano essere alcune cellule delle forze dei taleban e di Al Qaida ancora attive", ha dichiarato un portavoce della Difesa. Le truppe fanno parte del contingente di 1.700 soldati britannici richiesti dagli Usa per snidare le ultime cellule di Al Qaida nel Paese. Attualmente sono già in Afghanistan circa 700 Marine.


LINK
afghan-info.com
http://www.afghan-network.net/
http://www.odci.gov/cia/publications/factbook/geos/af.html
http://www.hazara.net/
http://www.afghanistan.org/
http://www.rawa.org/
geografy.about.com

Approfondimenti
In diretta dall'Afghanistan, la voce di Emergency Guerra a Kabul. Chi salva i bambini?
Cronaca dalla valle del Panshir. intervista a Nicola Tarantino Bombe sulla terra di bin Laden, mentre 3 milioni di piccoli rischiano la vita per malnutrizione
   
Guantanamo Gate Tutto sull'11 Settembre
Prigionieri del nulla, guerrieri fuori legge. Sono il bottino di guerra americano. Viaggio a Camp X-Ray, tra marines, cheesecake e polli 11 settembre 2001. Ore 8 e 45. Un Boeing 767 della United Airlines si schianta su una delle Torri Gemelle a New York. Dopo qualche minuto un secondo aereo colpisce la Torre Sud
   
 
 
Una bambina profuga in Lahore (Pakistan) mentre fa l'elemosina Un camion con gli aiuti umanitari dell'Unicef in Afghanistan
In attesa della distribuzione di cibo del World food Programme

 
   

Le associazioni impegnate in Afghanistan

 
   
Caritas  
 
Fornisce dal 1971 aiuti socio-sanitari agricoli,
di microcredito e sanità. E' presente con cinque osservatori internazionali impegnati nella distribuzione di viveri, tende e attrezzature sanitarie. In particolare in Pakistan, dove già si trovano almeno 2 milioni di afghani,
la Caritas locale, grazie al sostegno di Caritas Italiana e della rete Caritas,
si è attivata per aiutare circa 30.000 famiglie, 180.000 persone,
distribuendo viveri e generi umanitari


Web: http://www.caritas.it/
 
   
PER DONARE:
Caritas Ambrosiana - CONTO CORRENTE POSTALE N. 13576228 intestato a Caritas Ambrosiana Onlus - C/C BANCARIO N. 578/93 - ABI 3512 - CAB 1602 - CREDITO ARTIGIANO AG.1 MILANO intestato a Caritas Ambrosiana Onlus, Causale: Profughi e vittime della nuova guerra
 
   
Unicef  
 
Il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia chiede 35 milioni di dollari per aiutare bambini e donne afgane. L'organizzazione umanitaria ha stanziato un miliardo di lire e ha già inviato un convoglio con 200 tonnellate di cibo per gli abitanti delle zone controllate dalla opposizione afghana dell'Alleanza del nord. Un altro carico è diretto in Turkmenistan, con 33 tonnellate di aiuti tra 100 mila sacchetti di sali per la reidratazione orale, 26 mila serbatoi per l'acqua, 150 mila tavolette per potabilizzare l'acqua
Web: http://www.unicef.it/
 
   
PER DONARE:
''Emergenza Afghanistan'', c/c postale 745000; c/c bancario 894000/01 Comit, ag. 11 Roma, Abi 02002 Cab 03211; carta di credito al numero verde 800.745.000.
 
   
Emergency  
 

Presente con due ospedali a Kabul e nella Valle del Panshir,
presso il villaggio di Anabah dal 1999, gestisce una rete di
pronti soccorsi. Continua a fornire assistenza medica
con 4 membri internazionali che collaborano con oltre
100 dipendenti afgani nel centro medico di Anabah,
mentre l'ospedale di Kabul è stato chiuso.



Web: http://www.emergency.it/

 
   
PER DONARE:
c/c postale 28426203 c/c 713558 CAB 01600 ABI 5387 Banca Popolare dell'Emilia Romagna agenzia di Milano
 
   
   
   
Medici Senza Frontiere  
   
Presente dal 1980 assicura assistenza medica alla
popolazione afgana con cliniche mobili nelle province
di Takhar e Badakshan, nella valle del Panjshir, e
con un ospedale provinciale a Gahzni. Nella provincia
di Kandahar addestra il personale locale per fronteggiare
le emergenze. Dopo l'11 settembre molti volontari hanno
dovuto abbandonare il paese. Attualmente Msf è
presente con un team di 5 medici coadiuvati da personale locale
nel nord dell'Afghanistan e nei paesivicini (Iran, Pakistan, Tagikistan e Turkmenistan).

Web: http://www.msf.it/
 
   
PER DONARE:
ccp/n. 87486007 oppure con bonifico bancario presso MPS, cc/n. 14200.95, ag. 6 Roma o Banca Popolare Etica cc/n. 115000. Indicare la causale AFGANISTAN. Per donazioni con carta di credito, telefonare al n. 06.4486.9225
 
   
Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (Acnur)  
   

Ha lanciato un appello internazionale per raccogliere
268 milioni di dollari. Attualmente opera in Iran e in
Pakistan dove sta convogliando voli umanitari.
E' stato avviato un ponte aereo da Copenaghen
in Iran per l'invio di 44 tonnellate di teloni di
plastica per la costruzione di capanne di
emergenza e di aiuti. Un altro ponte aereo
è stato avviato con Quetta.

Web: http://www.acnur.org/

 
   
Programma Alimentare Mondiale (Pam)  
   
Ha ritirato le proprie delegazioni per motivi
di sicurezza dopo l'attacco degli Usa e
interrotto il flusso di aiuti alimentari
(500 tonnellate al giorno).

Web: http://www.wfp.org/
 
   
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